La bagnarese: la storia e ampia galleria fotografica

LA BAGNARESE   

Cenni storici sulla Bagnarese, sul gioco del calcio a Bagnara fino agli anni 80 ed alcuni altri sport

 Edizione agg. 03/2013

 I primordi del pallone e la storia della Bagnarese

alla fine galleria fotografica con 170 foto

Interviste rilasciate dai signori:  Rosario Alati, Manlio Pistolesi, Francesco e Rosario Versace, Gregorio,Giovanni e Rosario Dominici, Carmine Versace, Bruno Laurendi II, Rocco e Vincenzo Tripodi, Manlio Pistolesi junior, Chicco  Barbaro e Leo Ocello.

   Sin dall’inizio della sua espansione nella penisola, il calcio fu subito amato e considerato  come sport popolare. Anche nella nostra cittadina fu accolto con grande entusiasmo divenendo subito motivo di competizione tra i giovani.

     Anche se nell’ufficialità dei campionati di calcio, solo nel 1946-47 si rileva per la prima volta la partecipazione di una squadra bagnarese, almeno già da due decenni prima si svolgevano quasi regolarmente a Bagnara delle partite di pallone tra giocatori bagnaresi stessi.

     Per molto tempo gli sportivi appassionati del pallone disputarono le loro partite nelle piazze, perché non avevano altro luogo più idoneo, entrando spesso in contrasto con chi veniva disturbato o subiva danni dalle pallonate. I posti più adatti per le partite erano la piazza del Municipio, la piazza di Marinella, adesso rispettivamente piazza Matteotti e piazza Gramsci e la piazza della stazione ferroviaria vecchia, adesso piazza Amendola, dove negli anni venti-trenta spesso si ospitavano squadre provenienti dai paesi vicini per delle amichevoli.

    Tra i pionieri del pallone bagnarese vogliamo ricordare, De Leo Vincenzo e Maiorana, portieri, Pasqualino Bonfiglio capitano, Spampinato Clemente, Ciccio Cardone, Rizzieri Quattrone difensori, Savastano detto u Bantu, LaPonte Felice, Bonfiglio detto Paciara, Mario Gentiluomo centrocampisti, Carlo Santoro, LaPonte Biagio, Alessandro Carbone attaccanti.

Ed ancora Angelo Barbaro detto Mussutundu, Natale Galera e poi Bagnato Domenico detto Cindallera.

Dunque, ci trovavamo in una situazione dove venivano allestiti dei campi da gioco in pieno centro cittadino, a contatto con le abitazioni e la vita quotidiana della gente comune. Dove una pallonata spesso rompeva i vetri delle finestre o finiva dentro la casa o arrivava come un sinistro addosso alle persone.

     Si creava un clima che se da una parte era divertimento, agonismo e passione per quello sport, dall’altra rendeva nervosi e spesso irritava chi, abitando nelle vicinanze, doveva subire il chiasso e le grida provocate dai giocatori e dal pubblico.

     Così, anno dopo anno e lite dopo lite, le partite prendevano spesso dei risvolti che andavano al di là della passione e del divertimento, ed ogni scusa diventava buona per creare malumori.

Tutto questo continuò fin quando i giovani di Bagnara non furono coinvolti nella seconda guerra mondiale.

     A guerra finita, riprese anche l’attività calcistica. I problemi restarono identici a prima e l’esigenza di trovare un luogo più idoneo, ma soprattutto stabile per costruire un campo sportivo, si fece sempre più grande nella mente e nei cuori degli sportivi.

     La gioventù di allora, armata di spirito di sacrificio, fece una grossa conquista sociale della quale da allora beneficiano le varie squadre di calcio che si sono succedute.

    Riuscì, quella gioventù, a costruire il campo sportivo comunale.

     A raccontarla così, può sembrare una normalissima questione d’entusiasmo giovanile messo a disposizione del bene comune, invece la storia della costruzione della struttura sportiva ha un prologo che sfiora la drammaticità. E per il modo e per i tempi in cui si svolse, rimane una vicenda piuttosto ingarbugliata che tenterò di ricostruire per linee generali, sviluppando delle testimonianze di alcuni personaggi dell’epoca.

     Dove esiste oggi il campo sportivo comunale, fino alla metà degli anni quaranta era locato un deposito di legnami di proprietà dei vari commercianti che lì accatastavano circhi e doghe.

     Il terreno su cui era nato questo deposito, che vediamo cerchiato nella foto in basso, era di proprietà comunale.

     Intuendo la gran possibilità di realizzare in quel luogo un vero campo da calcio, alcuni giovani, tra i più intraprendenti, chiesero più volte alle autorità di poter usufruire di quello spazio.

A ‘Nchiusa, nome di quella località, divenne ben presto terreno di contesa fra chi voleva costruire il campo sportivo ed i proprietari del legname.

     Accadde che una notte il legname lì accatastato prese fuoco, distruggendo tutto il deposito e rendendo automaticamente libero il locale. Le reazioni dei proprietari non furono delle più pacifiche. Accusarono e denunciarono del misfatto alcuni tra i più ardimentosi giovani fautori della proposta di costruzione del campo sportivo.

     La questione si risolse in fretta grazie all’accordo fra alcuni politici ed i proprietari del legname, i quali acconsentirono di spostare in altro luogo la loro merce.

     In verità, molte personalità cittadine fra politici e commercianti avevano preso in simpatia l’entusiasmo di quei giovani, e così, anche per guadagnare consensi elettorali, convinsero i più cocciuti ad accettare la costruzione del campo sportivo.

     I lavori furono eseguiti, dall’inizio alla fine, dagli sportivi stessi con alcuni mezzi messi a disposizione dall’ impresa edile di Oscar Pistolesi.

     Tanta gente ricorda ancor oggi quei giorni di fatica gratuita a carriari petri e terra fino a completare il terreno di gioco, prima verso monte e poi per coprire gli avvallamenti verso il mare.

     Furono giorni che riunirono tanta gente che lavorò gratuitamente per ottenere un luogo dove poter giocare a pallone e finalmente disporre di una squadra per competere nei campionati regolari della federazione.

     Nell’anno calcistico 1946-47 fu inaugurato l’impianto sportivo e per la prima volta una squadra del paese fu iscritta ad un campionato di calcio, quello di prima divisione.

