ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE
Sintesi descrittiva sui
velieri
di
Gianni Saffioti
agg. giugno 2003
La fine della seconda guerra mondiale segna una svolta decisiva nel sistema socioeconomico bagnarese. La ricostruzione e lammodernamento delle strutture tecnologiche mondiali come per paradosso, affondarono tutte le piccole realtà commerciali a vantaggio dellindustrializzazione e dei grossi capitali. Il destino di Bagnara fu segnato. Il sistema produttivo, basato sulle fabbrichette di ceste e di lavorazione del legname, lentamente si spense e ricominciò il grande esodo verso le industrie del nord dItalia, della Germania e delle Americhe come era già avvenuto alla fine dellottocento. I velieri furono il più grande mezzo di trasporto e di commercio che Bagnara ebbe fino alla costruzione dello scalo ferroviario. Fino ad allora il commercio del legname avveniva via mare per mezzo dei bastimenti.
Il luogo dove la merce veniva depositata e poi
caricata era detto Nchiusa
e geograficamente si trovava subito dopo il torrente Sfalassà,
proprio sotto lattuale campo sportivo. Fino alla metà
degli anni quaranta, tutto il terreno adesso adibito a stadio,
non era altro che un grande deposito di legname. Qui si
accatastavano circhi,
doghe, verghelle, ceste, pali, paluni,
zaccuni, ecc. in attesa di essere caricati
sui velieri e spediti a destinazione. I velieri che partivano da
Bagnara toccavano le sponde di tutti i paesi del Mediterraneo.
Gli imprenditori bagnaresi esportavano merce in quantità tale da
coprire la fetta più grande dellintero mercato del legname.
A questo proposito trovo incomprensibile ed antistorico che in
nessun testo venga fatta menzione dellimportanza di questa
florida realtà imprenditoriale bagnarese che dava lavoro a
migliaia di persone e che forniva legname a tutto il bacino del
Mare Nostrum. Cominciamo col
dire che Bagnara diede i natali ad uno dei più grossi armatori
calabresi dellottocento, Francesco Patamia, il quale pur
spostatosi a Gioia Tauro dava lavoro anche a circa quattrocento
bagnaroti. I suoi cinque figli maschi furono tutti comandanti
della sua flotta, ed alcuni dei suoi velieri erano i più veloci
del Mediterraneo. Altro armatore che lavorava molto per gli
imprenditori Bagnaresi era il capitano Nicola Richichi di Palmi
che proprio sulla spiaggia di Bagnara, a causa di una improvvisa mareggiata,
perse una nave.
I Bastimenti
dunque arrivavano a Bagnara dove venivano caricati e poi
ripartivano. Le verghelle venivano spedite principalmente a
Malta, Tripoli di Algeria e Tripoli di Siria. I circhi
venivano commerciati prevalentemente in Palestina. In Grecia,
come a Marsiglia e Barcellona, arrivavano i zaccuni
assieme ai circhi. Un
rapporto di commercio particolare Bagnara lo intratteneva con
tutta la Sicilia, tanto che nella stessa isola furono create
fabbriche e depositi di ceste. Si calcola che più di un milione
di sole ceste confezionate a Bagnara, ogni anno, venivano vendute
in terra siciliana. Allepoca si contavano dai cinque ai
dieci velieri al giorno che approdavano a Bagnara, nonostante lassenza
di un porto.
Se il mare lo permetteva, dalla
battigia si poggiava sulla nave una lunga passerella detta
faiacca attraverso la quale si poteva tranquillamente accedere ad
una imbarcazione detta paranza dove scaricare il legname, e da
questa poi dopo un breve tragitto si portava tutto a bordo del
bastimento. Se il veliero era di piccole dimensioni si poteva
fare a meno della paranza e poggiare la faiacca direttamente
sulla nave, grazie al fondale marino a gradoni, formato dal
torrente Sfalassà nel corso dei secoli.
Cominciava
quindi una danza lenta e costante di instancabili donne che in
fila indiana arrivavano con il loro carico in testa, lo posavano
e ripartivano per un nuovo giro fino a quando la stiva non era
piena. Uno, due, dieci, venti donne in fila in poco tempo
svuotavano e riempivano i velieri che ripartivano sotto gli occhi
soddisfatti di tutti. Tra la merce più comune che questi
bastimenti portavano a Bagnara cè da citare la pezzulana,
materiale che arrivava dallEtna e che si usava nelle
costruzioni edili prima del cemento. Le gallerie artificiali
della ferrovia sono state costruite proprio con questo materiale.
Anche le pietre laviche, che fino a qualche decennio fa
lastricavano la strada nazionale ed il corso Garibaldi, furono
trasportate dallEtna con i velieri.
Tra i tanti tipi di pietra
lavica usate a Bagnara, le più comuni erano i basuli
e le bolognine. Per
quanto riguarda invece altro tipo di merce varia che le botteghe
vendevano quotidianamente, come stoffe e affini o chincaglierie
varie, si usavano per la loro importazione, imbarcazioni più
piccole dette buzzetti che
arrivavano sino in Sicilia ed a Messina in particolare, dove
compravano allingrosso nei vari magazzini. I buzzetti
più grandi avevano una stazza di cinque tonnellate, essi erano
piccoli e veloci e quindi adatti per il commercio locale. Tra
quelli che si ricordano oggi, ci sono: il Caterinella,
u Patataru, Il Vincenzello.