Archivio storico fotografico bagnarese

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Bagnara storico fotografica e multimediale

A cura i rattu - (la tromba d’aria)

foto di C. Zoccali effettuate sulla spiagia di Bagnara nell’agosto del 2010

Sintesi del fenomeno vissuta dagli uomini meridionali

Durante i repentini cambiamenti di tempo, specialmente d’estate,  le trombe d’aria si cominciano a manifestare lontane dalla spiaggia, in mare aperto.

Si formano con un vortice che velocemente si stacca dalle nuvole dense e si cala verso il mare acquistando potenza negativa per le persone e le cose che si trovano nelle vicinanze.

Una grande spirale a cono, un grande imbuto comincia quindi a lambire la superfice del mare ammassando dentro di se vento, sabbia, mare a quant’altro capita davanti al suo percorso imbizzarrito.

L’uomo inerme davanti a un così terrificante attacco della natura, ha intravisto tale fenomeno come un male da scacciare con l’aiuto di quel sottile filo che separa e incrocia superstizione e religione.

Ad una forza così grande bisognava ricorrere a un intruglio magico mistico e religioso allo stesso tempo, bisognava “cacciari a magaria” dove “caciari” sta per togliere.

Eliminare il malocchio in poche parole. Generalmente si lasciava il compito di affrontare tale evento alla persana più imponente, spesso una donna autorevole, che come un sacerdote brandendo contro la tromba d’aria un coltello lungo con il manico di madre perla recitava questi versi:

LUNIDI’, MARTEDI’,MERCULIDI’ SANTU

GIOVEDI’ SANTU E VENERDI’ SANTU

SABITU SANTU E ROMINICA I PASCA.

ROMINICA I PASCA! DOMINICA I PASCA.

OH ROMINIA I PASCA FA CA STA CURA I RATTU

NTERRA CASCA.

Il giorno della resurrezione, secondo la superstizione umana è più potente del fenomeno in corso e quasi sempre, probabilmente per la perdita di potenza del fenomeno che si avvicinava alla costa e non certo per la magia e la superstizione dell’essere umano, la coda della tromba si comincia a disfare e allo steso modo di un palloncino gonfiato a elio che in aria si sgonfia, si ritorce su se stessa e come colpita a morte di disintegra in breve tempo. In gergo dialettale si dice che “si tagghiau” mentre durante la sua formazione di dice “ si sta cogghendu”. Secondo la tradizione contadina meridionale la “preghiera” recitata poteva essere tramandata solo a persone meritevoli e solo la notte di Natale.