Sarino Papalia nato a Bagnara nel 1897 morto a Roma nel 1958

Sarino Papalia

 Bagnara 1897 – Roma 1958

Bagnara mostrava segni di ripresa dopo la turbolenta fase risorgimentale che aveva precipitato la Cittadina in continuative fasi di vendette e controvendette fra patrioti borbonici e insorgenti filo-savojardi favorevoli alla distruzione del Regno Meridionale e al suo incameramento del costituito Regno d’Italia.

Più che per l’intervento riformatore del nuovo Regio Governo Italiano, l’opera di risollevamento sociale ed economico della Cittadina, fu merito di una Classe Dirigente di consolidato livello culturale, aperta alle innovazioni che si mostravano in Europa e scrupolosa e attenta nella gestione delle risorse naturali disponibili, fra le quali l’attività boschiva e quella contadina primeggiavano in Calabria.

Il contadino rasolaro di Bagnara, ereditava esperienze secolari e le applicava con successo nelle colture a terrazzo, meraviglia assoluta di Bagnara, in tutte le modalità: potatura, innesto, irrigazione (questa gestita in modo sapiente e unico), manutenzione delle massicciate, impianto e gestione dei supporti (pali e paloni, canalelle e scolatoi). Non vi era in Calabria un contadino formato in modo così completo e dotato di un’efficienza altrettanto straordinaria.

L’isolamento che ancora caratterizzava la Calabria di fine Ottocento, non era un problema per Bagnara, e non lo era da tempo immemorabile. Le crociere della Marineria Bagnarota, al pari di quelle della Marina Tropeana e Scillese, erano ancora attive lungo le rotte con Marsiglia, Genova, Barcellona, Palermo e la costa settentrionale africana, passando per Malta. Giungevano così a Bagnara notizie, pubblicazioni, resoconti e manufatti da tutta Europa, alimentando la già notevole formazione culturale alla quale partecipavano non solo elementi della Classe Dirigente e della Elite sociale della Cittadina, ma anche elementi delle Maestranze, delle Arti e dei Mestieri e alcuni di questi elementi, svilupparono un gusto per l’arte elevatissimo, cito a solo titolo di esempio, Peppino Melluso, il pittore autodidatta vissuto a Bagnara fino a tutti gli anni Sessanta del Settecento e quindi trasferitosi a Napoli ove poi morì ancora giovane nel 1783, quando la positività delle sue opere, lo stava facendo conoscere e apprezzare. Fu autore di un bellissimo dipinto della Madonna della Lettera, Madre veneratissima dai Palmesi di ieri e oggi, e di uno su San Rocco ad Acquaro, Cittadina che celebra ogni anno una fra le più belle e religiose commemorazioni di questo Santo, tanto amato in Calabria.

Altro esempio di ampia erudizione furono Basilio Messina e Rosario Savoja, entrambi vittime della violenza della guerra civile nel 1799 e infine Sarino Melluso, pittore illustre a Napoli e Roma e quindi a Palermo, ove restò ospite dal 1806 al 1821 nella Corte del Marchese Breseach. Non vi è più traccia di un suo Autoritratto, conservato per lungo tempo presso i suoi eredi, oltre a una pregevole opera su San Paolo, uno sulla Madonna delle Grazie, un dipinto su San Vincenzo Ferreri e un Santa Lucia, tenuti nella vecchia Matrice e quest’ultimo restaurato da Don Gaetano Parisio. Numerosi dipinti si trovano in Palermo fra case Patrizie e Chiese.

Durante  i suoi studi in Accademia a Roma, Sarino Papalia si appassionò per la Pittura del Seicento e del Settecento, soprattutto il Parmigianino, Antonio Fontanesi e quindi l’acquafortista Stefano Della Bella e l’incisore Marcantonio Raimondi, e sarà quella dell’incisione, la grande passione della sua vita.

Prima e dopo la sua partecipazione alla catalogazione artistica dei reperti estratti dai cantieri per la costruzione di via dell’Impero, Sarino Papalia partecipò alla XX e XXI Biennale Internazionale di Venezia (1936 e 1938) e a numerose esposizioni fra Milano, Napoli e Firenze.

Nel 1937 a Parigi, fu fra gli artisti italiani invitati a esporre nella Mostra degli Incisori Italiani organizzata dal Ministero della Cultura Popolare.

Sull’onda del consenso che il pubblico riservò alle sue opere, Papalia trascorse anni di forte impegno artistico e man mano che avanzava con l’età, la sua produzione si andava sempre più caratterizzando nella rappresentazione di paesaggi agrari e assolate campagne, immortalate nella grande calma estiva pomeridiana, presente soprattutto nella Bassa Calabria.

Sarino Papalia artista di fama internazionale, mai cessò di sentire vibrare l’anima del suo paese natìo dentro di sé e appena poteva, tornava a Bagnara per riaprire la sua bella casetta sulla via Marina, angolo con via Roma, trascorrendo ore e ore sul magnifico terrazzo affacciato sullo Stretto.

