13 giugno 2009. La cultura popolare “nda vigna ru ‘zzi Micu”

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Sinceramente sono molto perplesso su come oggi viene vissuta la cultura popolare nella nostra cittadina e sul modo opportunistico che se ne fa del suo utilizzo: è talmente basso il livello sia etico che morale che la vergogna diventa una virtù.

Dall’inizio del secolo, eccezion fatta per il maestro elementare Gerolamo Fiumanò, figura da rivedere e rivalutare soprattutto come storico locale, non mi pare che ci siano altri che abbiano dato sviluppo o prodotto saggi o critiche degne di nota. Spero che altri studiosi possano tra le altre cose dare un congruo contributo anche su questo campo, vista la miseria intellettuale attuale che oltre a non sviluppare nulla di concreto da anni, continua a sfruttare per meri scopi personali i vecchi lavori di altre persone che animati da passione e buona volontà cercano di colmare spaventosi vuoti culturali creati dal politicume locale che in barba alla società, pensa solo al proprio orticello e non da assolutamente spazio a chi ricerca, sviluppa e crea critiche al conservatorismo (di qualsiasi colore volete) che contraddistingue la bella Bagnara. Praticamente dalla scomparsa dell’amico Nino Raneri di cui non sappiamo se ha scritto qualcosa dei suoi interessanti studi anche di cultura popolare, il piattume e conseguentemente il regresso culturale si sente fortemente, e sotto questo aspetto fa benissimo chi estraniatosi dal ciarpame cittadino studia e scrive da solo senza minimamente porsi alcun problema sociale.

Ho la sensazione che molti intendono la cultura popolare come delle storie, delle cronache che sono avvenute e che per tanto diventano tradizione se convenienti o bisogna non parlarne, anzi dimenticare se possono in qualche modo scalfire le logiche moraliste cittadine.

Quando qualche anno fa assieme ad altri amici, Carati, Raneri, il caro opportunista S. Collet, dibattevamo sul ruolo delle bagnarote dopo il terremoto del 1873, un presidente di un’associazione cittadina (allora non erano una moltitudine come adesso) si scandalizzò dicendomi che certe cose non si devono dire ne tantomeno scrivere. Quando gli feci osservare che a parte le scelte sacrosante delle bagnatore,   quello che avevamo scoperto assieme a Carati era molto più importante di quello che diceva, non volle sentire ragione,  per lui l’ora del terremoto restarono le 19,15 come scriveva il Gioffrè copiando dal Cardone e non invece le tredici e quindici, sapendo che all’epoca il tempo era scandito dal computo napoletano e che le 19,15 di allora erano le 13.15 di oggi e che finalmente si era capito il perché tante bagnarote viaggiariche si salvarono e la conta dei morti ed il divario enorme tra uomini e donne era giusto.

Questo piccolo esempio per dimostrare che se non c’è gente di buona volontà che ricerca, studia e analizza i fatti e ricerca nuovi dati, si rimane prigionieri di una storia condita di notizie non vere e certi dubbi, che sono il sale della vita, resteranno irrisolti e se si continua a ragionare in questo modo tutti ci autoconvinceremo che la storia di Bagnara è storia di chiese e preti e che la storia della popolazione fu, è e sarà sempre di poco conto, e quindi bellissime pagine come quella della nascita della società operaia non sarebbero mai venute alla luce visto il pesante oscurantismo che fino adesso è calato sul maestro Fiumanò.

La vera storia popolare della nostra cittadina porta molti esempi eclatanti di vuoti storici voluti e di persone protagoniste clamorosamente dimenticate come l’ing. Robecchi, artefice della costruzione dei baraccamenti post 1908, in quanto scomodo per la sua serietà.

Da tre generazioni buona parte del rione Valletta ancor oggi si dichiara fascista ed anticomunista in quanto durante l’invasione russa di Hitler alcuni soldati di quel rione costretti da Mussolini a partecipare alla sciagurata avanzata risultarono dispersi e non fecero più ritorno.  Non si pensa invece al sacrosanto diritto di chi è invaso di difendersi e dell’assurdità di quella guerra e alle colpe di chi mandò quei soldati a farsi ammazzare. Quindi si accetta anche dopo molti decenni come verità e giusta causa l’invasione della Russia e non invece la scellerata scelta del duce. Oggi i pronipoti di quei caduti cresciuti con quella mentalità perpetuano le loro idee contro quella ideologia senza però sapere il perché, solo per continuità  e tradizione, senza approfondire e tentare di capire il perché delle cose. Questo percorso storico sarebbe motivo di studio antropologico per capire come e perché la gente pensa, se pensa, in un certo modo. Questo significa occuparsi di cultura popolare, indagare, scoprire, evolvere le idee, ricercare le verità storiche e non accettare i già preconfezionati cofanetti (bianchi rossi o neri) che ci raccontano quello che vogliono.

Per essere al passo coi tempi bisogna proporsi in termini progressisti e non di conservatori. Un ultimo stupido banale esempio di presunzione conservatrice è quello di insistere da oltre 10 anni a lasciare i cartelli turistici che indicano la torre ARAGONESE con il nome doppiamente sbagliato RUGGERO e RUGGIERO. Emblematici sono quelli posti vicini al municipio a 100 m di distanza, uno sul corso V. Emanuele II e l’altro sul viale F.Turati.

La cultura popolare non è “a vigna ru ‘zzi Micu” dove ci sono sempre belli pronti i frutti maturi da rubare indisturbatamente, la cultura popolare è ricerca e spazio per sviluppare, altrimenti nella vigna ”ru ‘zzi Micu” si raccoglieranno solo “scartagnole”.  Bagnara oggi appunto è una scartagnola che deve maturare e maturare bene altrimenti marcisce o fa i vermi.

 Gianni Saffioti

 

Post Author: Gianni Saffioti