Via SS. Pietro e Paolo come la ricordo, negli anni 60. Di Angelo Falvetti

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VIA SS. PIETRO E PAOLO

Come la ricordo, negli anni 60

  Angelo Falvetti

 

 Ho abitato in via S.S. Pietro e Paolo per circa 12 anni.

Il lato nord, che era il lato dove abitavo io a partire dalla via Marina cominciava con una palazzina di quattro famiglie; la famiglia Coletta del mio amico e compagno di scuola, Melino Coletta fratello di Gianni, Enzo, Mimmo e Maria, sotto di lui una famiglia di anziani con un figlio ancora in casa. Famosa era la frase che ci raccontava Melino ” Peppa, tu dissi, tu dici e tu vaiu dicendu, se na finisci, lassu a iju e pigghiu a tia,e paghi chisti e lautri cosi. Chisti e li consequenzi.” Ad angolo strada di fronte a Coletta abitava la madre vedova, del Professore Cristina,sotto lo stesso prof con la moglie. Il Professore Cristina era anche un bravissimo pittore e quando lasciava le finestre aperte passavo delle mezzore ad ammirare i suoi quadri. Ce n’era uno in particolare che ritraeva il viso di un vecchio che era un capolavoro.

Poi veniva una palazzina del il signor Versace che lavorava in comune, sopra di lui il fratello medico, Carmelino Versace. Di fronte al medico, la signora Frosina, vedova, padrona della casa dove abitavo io, usciva raramente e faceva la spesa calando un paniere dalla finestra.¬† Il momento della spesa era una bella scenetta, la signora calava il paniere e la Rampina che aveva il negozio sotto, di generi alimentari le metteva le primizie che le arrivavano, la signora tirava su, controllava il conto, spuntava qualche piccolo sconto ( aieri a ricotta, custava cincu liri menu), ributtava gi√Ļ il paniere con i soldi in contanti. A Rampina prendeva gli spiccioli e dava l’eventuale resto, il paniere poi spariva per ricomparire l’indomani mattina per il pane appena sfornato e gli altri arrivi. Di fronte a queste due palazzine c’era la scuola elementare e una bella strada larga, che arrivava fino al Corso Vittorio Emanuele ed era delimitata da questo dal chiosco del mio amico Saffioti Salvatore.

