L’economia bagnarese al 1986 a cura del dott. Luigi Palesandro

Ricca di tradizioni che riguardano vari aspetti della vita, da quello religioso a quello economico, da quello folkloristico a quello del metodo di vita, oggi Bagnara, ricostruita interamente dopo il terremoto del 1908 sull’antico abitato ed ampliandosi in tutte le direzioni possibili, costituisce un centro tra i più importanti della Calabria. La popolazione conta 11. 194 abitanti. Il capoluogo che comprende i tre importanti quartieri del Centro, della Marinella e di Porelli, costituisce il nucleo principale del Comune che ha tre frazioni: Solano Inferiore, Ceramida e Pellegrina, quest’ultima destinata a divenire entro breve tempo molto importante come sbocco per le costruzioni edilizie, vìsta la situazione asfittica del centro. Il territorio del Comune, se pur tra i più pittoreschi dell’intera Calabria, sia per gli incantevoli panorami che vi si possono godere, sia per la struttura della zona costiera che cala a picco sul mare della Costa Viola, con marine e insenature ridenti, tuttavia non ha terreni dove l’agricoltura abbia potuto avere uno sviluppo intensivo. All’infuori del modesto pianoro della “Corona” il territorio è caratterizzato da alture, il più delle volte accidentato, coperte dalla tipica macchia mediterranea, sostituite, là dove è stato possibile dal terrazzamento fino a mare, con impianti di vigneti non di tipo latifondistico, ma di piccole unità proprietarie. Il connotato più rilevante nello sviluppo socioeconomico di Bagnara è costituito dalla singolare specificità rispetto ai paesi limitrofi, sia per le tradizioni culturali e gli usi, sia per la molteplicità dei settori economici che qui esistono, anche se negli ultimi anni una certa decadenza dovuta principalmente all’isolamento del’ l’economia locale e alla caduta di competitività di alcune risorse, come la produzione delle ceste, ha contribuito ad attenuare tale peculiarità. I tassi di attività femminile che fino a poco tempo fa (nel 1951 il 31 % de gli addetti, 1590 unità, erano donne rappresentavano la caratteristica principale di Bagnara, oggi rientrano quasi nella media; già nel 1971, la percentuale delle donne sul totale degli addetti era del 18% o (pari a 539 unità), Ciò è dovuto alla decadenza della tipica figura locale della “bagnarota” che, in atto, non trova più specifica collocazione nei rapporti economici del paese. Volendo sinteticamente analizzare i settori economici principali di Bagnara e quindi trarne delle indicazioni sulle prospettive, c’è innanzi tutto da sottolineare come i due terzi del territorio sono costituiti da pendici montane o collinosi fortemente acclivi e come ciò costituisce un vincolo alla modernizzazione dell’agricoltura, e ad un suo eventuale sviluppo. Il settore terziario è consistente e è costituito per lo più da impiegati mentre per quanto riguarda gli esercizi commerciali, le dimensioni medie sono limitate, Il turismo, settore per il quale sono innegabili le potenzialità di sviluppo, in considerazione della naturale vocazione del territorio e per la possibilità di valorizzare contemporaneamente risorse marine e montane, e che pure trova nella carenza di strutture alberghiere un limite oggettivo, si presenta come una fonte integrativa di redditi di altri settori, sopratutto centrata sugli affittacasa stagionali. La pesca e il settore artigianale, che qui si caratterizza per la sua poliedricità, costituiscono invece dei settori economici essenziali, Infatti, la pesca rappresenta il settore più vivo dell’economia di Bagnara, in quanto vi trovano lavoro circa 400 addetti, nonostante l’assenza di un porto-ricovero (che limita la pesca solo periodo estivo) e la carenza strutture a terra, come mercati ittici, celle frigorifere per la conservazione del prodotto, organizzazioni che si occupino della commercializzazione del pescato; tutti elementi questi, che pongono un freno all’, espansione del settore. Altre attività che oggi contribuiscono in misura rilevante a formai l’economia locale, sono quelli artigianali ed in particolare: la produzione del torrone, la lavorazione del vetro artistico, la ceramica. La tradizione della produzione del torrone a Bagnara è antica. Le origini risalgono ai primi anni del 1800. Gli iniziatori furono i fratelli Cardone, e tutt’ora la tradizione familiare continua con l’attuale Ditta “Cardone F. Antonio”, accanto alla quale operano altre ditte, Il prodotto è richiestissimo, anche dall’estero e, purtroppo, non è possibile soddisfare a tutte le richieste, Nel periodo prenatalizio trovano occupazione in questo settore un centinaio di addetti, per la maggior parte giovani. La ceramica e la lavorazione del vetro artistico non hanno invece, una tradizione antica, ma devono il loro affermarsi all’iniziativa recente di singoli imprenditori come i fratelli Marino e Vincenzo leracitano, Imparata l’arte altrove, questi artigiani