Nacque così l’unione sportiva Bagnarese, che ebbe come primo presidente Vincenzo Milazzo.

Ricordare i nomi di tutti quanti contribuirono con determinazione alla costruzione del campo sportivo è cosa assai difficile, ma tra i tanti, quelli che più si sono prestati alla sua realizzazione sono: Francesco Dato, meglio conosciuto come Ciccareiu u Cannitotu il vero promotore ed organizzatore dei lavori, Nini Caia, Carbone Alessandro detto u Previteiu, Francesco Patamia, detto Ciccillo, Annunziato Fedele, Vincenzo Velardo, detto Scandurra, i gemelli Saffioti.

     Fecero parte della prima dirigenza, oltre al presidente Milazzo, anche Oscar Pistolesi, Vincenzo Iaracitano e Francesco Caruso.

     Nella prima Bagnarese in realtà furono in pochi i giovani del paese che trovarono posto in prima squadra, infatti la dirigenza portò a Bagnara molta gente esperta proveniente da Salerno, Siracusa, Agrigento. Tra i bagnaresi più bravi di quel periodo ricordiamo Mario Lo Bianco, Giuseppe Alati, Cecè Velardo, Carmelo Oriana e Diego Versace, che assieme agli stranieri Freni, Schipani, Gullì, costituirono l’ossatura della squadra che negli anni successivi diede spazio ad un vivaio molto sviluppato.

All’inizio degli anni 50  la bagnarese era una squadra abbastanza forte e aveva un  portiere molto forte, Strangi di Gioia Tauro. come spesso capita ai migliori, nelle prime quattro partite Strangi non è andato tanto bene ,Mario Gentiluomo che faceva da allenatore e giocatore, lanciò il portiere locale Ocello (Leo) che aveva appena 15 anni. Il suo esordio fu contro la Gioiese, a Gioia Tauro e fu la prima volta che la Bagnarese vinse a Gioaia T. In quella formazione oltre a Ocello, c’erano Alati G, Alati R.Sisinni, Adone  Pistolesi, MarioCareri, VersaceRosario (saruzzo) Buofiglio, Giacobbe Rodolfo Cannistraci, Ripepi, Mimmo Gioffrè (detto Mommò) e Francesco Marano. C’erano tanti altri che non ricordo, ma ricordo Zema a Sant’Ambrogio che  in quell’anno calcistico (1950/51) sostituì il portiere Ocello a causa di un infortunio conseguenza di uno scortro con il forte Mercurio, ala della Gioiese. La Bagnarese per la seconda non perse contro la Gioese (che quell’anno fu promossa in serie C) i giocatori erano tutti di Bagnara tranne Cannistraci, la fomazione  quell’anno era: Ocello GiacobbeRodolfo Buonfiglio, Giofrè, Gentiluomo, Cannistraci Careri, Versace, Pistolesi, Alati G. Alati Rosario  e poi,  Panuccio, Spinelli,Parrello Mimmo e Foti Vincenzo.

Una  partita contro la Paolana,dove militava (Vittorio Veneziano) è rimasta nella storia del cacio bagnarese, la Paolana che  era prima in classifica,  perse con la bagnarese eper poco non perdeva il campionato. A quei tempi le categorie  in Italia erano 5, Serie A, Serie B, serie C. Promozione regionale e 1° divisione.

Nell’anno 1951/52 la formazione tipo era quella che ho citato sopra,in più c’erano Foti che non partecipava sempre alla  formazione per motivi   suoi, (studiava a Messina dai salesiani).   Nell’1952/53 la Bagnarese si classificò 2°nel girone  vincendo la Targa Disciplina. E’ stato uno  dei migliori campionati  che la bagnarese disputò in quel periodo, la formazione  tipo era: Ocello, Giacobbe, Buonfiglio, Cannistraci Gentiluomo,Tripepi,   Melchionna Versace, Pistolesi,  Careri, Larosa e poi Zanni, Lo Bianco, Condello , Alessi e altri.

Nell’anno 1953/54 la formazione tipo era sempre Ocello, Careri, Buonfiglio, Cannistraci, Gentiluomo, Tripepi, Melchionrna, Versace, Pistolesi, Larosa  Alessi.

Nelle prime partite ricordo anche Foti, poi non ha più giocato con la Bagrase perchè a Borgia la partita finì a botte con gravi infortuni per la Bagnarese. Il primo tempo finì due a zero per la Bagnarese, nel secondo tempo la partità finì  tre a due per il Borgia. La Bagnarese terminò la gara in nove perchè si infortunarono prima Foti e poi Ocello.

Nell’anno1954/55   il campionato cominciò con quasi tutti i giocatori dell’anno precedente,in più  Carnabuci (portiere) che sostituì  Ocello ch’era partito militare.

     Tra i tanti presidenti dell’ U. S. Bagnarese, quello che viene ricordato in modo particolare per la sua serietà e capacità di gestione, è senz’altro Manlio Pistolesi, figlio di Oscar di cui abbiamo già parlato in precedenza. Nei campionati 1953 e 1954, sotto la sua presidenza, la squadra vinse il premio disciplina e nel 1952 – 53 si classificò al secondo posto nel campionato di promozione.

     Nel campionato 1953-54, esordisce Vincenzo Foti, Carbone, che proveniva dai salesiani. Carbone, a detta di molti giocatori d’allora che ancora oggi lo ricordano, è stato il più completo e più bravo di tutti. Ambidestro, forte anche di testa, giocò anche nella Gioese, e nell’Ascoli, per poi tornare alla Bagnarese. E’ stato riconosciuto da molti un talento naturale che avrebbe potuto benissimo militare ai massimi livelli del campionato italiano.

     Già nei due campionati successivi altri stranieri di prestigio militarono nelle file della Bagnarese, dai due Delucrezia, uno portiere e l’altro ala sinistra, a Faleo, da Brando a Gallitto, e poi Stanganelli, Scarfò, Merenda, Cannistraci e Cannabuci.

      Due buoni portieri bagnaresi si misero in luce in quel periodo, Ocello e Veneziano, mentre dalla giovanile emergevano Rosario Alati (18 anni) e Rosario Versace (19) che contribuirono alla vittoria della squadra juniores nel campionato 1948-49, squadra che offrì le 20.000 lire di premio spettanti di diritto per la vittoria finale all’iscrizione della prima squadra al campionato di prima divisione dell’anno successivo.

