Archivio storico fotografico bagnarese
Enciclopedia multimediale
della cultura popolare bagnarese – libri, storia, documenti, articoli,
testimonianze, immagini, audio e video
Bagnara Calabra storico fotografica
Sarino Papalia pittore e incisore
Bagnara Calabra 9 luglio 1897 – Roma 30 maggio 1958
|
Bagnara mostrava
segni di ripresa dopo la turbolenta fase risorgimentale che aveva precipitato
la Cittadina in continuative fasi di vendette e contro vendette fra patrioti
borbonici e insorgenti filo-savojardi favorevoli
alla distruzione del Regno Meridionale e al suo incameramento del costituito
Regno d’Italia. Più che per
l’intervento riformatore del nuovo Regio Governo Italiano, l’opera di
risollevamento sociale ed economico della Cittadina, fu merito di una Classe
Dirigente di consolidato livello culturale, aperta alle innovazioni che si
mostravano in Europa e scrupolosa e attenta nella gestione delle risorse
naturali disponibili, fra le quali l’attività boschiva e quella contadina
primeggiavano in Calabria. Il contadino rasolaro di Bagnara, ereditava esperienze secolari e le
applicava con successo nelle colture a terrazzo, meraviglia assoluta di
Bagnara, in tutte le modalità: potatura, innesto, irrigazione (questa gestita
in modo sapiente e unico), manutenzione delle massicciate, impianto e
gestione dei supporti (pali e paloni, canalelle e
scolatoi). Non vi era in Calabria un contadino formato in modo così completo
e dotato di un’efficienza altrettanto straordinaria. L’isolamento che
ancora caratterizzava la Calabria di fine Ottocento, non era un problema per
Bagnara, e non lo era da tempo immemorabile. Le crociere della Marineria Bagnarota, al pari di quelle della Marina Tropeana e
Scillese, erano ancora attive lungo le rotte con Marsiglia, Genova,
Barcellona, Palermo e la costa settentrionale africana, passando per Malta.
Giungevano così a Bagnara notizie, pubblicazioni, resoconti e manufatti da
tutta Europa, alimentando la già notevole formazione culturale alla quale
partecipavano non solo elementi della Classe Dirigente e della Elite sociale
della Cittadina, ma anche elementi delle Maestranze, delle Arti e dei
Mestieri e alcuni di questi elementi, svilupparono un gusto per l’arte
elevatissimo, cito a solo titolo di esempio, Peppino Melluso, il pittore
autodidatta vissuto a Bagnara fino a tutti gli anni Sessanta del Settecento e
quindi trasferitosi a Napoli ove poi morì ancora giovane nel 1783, quando la
positività delle sue opere, lo stava facendo conoscere e apprezzare. Fu
autore di un bellissimo dipinto della Madonna della Lettera, Madre
veneratissima dai Palmesi di ieri e oggi, e di uno su San Rocco ad Acquaro,
Cittadina che celebra ogni anno una fra le più belle e religiose
commemorazioni di questo Santo, tanto amato in Calabria. Altro esempio di
ampia erudizione furono Basilio Messina e Rosario Savoja, entrambi vittime
della violenza della guerra civile nel 1799 e infine Sarino Melluso, pittore
illustre a Napoli e Roma e quindi a Palermo, ove restò ospite dal 1806 al
1821 nella Corte del Marchese Breseach. Non vi è
più traccia di un suo Autoritratto, conservato per lungo tempo presso i suoi
eredi, oltre a una pregevole opera su San Paolo, uno sulla Madonna delle
Grazie, un dipinto su San Vincenzo Ferreri e un Santa Lucia, tenuti nella
vecchia Matrice e quest’ultimo restaurato da Don Gaetano Parisio. Numerosi
dipinti si trovano in Palermo fra case Patrizie e Chiese. Durante i suoi studi in
Accademia a Roma, Sarino Papalia si appassionò per la Pittura del Seicento e
del Settecento, soprattutto il Parmigianino, Antonio Fontanesi e quindi
l’acquafortista Stefano Della Bella e l’incisore Marcantonio Raimondi, e sarà
quella dell’incisione, la grande passione della sua vita. Prima e dopo la
sua partecipazione alla catalogazione artistica dei reperti estratti dai
cantieri per la costruzione di via dell’Impero, Sarino Papalia partecipò alla
XX e XXI Biennale Internazionale di Venezia (1936 e 1938) e a numerose
