ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE
LO SPUNTO
La similitudine virgiliana tra gli uomini di Enea che, nell' ansia di lasciare 1' Africa, depredano i boschi e spingono in mare le loro navi e le formiche, pensose dell'inverno, si precipitano fuori dalla loro tana alla ricerca del necessario, non perderebbe la sua intima bellezza, se accoppiata alla quotidiana fatica delle operose femmine di Bagnara, le ormai celebri Bagnarote che, chiuse nel loro caratteristico costume, si spingono al di la del pugno di colline che rinserra le loro case, al di la della provincia, al di la della regione, nella ricerca del pane pei loro figli, uomini senza lavoro.
Migrantes cernas totaque ex urbe ruentes
E basta sostare all' alba sul piazzale della nostra stazione, per vederle arrivare da ogni strada, da ogni vicolo, da ogni sntiero, portanti in bilico sul capo le ceste caratteristiche, ricolme delta roba, che anche qui assume la valenza tragica verghiana, e che e la fonte dei loro commerci, ora leciti ora illeciti; dei loro guadagni, ora grandi ora meschini. E di qua si partono nelle due direzioni. Opposte per sventagliarsi da ogni stazione, fin nelle contrade lontane, irraggiungibili. E in borgate, in paesi, in città restano inconfondibili, con la parlata viva, pronta, sonora; per il passo lungo e 1'incedere, quasi ieratico; per i costumi che fasciano i loro corpi dai lineamenti forti, un po' duri, un po' patiti, ma segnati dai piu puri canoni della femminilita.
Intorno a queste femmine, al loro lavoro e fiorita una letteratura, in certo senso stupida, in quanto tende a mettere in evidenza i lati cattivi e amorali di esse, facendole apparire come creature impossibili.La causa di ciò va ricercata innegabilmente in quel guardarle, vederle, giudicarle quando, in lotta contro tutto e contro tutti, per la difesa della loro roba, che e pane per i tanti della loro casa, sono portate ad assumere atteggiamenti di lotta, che fanno dimenticare tutto cio the e segno di educazione; ignorandole, di contro, quando nelle loro case vivono la loro vita di madri, di donne che può trasfigurarle agli occhi di un osservatore obiettivo.Neghiamo che la loro invadenza rumorosa, la loro spregiudicatezza, la loro rozzezza siano qualita innate. Emergono in esse questi valori negativi perche una lotta è aperta e, di fronte alla legge della foresta, queste creature si fanno tigri per non soccombere. Considerazioni superficiali fanno risalire al fenomeno intrallazzistico l' intraprendenza commerciale delle forti e volitive donne di Bagnara, per afferrare i motivi veri, basta considerare, nella sostanza sociale e psicologica, cio che e stato il lavoro di queste donne prima, cio che è divenuto dopo che il progresso dei trasporti e le crisi commerciali le spodestassero miseramente, le immiserissero.
E innegabile che la guerra, potente generatrice di ricchezze e di miserie, di spregiudicatezza e di eroismi, ha contribuito ad allargare, a rendere a volte antiumana questa migrazione quotidiana. Ma in verità è sempre esistito fra le nostre donne quel bisogno di evasione, che è anche bisogno di vita: ieri, verso i centri vicini, portate dalle loro gambe robuste, verso le rovinose strade d' Aspromonte; oggi, in numero grande su tutti i possibili e impossibili mezzi di locomozione, per le vie del meridione tutto ed oltre.Queste donne tenaci, anche quando dimenticano i limiti della convenienza e del rispetto, amiamo immedesimarle alla tragica terra ballerina sulla quale abbiamo la nostra casa, sotto la quale riposano i nostri morti: terra che frana, travolge, rovina, ma, al di sopra di ogni distruzione, afferma la vita nel trionfo di un fiore, il piu semplice.
E noi, che conosciamo le bellezze e le brutture della loro vita di faticatrici, non possiamo, nonostante tutto, non ammirarle; non possiamo non esigere per esse il rispetto massimo di chi conosce come esperienza quotidiana il lavoro che stanca, logora, sfinisce.
---------------------------------
L'APPUNTO
Conoscevo già tante opere poetiche di Spinoso, grazie alle trasmissioni radiofoniche che, per circa un decennio, Radio Perla del Tirreno gli ha dedicato e grazie anche alla tenacia del maestro Surace, e di cui oggi rimangono le cassette archiviate.
Ho anche letto qualcosa di Spinoso in passato, e parlato con tante persone che lo hanno conosciuto.
Quelle stesse cose che sto leggendo adesso, e mi riferisco al diario del luglio ottobre 1943, le avevo semplicemente sentite raccontare da molte altre persone da me intervistate. Ma scritto cosi, che uno sembra viverci dentro, mi ha dato unemozione che da tanto che non provavo.
Conoscevo, per sentito parlare, della biblioteca fornitissima della sua casa e di come divorava qualsiasi tipo di libro che gli interessava. Mi vengono ancor oggi in mente i versi delle sue poesie recitate dal maestro Surace o da Mimmo Villari, ma questo diario per lintensità emotiva e la volontà di superare gli ostacoli che il suo fisico sempre più malandato gli imponeva, è per me la conferma di quanto quelli che lo conoscevano bene mi hanno sempre detto: un uomo molto sensibile sia culturalmente sia umanamente.
Alla fine del diario sono pubblicate due prose, la prima dedicata alla Bagnarota e di cui voglio soffermarmi a parlare per tutta una serie di motivi.
Un primo motivo esclusivamente letterario è lo straordinario paragone che egli fà della roba che le bagnarote trasportavano, con quella della novella rusticana di Giovanni Verga, appunto La roba.
Mazzarò, il protagonista di questa novella, è un eroe etico, leroe di una virtù oramai fatta religione: la roba è idoleggiata non come roba, ma per il travaglio che è costata; col sole, collacqua, col vento; senza scarpe ai piedi, e senza uno straccio di cappotto. Quella roba è stata fatta con tutte le sue mani, con lo spasimo ed il batticuore, con una fatica diuturna dallalba al tramonto, sotto la pioggia e sotto il sole.
Quale accostamento mai fu più azzeccato per evidenziare il verismo e la forte simbiosi di valenza che ha nella questione meridionale anche in chiave letteraria la nostra bagnarota?
Il proseguo della novella non è altro che tutta una serie di conferme e di sintonie che trovo, rieleggendo il mio scritto di dieci anni fa, sullo stesso argomento.
Sono felicissimo che Vincenzo Spinoso nel 1949, quando scrisse questa prosa, la scrisse in modo inequivocabilmente chiaro da far trasparire quello che è uno dei volti veri della bagnarota. Penso che se avesse continuato a scrivere avrebbe potuto ampliare il vuoto che ancor oggi cè intorno a questa figura. Insomma Spinoso è un grande anche come scrutatore della società bagnarese.
13\9\2002 Gianni Saffioti