Archivio storico fotografico bagnarese

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Vincenzo Cataldo

Aspetti del commercio e dell’organizzazione mercantile in Calabria nel XVIII secolo

Da A:S:C:L: 2015 da p. 137

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Un altro posto di rilievo per le spedizioni era occupato da Bagnara, da dove partivano legname, doghe, pesce salato & castagne.

 Il porticciolo da solo copriva quasi il 58% degli imbarchi di merci e assieme ad altri «scari» del Tirreno l'89% del traffico commerciale calabrese.

Capitani-mercanti campani di Sorrento, Ischia e Pozzuoli, e calabresi di Palmi e di Bagnara,

si ritagliano un ruolo significativo anche nelle esportazioni di olio dalle coste della Calabria.

Nel periodo della bausse settecentesca (1763-1792) nonostante la scomoda presenza inglese, le merci continuavano a confluire verso

 Marsiglia ed il Mezzogiorno assumeva sempre più il classico modello coloniale (56) deputato a rifornire olio, seta, grano,

ma anche doghe e cerchi per botti specialmente da Bagnara, dove fin dal Seicento il principe Ruffo vi aveva impiantato

 delle segherie per la lavorazione del legno proveniente dalle sue foreste d’Aspromonte.

La feluca era quasi sempre rea lizzata da maestranze della vicina Bagnara,

con il legname dei boschi aspromontani, costruita di norma a due alberi e dodici remi per lato.

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