Schiavi calabresi (estratto di quelli bagnaresi) in Tunisia barbaresca a cura di Achille Riggio

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Schiavi calabresi in Tunisia barbaresca è uno studio a cura di Achille Riggio che ricerca sui documenti inediti che Pierre   Grandchamp,   (1583-1701)  insigne paleografo-archivista,  per  un lungo  periodo,  che  va  dal  1920  al  1933,  ha  potuto  riordinare   e   analizzare del   vecchio   Consolato   di   Francia   in   Tunisia   (1582-1705),    contribuendo,    così,   non   solo   alla  storia  della  Reggenza,  ma,   specialmente,  a  quella   che  concerne  le  relazioni  politiche,   economiche,  religiose,  fra   le   nazioni   rivierasche  del  Mediterraneo.

ACHILLE   RIGGIO (Cosenza, 10 marzo 1891 – Reggio Calabria, 9 settembre 1951)

Alcune sue opere

Nel paese di Skanderbeg: 9 dicembre 1915-24 aprile 1917, V. Giannotta, Catania 1918;

Ferrovieri calabresi: ricerche e considerazioni sintetiche sulla massa pre-rivoluzionaria, Tip. La Perseveranza, Potenza 1922;

Bibliografia sommaria dell’Oriente e dell’Africa, Il Ghibli, Tunisi 1933;

Note per un contributo alla storia degli Italiani in Tunisia, Bascone e Muscat, Tunisi 1936;

Schiavi genovesi nell’archivio consolare veneto di Tunisi 1779-1784, Stab. Tip. L. Cappelli, Rocca S. Casciano 1939.

La foto di Achille Riggio in copertina e altre notizie sono tratte dal sito dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea

“In realtà”, scrive Achille Reggio:

“l’opera del Grandchamp è una vera scoperta, dovuta alle sue doti di studioso appassionato, perchè gli Atti   della   Cancelleria   francese   —   che giacevano   ammonticchiati   in   comuni   casse   d’imballaggio, o sparsi   qua   e   là   in polverosi armadi —, non erano stati neppure sospettati   dagli   storici del passato.  Si  pensava  che  all’epoca  della  guerra   algero-tunisina  del  1756,  gli  archivi  del  Consolato  fossero  stati   distrutti   o   perduti   nel   saccheggio   della   capitale  husseinita  K  II   merito   particolare  di   rintracciarli,   e  di  porli  in  luce,  doveva  spettare  al Granchamp,   che    alla    sua    specifica    competenza     paleografica,     accoppia   una   conoscenza   perfetta   di  varie   lingue,  non    esclusa    l’italiana,   di  cui  possiede  le  più  segrete  bellezze 2.   Le carte ingiallite e tarlate da innumeri insetti, riunite in bell’ordine con pazienza   monastica, oggi si possono   ammirare   e consultare da chiunque si dedichi allo studio delle vicende   nord-africane.  Ma è necessaria la presenza del mago che le ha fatto rivivere perchè la lettura dei documenti non è facile.  Confesso che non ne concepivo le difficoltà   quando, per squisita cortesia del Grandchamp, ebbi l’occasione di visitare l’Archivio   della Residenza   Generale, presso il quale sono custoditi i preziosi manoscritti.  Avrei voluto la copia in estenso di tutta la collezione degli Atti inerenti al riscatto   degli schiavi calabresi, ma fui costretto, con rammarico, a rinunziarvi.  E di questo rammarico se ne avvide la mia illustre   guida.   E   volle   concorrere, da generoso Maestro, alle mie modeste   fatiche. Così potei servirmi   delle sue analisi   trascritte in   francese.”

I testi integrali sono disponibili nelle librerie specializzate e si trovano anche sul web.

Ed ecco gli atti che interessano da vicino la nostra cittadina

ATTI

La terza parte contiene la parte più′ ricca ed essenziale degli Atti stessi, disposti    per ordine   cronologico, e per ogni paese delle tre provincie dell’odierna Calabria. ( al tempo le province erano tre).