esposizioni fra Milano, Napoli e Firenze. Nel 1937 a Parigi,
fu fra gli artisti italiani invitati a esporre nella Mostra degli Incisori
Italiani organizzata dal Ministero della Cultura Popolare. Sull’onda del
consenso che il pubblico riservò alle sue opere, Papalia trascorse anni di
forte impegno artistico e man mano che avanzava con l’età, la sua produzione
si andava sempre più caratterizzando nella rappresentazione di paesaggi
agrari e assolate campagne, immortalate nella grande calma estiva
pomeridiana, presente soprattutto nella Bassa Calabria. Sarino Papalia
artista di fama internazionale, mai cessò di sentire vibrare l’anima del suo
paese natìo dentro di sé e appena poteva, tornava a Bagnara per riaprire la
sua bella casetta sulla via Marina, angolo con via Roma, trascorrendo ore e
ore sul magnifico terrazzo affacciato sullo Stretto. Il Dottor Antonino
Arena cita più volte nelle sue opere, quei meriggi passati in compagnia
dell’amico fraterno a divagare sulle bellezze della natura, la gioia della
vita e la pace che un Paesino tranquillo, pulito, ordinato e operoso,
riusciva a trasmettere a quelle anime profondamente religiose. Conservo fra i
miei appunti, qualche testimonianza colorita sull’amicizia profonda che
legava il Dottor Antonino Arena a Sarino Papalia e Francesco Cilea,
quest’ultimo affermatissimo nel mondo dell’Opera Lirica ma anch’egli legato
alla Patria sua, Palmi, e agli amici di sempre. I tre si
ritrovavano frequentemente a Bagnara nella bella casa che il Dottor Arena
abitava in via Pietrasliscia. La gente che
passava sotto casa Arena, sapeva della presenza degli illustri Maestri perché
i tre discutevano a voce alta, praticamente quasi gridando, essendo tutti
loro dotati di un udito ormai molto tenue. Papalia ritrasse
di Bagnara uno scorcio paradisiaco, oggi purtroppo andato perduto per
l’ignoranza e l’incuria degli uomini. Era stata
costruita sul limitare di Piazza del Mercato (Piazza Denaro) una bellissima
abitazione che la Famiglia Morello volle dotare di decorazioni di grande
levatura. Molte sale conservano ancora eccezionali soffitti affrescati e si è
salvato il cortiletto interno, con una bella balconata e un portale in ferro
battuto. Ma ciò che rendeva unica quell’abitazione, erano i mosaici che
ornavano le facciate. Si tratta di tessere finemente lavorate che
ripropongono a mosaico, i motivi agresti dell’Art Nouveau in voga nell’Europa
di fine Secolo XIX. I motivi si sviluppano su tre schemi. Il primo
caratterizza le fiancate basse dell’edificio in una serie di “fascette” con
motivi floreali e animali simbolici; il secondo attraverso una serie di
“rombi” che circondano la Torretta dell’edificio e, sopra il portone
d’ingresso, uno straordinario “stemma” floreale di grande valore artistico. Ma quello che
rendeva eccezionale l’insieme di casa Morello, era la grande fascia a mosaico
che circondava il sottotetto della Torretta. Durante le
giornate primaverili, il secondo sole, quello del pomeriggio, colpiva
direttamente i mosaici della Torretta che guardavano verso il mare ed essi
s’illuminavano con un effetto spettacolare. Al mattino invece, erano le
fascette basse a risplendere al sole nascente. Oggi le fascette
sono scalfite, addirittura eliminate per fare posto a rattoppi in cemento
delle vecchie persiane, cadenti in altre parti. Il grande mosaico, di qualità
eccezionale, che guardava splendente il mare, è stato oscurato da un orribile
muro continuativo, necessario per costruire una palestra. Un’opera eseguita
senza ritegno, senza neanche valutare l’impatto artistico, e del resto
l’intero, bellissimo edificio è obsoleto, trascurato, lurido. Ancora una volta,
Bagnara “non sa”, non è preparata a tutelate i propri tesori artistici perché
non li conosce e quand’anche li conoscesse, nulla farebbe per proteggerli. Sarino Papalia era
innamorato di quello scorcio di Bagnara, che accomunava alla panoramica del
Ponte di Caravilla (anch’esso oramai oscurato dalle
case), la Torre di Capo Rocchi e le palme altissime del comprensorio
