1908 Il caso di Bagnara Calabra

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La valutazione dei danni al patrimonio architettonico nella provincia di Reggio Calabria.

Il caso di Bagnara Calabra.

Dott. Eleonora Uccellini

La valutazione dei danni al patrimonio architettonico nella provincia di Reggio Calabria. Il caso di Bagnara Calabra.

Dott. Eleonora Uccellini

Bagnara Calabra, completamente distrutta dal terremoto del 1783 e notevolmente danneggiata dagli altri eventi sismici che si susseguirono1 , all’epoca del terremoto del 1908 si mostrava coma una città nuova e in crescita. Dopo il terremoto settecentesco il governo borbonico pensò alla sua ricostruzione trasferendola in piano, sulla Marina, e dotandola di un moderno impianto urbano disegnato dall’architetto di corte Vincenzo Ferrarese2 . Anche se il disegno fu approvato dal Re Ferdinando in tempi brevissimi nel 1784, esso non ebbe la forza per regolare la formazione e la crescita della città futura. La popolazione si spostò in effetti presso il piano costiero compreso tra il torrente Sfalassà e il Capo Martorano, come indicato dal Ferrarese, ma continuò ad occupare anche parte del vecchio sito, alle spalle del castello dei Ruffo e lungo la strada Nazionale. La città ottocentesca era costituita da tre nuclei urbani ben definiti: la parte alta, detta anche Bagnara Superiore o Rione Porelli, dominata dal castello e attraversata dalla strada Nazionale; la zona della Marina, a sua volta distinta in una parte più centrale con la Chiesa Matrice e le piazze del Popolo e del Mercato e la zona di espansione più meridionale del Rione Valletta, ad ampie maglie quasi regolari. Il centro della città era caratterizzato da un impianto ordinato, anche se gli isolati non arrivavano ad avere una rigida regolarità geometrica, attraversato da due vie principali, quasi ortogonali: l’una, la Calata del Rosario, saliva alla chiesa omonima, l’altra, la Strada Aranciara, conduceva alla Chiesa Matrice. Più a nord, oltre lo scoglio di Martorano, si sviluppava il Rione Marinella abitato in prevalenza dai pescatori della zona3 . Nella seconda metà dell’800 la città fu interessata da alcune trasformazioni tra cui quella della Piazza del Popolo, che prevedeva il suo ampliamento, l’illuminazione e l’arredo con sedili in pietra e alberi di acacia; la realizzazione di un mercato la cui copertura era costituita da una tettoia in lamine di zinco sostenuta da colonnine in ferro, la Pescheria; la proposta di uno stradone nella marina (lungomare), attrezzato con sedili in pietra siracusana e abbellito da alberi di acacia e castagno americano, su cui doveva affacciarsi una fila di uniformi palagi4 . Una città, insomma, che andava assumendo un’immagine moderna e si apprestava ad entrare nel XX secolo con grosse ambizioni, come non manca di rilevare Rosario Cardone nel 1873: «la nostra città, dopo Reggio e Palme, non è seconda a tutte le altre della nostra provincia in ordine alla regolarità delle sue strade, al sito delle piazze, alla magnificenza ed eleganza di alcuni suoi edifizii, alla bontà di tutti i suoi fabbricati, e a tutt’altro in somma che in essa esiste»5 . Il terremoto sconvolge la tranquilla città di provincia con una scossa di intensità non dissimile da quella avvertita a Reggio Calabria, data la vicinanza all’epicentro e come dimostrano anche i grafici delle isosismiche dell’evento6 . Giuseppe Mercalli7 riporta il racconto di un sopravvissuto al sisma che con estremo realismo ci rimanda a quei drammatici istanti in cui «venne svegliato di soprassalto da un grandissimo rumore: il suo letto ballonzolava; oggetti sul tavolino saltavano» e, non rendendosi conto, per il terrore, del tempo che passava, scriveva: «ci parve un secolo con un crescendo addirittura formidabile. Pareva un forte nemico che ci volesse abbattere, atterrare                                                             1 Catalogo dei forti terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1990, 1997. 2 VIVENZIO 1783¹, 1993, p. 59. 3 BARATTA 1910, pp. 149-150; GIOFFRÈ 1983, p. 157. 4 CARDONE 1873, pp. 117-129. 5 Ibidem, p. 130. 