decisero poi di iniziare la loro attività nel paese di origine. Questi settori, più che per il loro singolo significato economico, servono a dimostrare come Bagnara possiede una potenziale classe imprenditoriale, A tal proposito è da menzionare l’attività della C.M.C. (Costruzioni Meccaniche Consolato) che opera ininterrottamente dal 1926 nel campo della produzione di oggetti di precisione meccanica, ed è l’unica esperienza in questo settore presente in Calabria. Da questa breve e sintetica analisi si possono pertanto trarre elementi utili per individuare la direzione del possibile sviluppo di Bagnara. Un primo elemento di sviluppo può essere lo sfruttamento delle risorse ittiche, che fino ad oggi non sono state prese nella giusta considerazione, La realizzazione del porto provocherà senz’altro dei cambiamenti nella marineria locale. Ne deriverà che la stessa durata della pesca avrà periodi più ampi e non sarà più ristretta a pochi mesi per anno, come lo è adesso. Si svilupperanno di conseguenza tutte le altre attività indotte (motoristica, cantieristica, etc. e si potranno realizzare impianti per la conservazione e trasformazione del pescato. La realizzazione del porto rappresenterà dunque un volano economico di notevole importanza per tutto il territorio sempre che nella costruzione del porto vengano superati gli attuali ritardi. Altro elemento di sviluppo può essere la produzione del torrone, Certamente non sarà possibile se la produzione ricalcherà le attuali forme e non effettuerà un salto di qualità a livello organizzativo. Al momento attuale sembra difficile che un unico produttore possa sopportare i costi che derivano da una economia di scala quale dovrebbe essere, date le potenzialità del mercato, quella del torrone. Pertanto l’obiettivo che gli operatori del settore dovrebbero porsi, in modo serio e concreto, dovrebbe essere quello di creare un marchio “torrone di Bagnara”, che consentirebbe un tipo di produzione industriale, e che nel contempo ne preserverebbe la qualità, poiché, in tal caso, la creazione di un Consorzio di produttori dovrebbe stabilire i metodi di produzione, ai quali tutti dovrebbero uniformarsi, pena l’esclusione dal Consorzio stesso, Ciò consentirebbe, oltre ad una riduzione dei costi nell’acquisto delle materie prime e al miglioramento qualitativo del prodotto, la possibilità di una commercializzazione del prodotto, non più improvvisata, ma improntata a criteri di razionalità e con una propria rete di distribuzione. Si attuerebbe così un passaggio dalla fase di produzione artigianale a quella industriale. La produzione dovrebbe attuarsi per tutto l’anno garantendo così occupazione stabile a centinaia di lavoratori. La tradizione del torrone di Bagnara, quindi potrebbe dare un contributo rilevante per migliorare la depressa economia locale. Le attività artigianali già accennate (ceramica, vetro artistico, meccanica), pur non potendo, così come la pesca o il torrone, rappresentare il volano dell’economia locale, potranno contribuire in concomitanza con questi, allo sviluppo economico del paese. Il turismo, infine, potrà svilupparsi solo se saranno create strutture alberghiere capaci di sfruttare potenzialità di questo settore, La mancanza di ingenti capitali e di terreni disponibili per insediamenti di grandi o medie dimensioni sono però un limite all’espansione di questo settore, a meno che non si vogliano sfruttare i pochi pianori preaspromontani che il territorio offre, Un modello di sviluppo per Bagnara potrebbe dunque essere così concepito: ampliamento e potenziamento delle attività della pesca e del torrone, settori trainanti capaci di garantire centinaia di posti di lavoro; incentivi e sostegno alle attività artigianali, quali ceramica, vetro meccanica, cantieristica; sviluppo del turismo che, centrato almeno per ora sull’attività degli affitta-casa sa ebbe una fonte integrativa di reddito per molte famiglie. C’è da sottolineare come il cammino verso il progresso è irto di molte difficoltà e come nulla in atto fa pensare che si possa cambiare tutto in breve tempo. La carenza delle strutture, il fenomeno emigratorio, l’indisponibilità di congrui capitali, l’insicurezza connessa ai tempi critici che si stanno attraversando, la mancanza di incentivazione da parte degli organismi sovraordinati e tante altre difficoltà, non fanno intravedere infatti, la prospettiva di un miglioramento netto e rapido. C’è tuttavia la speranza. e facendo sempre affidamento sul tradizionale spirito d iniziativa e sulla tradizionale laboriosità della popolazione, che, rimessa la questione ad un qualificato organismo di tipo consorziale comprendente operatori economici, autorità pubbliche ed esperti di fatti economici, si possa veramente iniziare il cammino verso un avvenire più concreto e più valido.

Tratto da: Radiografia di Bagnara. Dal mensile Calabria del novembre 1986

 

Post Author: Gianni Saffioti