Omaggio del prof. De Luca alla poesia di Spinoso e al modo di scrivere e leggere il dialetto.

Dal nuovo libro del prof. Michele De Luca ” Le Bagnarote” di prossima pubblicazione.

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L’IDENTITÀ RITROVATA

Bagnarotazza, fimmina ‘rresciuta, /

simenza d’a Calabria fort’e sana, /

ti sapi u mundu, beja, e ti saluta /

maistra di trovaggh’e bona gana.

Con questi versi il poeta VINCENZO SPINOSO dedica una sua celebre poesia alla bagnarota, in cui il termine bagnarotazza, non è affatto uno spregiativo, com’è comune nelle voci terminanti con la desinenza in -ázza, o -ázzu (puttanazza, cosazza, ricchjunazzu, cornutazzu, ecc.), ma un affettuoso e familiare accrescitivo di apprezzamento, usato talvolta nel parlare domestico. Si veda, ad esempio, la voce figghjolázzu, che le mamme pronunciano, con orgoglio, parlando dei loro giovani rampolli! E non può essere diversamente perché i versi che seguono la definiscono fímmina ‘rresciuta ‘donna riuscita’, ben fatta, completa sotto ogni punto di vista! Il proseguo del sonetto ne indica, poi, le virtù, ma ciò che più ci colpisce, in questa lirica, è la constatazione della difficoltà di definire, con poche parole, l’immagine di una donna d’altri tempi, che è stata nell’immaginario collettivo di viaggiatori, scrittori e giornalisti, ed anche delle persone comuni, una sorte di mito vivente. È sfuggita, tuttavia, ai più, l’indole di queste donne, un’adeguata collocazione sociale, l’importanza che ebbero nell’economia di Bagnara negli ultimi secoli. E non solo. Essa fu, come vedremo di seguito, sia pure inconsapevolmente, l’antesignana precorritrice di quelle istanze democratiche che, due secoli dopo, portarono, in Italia, alla formazione di una coscienza sociale, che si espresse nei movimenti di liberazione della donna e nella nascita, in sede istituzionale, di organizzazioni come il Dipartimento delle Pari opportunità! Per questo ci è sembrato opportuno dedicarle questo scritto!

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Post Author: Gianni Saffioti