Nel 1950 fa il suo esordio Mario Gentiluomo che, oltre come giocatore, si distinse anche come allenatore della giovanile. Dopo qualche anno allenò la prima squadra.

     Tra le varie vicende della Bagnarese dell’epoca che ancor oggi vengono ricordate, una in particolare e che riguarda il campionato del 1953-54 merita d’essere raccontata.

Si giocava in trasferta, a Gioa Tauro contro la Gioiese, formazione titolata tanto quanto la Bagnarese. Nella formazione della nostra squadra c’era in attacco un trio molto affiatato che giocava quasi a memoria, spesso ignorando la possibilità di passare la palla ad altri giocatori.

     Dall’inizio della partita, Alati, Sisinni e Versace formarono in attacco un trio nel quale era difficile intromettessi, e di conseguenza la palla girava sempre fra di loro escludendo Adone Pistolesi, cugino del presidente Manlio. Per ripicca, Adone Pistolesi ogni qual volta veniva in possesso della palla, la scaraventava fuori dal campo in mezzo agli uliveti, oppure la giocava contro la propria squadra provocando l’ira dei giocatori e del presidente stesso che non sapeva più cosa dire o fare per farlo ragionare. La situazione si fece talmente calda che, mentre la partita ristagnava sullo zero a zero, il presidente stesso aspettava il fischio finale per lanciarsi contro il dispettoso cugino.

     Fatalità volle che dopo un gran tiro di Versace stampatosi sulla traversa, Adone Pistolesi trovandosi a due passi dalla porta mettesse dentro con un colpo di testa, portando la sua squadra alla vittoria finale.

Tutto fu subito dimenticato, scomparsa la rabbia fu subito festa che allontanò i  malumori.

E’ bene ricordare altri due episodi di colore che caratterizzano l’ambiente e la società Bagnarese di quegli anni e che riguardano la rivalità con la gioiese. In una partita in casa con la Gioiese, che era capolista e vinta per 2 a 1 dalla Bagnarese. Le reti, entrambe bellissime furono realizzate da Sisinni con una sforbiciata da cineteca e poi da “Saruzzo” Alati dalla bandierina del calcio d’angolo, quella lato sud vicino alla ferrovia. Qualche decennio dopo l’esempio fu emulato con successo sempre dallo stesso angolo dal centrocampista della Bagnarese Rocco Tripodi durante un torneo locale, che di proposito volle imitare Alati. Ma l’eroe di quella partita fu il nostro portiere Cannabuci che parò l’impossibile al cannoniere della gioiese compreso un violentissimo calcio di rigore che respinse coi pugni. Alla fine della partita l’estremo difensore fu portato a spalla in processione per il centro del paese e gli venne regalato un costosissimo vestito come gratitudine per l’impegno e la prestazione impeccabile di quella gara.

Ancora un episodio vede come protagoniste le tifose della Bagnarese, allora partecipanti numerose alle feste sportive domenicali, (tali erano considerate le partite di calcio) che dopo una partita in casa, sempre con la Gioiese che quella volta vinse per 1 a 0, smontarono la passerella in legno sullo Sfalassà che allora collegava il centro con campo sportivo e fecero cadere numerosi tifosi Gioiesi in acqua.

     Durante la gestione di Manlio Pistolesi i giocatori cominciarono ad avere le prime soddisfazioni materiali per il loro impegno. Ricordo che all’epoca il calcio non era circondato dalla valanga di miliardi di cui dispone oggi, e si faceva fatica a racimolare i soldi anche per iscrivere la squadra al campionato.

     La dirigenza, visti i risultati e l’impegno dei giocatori, già nel campionato 1952-53, premiò la squadra con mille lire a testa ogni mese.

     Erano tempi tristi, e le trasferte erano effettuate non con autobus pieni di comfort, ma su di un camion, seduti su sedili duri di legno esposti alle intemperie del tempo e delle strade dell’epoca, molto poco curate.

    Ogni qual volta l’impegno della squadra era di quelli importanti, i tifosi raccoglievano dei soldi da distribuire ai giocatori in modo da incoraggiarli.

      Tra gli altri presidenti dell’epoca che collaborarono attivamente e contribuirono all’evoluzione dell’ U.S. Bagnarese, c’è da ricordare  il generosissimo Rosario Frosina.

     Nel 1957 fa il suo esordio come portiere della Bagnarese Pino Barbaro. Quell’anno la gestione della Bagnarese era commissariata sotto le dipendenze del rag. Muratori. Nonostante il ritorno in squadra di Carbone, e la presenza di varie individualità, s’era costituita una formazione di metà classifica che svolse regolarmente il campionato di promozione 1957-58 fino alla 23° giornata.

     Durante la gara del 6 aprile 1958 che la Bagnarese giocava in casa contro il Pizzo, a causa di un goal irregolare degli avversari la squadra si ritira dal campionato, subendo la squalifica del campo a tempo indeterminato ed una multa di 250.000 lire. Fu l’ultimo atto dell’ unione sportiva Bagnarese, che non s’iscrisse mai più ad altri campionati lasciando il paese momentaneamente senza una vera squadra che lo rappresentasse nei tornei dilettantistici.

Un articolo della Tribuna del Mezzogiorno datata 7 aprile 1958 a firma di Romarin ci documenta le vicende di quella giornata.

in seguito al risultato della gara di ieri

La squadra locale aveva ampiamente dominato gli avversari e conduceva per 1 a 0 (goal di Foti) al momento del “fattaccio”

BAGNARESE:    Barbaro, Arbitrio, Corigliano, Cannistraci, Spinelli, Lo Bianco, Alati, Versace, Foti, Veneziano, Sisinni.

PIZZO: Cimmino, Carella, Tozzo, Di Fante, Rodilosso, Romeo, Fragalà, Lucca, Fanello, Teneado, Passelle.

ARBITRO: Salazzaro di Cosenza.

RETI: nella ripresa al 21′ Foti, al 47′ Carella.

Il testo del telegramma inviato alla Lega Calabra.

Dal corrispondente

Bagnara,  – Amici lettori, credeteci, non è frutto di cieca partigianeria, né di stolta presunzione quello che  stiamo per narrarvi: è semplice e pura indignazione sportiva.

