Bagnara Calabra durante i bombardamenti del 1943

Riconoscere Bagnara nel 1940 – 1943 non come comune civile di guerra, ma bensì come zona di operazioni di Guerra vera e propria comportante il riconoscimento per la decorazione al valor militare.

BAGNARA  CALABRA  durante i bombardamenti del 1943

Di Leone Piccolo

dall’archivio del sig. Vincenzo Maiorana

Bagnara Calabra, questa ridente cittadina adagiatesi  in dolce declivio dalle colline al mare su questo estremo lembo tirrenico dello stivale, nell’infausta guerra 1940 – 1945 (in questa zona effettivamente durata sino al 1943) ebbe Il suo martirologio perché non furono bastevoli i bombardamenti sui fabbricati, fu bastevole la distruzione col fuoco provocata dalle bombe incendiarie sganciate sugli stabilimenti dei manufatti ricavati dai rigogliosi cedui a castagno in vegetazione nel suo agro, ma  occorrevano anche le vittime umane causate dagli stessi bombardieri aerei e, se numerosi furono i morti, altrettanto numerosi furono i feriti i mutilati, gli invalidi civili. Già col primo bombardamento aereo su Reggio, questa cittadina perse il falegname Furci Carmelo buon padre di famiglia che nella stessa giornata del 6 maggio 1943 da Reggio doveva rientrare a Bagnara e di cui nessuna traccia di resti si trovò perché fu dilaniato. Da questo primo bombardamento al capoluogo si capì che tutto oramai era insicuro colà e si provvide subito al trasferimento degli importanti servizi ivi esistenti: distretto militare, compartimento ferroviario, istituti bancari, ecc. nei diversi comuni della provincia ed oltre, mentre le famiglie reggine sfollavano verso zone meno insicure. Fu cosi che la delegazione dei trasporti trasferì dal porto di Reggio a Bagnara i servizi di carico e scarico delle merci per via marittima, e ciò si effettuava con natanti che giornalmente si ormeggiavano in prossimità di questo Lido. Tale ed intenso traffico non poteva ai ricognitori che varie volte al giorno sorvolavano la zona e fu cosi che il 21 giugno Bagnara Calabra ebbe il triste battesimo del fuoco con lo sganciamento di due bombe dirompenti su quel punto, e che cadendo a qualche centinaio di metri di distanza, colpirono in pieno l’abitazione di quella perla di galantuomo del dott. Carlo Spoleti che rimase ferito mortalmente, tanto che morì qualche ora dopo, così come rimase gravemente ferita la di lui consorte che si ristabilì dopo parecchio tempo.

I bagnaresi capirono, come già lo avevano capito ai primi di Maggio i reggini, che non era il caso di indugiare oltre e si trasferirono, portandosi dietro quel po’ di masserizia ed indumenti indispensabili, nelle borgate di Pellegrina, Ceramida, Solano inferiore e nelle campagne circostanti ovunque vi erano casette per soggiornarvi. E fu cosi che gli sfollati, abitanti nelle vicinanze della strada nazionale, si meravigliarono nel constatare coi propri occhi il traffico d’intere teorie di camion militari tedeschi (che sorta di….alleati!?!?!?), carichi di mobilia arraffata nelle abitazioni dei poveri sfollati della Sicilia, in transito verso il nord.

Frattanto con lo sbarco degli americani nella vicina isola, i bombardamenti vennero intensificati sempre di più, ma solamente su presunti obiettivi strategici, sulle stazioni ferroviarie, sulle linea ferrata e senza causare vittime. Finchè non vennero lanciati dall’alto dei volantini invitanti la popolazione ad allontanarsi dalle strade di comunicazione perché motivi militari imponevano il loro bombardamento. Al che i cittadini cercarono rifugio nei trafori ferroviari di Bagnara e di S. eufemia d’Aspromonte ed in case e casette sparse nelle campagne interne, ritenute meno infide. Il 3 agosto cominciarono i bombardamenti ad ondate con cinque morti, altri cinque morti si ebbero il susseguente giorno. Quattro morti il giorno cinque e altri due e nella notte del sette in cui vi fu il terrificante bombardamento della linea ferroviaria da Reggio a Battipaglia, le vittime furono venti, l’indomani sei, altre due il dieci, l’undici ancora due come il sedici. Uno il diciassette, il venti  il ventuno il ventitre ed il ventinove nove, tra questi sette vittime erano suore Immacolatine, tra le quali c’era la Madre superiora Adelaide Candido, che sostavano mentre stavano rientrando al loro alloggiamento, in località Sericello, e che vennero completamente volatilizzate perché di esse non rimase che qualche pezzettino di carne di qualche centimetro quadrato e null’altro. Il primo settembre si ebbe l’ultima vittima. Quindi cinquantanove, a cui si andrebbe aggiungendo il falegname perito a Reggio il sei maggio, furono i morti nell’ambito di questo comune, mentre diversi altri, feriti gravemente e trasportati negli ospedali dei comuni interni vicinori, decedettero in quei nosocomi, cosi come avariati furono i morti, colpiti mentre erano sfollati in altri comuni, come ad esempio la signora Monteggia Bonfiglio in Sinopoli. Il 3 settembre avvenne lo sbarco degli americani con due mezzi anfibi, provenienti dallo stretto di Messina, sulla spiaggia antistante al lido. I militati tedeschi già dal giorno prima erano in fuga verso nord, ed i bagnaresi, oramai rassicurati dopo lo sbarco dei Cappellani americani, cominciarono a rientrare nel centro abitato ove trovarono gran parte delle case diroccate, tracce degli incendi, tutti i tetti rotti dalle schegge delle bombe e dalle mitragliere aeree, e le abitazioni spalancate e rese vuote dalla soldataglia tedesca e da qualche sciacallo locale in veste umana, tutti infami profittatori in tanta sventura.

Questo il triste bilancio del comune di Bagnara Calabra nel periodo dal Ventuno giugno al primo settembre 1943, mentre eroico fu il comportamento della popolazione in tanto frangente, e tutta animata da santa rassegnazione. Perciò il gonfalone Municipale venne decorato di medaglia di bronzo al valor civile e si auspica che tale decorazione vena commutata in medaglia d’argento al valor militare perché Bagnara subì tanti bombardamenti essendo sede di presidio militare comandato da un tenente colonnello e con diversi ufficiali e adeguata truppa alle loro dipendenze,  e per le svariate batterie d’artiglieria che erano posate nel suo territorio, alla Sirena, a Santa Barbara, a Pellegrina, che vi era anche l’artiglieria della marina militare, ragion per cui, non bisogna intendere Bagnara, nel 1940 – 1943 come comune civile di guerra, ma bensì come zona di operazioni di Guerra vera e propria comportante il riconoscimento per la decorazione al valor militare.

Post Author: Gianni Saffioti