ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE


Il Serro di Tavola e il territorio di Bagnara nel periodo greco-classico

Contributi di Natale Zappala' e Clemente Puntillo

 

Natale Zappalà

Il fortino di Serro di Tavola si trova alla sommità del costolone montagnoso che congiunge i Piani alla Corona alle alture aspromontane, in una posizione strategica nel quadro del sistema di collegamento viario interno fra la polis di Reggio e la sua chora, il territorio, compreso fra il Palizzi e il Petrace, su cui la città dello Stretto esercitava la sua giurisdizione. Si tratta di un phrourion, una piazzaforte realizzata nell'ultimo ventennio del VI secolo a.C., successivamente adibita (nei primi decenni del secolo successivo) a "fattoria fortificata", con ambienti destinati al ricovero di animali e all'accumulo di prodotti agricoli o legname.
Raggiungere il sito richiede una certa dose di tempo e pazienza, attraverso le tortuose curve che portano al Cippo Garibaldi e a Gambarie di Aspromonte, ma la vista che si gode dall'area del manufatto ripaga il visitatore del lungo tragitto automobilistico: la visione paradisiaca dello Stretto sullo sfondo, da una posizione che domina la sottostante vallata dello Sfalassà, sono caratteristiche che fanno del Serro di Tavola una delle località più suggestive dell'intera provincia di Reggio Calabria; non a caso, diversi gruppi escursionistici locali inseriscono fra le loro appassionanti passeggiate montane, i sentieri che dal Cippo Garibaldi conducono alle rovine greche, non lontano da Santa Cristina d'Aspromonte.
Il ruolo del fortino consisteva essenzialmente nel controllo delle strade interne, al fine di prevenire incursioni da parte dei barbari Siculi dalle montagne, così come di Locresi e Medmei di Metauros (Gioia Tauro) e Rosarno, ovvero gli altri Greci che confinavano coi Reggini. La presenza di stalle e magazzini all'interno delle mura doveva garantire inoltre la custodia delle merci, che potevano successivamente essere trasportate sino alla costa, sfruttando la possibilità di ridiscendere il corso del torrente Sfalassà, giungendo infine presso l'odierna Bagnara.
La menzione della cittadina tirrenica in qualità di probabile luogo di approdo e centro di smistamento dei prodotti dell'entroterra, nel periodo greco-classico in questione, introduce un dibattuto problema storiografico, apparentemente ancora insoluto. Tutti coloro che si sono occupati del passato più remoto di Bagnara sono divisi fra quelli che attribuiscono maggiore arcaicità al sito, dichiarandolo antecedente alla venuta dei Normanni nell'XI secolo, mentre altri ritengono che, prima della venuta di Roberto e Ruggero di Altavilla nel Sud Italia, l'insediamento sia privo di storia.
La verità, per così dire, sta in mezzo. In altri termini, la storia di Bagnara, e cioè di un centro abbaziale, dotato di un territorio e confini specifici, trasformatosi poi nell'odierno comprensorio comunale che tutti conosciamo, inizia indubbiamente con la fondazione normanna. Rimane tuttavia altrettanto inconfutabile che il luogo su cui sorse l'Abbazia di S. Maria e i XII Apostoli esisteva già da millenni, a meno che qualcuno non riesca a provare scientificamente che Ruggero di Altavilla si sia portato quel pezzo di Costa Viola dalla Puglia, dalla Normandia o da ovunque provenisse quell'accozzaglia di predoni rinciviliti dai giochi di potere dei pontefici romani.
Scherzi a parte, se il territorio su cui sorge oggigiorno Bagnara esisteva già da parecchio, sarà quindi ragionevole, dal momento che non mancano le testimonianze documentarie in proposito (e sono tante, dai ritrovamenti archeologici alle nuove identificazioni topografiche), inserirlo all'interno delle dinamiche storiche, geografiche, economiche e culturali della Calabria antica, senza il timore di infrangere alcun presupposto di attendibilità, al riparo dalle accuse di campanilismo. Consentitemi infine di ringraziare i numerosi lettori che mi scrivono per posta elettronica o mi fermano per strada, chiedendomi delucidazioni o approfondimenti, suggerendomi talvolta degli spunti per sviluppare nuovi articoli: la vostra attenzione è il segno tangibile dell'utilità della valorizzazione e della divulgazione della nostra Storia.