Indignazione e sdegno sportivo per quanto abbiamo visto ad opera di quegli inetti omini in nero ed indirettamente degli ameni compari della Lega: di quella Lega che infilando cantonate su cantonate ne ha ormai collezionato una cosi ricca e vasta collana da fare invidia persino alla Svizzera, paese notoriamente famoso per i suoi cantoni.

E’ di tale pregiato (monile) Cognetti ed i suoi vanno cosi fieri che, non solo lo portano settimanalmente al collo quasi fosse un pregio il perseverare nello stesso errore, ma spesso e volentieri si prendono il vezzo ed il gusto di seminare qualche grosso chicco sui campi calabresi nella segreta speranza che attecchendo, esso ne germogli di più grossi, di più belli.

E se questo è il deplorevole e disgustevole scopo dei santoni catanzaresi bisogna sovvenire che mai seminagione fu così prolifica come quella odierna: infatti l’ (arbitrario) operato di Salazaro, non solo ha privato gli undici atleti locali di una meritata vittoria, ma ha costretto il commissario della Bagnarese, rag. Muratore a ritirare la squadra dal proseguo del campionato con la seguente grave motivazione telegrafata subito in Lega:

( Indignati inqualificabile comportamento arbitri  causa prima eccitamento pubblico rinunziamo campionato. Salazaro convalida goal tempo scaduto con 2, 7, 10 netto fuorigioco. Come si vede, giustificatissimi motivi hanno spinto lo sportivissimo presidente a non far partecipare il team azzurro al proseguo del campionato: giustificatissimi e validi motivi che noi, e con noi, gli sportivi tutti incontrastatamente approviamo stanchi ormai di sopportare i soprusi e le angherie di gente che col vero sport ha solo interessi di cassetta.

Ma per non tenere ancora i lettori sulle spine, ecco in sintesi il film della gara il suo (fattaccio) finale.

Si era al 47′ della ripresa: la Bagnarese difendeva con autorità e con bravura la magnifica rete che Foti aveva siglato magistralmente su una azione personale al 21′ con un gran tiro che aveva mandato in visibilio gli spettatori.

L’arbitro su un contropiede napitino, concedeva una punizione dal limite agli ospiti: batteva un mediano azzurro facendo spiovere il pallone oltre i terzini locali, alle cui spalle in evidente fuorigioco si trovavano Carella, Fragalà e Donadeo. Arbitrio e Corigliano si fermavano aspettando il fischio dell’omino in nero: questi invece incredibile a dirsi convalida la rete che per Carella a non più di due metri dal prestigioso Barbaro, era stato un vero gioco da ragazzi marcare di testa.

Succedeva il Finimondo: i giocatori locali facevano ressa intorno a Salazaro, portando a loro sostegno anche il guardalinee onde ritornasse sulla sua errata decisione.

Questi però non sentiva ragione ed emettendo il triplice fischio finale chiudeva la partita che la Bagnarese aveva meritato ampiamente di vincere durante tutto l’arco dei novanta minuti.

Commenti di cenni di cronaca, altro non aggiungiamo: a malincuore chiudiamo queste ultime note sulla Bagnarese augurandoci solo che questo spiacevole – per colpa altrui – episodio calcistico serva da incentivo per un migliore domani sportivo.

Romarin

Nella stagione 1958/9, avendo nei campionati precedenti vinto più volte  il premio disciplina, la squadra,  per meriti sportivi fu accettata a disputare il campionato di promozione sotto la presidenza del prof. A. Demaio affiancato dal dott. G. Cambareri. Nonostante una squadra forte e pina di talenti, la dea bendata girò le spalle alla squadra che a sei partite dal termine del torneo dovette fare a meno del proprio terreno di giuoco che fu portato via per ben 20 metri da una violenta mareggiata.

La conseguenza fu che tutti i calciatori “forestieri” come Merenda e Restivo,  anche per mancanza di soldi, abbandonarono la squadra, e le ultime 3 partite furono giocate nel campo di Palmi, mentre le trasferte a Paola, Amantea e Nicastro, non proprio vicinissime furono vissute come battaglie, in quanto mai si riusci a mettere in campo tutti e undici giocatori. Fuori casa si giocò in sette, dove ai vari Versace, Panuccio, Buonfiglio e Lobianco fu affiancato il giovane Francesco Barbaro come unica punta, che approfittando della sua velocità e freschezza atletica riusciva da solo a dare fastidio alle difese avversarie. Finito il campionato, per carenza di fondi e mancanza del terreno di giuoco nell’anno 1959/60 la squadra non fu iscritta a nessun campionato. In tanto il sindaco Gen. Candeloro De leo diede incarico al candidato per le comunali Manlio Pistolesi junior al ripristino del campo sportivo ed alla sua piena messa in opera per le attività calcistiche, con sistemazione del fondo sconnesso, riqualificazione alla meglio degli spogliatoi e sistemazione della rete metallica per tutto il perimetro, tutto a spese del comune.

Certo però che chi aveva lo sport ed il  calcio nel cuore non restò con le mani in mano e fu cosi che  in quell’anno nacque l’idea di formare una squadra giovanile per partecipare ai campionati juniores provinciali. Il fulcro di tutto ciò fuFrancesco Barbaro che nel 1955 aveva fondato l’Audax per partecipare ai tornei estivi e contemporaneamente si era inventato il torneo tra rioni della città di Bagnara dedicato ai santi Pietro e Paolo in onore alla chiesa del  rione dove egli stesso abitava. Tanti i giovani che in quei tornei da promesse diventarono realtà e l’anno successivo furono selezionati dallo stesso Francesco (Chicco) Barbaro che con l’audax partecipò al torneo juniores.

Nasce l’Audax

A quel tempo, alcuni giovani emergenti che negli anni precedenti avevano militato nella Bagnarese (studenti e non) quali: Chicco Barbaro, Rocco Pirrotta, Giovanni Dominici, Giuseppe Ferruccio, Achille Bonifacio, Francesco Tripodi, Gregorio Dominici, Vincenzo Tripodi, Carmelo Carrara, Iannì Giuseppe; dopo lo studio si riunivano al bar del sig. Vincenzo Barbaro, padre di Chicco, situato in via Garibaldi vicino alla chiesa dei santi Pietro e Paolo per passare le serate in compagnia. Tra risate e inventive furono sperimentati svariati tipi di gelato, l’unico gusto che non riuscirono mai a produrre fu quello al cetriolo perché non si poteva amalgamare.