PARTE   TERZA

PROVINCIA   DI   REGGIO

BAGNARA

  1. — Ragieppo…. Genovese, rinnegato della    signora    Semina, figlia   del   fu   Ossain   Bascia,    vende   a   G.  J. Campagna , per  conto di costei, uno   schiavo  nominato  Bernardo  Rogiero,  della Bagnara ,   reame   di   Napoli.   Il   prezzo    convenuto   di   251   scudi d’oro di Spagna   è riconosciuto dal Rogiero   che   s’impegna   di restituirli a  G.  J.  Campagna, più 23 scudi   dovuti alla   Porta.   {Reg.  VP   —   Atto   del 28 marzo   1616.   Francois    Icard, cane).
  1. — Diego Sedichevo (Siliceo), napoletano, ha ricevuto   da   Jasinte  Pollio,  della Bagnara,  120  pezze  da  8  reali   (cambio  20%),  pagate    per    il   suo    riscatto.    (Reg.  XIV° —   Atto del 12 aprile   1647.  Jean    Ambrozin,      cane).
  1. —  Mercurio   Espaignolo,   della  Bagnara (Reame   di   Na-poli),   già   schiavo   di   Assen,   « khasnadar   »  di   Romadan    pascià,    in   Tunisi,   deve   a   Ventura   Marucci,   già   schiaava    del   predetto   pascià,  40  piastre  ricevute in  prestito  per  le  spese  del  suo  riscatto.  Detta  somma  sarà  rimborsata  un  mese  dopo  l’arrivo    in  Malta    2.  (Reg.  XXIP   —   Atto   del  22  gennaio   1695.   Augustin  Chaulan,   cane).  Gio   Giacomo   figura   in  molti   documenti.   E’     qualificato   « na-poletano  »,   e   si   occupava   anche   di   commercio   con   europei,    ebrei    tunisini,  ecc.  Per  la  prima   volta   —   29  gennaio   1616  —   nei  suoi  ri-scatti   di   schiavi   calabresi   viene   percepita   una   tassa   per   la   Porta   (governo   locale).   Operava   anche  per   la   « Redenzione  ».   In   un   atto   del   14  aprile   1621  (Reg.  VII)  troviamo  che  «L’abate   Scania,   reden-tore   della   « Redenzione   dei   cattivi   del  reame   di   Napoli  »  esige   da   Gio   Giacomo,   napoletano,   la   messa    a   disposizione   della   sua   nave   sia  per   la   sua   liberazione   che  per   quella   dei  cristiani   « tagliati  »,   e   perchè  la  impegni   per   qualsiasi   debito   contratto   dallo   stesso   Campagna   in   qualità    di     fiduciario     della    « Redenzione  ».   Il    Campagna    offre  anche  la  sua  persona  ed  i  suoi  beni  presenti   e  futuri.  2  Da   notare   che   lo   stesso   giorno   la   Marucci,   con     Atto   regolare,  dava  in  prestito   10  pezze  da   8  reali  ad  un   certo   Bartholomeo.
  1. — Simone   Teodoro  di  Maio,   della   Bagnara   (Reame  di  Nepoli),   schiavo  di  Beiram   odobachi1,   turco,   è   riscattato   da   Abram  di  Benjamin   Franco,  mediante  280 pezze  e  4  aspre  (ri-scatto  220 pezze,  cambio  16%).  Tale  somma  è pagata  dai  gover-natori  del  « Monte  della  Misericordia  » di  Napoli,  con  intervento  di  mercanti  napoletani.  Il  prezzo  totale  del  riscatto,  324  pezze  e  45  aspre,  sarà  rimborsato  20  giorni  dopo  l’arrivo  in  Livorno.  (Come  testimone   figura  Fr.  Gioacchino  da    « Gassino   »,   cappuc-cino   e   missionario    apostolico  2. (Reg.  XXIIF  —  Atto  del 23  novembre  1696.  Augustin       Chau-lan,   cane).
  1. —  Santo   Cesario,   della   Bagnara,    schiavo   di   Maustafa   «Khodja»     del  palazzo   del  Pascià  di  Tunisi,   è   riscattato    dallo    stesso   Abram   di   Benjamin    Franco,  mediante  364  pezze   e  17  aspre.  Medesime   condizioni  di   rimborso  dell’Atto  precedente  e  medesimo  testimone  3. (Reg.   XXIII0  — Atto   del  23  gennaio  1696. Augustin      Chau-lan,  cane).
  1. — Antonio   Pisareila,   della   Bagnara,   schiavo   di   Assen,   « tordjman   »  del   Divano   turco,   è  riscattato   contro   238  pezze   e   16  aspre   dalla   stessa   persona   di   cui  sopra.   Prezzo   del    riscatto    180  pezze,  cambio   16%,   e  con  una   somma  totale   di   266   pezze   e    22    aspre.    (Reg.  XXIIP   —   Atto   del  23  novembre   1696.   Augustin       Chau-lan,   cane.)
  2. — Rozario Espagnolo,  della  Bagnara  (Reame  di  Napoli),  schiavo  di  Romadan  bey,  nel  bagno  di  Sana   Lucia,  è   riscattato   da   Abram   di  Benpmin   Pranco,   contro   373  pezze    e   19   aspre,   per   ordine   di   mercanti   napoletani,   delegati   dalle   Opere   pie   di   Napoli2.   Prezzo  del  riscatto  300  pezze,  cambio   16%.  Somma  totale,  433  pezze  e  5  aspre  da  rimborsare   20  giorni   dopo   l’arrivo   in   Livorno.   (Reg.   XXIIP   —   Atto    del   17   aprile    1698.    Augustin       Chau-lan,     cane).
  3. — Stephano    Milano,    livornese,     già    schiavo    di    Hally    Bey  di  Tripoli,  presentemente  in  questa  città,  che  agisce  per  conto  di  Simon  Barbaro,  napoletano,  oggi  schiavo  del  predetto  Dey  (sic)  di   Tripoli,  ha   ricevuto   da   Silvestro   Gramouille,   della   Bagnara   nel  Reame  di  Napoli,   già  schiavo  del  Dey  di  Tripoli,   presente,   e  con  l’intervento  dei RR  PP  dell’Ordine  della  Santissima-Trinità  Deschaux   e  Redenzione   dei   Cattivi,   giunti   da   poco   dall’Italia,   in   questa   medesima   città,   175  piastre   (350  piastre   di   Tripoli),   che  Silvestro   Gramouille  aveva   ricevuto   in  prestito,  pel  suo  ri-scatto,  dal  suindicato   Barbara.   (Con l’atto, un   certificato   vidimato   da   Delalande, console della « Nation francaise  »  in  Tripoli).  (Reg.   XXIV° —   Atto    del   9   giugno    1701.    Augustin       Chau-lan,   cane).

