13 aprile 2009. TERREMOTI E PONTE SULLO STRETTO “il disprezzo delle regole”

di Gianni Saffioti

Ho cercato in tutti i modi di conciliare l’utilità della costruzione del ponte sullo stretto di Messina con alcuni parametri caratteristici del nostro territorio.

Il primo parametro con cui bisogna fare i conti è che la nostra zona è quella più a rischio terremoti, non solo in Italia ma nel resto del nostro continente. I palliativi sui metodi di costruzione efficaci servono a poco quando le spinte dell’Africa verso l’Europa sono in costante aumento e nessuno può stabilire l’entità del prossimi sismi e la loro data. Quindi costruire un’opera dispendiosissima in un luogo ad altissimo rischio tellurico non è il massimo della saggezza.

Il secondo parametro è quello dell’utilità della struttura in relazione all’economia. Ma questo ponte servirà a qualcosa? C’è oggi in previsione di investire in queste zone? C’’è o ci sarà la necessità di un cosi grande flusso di comunicazioni commerciali tra la penisola e l’isola siciliana?

Il terzo parametro è prettamente paesaggistico. Tutto il territorio da Gioia Tauro e sempre più violentemente fino a Cannitello verrebbe umiliato ed offeso, compresi i fondali marini ed il preziosissimo parco marino pieno di coralli rarissimi che si trova adiacente a Scilla.

Ci sarebbero ancora altre cose con cui paragonare quella costruzione, ma il discorso si farebbe lungo.

L’Italia, ed in particolar modo il nostro caro ed amato meridione, è il paese dove  il primo sport nazionale è il disprezzo delle regole, dove comportamenti dettati dall’avidità e dalla sete di potere ci portano ed essere poco  considerati nel resto dell’Europa. Certo il nostro presidente della Repubblica quando sottolinea certe cose a proposito del terremoto in Abruzzo, (sacrosanta verità) non dice nulla di nuovo e non scopre niente di speciale. Conferma solo il vecchio detto del parlare bene e razzolare male dei nostri cari amministratori politici, che disprezzano e permettono di disprezzare le regole più elementari anche nella costruzione delle opere pubbliche, vedi come esempio il tribunale o la casa dello studente dell’Aquila.

Troppe volte si è parlato e si è gabbato il popolo con promesse di posti di lavoro stabili e rilancio dell’economia del meridione, ricordo solo le cose più evidenti come il quinto centro siderurgico che non fu mai realizzato ma in compenso si distrusse una piccola realtà economia reale fatta di produzione di agrumi e di olive. Milioni di metri quadrati di produzione distrutti per sempre ed un territorio ferito inutilmente creando solo altra emigrazione. La centrale a carbone sempre a Gioa Tauro e poi il polo chimico di Saline Ionica, quest’ultimo anche costruito ma mai fatto funzionare. Ecco, questo è l’estremo sud, queste sono alcune delle promesse di posti di lavoro non rispettate.

Riflettendoci bene, da quando è stata costruita la Salerno Reggio Calabria, questa autostrada è sempre stata un cantiere a cielo aperto, pericolosissima e costosissima sia in vite umane che in denari pubblici. Le due statali poste sulle dorsali ionica e tirrenica, sono da terzo mondo ed hanno sempre necessità di interventi urgenti, le comunicazioni interne fra paesi, anche di notevole rilievo, sono servite da strade vecchie e maltenute, e quelle costruite da poco tempo, come la Rosarno Gioiosa Ionica, sappiamo tutti come sono state costruite ed i pericoli che si corrono attraversandole. Quindi ci troviamo in una situazione dove una mirabilia di struttura dovrebbe collegare due lembi di terra prive delle più elementari strutture di comunicazione moderne. Il popolo che qui vive subirebbe la beffa di vedersi crescere giorno dopo giorno un grandioso ponte sul mare mentre ha seri problemi per fare30 km per andare a Reggio (per fare l’esempio di Bagnara). Il rispetto verso i cittadini è una cultura violata dal disprezzo delle regole di cui parlavo prima. Se si pensa solo a gabbare il popolo dicendo che il ponte porterà migliaia di posti di lavoro, asino il popolo se non propone alternative di merito a quel progetto che rendano più agevole e sicura la sua stessa vita.

Se i soldi stanziati per il ponte venissero invece dirottati per costruire un vero centro di viabilità moderno nella zona, se venissero destinati a rilievi e prevenzione per i prossimi terremoti, se venissero destinati alla demolizione e ricostruzione in luoghi sicuri di case costruite in malo modo e su posti gravemente pericolanti, se si usasse la testa con coscienza e non con l’avidità e la sete di potere e ricchezza, il popolo dello Stretto potrebbe vivere in condizioni enormemente migliori.

Per le comunicazioni verso la Sicilia esiste già una condizione ottimale efficiente ed economica che si dovrebbe sfruttare non solo nel meridione ma in tutta l’Italia. Il mare. Quale autostrada, quale ponte o viadotto e più efficace della via del mare? Niente e nessuno. Solo la volontà di servire il popolo sovrano e non servirsene per il proprio tornaconto. Il meridione d’Italia ha le caratteristiche per essere la zona più ricca del continente se curato e gestito con onestà e diligenza. Un patrimonio di paesaggi unici, di musei all’aperto che non conosciamo per intero, montagne e spiagge affascinanti, luoghi, chiese e monumenti da valorizzare, un clima che l’intera Europa ci invidia. Tante altre cose potranno fare del Sud un’azienda turistica di prima qualità, la cucina mediterranea, la cordialità e simpatia della popolazione, la diffusione della nostra vera cultura variegata da popolo a popolo, la riscoperta delle vere tradizioni e non tanto per fare mercato ma per farla conosce agli altri, che è l’investimento più importante che un popolo possa fare.

Il futuro dipende dal popolo e non da qualche pazzo e scellerato politico che vuole costruire il ponte a tutti costi, senza che la sua utilità possa dare benefici ai cittadini. Non si può vivere in paesi a grandissimo rischio sismico dove il disprezzo delle regole ha fatto si che si costruissero abitazioni ovunque, con gravissimi pericoli e dolorosissimi lutti in caso di catastrofe sismica, e nello stesso tempo subire un’opera cosi grande che anche se restasse in piedi, cosa molto dubbia, darebbe uno schiaffo morale alle migliaia di vite umane sacrificate, non tanto dal terremoto, che è un fenomeno naturale, ma dalla stessa mano dell’uomo che disprezzando le regole per avidità e potere costruisce il ponte sullo Stretto in mezzo alla miseria di abitazioni costruite senza alcun criterio sismico.

 

 

Post Author: Gianni Saffioti