     Ritornando al calcio, una sera si prende in seria considerazione una proposta di Chicco Barbaro  di allestire una squadra di calcio under 18, considerato che quasi  tutti i sopra citati avevano già militato con la Bagnarese sia in prima divisione che in prima categoria. Quella sera nacque l’ AUDAX.

Portiere – Gregorio Dominici. Terzini – Rocco Pirrotta, Dominici Giovanni. Mediani – Antonio De Vivo, Pino Panuccio, Achille Bonifacio. Mezzale – Carrara Carmelo, Iannì Giuseppe. Ali – Tripodi Vincenzo, Tripodi Francesco. Centravanti – Musumeci Vincenzo.

Fatta la squadra ed iscritta al campionato juniores 1960/61 nel suo girone si scontra con la Gioiese, Rosarnese, Palmese Troppa ecc….

     L ’Audax vince il campionato in maniera eccellente senza perdere una sola partita e

vincendo contro la Rosarnese per 2 a 0 nella finalissima di Gioa Tauro anche se poi fu

retrocessa all’ultimo posto per un errore di tesseramento del portiere Dominici.

Finita l’avventura della squadra giovanile, negli anni seguenti molti elementi furono

chiamati a far parte della nuova Bagnarese in prima divisione, ma nell’anno 1961/62 nessuna

squadra venne iscritta a nessun campionato.

           L’anno della polisportiva Bagnara.

Nel periodo successivo al fermo calcistico, nasceva la polisportiva Bagnara (59/60), fondata da un gruppo di sportivi attivisti: Manlio Pistolesi promotore, Simonetto Veneziano, Rosario Gioffrè, Francesco Barbaro, Rocco Versace, Salvatore Frosina ed altri collaboratori.

La polisportiva aveva come sede uno scantinato, ripulito al punto di essere decente ed abitabile per le riunioni della dirigenza, dagli stessi volenterosi dirigenti.

La polisportiva sorgeva con tre iniziali branche, calcio nuoto, pallacanestro. Per la pallacanestro, come si cita nel capito, i canestri furono offerti dal comune, sindaco gen. De Leo, e le gare si svolgevano in piazza municipio, con la libera partecipazione di giovani appassionati di questo sport. Per il calcio si formò una squadra, la Necchi calcio con allenatore Francesco Barbaro. La Necchi calcio nasce per l’interessamento di Francesco Furci, che intratteneva rapporti commerciali con la stessa Necchi. Cosi si ottenne la sponsorizzazione che servì ad ottenere tutto l’equipaggiamento per affrontare il campionato di prima divisione dove si classifica al secondo posto.

Un episodio da narrare è la sconfitta contro l’acerrima rivale di sempre, la Rosarnese. Ci racconta Vincenzo Tripodi (u rizzu): “considerato un reparto difensivo a dir poco eccezionale, composto da Rocco Pirrotta, Giovanni Dominici e Panuccio, al nostro portiere (Gregorio Dominici) non arrivavano mai palloni molto pericolosi. All’improvviso uno spettatore tira in campo un’arancia mentre da distante viene scagliato un tiro quasi innocuo contro la nostra porta. Il portiere ignorando il pallone va a  recuperare l’arancia mentre la palla si infila in rete. Subìto il primo  gol la partita finì sul 2 – 0 considerato anche che la Rosarnese era un ottima squadra.”

La terza branca della polisportiva era rappresentata dal nuoto. In questa attività emerse un ragazzo giovanissimo di 16 anni, Caroleo Carmelo, che partecipo, classificandosi primo, alle gare ufficiali per le qualificazioni regionali, in vista della nazionali da disputare a Roma. Nel giugno del 1960 in una gara di nuoto dei 50 s.l. disputata a Messina, vinta dal Caroleo con il tempo di 29.08 si stabilì in nuovo record italiano della specialità che fu battuto solo 20 anni dopo da un certo Vismara. Gli accompagnatori a questa gara furono Manlio Pistolesi, rocco Versace e Francesco Barbaro.

Con l’attività natatoria, la polisportiva partecipò a diversi campionati italiani “delfini” e “stelle”, a Roma, Vava dei Tirreni, Messina,organizzati dal corriere dello sport sul quale scriveva Rocco Versace, ottenendo sempre degli ottimi piazzamenti in varie discipline.

Nel nuoto, oltre al già citato Caroleo si misero in luce altri due giovani “delfini”, Paolo Capoferro e Domenico Pirrotta. Anche tra le stelle spiccarono buone individualità come Carmelina Barbaro e Carmela Bagnato.

Nasce l’ A.C. Bagnarese

Dopo un anno di riflessione 1962/63, dove la cittadina restò senza squadra e parecchi giocatori si avvicinarono a squadre di altri paesi: nel 1963/64 sotto la presidenza dell’Ing. Lo Presti coadiuvato da Francesco Furci e con allenatore Gregorio Dominici, nasce l’ A.C. Bagnarese.

    La stessa situazione si ripete per l’anno 1964/65 dove  già si comincia a notare il lavoro del vivaio e della  passione sana e  sincera che Dominici trasmette ai giovani e che ben presto darà i suoi frutti. L’allenatore è Carbone. Alcuni come Tripodi, Laurendi II, Romeo, Iannì, diventeranno presto colonne portanti della prima squadra, altri come Salvatore Bagnato troveranno invece la via dell’emigrazione ed una nuova vita tutta da scoprire ed inventare, oggi egli è presidente dell’ associazione Bagnara Calabra incorporated Sydney nsw sociale culturale ricreativo.

 Nell’anno 1965/66 le cose cambiano un poco; rimanendo sempre Francesco Furci tra i pilastri della dirigenza, la presidenza va al  rag. Santino Marchese supportato da Pepé De Forte. In quell’ anno  per la prima volta appare sui campo di calcio nei campionati delle categorie minori la figura del  medico sportivo;  per la nostra squadra il dott. Carmine Versace ne ricoprì il ruolo. In considerazione degli ottimi rapporti che Pepè De Forte intratteneva con l’allora presidente delle Reggina Granillo, arrivarono  a Bagnara elementi giovani e bravi della formazione dei Boys della Reggina, che diedero  ancora maggior spinta e vigoria a tutta la squadra. Tra i tanti che arrivarono citiamo Taglieri nell’anno in corso e Santoro Schepis e Muto l’anno successivo. L’allenatore era Foti di Messina.