Il mio amico a quei tempi suonava nella stagione estiva nella famosa banda di Acquaviva Delle Fonti, suonava il piccolo mi bemolle ed il clarino e faceva anche il solista. Ha insegnato musica alle medie ed era sposato con una signora di cognome Dominici ed era padre di due bambini Lillina e Giovanni. Io ero un cliente assiduo e compravo i giornaletti Blek, Capitan Mik, l’intrepido e il monello e dai tredici anni in su assiduo lettore del Corriere dello Sport. Nei momenti di poca affluenza parlavamo del pi√Ļ e del meno e devo dire che era un vero amico cercava sempre di darmi dei buoni consigli. Pi√Ļ volte quando doveva correre alla stazione a prendere i giornali e la moglie non riusciva a dargli il cambio, perch√® impegnata con i figli piccoli, ero io che lo sostituivo. Dal retro del chiosco e fino alla fine del marciapiede larghissimo della scuola si estendeva il nostro campo di calcio di interminabili partite. Giocavo al pallone con Melino ed Enzo Coletta, con Franco ed Emilio Fedele, Peppe Gioffr√®, Ciccio Demaio, Reale Andrea, Parisi Nuccio, Lillo Pellegrino, Vizzari Vincenzo, Gino Polimeni, i fratelli Melino e Matteo Ruggiero, Tripodi Carmelo (Melu u buffatu) Panuccio Francesco, Amorino Salvatore, Peppino¬† Dominici, Meluzzo Dominici, Pino Baril√† (u Baresi), Turi Fondacaro, Sarino Velardo e poi man mano che crescevano con Pasqualino Gioffr√® ,Rocco Vizzari, Vittorio Velardo, Antonio Baril√†¬† i figli del Professore Golotta, Mimmo Ruggiero, Pasqualino Morabito, Salvatore Tripodi e Rocco Tripodi. I ragazzi non mancavano mai, il pallone neppure, e appena eravamo almeno sei, si cominciava a giocare magari si cominciava al mattino e alternandoci mano a mano che arrivavano altri ragazzi, si finiva la sera. Diverse volte il professore Cristina e la signora Frosina si arrabbiavano perch√® eravamo troppo rumorosi e arrivavano le guardie municipali e qualche rarissima volta, Nicolino la guardia municipale riusciva a sequestrare il pallone. Di questi ragazzi alcuni sono diventati giocatori della Bagnarese: Carmelo Tripodi, Peppe Gioffr√®, Vittorio Velardo e Rocco Tripodi. Passando il corso la via SS. Pietro e Paolo continuava con la sartoria del signor Francesco (Cicciu) Versace, che lavorava col fratello e altri garzoni. Era genero della Rampina e aveva tre figli maschi uno si chiamava Mimmo e gli altri Giampiero e Sas√†. Poi abitavamo quattro famiglie in quattro appartamenti di propriet√† della signora Frosina, che era anche proprietaria dei locali della sartoria. Nei quattro appartamenti sotto abitavamo noi, sopra prima abitava la famiglia Pirrotta, padre, madre¬† Rocco e Enzo , rispettivamente terzino e mediano della Bagnarese e due sorelle, al loro trasferimento venne ad abitare mio compare Gregorio Baril√†, con la moglie Angelina e i figli Pino Baril√† (mio compagno di scuola della terza media), Tonio e Carmela, di fronte¬† la famiglia del signor Antonio Morabito (cumpari Ntoni) con la moglie e i figli¬† Caterina ,Concetta, Pasqualino e Michelino, sopra di loro¬† una famiglia originaria del rione Porelli padre madre e quattro figlie e un maschio dei quali al momento mi sfugge il nome. Poi di seguito Mela a Vanneia, col marito Melo e il figlio Melo e una sarta¬† Rosa con suo fratello Vincenzo e la madre che avevano i capelli rossi. Ancora mia cugina Calabr√≤ e sorella e nel suo appartamento di sopra in affitto, la famiglia Reale del mio carissimo amico e compagno di scuola Andrea Reale, che aveva due sorelle. Il padre di Andrea aveva una cartiera alle pendici del monte Cucuzzo dove lavorava mio zio Carmelo, Lopresto e dove andavamo a vendere¬† i giornaletti vecchi per comprare i biglietti per il Cinema del signor Caratozzolo. Spesso andavo a giocare a carte in casa del mio compagna Reale, insieme a Paolo Capoferro¬† e saltuariamente con Nuccio Parisio e Pellegrino Salvatore, giocavano a sette e mezzo, a mazzetto e da pi√Ļ grandi a ramino e scala quaranta. La casa di Reale dava in una vineia che era collegata con via Adelaide e con via S.S. Pietro e Paolo ed era molto scura, io avevo una paura matta e la percorrevo di corsa, perch√®, nella costruzione di quella casa, a causa del crollo di un muro era morta soffocata sotto i detriti mia nonna Calabr√≤ Domenica, che era moglie¬† di Lopresto Antonino, mio nonno. Egli si spos√≤ poi¬† con nonna Carmela e da lei ebbe i figli Carmelo ,Vincenzo, Domenico, Maria Jos√® e Antonina , oltre a mia madre Francesca figlia della prima moglie. All’angolo con via Garibaldi abitava il barbiere che aveva due figli maschi miei amici Pino e Paolino, la moglie e una figlia, di fronte¬† il maestro Dato con la moglie greca e i figli miei amici Mimmo e Fulvio e la sorella Rosvita. Poi c’era la chiesa S.S. Pietro e Paolo della quale era molto¬† bella la festa¬† del 29 giugno, mi ricordo che una volta per i dissidi tra preti e priore, non avendo nessuno, hanno fatto vestire me e quattro miei amici da fratelli e cos√¨ abbiamo contribuito a far fare la festa, io ero il pi√Ļ alto ed ero il priore. Tutto and√≤ per il meglio tranne che a Porelli, dove stanchi io e i miei amici ci sedemmo sui gradini della chiesa. Venne un omone e ci disse che non si agiva cos√¨, che facevamo un’offesa alla comunit√† di Porelli se non entravamo in chiesa.¬† Chiarito l’equivoco e spiegato che noi eravamo all’oscuro delle regole essendo l√¨ solo per caso, a causa del predetto litigio, si calm√≤ e ci port√≤ anche da bere una gassosa a testa. Scendendo la strada dall’altro lato abitava una maestra e nello stesso palazzo una famiglia benestante che venivano da Roma in estate per le ferie. Poi¬† la casa del signor Gioffr√® Napoli, originario di S. Eufemia d’Aspromonte (come mio padre) con la moglie e la figlia Margherita. Di seguito c’era il forno da “Porcareia” che era la nonna del mio compagno di scuola Vincenzo Vizzari e del “Piccolo”. Mi ricordo che alle volte in estate, quando sfornavano il pane andavo con una salvietta e mi facevo dare un filone di pane (mezzo chilo), lo avvolgevo nella salvietta e correvo a casa senza pagare, pagavo dopo. Tagliavo il filone di pane in due, ci mettevo l’origano e il pesce all’olio (i mutili) e accompagnavo con un pugno di olive nere e qualche bicchiere di malvasia. Il pane scottava e aveva un sapore e un odore cos√¨ meraviglioso che mentre scrivo mi viene l’acquolina in bocca . Poi finivo con dei fichi¬† mulingiana¬† o con un bel grappolo di zibibbo che compravamo da mio compare Baril√† che aveva la vigna. Infine c’era l’asilo e la scuola elementare di cui racconteremo in seguito qualche simpatico aneddoto. Un’ultima cosa mi ricordo che un giorno era di mattina, ero affacciato alla finestra e il mare era in burrasca e ho visto un’ondata anomala che oltrepassata la scuola elementare in altezza si √® riversata sul corso ed √® arrivata con la schiuma fino alla chiesa di SS. Pietro e Paolo. Meno male che le altre onde sono via via divenute sempre pi√Ļ piccole e non c’√® stata la tragedia. Gli alunni della scuola sono stati fatti sgomberare dalle finestre, perch√® il portone si era gonfiato con l’acqua di mare e tutto √® finito con una grande paura.

Il chiosco era il nostro punto d’incontro e testimone di interminabili discussioni tra i vari sostenitori delle squadre pi√Ļ famose, Milan (io e Pellegrino Salvatore), Inter (Nuccio Parisio e Melu¬† u buffatu) e Juventus (Gioffr√® Giuseppe, Ciccio Demaio e tutti gli altri compagni). Rivera, Altafini, Rocco, Helenio¬† Herrera, Corso, Suarez, Sivori, Charles, Boniperti erano al centro di dispute che alle volte ci facevano prendere dei rimproveri dei residenti della zona.¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†

 

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Post Author: Gianni Saffioti