Da un altro studio di Riggio Achille sempre sull’argomento estraiamo questo breve periodo

che riguarda solamante la nostra cittadina

SCHIAVI   CALABRESI   NELL’OSPEDALE TRINITAKIO DI TUNISI

Si tratta   dell’ospedale   dei   Trinitari   spagnoli, fondato    nel    1720 da Padre Francisco   Ximenez  ,  che  proveniente   dalla   provincia  di  Castiglia,   e  passando   per  Algeri,   giunse   nella   capitale   della  Reggenza  il  28 maggio  dello  stesso  anno.

II decreto di fondazione fu emanato da Hussein ben Ali, capo stipite   della presente dinastia regnante in   Tunisia.  Può    interessare    ai cultori di storia barbaresca la conoscenza dei particolari privilegi concessi ai Trinitari.

3 ottobre   1789

Saverio Morelli, figlio di Carmine Morelli di Bagnara in  Calabria,  e  di  Anna  Ma.  Ornani (?) di Bonifazio in Corsica sua legg.  Consorte:  colpito  dal  vajolo  volò  alla gloria  in  età  d’anni  4,  ed  il  suo  corpo  fu  sepolto  nel  Cimitero  di  S.  Antonio Abate nel sepolcro de bambini      Io F. Clemente da’  Monzaboddo  Pref.  Cappno.

Post Author: Gianni Saffioti