La bagnarese fece 18 risultati utili, ed era seconda in classifica dietro il Pellaro. Durante lo scontro diretto fra le due squadre per un goal annullato a Musumeci ci fu l’invasione di campo da parte dei tifosi bagnaresi con relativa  squalifica del campo e l’occasione persa per la promozione nella categoria superiore.

Nel 1966/67 inizia un ‘altro campionato con allenatore Terranova sostituito poi durante il campionato da Ciccio Leva che oltre ad allenare fungeva anche da giocatore. La dirigenza sostanzialmente come l’anno precedente vide qualche cambiamento di forma e non di fatto con Pepè De forte commissario dopo l’abbandono del rag. Santino Marchese.

 Il campionato vedeva la bagnarese in una zona di classifica medio alta ma nel girone di coppa Italia dilettanti le cose andavano ancora  meglio. Importanti vittorie furono acquisite contro squadre siciliane di prestigio come l’Aspri fulmine di Marsala, l’Aurora di Calatabiano. Memorabile una vittoria a Lentini, sempre in Sicilia con goal di Laurendi I e la conferma di due talenti emergenti come Bruno Laurendi II e Tripodi Carmelo.

 Sulle ali dell’entusiasmo molte altre persone si avvicinarono alla dirigenza della squadra, che per circostanze dettate dal solito episodio che spesso decide le sorti dei buoni e dei cattivi, dei vinti e dei vincitori, l’anno dopo cambiò radicalmente. Successe che in quell’anno per vicissitudini legati a vari motivi la dirigenza si trovava in difficoltà logistiche e spesso si arrancava per organizzare le trasferte. La squadra nel proseguo del campionato, che andava via in maniera molto dignitosa, dopo un ottimo pareggio contro la fortissima Fortitudo di Locri perse clamorosamente a Maropati con l’ultima in classifica scatenando in paese una sorta di processo che sfociò in un manifesto pubblico molto critico ed un titolo molto elequente: VERGOGNA. La bagnarese aveva trovato la sua Corea. A fine campionato, dopo le dimissioni di tutta la dirigenza, legate anche alle  prospettive di novità portate avanti da chi aveva fiutato il momento magico per creare una nuova gestione, la dirigenza cambiò totalmente.

Nel 1967/68 la società della  bagnarese costruisce una squadra per  affrontare il campionato  da protagonista portando tra i propri colori gente come Cannizzaro, Romeo, Reitano, Gualtieri e Germoleo. Cambia anche l’allenatore, arriva Masci che era stato contattato qualche mese prima. Protagonisti per tre anni furono anche i  dirigenti che la gestirono: presidente il rag. Vincenzo Barilà, come vice il dott. Vincenzo Barilà e poi  il dott. Cambareri, Veneziano, Ruggero e Pistolesi.

 La bagnarese domina il campionato assieme al Santa Caterina. Le due squadre finiscono il campionato a pari punti. Si va  a Siderno a fare lo spareggio dove la bagnarese capitanata da Tripodi Carmelo vince con  l’ausilio della monetina  approdando cosi  in quarta serie. Essendo vincitrice del suo girone,  affrontò poi il Castrovillari che aveva vinto il suo per designare la squadra dilettante più forte della Calabria. La partita di andata giocata fuori casa fu vinta dal Castrovillari per due a zero mentre  la Bagnarese vinse in casa col medesimo risultato. Si effettuò lo spareggio a  Catanzaro e la partita finì 1 a 1 lasciando il responso ancora alla monetina. Il capitano Tripodi anche questa volta fu aiutato dalla fortuna  vincendo  in pochi giorni la seconda  partita con la monetina, che fu scelta per la Bagnarese non dal capitano ma dal carismatico Leuzzi.

In quell’anno una partita amichevole con il Modena, giocata a Bagnara per provare il talento di Cannizzaro, segna due episodi da ricordare. Il primo un goal da cineteca del capitano Tripodi Carmelo e poi una partita perfetta dello stopper bagnarese Taglieri che bloccò il centravanti del Modena tanto che lo stesso centravanti chiese al suo allenatore di far sostituire il suo marcatore.

     Tra le cose indimenticabili di quel periodo bisogna mettere in evidenza un episodio del torneo di coppa Italia dilettanti del 1968 dove la Bagnarese incontrò squadre del calibro del Bitonto, dell’Intersid di Napoli e la Stefar di Roma. L’episodio che è rimasto nella storia della cittadina ricorda la doppia sfida con il Bitonto. All’andata la Bagnarese giocò fuori casa perdendo tre ad uno e subendo le provocazioni e le insidie dei tifosi locali, che accolsero i giocatori ed i tifosi bagnaresi con dei topi morti che scaraventarono nella tribuna assegnata agli ospiti. Il nostro portiere, il bravissimo Elio Romeo, fu costretto a parare fuori l’area di porta per il continuo lancio di pezzi di mattoni forati. Finita la partita, il pensiero dei nostri tifosi si proiettò alla sfida di ritorno nel terreno amico, e così fu preparata per la squadra pugliese un’accoglienza di tutto rispetto.

     Tutti gli sportivi, feriti nell’orgoglio per l’umiliazione ricevuta, collaborarono alla riuscita della manifestazione in onore del Bitonto, e quando il giorno fatidico arrivò, tutto fu pronto.

     Un finto funerale con la banda in testa che intonava marce funebri partì dalla piazza del Municipio per raggiungere lo stadio. Lungo quel chilometro di strada la gente fingeva di piangere con le mani sui capelli, vestita a lutto come era costume, e seguiva una bara dove in bell’evidenza era stata posta la scritta qui giace U.S. Bitonto.

     Alle ore 14,00 il corteo entrò sul terreno di gioco attraversandolo lungo il suo perimetro, mentre “u professuri” scandiva col suo tamburo un ritmo lento ed inquietante. Uscito dal rettangolo di gioco, il corteo s’assiepò in gradinata poco lontano dai margini del campo.

      I giocatori avversari alla vista di quello spettacolo per niente allegro, rimasero storditi ed esterrefatti, tanto che si portarono a casa sette reti ed un grosso spavento. La Bagnarese superò cosi il turno, rimandando a casa chi l’aveva accolta coi topi morti.

