Il terremoto del 5 febbraio 1783

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Tra gli innumerevoli sismi che hanno sconvolto la zona dello stretto di Messina, quello del 1783 viene ricordato come il terremoto delle due Calabrie. Ebbe come epicentro Oppido Mamertina ma le conseguenze più gravi le riportò il nostro paese.

     L’attuale conformazione topografica di Bagnara è tale grazie alle trasformazioni verificatesi dopo questo sisma. Data la sua potenza, tutte le colline  circostanti ebbero sostanziali mutamenti. Tutte, a secondo della loro struttura, con maggiore o minore vigoria si accidentarono verso il basso. Dalla Costiera sino alle contrade Canale e Fiumara ed anche dopo lo Sfalassà, le frane seppellirono uomini, case, depositi, vigne e giardini. I distaccamenti più consistenti che tutt’oggi si notano per la loro strana ed innaturale posizione geografica, sono quelli della vallata dello Sfalassà. Questo luogo è stato quasi interamente occupato da una costola del monte Cucuzzo.    L’antico greto del fiume fu quasi totalmente coperto. Le stesse cause portarono alla sparizione di una via di comunicazione parallela al fiume stesso, che attraversando l’intera vallata collegava il paese alla strada di comunicazione principale e con gli altri centri importanti della zona

     Da tenere presente che oltre al monte Cucuzzo crollarono anche gli altri monti lungo la vallata, rimpicciolendo la gola del fiume stesso. Il discorso vale anche per le zone di Acquarangi, Melarosa, Rustico, Sciltari, Arìa.

     Una delle zone più sconvolte fu la costiera che da Bagnara porta a Palmi. Al centro di essa, molto tempo prima dell’arrivo dei normanni, vi era stato costruito il monastero di S. Elia del quale non è rimasta la più piccola traccia. In questa zona il sisma inghiottì innumerevoli testimonianze di civiltà antiche.

     Altre due frane si verificarono sulle due rupi cittadine. La più vistosa in quella della Sirena, che cadendo rovinò per decine di metri verso la costa occupando del terreno che prima era pianeggiante, abbassandosi vistosamente. La frana su Marturano causò danni incalcolabili dal punto di vista storico culturale. Crollarono, oltre all’abazia, parte del castello, parte delle carceri e molte abitazioni. Molto danneggiati furono i bastioni a difesa degli assalti dal mare costruiti nel XVI secolo.

Descrizione degli avvenimenti

     Il mattino del 5 febbraio del 1783 si presentò sotto le sembianze di una bellissima giornata, poche nuvole contrastavano l’azzurro del cielo mentre lo Stromboli si vedeva chiaro e fumante come di consueto in quel tempo nelle belle giornate.

     L’unica cosa che lasciava presagire la grave sciagura era la frenesia inconsueta degli animali.

     La mattinata trascorse tranquilla fino alle ore tredici e quindici circa, quando, dopo un grande lampo seguito da un potentissimo tuono, le prime e violente scosse fecero sussultare la terra provocando morte e distruzione.

     E’ molto importante conoscere l’ora esatta delle prime scosse, perché gli storici locali hanno sempre sostenuto che le stesse cominciarono verso le diciannove e quindici. L’errore è dovuto al fatto che alla fine del settecento, nel regno di Napoli l’ora era data dall’antico computo napoletano per il quale le diciannove e quindici corrispondono alle tredici e quindici dell’orario moderno.

     Le scosse si susseguirono durante tutta la giornata ed anche la notte. Il mattino seguente un maremoto ingoiò le imbarcazioni che si trovavano sulla spiaggia. I danni furono incalcolabili anche perché quasi tutte le abitazioni si incendiarono a causa dei fuochi accesi. La popolazione fu decimata.

     Se ci affidiamo ai dati forniti dal Placanica tratti dal suo libro L’Iliade funesta che a sua volta riporta quelli che il Sarconi su incarico del re Ferdinando IV raccolse per verificare la gravità del disastro; si capisce che Bagnara perde tre abitanti su cinque e da 5658 passa a 2300 persone circa.

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Come si può notare nei due specchietti riassuntivi, l’alta densità di morti si ha nelle due zone collocate geograficamente su territori a rischio. Seminara, sita su una collinetta che franò quasi totalmente e Bagnara stretta fra le sue colline.

     Dai dati a nostra disposizione, quello che più risalta è l’enorme divario di mortalità fra uomini e donne del nostro paese. Se i dati del Sarconi sono esatti, l’unica ipotesi  che si può azzardare e che non ritengo lontana dalla realtà, è che le donne siano scampate alla morte perché si trovavano nei paesi vicini a vendere i prodotti locali come da loro costume  e quindi si trovavano lontane dalle zone più accidentate.

     La fortuna delle bagnarote, mogli di pescatori, contadini ed artigiani è stata quella di essere dedite al commercio e di viaggiare per i paesi della provincia vendendo i prodotti locali spesso aiutate dai loro figli.

     All’alba partivano con i loro carichi per raggiungere, dopo ore di cammino, i paesi vicini. Tornavano in paese prima del tramonto, ecco perché le prime scosse, quelle mortali, non furono alle diciannove e quindici. A quell’ora, le donne insieme ai loro figli, già rincasati, avrebbero subito la stessa sorte degli uomini.

     Per evitare l’espandersi di epidemie, i cadaveri furono cosparsi di pece greca ed adagiati in fossa comune nel luogo in cui oggi è posta piazza Morello Qui furono bruciati e sepolti.

     A ricordo di ciò venne edificata la cappella delle Anime al purgatorio e nella stessa piazza da quell’anno si celebra la festa della resurrezione del Cristo che prima si svolgeva in altro luogo.

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Post Author: Gianni Saffioti