La torretta dell’orologio di Pellegrina, di Vincenzo Scordo

La torretta dell’orologio di Pellegrina

 di Vincenzo Scordo

tratto dalle note del suo libro di poesie

Nell’universo di un numero primo

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La “Torretta dell’Orologio” fu costruita nel 1935 in Pellegrina. Il progetto nasce su iniziativa e con il maggiore sostegno economico del Sig. Calabrò Vincenzo (1887-1940), più volte priore della Confraternita di Maria S.S. Annunziata e “delegato” alla frazione pellegrinese sino alla sua precoce morte, tanto che nel villaggio, soprattutto per via delle svariate opere realizzate con il suo impegno umano ed economico, fu soprannominato “il sindaco” di Pellegrina. Per la realizzazione della struttura il Sig. Calabrò fu affiancato da un comitato composto da: Bellantonio Carmine, Cardona,Antonio, Curatola Vincenzo, Maceri Giuseppe, Morello Benedetto, Pentimalli Vincenzo. Inoltre vi fu un contributo economico dei naturali del villaggio pellegrinese trasferitesi a Buenos Aires, con i quali soprattutto il Sig. Calabrò intratteneva rapporti familiari e amicali, a causa della sua permanenza ventennale in Argentina. L’opera fu costruita con le forze gratuite dei residenti ed è arroccata nell’area più alta del paesello (localmente nota come “Fontana Vecchia”), sulla mezzeria di un piccolo sentiero in pietra che un tempo era quotidianamente calcato soprattutto dai maestranti (tale porzione di sentiero, se percorso in salita sbocca sulla strada SP2, e poi, dopo un centinaio di metri, s’innesta sulla strada dei due ponticelli, l’insieme del percorso consentiva di scansare le fatiche della maggiore lunghezza del percorso della SP2, raggiungendo in breve tempo le campagne o i luoghi di lavoro e di commercio propri degli abitanti della cittadina tirrenica). I circa quindici metri quadrati di suolo occupati dalla base dell’opera furono ceduti gratuitamente dai membri della famiglia De Leo, previa autorizzazione intrisa di gradito apprezzamento del Sig. Romano Nicola, podestà in carica del Comune di Bagnara Calabra. Su ogni angolo della struttura di fondazione – molto probabilmente trattasi di una platea rettangolare – poggia un pilastro in cemento armato (in totale sono quattro, ma non si sviluppano per tutta l’altezza dell’opera) che nella funzione d’insieme, incatenano i muri di ogni fronte. L’armatura è costituita da barre lisce (figlie dell’epoca) con diametro che può arrivare sino a 30 mm. Il quadrante circolare è incastonato sulla parete frontale (veduta mare) in muratura di mattoni pieni disposti a due teste che, all’epoca, come le restanti facce, era coperta da un piccolo spessore d’intonaco a calce. Il suo sguardo imponente e con i colori cangianti dalla velocità angolare delle lancette, vegliava sull’intera comunità pellegrinese e dipingeva i battiti quotidiani della vita di ogni singolo abitante. Da un punto di vista strutturale l’opera non può essere annoverata come una vera e propria “torre campanaria”, soprattutto a causa delle ridotte dimensioni; è impropriamente chiamata torre o torretta dell’orologio. Si tratta di un piccolo parallelepipedo vuoto, alto all’incirca dieci metri, che ospita sull’ angolo destro della parete prospiciente alla porta di accesso, una scala a chiocciola di ferro. Il suo percorso elicoidale consente di accedere alla sommità e termina su un solaio a semplice orditura (travetti in legno) atto a sostenere il meccanismo dell’orologio. Dal solaio interno, mediante una scala portatile, è possibile accedere sulla soletta esterna dove, sotto il cielo pellegrinese intriso di profumi antichi, erano collocate le due campane. I rintocchi sulle differenti dimensioni degli esemplari sonori in bronzo (la campana piccola scandiva i quarti d’ora, la campana grande scandiva le ore), facevano conoscere al popolo la voce esatta del tempo. Un suono che, oltre a valicare i muri perimetrali delle abitazioni, si accasava di là dalle porte di ogni cuore pellegrinese.

Occorre fare presente che la costruzione di tale opera, molto probabilmente, nasce dalla mancata realizzazione di un’idea progettuale risalante all’ anno 1932. In modo particolare, tale idea era subordinata ai lavori di costruzione della nuova Chiesa Parrocchiale, durante i quali il Vicario Generale, Mons. Quattrone, scriveva la seguente richiesta all’ Ing. Francescane che, assieme all’ Ing. Caletti, erano i tecnici responsabili dell’Opera Interdiocesana per la ricostruzione delle Chiese di Calabria post terremoto 1908. ” .. . A Pellegrina hanno commissionato un orologio. Alcuni vorrebbero che si collocasse nel campanile della nuova Chiesa. Altri nel campanile della vecchia Chiesa, il quale forse è ancora in piediLa prego che voglia darmi il suo parere scritto, dove potrebbe meglio collocarsi per gli opportuni provvedimenti di questa Curia. Con ossequi affettuosi, Mons. Quattrone.

Lo stesso giorno, 6 giugno 1932, l’ente ecclesiastico rilasciava il seguente riscontro: ‘Rispondiamo subito alla Sua in data odierna in merito alla collocazione dell’orologio a Pellegrina. Il campanile della nuova Chiesa Parrocchiale è alto m. 16. 00 e libero internamente da solette, quindi a nostro avviso si ritiene che potrebbe benissimo l’orologio essere collocato nel campanile stesso. Il campanile della vecchia Chiesa fu dichiarato distrutto dal locale Ufficio del Genio Civile, e quindi occorrerebbe chiedere il permesso a detto ufficio. Nel caso che decidessero di collocare l’orologio nel campanile della nuova Chiesa, ci pregiamo avvisarla che tale lavoro potrà essere fatto solamente dopo il collaudo di costruzione della Chiesa.

Porgiamo devoti ossequi.”

Tale idea progettuale non è stata mai concretizzata e oggi non si conoscono i reali morivi che hanno portato alla sua bocciatura. È possibile fare solamente delle supposizioni che, in quanto tali, non forniscono una risposta esatta alla domanda.

D’altronde, oggi la “Torretta dell’Orologio” è rappresentata da un rudere mascherato dalle rughe di ferro arrugginito e di vecchia calce; l’orologio è stato privato soprattutto del suo meccanismo originale, i cui ingranaggi erano l’elemento peculiare della sua carta d’identità. Inoltre, esso piange lo “smarrimento” della campana più piccola: lo scandire dei suoi quarti d’ora erano carezze che l’hanno accompagnato sin dal suo primo giorno di vita. Sì, una vita che fu spezzata quando il degrado e l’indifferenza hanno cominciato ad avere la meglio sui veri principi e sulla storia costruita con il sudore e con i valori dei nostri Avi.

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Post Author: Gianni Saffioti