     Quest’episodio la dice lunga su come la Bagnarese allora fosse seguita da molta gente e come l’interesse per il calcio non fosse dettato da interessi economici e dal guadagno, ma dalla sana passione di centinaia di sportivi che non mancavano all’appuntamento con la propria squadra ed aiutavano anche finanziariamente la società nella raccolta di fondi per le trasferte ed i premi.

     L’avventura della Bagnarese nel torneo di coppa Italia dilettanti 1968 ebbe fine il 28 giugno a Roma quando perse in semifinale contro la Stefar per la differenza reti. Dopo aver pareggiato in casa 1 a 1 fu pareggio anche a Roma, ma 0 a 0.

Morabito, Niggero e Gambardella arrivarono a rinforzare lo schieramento della squadra che nel campionato 1968/69 affrontò la quarta serie riuscendo nell’impresa di salvarsi.

L’anno successivo l’allenatore Masci si trasferisce a Ragusa portandosi dietro Laurendi II e Tripodi Carmelo.

A sostituire Masci arriva Raise che oltre ad allenare era anche un ottimo giocatore. Nel campionato 1969/70 la bagnarese retrocede in promozione nonostante l’arrivo di Lavalle, Scaramozzino e Buscato.

Nel 1970/71 Il dott. Cambareri, persona calcisticamente  molto competente, viene eletto presidente e ci resterà  fino al 1972/73. In quest’anno torna  Bruno Laurendi II, che intanto era approdato al Vibo Valentia,  per dar man forte ad una società oramai priva di stimoli. Consapevoli che anche lo sviluppo sociale ed economico degli altri paesi influiva molto sulle squadre di calcio, mentre per i soliti problemi endemici a Bagnara socialmente non si sviluppava un bel niente, anche i giocatori più bravi cominciarono sempre più frequentemente a cercare fortuna in altre formazioni più ricche. Cosi oltre alla già collaudata emigrazione per lavoro si verificò quella del pallone.

La decadenza era cominciata, e la bagnarese tornò commissariata nel 1973/74. I commissari furono: Nandino Crea, il Geometra Rosario Gioffrè, e Nuccio Meduri. E poi nel 1974/75 per due anni, ancora commissari: Francesco Furci e Ruggero fino al campionato 1975/76. Nel campionato 1976/77 la Bagnarese dopo tre anni  ritrova un presidente che fu Natale Zappalà che affidò la squadra a Ciccio Leva che ottenne un buon secondo posto.

Una fiammata d’orgoglio calcistico la troviamo nel campionato 1977/78, quando con Lamberti allenatore e Parrello presidente la squadra vince sia il Campionato che la coppa Calabria.

     Nel campionato successivo le cose non cambiano e mantenendo lo stesso presidente e lo stesso allenatore la bagnarese affronta dignitosamente un altro campionato di promozione. L’anno che segue con presidente Tommaso Ramondino e l’avvicendarsi dell’allenatore Tripepi con Previti segna per la squadra un anno triste, non tanto per la retrocessione ma quanto per la morte improvvisa di un suo dirigente Rocco Ienco, un vero appassionato del calcio, mentre assisteva alla partita Rosarnese Bagnarese, che la nostra squadra perse 1 a 0.

     Gli anni ottanta si aprono con l’esordio nella panchina bagnarese di uno dei suoi giocatori più rappresentativi di sempre: Bruno Laurendi II che ci rimane due anni assieme al presidente Ruggero.

     Tra gli anni settanta e ottanta, l’avvicendarsi di diverse dirigenze non ha recato utile alla squadra che ha sempre militato fra la prima categoria ed il campionato di promozione senza mai eguagliare i tempi d’oro.   In ogni modo esemplare è stato l’impegno dei vari presidenti che in questo periodo hanno contribuito al prosieguo dell’attività calcistica. Augurandomi di nominarli tutti, ricordo Zappalà, Parrello, Ramondino, Ruggero e Cotroneo. Anche  gli allenatori cambiarono spesso, da ricordare certamente Arfuso, ex giocatore della Gioese, Moschella di Messina, Leva e Lamberti, Marsella, Laurendi, De forte, Bellantone e Barbara. La seconda parte degli anni settanta è caratterizzata da una e vera propria crisi, le note liete sono dovute esclusivamente ai singoli giocatori che si mettono in risalto e poi vanno a giocare in squadre più importanti, come Rocco Tripodi che dopo un ottimo campionato (74/75) si trasferisce a Tropea. Melino Messina invece era già andato via nel 72/73 in Sicilia nelle file della Termitana.

Anche suo fratello Teodoro qualche anno dopo lascia la bagnarese per militare in varie squadre di buon livello. A cavallo tra gli anni settanta e ottanta altri due ottimi elementi come Bellantone e De forte lasciano la Bagnarese per la Gioiese e la Rosarnese. Turuzzu Musumeci che dopo aver dato tanto alla Bagnarese è stato a Taurianova Polistena e poi Mazzara. Negli anni 80 è stato il turno dei fratelli Enzo ed Antonio Musumeci, apprezzatissime eccellenze del calcio provinciale. Molti altri ancora hanno provato l’avventura in altri paesi, ma raccontare di tutti è impossibile.

  Commento di Gregorio Dominici.

 ” Tempi lontani ma belli, che rivivrei minuto per minuto”, dice Gregorio Dominici dopo una lunga intervista in cui ha ricordato la sua esperienza nella Bagnarese, e quasi commosso dai bei ricordi e dai tempi oramai andati, con un’impennata d’orgoglio si scaglia contro l’attuale sistema di concepire il gioco del calcio, non nascondendone la decadenza di stile, di serietà e d’onestà, mettendo in rilievo la mediocrità del livello attuale, anche tra i professionisti.

     E poi continua “I soldi hanno cambiato il pianeta calcio, travolgendo le sane mentalità agonistiche e di valorizzazione del gioco. Oggi esso sopravvive solo grazie alla girandola di miliardi che entrano con la pubblicità, ma la qualità è certamente scaduta”.

     Fino a tutti gli anni settanta erano molto sentiti i colori sociali. Il calcio era legato alla passione sincera e spontanea dei tifosi ed alla voglia di giocare dei giovani. Dagli anni ottanta in poi le cose sono cambiate in peggio ed in modo irreversibile. Il boom della televisione dove tutti appaiono bravi e capaci, ha reso molto diverso dal reale anche il gioco del calcio, dove anche gli incompetenti parlano da tecnici e tutti i brocchi s’atteggiano a campioni.