6 BARATTA 1909, tav. XX. 7 Giuseppe Mercalli (Milano, 21 maggio 1850 – Napoli, 20 marzo 1914), geologo, sismologo e vulcanologo italiano. tutti»8 . Il terremoto causò 203 morti e 400 feriti su una popolazione che nel 1901 contava 8279 abitanti9 . Dopo la prima e urgente fase in cui il governo italiano si occupò delle condizioni della popolazione ferita, degli sfollati, dei profughi10, venne il momento di fare i conti con ciò che il terremoto aveva prodotto sul patrimonio edilizio delle città calabresi e siciliane attraverso una serie di studi e di indagini sul campo; vennero dunque istituite commissioni governative per lo studio dei siti11, furono inviati nei luoghi colpiti tecnici del Genio Civile per la stima dei danni e numerosi furono i contributi scientifici di autori nazionali e internazionali. Nel 1910 Mario Baratta12 pubblicò un saggio scientifico in cui esaminava dal punto di vista geologico alcune delle località colpite e tracciava, per ognuna, un quadro sintetico dei danni subiti13. Egli rilevò come l’entità dei danni fosse da attribuirsi non tanto alla conformazione geologica del sito o alla tipologia dell’impianto urbano, quanto piuttosto alla scadente qualità dei materiali e delle tecniche che caratterizzavano l’edilizia cittadina. A Bagnara, così come nella maggior parte delle località visitate, le costruzioni erano realizzate in pietrame spesso non spaccato, quindi in ciottoli di varie dimensioni e dalle superfici arrotondate, e le malte erano confezionate con sabbia di mare. Per le coperture raramente si utilizzavano le capriate mentre i puntoni e le travi dei solai non risultavano efficacemente ammorsati alle murature. Notevoli furono i danni al patrimonio edilizio pubblico (chiese e amministrazioni), tra l’altro relativamente recente in quanto realizzato in seguito al terremoto del 1783 e per la gran parte nella seconda metà del XIX secolo. Tra le chiese l’unica a non aver subito danni tali da dover essere ricostruita fu quella del Carmine, situata nella parte alta di Bagnara e fiancheggiata dalla strada Nazionale. La facciata, in pietra siracusana, è caratterizzata da un frontone classico sostenuto da due colonne ioniche per lato, su alto plinto, entro cui si apre il portale d’ingresso; molto caratteristico era il basso campanile, posto alla sinistra della chiesa, definito dagli storici locali alla Bramante forse perché vagamente somigliante al tempietto di S. Pietro in Montorio (Roma) essendo composto da una base ottagonale su cui poggiavano otto colonnine che sostenevano una piccola cupola a base circolare14. Il Baratta rilevò alcune lesioni in facciata, nella sagrestia e nel campanile, che sarà poi in effetti demolito e ricostruito con altre forme. La chiesa Matrice, realizzata intorno al 185015, aveva la facciata caratterizzata, al primo livello, da una sorta di pronao con colonne tuscaniche antistante l’ingresso, con frontone e trabeazione decorata a triglifi e medaglioni ovali, mentre il secondo ordine era definito da sottili paraste con capitello ionico. Il terremoto provocò il crollo del tetto e della porzione di muri del secondo ordine che erano realizzati in pietrame e ciottoli misti e che non erano bene ammorsati tra loro16. Della chiesa del Rosario, completata nel 179217, con pianta dalle forme curvilinee18, crollò l’elegante facciata barocca composta da una parte mediana convessa compresa tra due campanili gemelli e parte della zona absidale probabilmente indebolita dai lavori necessari per la realizzazione della galleria ferroviaria sottostante nel 188519. Delle altre chiese cittadine20 poche                                                             8 MERCALLI 1909, p. 7. 9 BARATTA 1909, p. 239. 10 È da rilevare che l’opera di soccorso prestata dal governo italiano non fu tempestiva ed efficae nei primi giorni, come fa notare Giorgio Boatti in La terra trema, Mondadori, Milano 2004. 11 Nota per commissioni. 12 Mario Baratta (Voghera, 1868 – Casteggio, 1935) geografo, cartografo e cultore della sismologia storica. 13 BARATTA 1909, in part. per Bagnara pp. 149-159. 14 La definizione alla Bramante sembra in realtà essere stata dettata più dalla volontà di nobilitare il piccolo campanile che da un confronto attento tra le due opere. 15 CARDONE 1873, p. 132. 16 BARATTA 1910, p. 152. 17 GIOFFRÈ 1983, p. 111. 18 BARATTA 1910, p. 153 in cui l’autore riporta una pianta schematica della chiesa. 