artistico-storico-archeologico (anch’esso in parte distrutto dal cemento
ignorante e ingordo) di Capo Marturano. Incise della
Torretta Morello una lastra dalla quale uscì una stampa che dava di Bagnara
una visione di raffinato gusto ambientale, con le casette ben ordinate a
contorno, l’orologio della Sirena alle spalle e in mezzo, la Torretta con i
suoi splendidi mosaici. Ebbi la fortuna
molti anni addietro, di vedere una riproduzione di questa stampa meravigliosa
sfogliando un libro d’arte e purtroppo commisi due errori simultanei: non
presi nota del volume e non feci copia fotostatica della stampa. Da qualche
anno sto cercando questo reperto un po’ ovunque, e non riesco a
rintracciarlo, con mio sommo rammarico. L’amore per la sua
Patria, Sarino lo manifestò a lungo, partecipando alle prime quattro Biennali
d’Arte Calabrese e alle due Mostre dell’Arte Meridionale di Napoli. Proprio all’apice
della notorietà internazionale ma anche del suo impegno partecipativo nelle
iniziative artistiche che interessavano il Mezzogiorno, Sarino Papalia, a 61
anni, si spegneva nella sua casa romana, lasciando l’ambiente artistico
nazionale e internazionale, gli amici e gli intellettuali della sua patria,
in un profondo rimpianto. Le opere di Sarino
Papalia sono adesso esposte a Roma al Gabinetto Nazionale delle Stampe, alla
Galleria d’Arte Moderna, al Museo Romano e all’Accademia di San Luca. Altre opere si
trovano nei Musei Caracas, Lima, Quito, Portorico, Guatemala, alla Galleria
d’Arte Moderna di Boston e nelle migliori collezioni private del mondo. Dal 15 novembre
1926 al gennaio 1927, è presente alla I Mostra d’Arte Marinara, a Roma,
presso il Palazzo delle Esposizioni, nella sezione del Bianco e nero con un
Monotipo. Dall’ottobre al
dicembre 1931 nell’ambito della Prima Mostra Internazionale d’Arte Coloniale,nel Palazzo delle
Esposizioni, a Roma, presenta le xilografie: Incatenamento delle dune, Leptis
Magna, Altipiano del Garian. Nel 1932 partecipa
a Roma, alla Terza Mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti
del Lazio. Dal 5 febbraio -
31 luglio 1935 partecipa alla Seconda Quadriennale Nazionale di Roma. Nel 1939 figura
alla Mostra “Esposizione di incisioni italiane nell’America Centrale e
Meridionale (Exposiciòn de Grabados)”,
a cura della Biennale di Venezia, varie sedi, mostra itinerante in Venezuela
e Messico. Nel 1941 figura
alla “III Mostra del Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti”, Palazzo
della Permanente, a Milano. Nel 1943 figura
alla “Mostra di incisioni italiane antiche e contemporanee”, presso
l’Istituto Italiano di Cultura, a Barcellona. Nel 1947 figura
alla “Mostra dell’Incisione Italiana”, nel Nationalmuseum,
a Stoccolma. Nel 1947 figura
alla Mostra “Ausstellung moderner
italianischer Graphik”,
nel Graphische Sammlung,
a Zurigo. La Calcografia
Nazionale di Roma, conserva sue incisioni originali, e matrici. Bibliografia: 1926 - I Mostra
Nazionale d’Arte Marinara, catalogo mostra, Roma, Palazzo delle Esposizioni,
1926-1927, p. 50 1929 - Cesare
Ratta, a cura, Acquafortisti Italiani, III, occhietto ill., tavv. 27, 28, 29, 30, 31, 32. 1931 - Prima
Mostra Internazionale d’Arte Coloniale, catalogo mostra, Roma, Palazzo delle
Esposizioni, ottobre - dicembre, p. 398 1951 - Ettore
Padovano, Dizionario degli Artisti Contemporanei, Milano, I.T.E., p. 252 1955 - Luigi Servolini, Dizionario Illustrato degli incisori italiani
moderni e contemporanei, Milano, Gorlich, p. 598,
599, 600; 2003 - Alida
Moltedo Mapelli, a cura, Paesaggio Urbano. Stampe italiane dalla prima metà
del ‘900 da Boccioni a Vespignani, Roma, Artemide Edizioni, pp. 224, 225,
239. 2006 - Alida
Moltedo Mapelli, a cura di. Tra Oriente e Occidente. Stampe italiane della
prima metà del ‘900. Isabelle Cassanelli, Sarino Papalia (biografia),
catalogo mostra, Roma, Calcografia, dicembre 2006 - febbraio 2007, Artemide
editore, pp. 213/214. DA FARE CORREGGERE DATI Testi e dati di
autori vari
|
|