Il Dottor Antonino Arena cita più volte nelle sue opere, quei meriggi passati in compagnia dell’amico fraterno a divagare sulle bellezze della natura, la gioia della vita e la pace che un Paesino tranquillo, pulito, ordinato e operoso, riusciva a trasmettere a quelle anime profondamente religiose.

Conservo fra i miei appunti, qualche testimonianza colorita sull’amicizia profonda che legava il Dottor Antonino Arena a Sarino Papalia e Francesco Cilea, quest’ultimo affermatissimo nel mondo dell’Opera Lirica ma anch’egli legato alla Patria sua, Palmi,  e agli amici di sempre.

I tre si ritrovavano frequentemente a Bagnara nella bella casa che il Dottor Arena abitava in via Pietrasliscia.

La gente che passava sotto casa Arena, sapeva della presenza degli illustri Maestri perché i tre discutevano a voce alta, praticamente quasi gridando, essendo tutti loro dotati di un udito ormai molto tenue.

Papalia ritrasse di Bagnara uno scorcio paradisiaco, oggi purtroppo andato perduto per l’ignoranza e l’incuria degli uomini.

Era stata costruita sul limitare di Piazza del Mercato (Piazza Denaro) una bellissima abitazione che la Famiglia Morello volle dotare di decorazioni di grande levatura. Molte sale conservano ancora eccezionali soffitti affrescati e si è salvato il cortiletto interno, con una bella balconata e un portale in ferro battuto. Ma ciò che rendeva unica quell’abitazione, erano i mosaici che ornavano le facciate. Si tratta di tessere finemente lavorate che ripropongono a mosaico, i motivi agresti dell’Art Nouveau in voga nell’Europa di fine Secolo XIX. I motivi si sviluppano su tre schemi. Il primo caratterizza le fiancate basse dell’edificio in una serie di “fascette” con motivi floreali e animali simbolici; il secondo attraverso una serie di “rombi” che circondano la Torretta dell’edificio e, sopra il portone d’ingresso, uno straordinario “stemma” floreale di grande valore artistico.

Ma quello che rendeva eccezionale l’insieme di casa Morello, era la grande fascia a mosaico che circondava il sottotetto della Torretta.

Durante le giornate primaverili, il secondo sole, quello del pomeriggio, colpiva direttamente i mosaici della Torretta che guardavano verso il mare ed essi s’illuminavano con un effetto spettacolare. Al mattino invece, erano le fascette basse a risplendere al sole nascente.

Oggi le fascette sono scalfite, addirittura eliminate per fare posto a rattoppi in cemento delle vecchie persiane, cadenti in altre parti. Il grande mosaico, di qualità eccezionale, che guardava splendente il mare, è stato oscurato da un orribile muro continuativo, necessario per costruire una palestra. Un’opera eseguita senza ritegno, senza neanche valutare l’impatto artistico, e del resto l’intero, bellissimo edificio è obsoleto, trascurato, lurido.

Ancora una volta, Bagnara “non sa”, non è preparata a tutelate i propri tesori artistici perché non li conosce e quand’anche li conoscesse, nulla farebbe per proteggerli.

Sarino Papalia era innamorato di quello scorcio di Bagnara, che accomunava alla panoramica del Ponte di Caravilla (anch’esso oramai oscurato dalle case), la Torre di Capo Rocchi e le palme altissime del comprensorio artistico-storico-archeologico (anch’esso in parte distrutto dal cemento ignorante e ingordo) di Capo Marturano.

Incise della Torretta Morello una lastra dalla quale uscì una stampa che dava di Bagnara una visione di raffinato gusto ambientale, con le casette ben ordinate a contorno, l’orologio della Sirena alle spalle e in mezzo, la Torretta con i suoi splendidi mosaici.

Ebbi la fortuna molti anni addietro, di vedere una riproduzione di questa stampa meravigliosa sfogliando un libro d’arte e purtroppo commisi due errori simultanei: non presi nota del volume e non feci copia fotostatica della stampa. Da qualche anno sto cercando questo reperto un po’ ovunque, e non riesco a rintracciarlo, con mio sommo rammarico.

L’amore per la sua Patria, Sarino lo manifestò a lungo, partecipando alle prime quattro Biennali d’Arte Calabrese e alle due Mostre dell’Arte Meridionale di Napoli.

Proprio all’apice della notorietà internazionale ma anche del suo impegno partecipativo nelle iniziative artistiche che interessavano il Mezzogiorno, Sarino Papalia, a 61 anni, si spegneva nella sua casa romana, lasciando l’ambiente artistico nazionale e internazionale, gli amici e gli intellettuali della sua patria, in un profondo rimpianto.

Le opere di Sarino Papalia sono adesso esposte a Roma al Gabinetto Nazionale delle Stampe, alla Galleria d’Arte Moderna, al Museo Romano e all’Accademia di San Luca.

Altre opere si trovano nei Musei Caracas, Lima, Quito, Portorico, Guatemala, alla Galleria d’Arte Moderna di Boston e nelle migliori collezioni private del mondo.

Post Author: Gianni Saffioti