19 GIOFFRÈ 1983, p. 158. sono le notizie dettagliate al momento rinvenute anche se si può notare che l’entità del danno dovette essere tale da richiederne la ricostruzione. Per quanto riguarda la valutazione del danno subito dal patrimonio edilizio privato un notevole apporto è risultato dall’esame di alcuni documenti relativi all’attività del Ministero dei Lavori Pubblici e del Genio Civile tra il 1913-191521. Il primo documento che si è esaminato è un elenco dattiloscritto, datato 13 ottobre 1913, prodotto dal Ministero dei Lavori Pubblici, in cui, in riferimento al piano per lo sgombero delle macerie esistenti sulle aree private della città redatto dall’ufficio del Genio Civile, con le classificazioni dei fabbricati (6 maggio 1913), sono stati indicati gli edifici che per i danni subiti non erano suscettibili di alcuna conservazione. L’elenco prodotto, per la cui compilazione sono stati presi in considerazione anche i reclami presentati dai proprietari interessati e sono stati quindi effettuati ulteriori accertamenti, contiene il nominativo del proprietario, il numero della particella catastale, l’indirizzo e il tipo di proprietà: 1) Iaria Carmela fu Domenico in Carrozza Francesco, numero di mappa 8 via Umberto I n. 46 (Arangiara di sotto); (casa). Tali informazioni sono state riportate sulla mappa catastale ottocentesca della città22 localizzando gli immobili grazie alle particelle catastali. La trasposizione dei dati sulla cartografia ha permesso di identificare come zona maggiormente danneggiata quella del Rione Porelli, ovvero la parte alta della città lungo la strada Nazionale. È stato poi esaminato un elenco redatto dall’ufficio del Genio Civile, datato 27 maggio 1915, in cui sono indicati gli edifici dichiarati utilizzabili in parte insieme alle proposte relative alla loro riparazione in esecuzione dell’art. 56 del Testo Unico delle leggi del terremoto23. Per la compilazione dell’elenco il territorio cittadino fu suddiviso in tre zone: il rione Valletta, dalla strada Fiumara fino alla strada Canalello, la zona centrale fino al Capo Marturano e il rione Porelli. Nell’elenco sono contenute le informazioni relative alla proprietà catastale, la via, il numero di piani e di vani, lo stato di conservazione e le proposte dei tecnici che avevano valore di indicazione dispositiva per il proprietario: nr. di mappa 62 – De Leo – via Vittorio Emanuele – piano terra 1 vano; primo piano 1 vano – Fabbricato a due piani dell’altezza di m. 8,30 circa. Presenta tutti i muri perimetrali ed interni del 1º piano fortemente lesionati con distacchi d’angolo – Demolire tutto il primo piano e riprendere le lesioni nelle murature del piano terra. Anche queste informazioni sono state trasferite sulla cartografia riuscendo così a delineare un quadro non completamente esaustivo ma significativo per conoscere l’entità del danno e i modi di procedere per la ricostruzione e la messa in sicurezza dell’abitato. Il rione Valletta, alla luce di questi risultati, si configura come quello relativamente meglio conservato, mentre per il rione Porelli e per la zona centrale l’elenco del 1915 risulta molto lacunoso. Se per la parte alta è stato comunque possibile delineare lo scenario post terremoto grazie all’elenco del 1913, la stessa cosa non è stato possibile effettuare per l’area centrale, mancando le relative informazioni                                                                                                                                                                                                      20 Si ricordano: Chiesa delle Anime del Purgatorio (piazza del Mercato), Chiesa dell’Immacolata, Chiesa dei SS. Pietro e Paolo (nel rione Valletta, adibita anche come teatro e ricondotta in chiesa nel 1873), chiesa di S. Maria degli Angeli. 21 Archivio di Stato di Reggio Calabria (d’ora in avanti ASRC), Fondo Prefettura, Serie I, Inventario 24/I, B. 396. fs. 131, Demolizione e sgombero macerie (Africo-Bagnara), e B. 408, fs. 6, Bagnara. Pratiche relative alle classificazioni e certificazioni sullo stato dei fabbricati. 22 ASRC, Mappa del Centro Urbano di Bagnara Calabra, 1874, aggiornata al 1884, fogli 1-5. 