     Ricordo che anni fa, pur di giocare si teneva nascosta anche la febbre e se durante la partita un giocatore si sbucciava le ginocchia (i gigghi), non ne voleva sapere di farsi sostituire. Oggi il calcio è solo guadagno; quando un giovane calciatore va a discutere il suo ingaggio, la sola cosa che conta sono i soldi. Qualche anno fa, prima delle convocazioni si stava in apprensione e chi non era chiamato in squadra si sentiva quasi punito e non dormiva la notte. Oggi i giovani invece alzano semplicemente le spalle e se ne fregano.    L’amore, il desiderio di giocare per qualcosa che è tuo e che t’appartiene, era la cosa più importante e si facevano carte false pur d’essere in campo, oggi purtroppo non è più così.

     Tra il 1970 e il 1975 ho accompagnato tre giovani talenti del calcio bagnarese ad altrettanti importanti raduni nazionali organizzati dal nucleo settore addestramento giovani calciatori della federazione italiana gioco calcio.

     Al raduno di Acquacetosa, fece un’ottima figura Giuseppe Iannì detto ” u Baliu, ” mezzala di lusso che faceva innamorare tutti per le sue caratteristiche a centrocampo, la sua precisione ed  il suo tiro potente.

Per il raduno di Caserta fu selezionato Peppe Bellantoni, buon centravanti che diede molto alla Bagnarese.

     Bruno Laurendi, tra i più bravi della grande famiglia calcistica dei Laurendi che per generazioni ha dato un contributo notevole di giocatori alla Bagnarese, fu selezionato per il raduno di Coverciano dove ottenne un buon risultato.

      Tra gli altri giocatori di buon livello tecnico, oltre ai già citati, ricordo Carrara, buon centrocampista, detto l’oriundo. Due ottimi difensori furono Rocco Bueti e Melino Demaio, quest’ultimo arrivato dalla giovanile militò fino in quarta serie.

     I Laurendi, Peppe i due Bruni e gli altri hanno rappresentato un ciclo chiamato i cugini e di cui ho già parlato. I Musumeci, a cominciare da Turuzzu negli anni settanta, fino ad oggi hanno dato alcune generazioni di generosi attaccanti di talento e di temperamento, ultimi i fratelli Enzo e Antonio detto ‘Ntoni, ultimo leader della squadra.

     All’inizio della sua carriera ho anche guidato Rocco Tripodi, centrocampista intelligente e molto tattico che smarcava l’uomo con lanci di 30 – 40 metri e non disdegnava pregevoli azioni personali con tiro finale. Tra le sue cose più belle, un goal al Tremulini dopo una travolgente azione personale agli inizi degli anni ottanta.

     Hanno dato molto alla Bagnarese anche i fratelli Messina, anche se sono arrivati quando io non allenavo più. Erano uomini importanti nell’economia della squadra, tanto da essere richiesti da molte altre squadre nelle quali ebbero molti consensi.”

     Si chiude così l’intervista a Gregorio Dominici, che per vent’anni, prima come portiere,  poi come allenatore, come secondo e poi ancora come dirigente ed accompagnatore, ha condiviso le sorti dell’ A.C. Bagnarese.

     Persona umile e semplice, ha sempre insegnato ai giovani calciatori che il calcio è solo passione, agonismo divertimento e fatica. Creava in loro una mentalità agonistica ed umana cercando di seguirli e valorizzarli per il giusto.

     Sarebbero tanti i giocatori di cui si potrebbe parlare per ore e scrivere intere pagine delle loro vicende.Tra i tanti segnalatici da quanti hanno collaborato alla stesura di questa breve e sintetica storia dello sviluppo del gioco del calcio a Bagnara, non possiamo non ricordare Ciccio Leuzzi, indimenticabile faro della difesa bagnarese tra gli anni sessanta e settanta, protagonista dei tornei estivi cittadini con la squadra del Canneto. Nanà Giarmoleo ereditò il ruolo di Leuzzi per tanti anni, mantenendo alta la tradizione del ruolo che premierà poi il lavoro certosino del vivaio della Bagnarese con il lancio di un difensore completo come Bagnato, talento naturale, che poi approderà tra i professionisti in varie squadre di serie B come il Lecce e la Triestina, con alcune convocazioni nella nazionale di questa serie. Note di cronaca meritano due validi centrocampisti, D’aspomonte e Misiti, che hanno dato il meglio della loro esperienza fuori bagnara.

     Spesso i portieri sono dimenticati, ma di Elio Romeo abbiamo già parlato in occasione della sfida col Bitonto. Portiere tecnico ed istintivo, fu scelto per la sua bravura da parecchie squadre anche di livello professionistico.

          L’ultima nota di cronaca, che risale al 1984, per l’entusiasmo creato in paese, riguarda lo spareggio che la Bagnarese fece contro la Deliese per accedere dalla prima categoria alla promozione. Le due squadre giunte alla pari in vetta alla classifica a fine campionato s’incontrarono in campo neutro a Cosenza per lo spareggio. Molti i tifosi d’ambedue le squadre a seguito, che contribuirono a rendere più bella la partita che non deluse le attese. Rimontato il goal di svantaggio segnato dalla Deliese nel primo tempo, la Bagnarese s’impose alla fine per due ad uno, con reti di Lombardo e De Forte.

     Un carosello di macchine festanti invase qualche ora dopo Bagnara che fece festa fino a notte fonda. La partita filmata dalla MIVIL RVM di Bagnara, grazie ad alcune sponsorizzazioni, fu riproposta in piazza Marconi qualche giorno dopo per la gioia di chi non era presente a Cosenza. L’allenatore della squadra era Peppe Bellantone, attuale comandante della polizia municipale bagnarese e suocero di Benny Carbone noto calciatore professionista, che in quella partita sfidò Ciccio Leva, allenatore stimato ed apprezzato anche a Bagnara.

Non esistendoci alcun archivio della società di calcio, come per tante altre cose locali, la storia vive purtroppo attraverso la memoria delle persone che ricordano e non tutti ricordano allo stesso modo.

Post Author: Gianni Saffioti