 

Il Serro di Tavola e il territorio di Bagnara nel periodo greco-classico

Clemente Puntillo

Ciao Natale:
ho letto con interesse questo tuo ultimo contributo.
Se correttamente distinguiamo un "Portus" da un "Oppidum", abbiamo la classificazione per Bagnara. Era un "Portus", cioé un luogo di approdo per legnatico e acquata, lungo la rotta degli "Oppidum" calabresi, cioé gli scali portuali con una comunità civile da corollario. Gli "Oppidum" più prossimi furono in questo caso Medma da Nord e Scilla da Sud.
Si navigava (a remi) costeggiando il più possibile per evitare le correnti del Canale ed era necessario fermarsi spesso per i rifornimenti. Fra Medma e Scilla duqnue, contiamo almeno tre "Portus" principali, dei quali due citatissimi: Portus Orestis (che fu successivamente anche un importante Vescovado) e Portus Herculis (vicino Palmi/Taureana), mentre il nostro Portus è purtroppo mai citato, proprio perché fu approdo molto occasionale fra le vasche.
Il nome "Balnearia" deriva dalla particolare configurazione del sito: due rigogliose cascate (Catiano e Sfalassà - che non è l'antico Argeade!) che precipitavano acqua su scogli a forma di vasce e numerose sorgenti disseminate lungo i costoni.
Questo nome è certamente normanno. Gli esploratori occuparono la costa già prima del 1060 per piazzare gli avamposti che sarebbero serviti per l'attacco e la conquista della Sicilia. Orientativamente verso questa data, troviamo gli "Scout" sul territorio in questione per la sistemazione delle prime guarnigioni e l'attivazione degli approdi militari dalla base di Mileto ai "fortini" della costa.
Lungo il corso di quegli anni, l'insediamento di assestò e intanto i Normanni d'avanguardia, così come avvenne ovuqnue del resto, denominarono topograficamente il luogo e, per via delle acque, lo chiamarono Balnearia, come già usavano nel loro Paese d'origine e infatti le "Bagnére" in Francia sono tantissime e tutte coincidenti con presenza di terme. Così anche in Italia del resto, soprattutto in Umbria.
Circa la "frequentazione" del posto già in età antichissima per via delle poste del pesce-spada (e qui finalmente abbiamo testimonianze storiche ex-ante Conquista) che non quadrerebbero con l'assenza di insediamento a Bagnara coevo, bisogna considerare (e qui vengo vicino a te) che il grandioso e antichissimo Bosco di Solano (che comprendeva e assorbiva anche Aspromonte, ove tu indichi il forte) era popolato da abilissimi cacciatori indigeni, che per mestiere - fornivano di cacciagione il castello di Seminara, Reggio, La Catona (la "Statuam" di Plinio), il Forte di Scilla, ecc. - cacciavano a piedi. L'abilità dei Solanoti con le lance era impressionante perché colpivano con precisione pur stando in movimento.
I Fiocinatori delle antiche lancette per la caccia al pesce spada, che, ricordiamolo, era stagionale, erano pressoché tutti dell'Altopiano, insieme agli equipaggi. Fiocinatori di Solano li ritroviamo ancora alla Battaglia di Lepanto, vicino ai loro Nobili Signori che li usavamo per gli Ontri di loro proprietà.
Quindi: quando il Conte si riferì nel 1085 a un "Locum insuper Balneariae", si riferì semplicemente a una località che da circa vent'anni prima i suoi Scout e poi i suoi guerrieri avevano battezzato in quel modo.
E si trattò di concessioni su un agro di proprietà del Monaco Paolo che, non casualmente, abitava nel Castello di Seminara.
Si tenga altresì conto che vi erano due punti deboli nella Calabria di allora e fino all'Età Moderna: le «calate» della Costera e il Passo del Mercante.
Di queste «calate» due erano micidiali: Pietra Galera e Cavajancuja. Da qui era molto agevole aggredire partendo dalla spiaggia, l'entroterra fino a dilagare su tutto l'Altopiano con scorrerie che in effetti molte volte risultarono micidiali. Il Passo invece, fu normalmente usato per il collegamento fra Medma e le comunità magno-greche del Jonio calabrese, per lo scambio commerciale. Infatti era più veloce e comodo costituire carovane che valicassero il Passo, piuttosto che circumnavigare il Canale, lungo le rotte dello stagno: per esempio da Krotone al Circeo.
E' ovvio che il Passo costituì anche un punto strategico dal punto di vista militare. Il castello di Seminara salvò intere comunità, la più importante delle quali fu quella di Taureana, col suo vescovado, e la Città Santa calabrese venne annientata dagli Aragheni, come noto.
Se dunqe Bagnara fu una Città fondata da guerrieri normanni e all'origine fu dunque una città militare nella quale tra l'altro si formò la primissima stirpe di Bagnarote, città, lo ricordo, che visse in uno splendido isolamento per moltissimo tempo, il suo circondario è invece ricchissimo di storia antica e molto antica. Io per esempio, propongo che si tenti di individuare il sito ove sorse in antico il villaggio di Catiano che stava a ridosso delle "Salinas", cioé dell'Altopiano della Corona e che in effetti si può ascrivere come primo nucleo di una Bagnara rurale antica.
Spero di essere riuscito a darti un contributo, seppur medriocre, a una discussione che, se si sviluppasse, potrebbe divenire interessante.
Per il momento ti rinnovo i vivissimi complimenti e ti abbraccio di cuore.