23 Testo Unico delle leggi emanate in conseguenza del terremoto del 28 dicembre 1908, 1913. Il Testo Unico fu emanato con il R.D. n. 1261 del 12 ottobre 1913, in part. l’art. 56 recita: «È sempre in facoltà del Prefetto di promuovere, ove se ne manifesti la necessità, ispezioni a cura del Genio Civile degli edifici danneggiati dal terremoto e dichiarati utilizzabili in parte a norma degli articoli precedenti». specifiche. Si può supporre comunque che anche qui il danno sia stato ingente come al rione Porelli se si fa riferimento al fatto che i tecnici dovevano indicare gli edifici ancora utilizzabili e in entrambe le zone il numero delle rilevazioni è minore rispetto al numero delle abitazioni segnate sulla mappa catastale24. Un’altra ipotesi, considerando il lungo arco di tempo intercorso tra il sisma e le rilevazioni, è relativa alla realizzazione dei baraccamenti sull’area in questione25 che impedirono di fatto ai tecnici di valutare lo stato delle proprietà. In linea di massima gli interventi proposti dai tecnici si limitavano alla ripresa delle lesioni più lievi o poco diffuse e alla demolizione di tutte quelle parti gravemente e diffusamente lesionate, dei cantonali distaccati dalle murature perimetrali e dei muri strapiombati26. Anche le scale su volte erano destinate alla demolizione e gli architravi di porte e finestre, se lesionati, dovevano essere sostituiti. Poche notizie si possono ricavare sulle tecniche e sui materiali da costruzione se si escludono gli accenni alle murature in brest27 che dovevano essere demolite secondo le indicazioni delle Norme Tecniche28. Alcuni autori29 ricordano tre abitazioni rimaste in ottime condizioni a Bagnara perchè ben eseguite o perchè realizzate con il sistema baraccato in legno. La casa Panuccio si trovava in via Rosario (particelle 671, 672 e 673)30, era in muratura ordinaria e per essa i tecnici rilevarono un buon stato di conservazione generale anche se il fabbricato, superando i 10 m di altezza, doveva essere ridimensionato e dovevano essere riprese alcune lievi lesioni. La casa Paladino era situata su via Nastasi (particella X), ed è stata citata nell’elenco come un fabbricato a due piani a sistema baraccato con ossatura in legno e di altezza superiore a 10 m. Si notarono lesioni diffuse sulle ali dell’edificio verso nord e su alcuni muri interni, per cui se ne propose la demolizione insieme alla riduzione di altezza e alla ripresa delle lesioni minori. Mario Baratta aggiunge ulteriori informazioni sul sistema costruttivo dell’edificio la cui ossatura era realizzata con una trave di abete disposta ad ogni metro, affiancata da due travetti ben collegati tra loro; lo spazio delimitato dagli elementi verticali era suddiviso a sua volta in tre riquadri controventati con travetti disposti a Croce di Sant’Andrea. Al livello dei marcapiani correva una fascia in legno, con funzione di catena, collegata a tutte le travi. L’ossatura era stata ricoperta completamente dalla muratura che raggiungeva lo spessore di 0.60 m. Della casa Arena, sulla via Pietraliscia (particelle 542, 543, 544 e 608) in cui doveva essere presente un telaio di catene di ferro31, si evince dall’elenco solamente che fu «riparata dal proprietario». In seguito alla pubblicazione degli elenchi alcuni proprietari presentarono i ricorsi avverso le disposizioni previste dai tecnici del Genio Civile che consistevano in semplici dichiarazioni rese dagli stessi, certificate da un notaio e raramente redatte con l’ausilio di una perizia tecnica,                                                             24 Un confronto tra i dati rileva come nella zona centrale (Aranciara) i tecnici abbiano ispezionato 109 edifici su 364 particelle segnate in mappa e nel rione Porelli 109 su 404. 25 GIOFFRÈ 1983, p. 176, nella marina di Bagnara sorsero i rioni baraccati Inglese, Milano, Pavia, Calcoli, Valletta, Pietraliscia, Arangiara, Canneto, Mauro, Oliveto, Alario, Marinella. 26 In presenza di tale tipo di danno si demoliva ovviamente il piano interessato per intero. 27 Sistema di costruzione che utilizza mattoni in argilla cruda o terra argillosa mescolata con paglia sminuzzata rivestiti poi di intonaco tradizionale. 28 Norme tecniche ed igieniche obbligatorie per le riparazioni, ricostruzioni e nuove costruzioni degli edifici pubblici e privati nei comuni colpiti dal terremoto del 28 dicembre 1908 o da altri precedenti 1909, in part. per le riparazioni gli Artt. 28‐36. 