Vincenzo Spinoso

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Vincenzo Spinoso nasce a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, il 7 settembre 1915 e, prima bambino e poi adolescente, conosce – come scrive nel suo diario – “il filo del bisturi”.

Due operazioni chirurgiche, che incidono negativamente sulla sua infanzia e sulla sua prima giovinezza, non gli consentono di frequentare regolarmente, neanche le scuole dell’obbligo. Dotato di una vivida intelligenza e di una altrettanta vitalità, egli, durante i periodi di sofferenza e di solitudine, non si abbandona nella rassegnazione, ma vive le sue giornate, avendo per compagni assidui ed inseparabili, libri, giornali, riviste di ogni genere, la radio e “il Melzi”, che sfoglia in continuazione.

Si forma così – “da solo, solo con l’anima” – senza l’ausilio di alcun insegnante, una vasta cultura che spazia – forse un pò disordinatamente – dal campo letterario a quello scientifico. Legge, legge moltissimo interessandosi alla letteratura italiana ed a quella straniera, a quella moderna come alla più antica: Leopardi, Goldoni, Shakespeare, Verga, Capuana, Oriani, lbsen, Lope de Vega, Wilder, Guelfo Civinini, Zavattini e tanti tanti altri che sono gli autori che poi ritroviamo citati nella vasta corrispondenza che egli ha per tanti anni con scrittori, amici, conoscenti occasionali, con i quali discute di critica, di costume, di morte e, soprattutto, di vita.

La è appunto in questo suo profondo desiderio di vivere – lui che spesso parla nelle sue composizioni e nel suo epistolario di dolore, mai però di disperazione – che Vincenzo Spinoso esalta la speranza nell’avvenire: rispondendo, infatti, ad un’amica che gli confidava che in lei la speranza era morta per metà, le scriveva:

“La speranza, questa fatina della vita, non ha misure e resta integra in ogni piccolezza, come integro resta il ricordo dei sorrisi materni, anche quando di essi resta in noi solo il lucore di una bocca sbiadita. La speranza ci insegna a sorridere anche quando gli occhi sono annegati nel pianto”.

Durante i periodi di fervida ripresa fisica – che si alternavano purtroppo a lunghi periodi di malattia e di solitudine interiore – egli continua, con costante assiduità, la sua attività letteraria, scrivendo poesie, in lingua ed in vernacolo, un romanzo e molte novelle ispirate alla gente di Calabria, di cui è attento osservatore e per la quale nutriva un profondo sentimento.

Collabora anche a diversi giornali e riviste con la pubblicazione di articoli, novelle, elzeviri, corrispondenze.

Partecipa a concorsi letterari per opere inedite, ottenendo il primo premio ex aequo, con la novella “Santa Nunziata”, nel concorso indetto dalla Settembrata Calabrese 1945 (Giuria presieduta da Leonida Repaci) e, l’anno successivo, il primo premio assoluto con la novella “Mamme”, nel concorso indetto dall’Istituto Calabria (Giuria di cui fa parte anche Fortunato Seminara).

Ancora, nel citato concorso del 1945, riceve due menzioni onorevoli per le novelle “Zi’ Rosa” e “Cuginazzi”, nonché il terzo premio per una poesia dialettale con “U cumparatu”, gustosi versi di satira politica dell’epoca.

Con molta volontà e grossi sacrifici personali, riesce a conseguire il Diploma di Abilitazione Magistrale ed inizia così una modesta attività di insegnante privato, in un paese allora privo di scuole medie e superiori, e questo contatto con i ragazzi ed i giovani lo appassiona e lo esalta.