Tito Puntillo

 

Natale Zappalà

Carissimo Clemente,
sono io a dover ringraziare te per avermi letto e per il tuo interessantissimo contributo sulla storia arcaica del comprensorio bagnarese. L'articolo a cui fai riferimento rientra in un progetto di divulgazione del patrimonio storico locale che sto curando per il portale COSTAVIOLAONLINE.IT. Trattandosi di un progetto di carattere essenzialmente informativo destinato al grande pubblico dei non-esperti, sono costretto ad utilizzare uno stile semplice e cursorio, dal momento che il fine essenziale dei miei articoli è quello di sensibilizzare, o meglio, di "alfabetizzare" (sei consapevole, molto più di me, dell'ignoranza sovrana di bagnaresi, reggini, scillesi ecc. ecc. sulla nostra Storia, poi però vogliono i turisti...) i pochi (me ne aspettavo molti meno...) lettori, alla conoscenza delle tappe fondamentali della nostra Storia, e di rilanciare in grande stile uno sviluppo turistico-culturale dei nostri territori.
Il tuo contributo è prezioso e niente affatto modesto, soprattutto perchè lancia degli importantissimi spunti di ricerca, utili sia ai fini di una comprensione esaustiva della storia arcaica del territorio bagnarese, così come sul versante della storia e della topografia greca, arcaica e classica, della chora di Rhegion, argomento, quest'ultimo, che rientra propriamente nel mio campo di studi.
Anche io sono favorevole all'identificazione dell'approdo bagnarese in qualità di naustasdmon/portus secondario delle coste reggine, così come ritengo, insieme al Givigliano, che l'Argeades/Arciade di Plinio e della Tabula Peutingeriana sia da localizzare presso i Piani di Melia, l'antica statio della via Popilia. Non mancano tuttavia delle attestazioni storiografiche ed archeologiche utili ad illustrare l'esistenza di un nucleo insediativo pre-normanno a Bagnara; il ritrovamento del phrourion di Serro di Tavola o il puù antico villaggio del Tardo Bronzo presso i Piani alla Corona, sono elementi validi per ricostruire sommariamente il modus vivendi degli antichi abitanti della Costa Viola. Il lavoro, in questo senso, non ci manca affatto.
Personalmente, non vedo l'ora di ultimare il mio percorso di studi (la specializzazione universitaria) per potermi dedicare all'approfondimento di alcuni temi, specie gli spunti relativi al Catian di cui mi parlavi. Figurati che ho dovuto, giocoforza, interrompere uno studio sull'Orestea di Stesicoro che sembra aprire delle prospettive interessanti sull'identificazione dei luoghi del passaggio di Oreste e confuta (non ce n'era molto bisogno, in realtà, data la mancanza di scientificità degli eruditi che proponevano quella ametodica identificazione) la "romantica" collocazione del Portus Orestis a Bagnara, suggerendo inoltre degli interessanti scenari topografici relativi alla toponomastica e ai confini dell'antico territorio di Rhegion (nulla su Bagnara, purtroppo...).
Ti terrò comunque aggiornato, non appena riesco a dedicarmi interamente a queste tematiche, specie per chiederti, se sei disponibile, delle ulteriori delucidazioni sul periodo pre normanno di Bagnara e dintorni.

Non mi resta che rinnovare i miei ringraziamenti, comprensivi dei complimenti per i tuoi passati lavori (che ho avuto modo di leggere con piacere), per la tua attenta e coinvolta lettura dei miei scritti. Una lettura che mi fa doppiamente piacere poichè significa che noi, studiosi di mestiere e puerilmente infatuati di antichi retaggi, non predichiamo nel deserto ma immersi in una proficua rete di reciproci contatti che non può altro che giovare alla valorizzazione del nostro passato; in secondo luogo, essere letto da un'autevole figura di intellettuale, che così tanto ha contribuito (e continua a contribuire) sul versante di un'infaticabile attività di promozione culturale cittadina, è estremamente gratificante.
Un caro saluto e un piacevole proseguimento di serata.


Natale Zappalà

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