29 BARATTA 1909, p. 152; FABRIZIO 1933, p. 80; Relazione della Commissione reale incaricata di designare le zone piu adatte per la ricostruzione degli abitati colpiti dal terremoto del 28 dicembre 1908 o da altri precedenti 1909, pp. 107- 108, ma con errori nei nominativi citati. 30 La localizzazione riportata dal Baratta nella tavola X allegata al testo del 1909 è stata confrontata con la mappa catastale ottocentesca per ricavare il numero di particella. 31 BARATTA 1910, p. 153 in cui riferisce che «a circa un metro più in basso dell’estremo superiore i muri hanno un vero telaio di catene in ferro»; FABRIZIO 1933, p. 80 parla invece di «sistema baraccato in legno». inerenti lo stato di conservazione dei fabbricati e gli eventuali lavori di riparazione realizzati e non rilevati nelle ispezioni. Confrontando i dati relativi si possono rilevare alcune discrepanze tra le dichiarazioni rilasciate dai tecnici e quelle dei proprietari, imputabili forse sia a indagini superficiali e analisi poco approfondite, come dimostrano le richieste di ulteriori accertamenti, sia alle oggettive difficoltà di valutazione dovute all’entità del danno generale. Mario Baratta, parlando dell’opera del Genio Civile, fa rilevare come sia stata delicata questa fase e come possa essere difficile, ad esempio, determinare la classificazione dei fabbricati in «parzialmente rovinati o danneggiati in modo più o meno grave» perchè l’attribuzione di tali classi era lasciata al giudizio soggettivo di colui che era incaricato di eseguire l’ispezione32. Può valere da esempio il ricorso che presentò Domenico Savastano contro la decisione del Genio Civile di demolire il primo piano, lasciando il solo piano terra; il proprietario dichiarò che in effetti «non si può nascondere che ci siano delle lesioni» ma che nell’insieme l’abitazione è in buone condizioni perchè tutti i muri sono «perfettamente a piombo» e inoltre «la casa è fortemente e completamente abbracciata da catene in ferro poggiate nei grossi muri perimetrali»33. Altre pratiche sono relative invece a richieste di proroga per l’esecuzione dei lavori a causa dell’entrata in guerra dell’Italia34. Si chiedeva quindi di «accordare una proroga di sei mesi almeno, non potendo di questi tempi dar principio a tali lavori per mancanza d’operai in gran parte richiamati per la guerra»35 e ancora «il Genio Civile ha scelto un momento poco propizio per la demolizione dati i momenti critici e tristi in cui tutti ci troviamo»36. Per concludere è significativo riportare le parole di una lettera ricevuta dal prefetto di Reggio Calabria37, in cui si denunciava, con linguaggio e toni straordinariamente attuali, come anche in occasione di tragedie così pesanti in cui si è portati a pensare che le condizioni generali di dolore, sofferenza, perdita morale e materiale debbano porre tutta la popolazione sullo stesso piano di urgenza e bisogno, le autorità locali non operavano con legalità e parità di trattamento: «Ora in Bagnara tutti sanno che non si usa lo stesso uguale trattamento per i cittadini» perchè alcune abitazioni di proprietari influenti non erano state demolite d’ufficio dal Genio Civile. Lo sfogo prosegue dicendo che per l’opinione pubblica «non sarà difficile convincersi che questi abusi hanno scopo di far diffidare della Giustizia attraverso le autorità» e che ogni cittadino potrebbe avere il diritto di porsi sullo stesso piano «di illegalità su cui si mettono, con audacia, gli impiegati dello stato che alla fin fine si nutriscono cogli stipendi che sono le tasse di tutti i contribuenti».                                                             32 BARATTA 1910, p. 213. 33 ASRC, INV. 24/1, B. 396, fs. 131 data. 34 Prima Guerra Mondiale, dichiarazione di guerra contro l’Impero Austro-Ungarico il 24 maggio 1915. 35 ASRC, INV. 24/I, B. 396, fs. 131, Reclami fabbricati utilizzabili in parte, 1915, nome Tripodi. 36 ASRC, INV. 24/I, B. 396, fs. 131, Reclami fabbricati utilizzabili in parte, 1915, Vincenzo Buonfiglio. 37 ASRC, INV. 24/I, B. 396, fs. 131, Rosaria Lopez, Lettera al prefetto di Reggio Calabria, 3 aprile 1915.

Post Author: Gianni Saffioti