Il sig. Vincenzo Ciccone e la sua agenzia di viaggi di Bagnara

Il sig. Vincenzo Ciccone

 tramite la sua agenzia viaggi permise a migliaia di persone di emigrare da Bagnara

e paesi limitrofi nelle località dove si poteva aspirare ad una vita migliore

brani tratti dall’autobiografia dell’ing. Giuseppe Di Biasi (scaricabile da questo sito)

Nei primi giorni di dicembre del 1949 arrivò a mia mamma, la tanto attesa lettera di Rosario.

Dentro c’era il biglietto a nome mio, ma senza data di partenza. Rosario diceva a mia madre che dovevamo andare a parlare con il Signor Ciccone per fissare al più presto la data e sistemare la documentazione necessaria.

Questo signor Ciccone aveva un’agenzia di viaggi e allo stesso tempo era il rappresentante della “compagnia navale Italiana”.

Ricordo di non essermi sentito molto felice al leggere la lettera. Tutti i miei parenti mi guardarono con il viso triste ora che il mio viaggio era una realtà.

Andammo a parlare con il signor Ciccone nel suo ufficio vicino a casa mia. Così fu che controllai il biglietto, e in una lista che aveva già con i nomi mi fissò la data di partenza per il 26 Gennaio 1950, partenza da Napoli con la nave Conte Biancamano il bastimento più grande che all’ epoca arrivava in Argentina.

 Non so se è stato lo stesso signor Ciccone a proporre o mia mamma che già la conosceva, il certo è che pochi giorni dopo si presentò in visita a casa mia per conoscermi, una signora che si chiamava Caterina, questa signora si sarebbe presa cura di me durante il viaggio.

Il gruppo di emigranti che guidava il signor Ciccone con il quale siamo saliti sul treno per Napoli, era composto da circa dieci persone dai quali soltanto la Signora Caterina, Graziella e io eravamo di Bagnara, il resto era proveniente dalle località vicine.

Quella mattina il treno arrivò alla stazione di Napoli e il signor Ciccone ci portò a piedi verso il porto dove si trovavano gli uffici d’immigrazione.

Il gruppo guidato dal signor Ciccone passò senza problemi l’esame medico. Dopo ci portò in un’altro ufficio per gli affari amministrativi. Era una enorme stanza piena di gente ed urli infernali, non si capiva nulla ne se ascoltavano bene i nomi quando venivamo chiamati.

Intorno alle tre del pomeriggio avevamo finito tutto. Fu allora che il signor Ciccone ci riunì e ci comunicò che purtroppo non ci saremo imbarcati a Napoli, e che la nave, non si sapeva per quale motivo, era rimasta nel porto di Genova. Ci disse che durante la notte ci avrebbero portati tutti i passeggeri in treno e che saremo partiti il giorno dopo da Genova per l’Argentina.

Dopo un pò, di nuovo tutti con i bagagli verso la stazione a prendere il treno. Una volta trovato il treno corrispondente, il signor Ciccone ci fece avere ad ognuno una busta con la documentazione necessaria e ci salutò.

Post Author: Gianni Saffioti