Nell’immediato dopoguerra, lancia a Bagnara Calabra due iniziative culturali che, malauguratamente, naufragano quasi subito, sia per difficoltà contingenti ed economiche, sia per una mentalità locale ancora troppo “paesana” e troppo ristretta. Trattasi della pubblicazione di un giornale locale – “Sfalassà” dal nome del torrente che sfocia a Bagnara – stampato in proprio, con il sistema eliografico e di cui vedono la luce solo 3 numeri ed alla fondazione dell’Unione Culturale Bagnarese, tramite la quale organizza conferenze, due serate culturali, un apprezzato concerto di musica classica e due edizioni di una mostra di pittura, che suscitano un certo interesse, ma che non vengono incoraggiate e quindi muoiono nel grigiore di un paese povero e spesso disattento alle bellezze dell’Arte.

Tutto ciò lo rende molto triste, lo demoralizza e lo porta a scrivere in una sua lettera: “E’ inutile inveire; siamo dei poveri cigni confinati in un pantano e ci tocca alzare il collo per vedere, e solamente per vedere, il volo delle aquile”.

La sua attività artistica continua a spaziare dalla poesia alla prosa, dalla saggistica ai racconti per ragazzi, al teatro, oltre ad una raccolta innumerevole di pensieri, definizioni, massime, ricordi sparsi su mille e mille pezzetti di carta, che potrebbero costituire un ricco ed interessante zibaldone. Inoltre copiosa e stilisticamente pregevole è la raccolta epistolare del giovane poeta e, infine, veramente imponente è la mole del materiale letterario impostato e rimasto incompiuto. L’aggravarsi della sua malattia gli fa sentire l’imminenza della fine, ma è sereno; non teme la morte, anzi, specie in alcune sue poesie in vernacolo, la schernisce. In una lettera del febbraio 1950, scrivendo a Cesare Zavattini, con cui aveva ripreso una corrispondenza iniziata nel 1938, diceva: “Fra poche settimane, fra pochi mesi morirò!”

Morirà 20 mesi dopo.

“Uno stupido male ai reni avvelena giorno per giorno il mio sangue. E non vi sono mezzi per arrestare questa opera di distruzione. Ma sono sereno e attendo ciò che mi aspetta”.

Nonostante questa triste consapevolezza continua a lavorare, a scrivere, quasi sino alla fine, che sopraggiunge – dopo una estenuante interminabile agonia – il 28 dicembre 1951 a soli 36 anni, quando lo “stupido male” ha il sopravvento sul suo forte cuore.

Fra le tante testimonianze di cordoglio, giunte a suo tempo alla famiglia, citiamo per tutte quella di Corrado Alvaro che il 3 gennaio 1952, scriveva da Roma: ” … i rapporti che ebbi con Vincenzo Spinoso, m’hanno lasciato il ricordo di un’anima gentile e di un cuore profondo. Così lo rimpiango”.

 

BIBLIOGRAFICA

 

PREMI E S E G N A L A Z I O N I

1° premio ex «!quo, nel concorso per una novella, indetto dalla ” Settembrata Cala­brese 1945″ con “SANTA NUNZIATA”.

1° premio nel concorso “Nella Lo Presti” indetto dall’Istituto Calabria nel 1946 con la novella “MAMME”.

3° premio nel concorso per una poesia dialettale, indetto dalla “Settembrata Cala­brese 1945” con “U CUMPARATU”.

Menzione onorevole alle novelle ” ZI ROSA ” e “CUGINAZZI” nel concorso per una novella indetto dalla “Settembrata Calabrese 1945”.

Segnalazione e premio della Rivista “Selezione medica” del 26-10-1950 per un giudizio su “l’EUTANASIA”.

 

PUBBLICAZIONI ED ATTIVITA GIORNALISTICA

– MUZZUNI – versi dialettali – Tipi Zappone, Palmi – maggio 1944.

– OFFERTA – versi sciolti – Tipi Zappone, Palmi – ottobre 1944.

SARMENTI – versi sciolti – Tipi Zappone, Palmi – aprile 1945.

– FIDES – versi sciolti – Tipi Zappone, Palmi – luglio 1945.

– FRATELLI – novella pubblicata su “Tempo” di Reggio Calabria il 1o-12-1944.

– PANE E VINO – novella pubblicata su ” Tempo ” di Reggio Cal. il 17-12-1944.

– VAMPE – novella pubblicata su ” Tempo ” di Reggio Calabria il 19-12-1944.

– FIORI ROSSI – novella pubblicata su ” Piccolissimo ” di Reggio Cal. il 7-9-1948.1948.- LA LAUREA – novella pubblicata su “Voce di Calabria” di Reggio C. il 12-2-1950.

 

– FONDATORE E DIRETTORE DI “SFALASSÀ” – quindicinale di vita paesana.

 

– COLLABORATORE DEI SEGUENTI GIORNALI E RIVISTE:

IL TEMPO – quotidiano di Roma

IL CORRIERE DI CALABRIA – quotidiano di Reggio Calabria

TEMPO – quotidiano di Reggio Calabria

LA VOCE DI CALABRIA – quotidiano di Reggio Calabria.

PICCOLISSIMO – mensile letterario di Reggio Calabria.

L’AZIONE POPOLARE – settimanale di Reggio Calabria.

IL CALABRESE – mensile letterario di Castrovillari.

 

–       POESIE E POETI DIALETTALI CALABRESI –

–        conferenza dell’Unione Culturale Bagnarese.

 

O P E R E  I N E D I T E

 

(Oltre le opere qui appresso elencare, fa parte della produzione letteraria di Vincenzo Spinoso. una raccolta innumerevole di pensieri, definizioni, massime, ricordi, battute sparse su mille e mille pezzetti di carta che potrebbero costituire un ricco ed interessante Zibaldone. Inoltre copiosa e stilisticamente pregevole è la raccolta epi­stolare del giovane poeta e, infine, veramente imponente è la mole del materiale letterario impostato e rimasto incompiuto).

 

– vernacolo

– ‘mpernu novu – versi dialettali

– Cos’ i casa – raccolta di poesie dialettali

– L’amici mei – versi dialettali

– Lu me paisi – versi dialettali

– Caravilla – versi dialettali.

– Vita pe’ vita – versi dialettali

– L’undi da testa – commedia dialettale in 1 atto e 2 tempi.

 

– in prosa

 

Carmela Zivillica – romanzo

Santa Nunziata – novella

Mamme – novella

Teste sbagliate – novella

Zì Rosa – novella

Cuginazzi – novella

La Bella – novella

La favola – novella

Spighe mature – novella

Innesto – novella

Comari – novella

Cianco, lo scemo – novella

Comare Mela – novella

La grazia di San Giovannino– novella

Scandali campagnoli – novella

Pane asciutto – novella

Sagra d’antico – novella

La risata – novella

La malasorte – novella-

Guerre paesane – novella

– Il ciarlatano – novella

– La stazione – novella

– L’eroe della montagna – novella

– Voci umane (L’uomo suo) – novella

– Le reti – novella

– Un fiore sull’acqua – novella

– Icaro – novella

– Il bimbo – novella

– La “sua” felicità – novella

– Incontri – novella

– I figli dell’Aspromonte – novella

– Il folletto buono – leggenda per ragazzi

– L’ottava nota – romanzo (incompleto)

– Diario – romanzo (incompleto)

– Chicchi – raccolta di novelle

– Schegge – raccolta di letture

– Figure umane – raccolta di ricordi

 

 

in versi:

 

– Il dolore si sciupa – raccolta di poesie

– Frate Francesco (oasi) – raccolta di poesie francescane

 

 

Teatro:

 

– Mamme – radiodramma in un atto

– All’ombra dei Barabba – radiodramma in un atto

– Pane scusso – Commedia in un atto

– Gli eredi – commedia in un atto

– Crocicchio – commedia in tre atti

– “Maria!” – bozzetto drammatico.

 

 

Post Author: Gianni Saffioti