
Sante De Leo


a sinistra in posa da "boxer" a destra la statua a lui dedicata e che si trova allo stadio dei marmi del foro italico di Roma.

Con il suo allenatore a Tripoli con la famiglia a Tripoli Sante De Leo scuderia gruppo sciesa Milano 1937
Brevi note biografiche a cura della signora germana de leo
Nasce a Bagnara Calabra l ' 8 Gennaio 1911 da Santo De Leo e Carmela Fedele, sopravvissuti dopo la catastrofe del terremoto dell'1908, emigrano con i figli ancora piccoli in Libia, a Tripoli dove imprendo attivitą che alla morte del padre , sono i figli stessi compreso il minore di 9 anni, a continuare nella tradizione della laboriositą calabrese aprendo oleifici, mulini e attivitą commerciale di alimentari in Tripolitania.
Sante giovanissimo inizia con gli amici Anastasi e Cardinale gli allenamenti e la carriera Pugilistica dilettantistica , con una tifoseria non solo di italiani all'estero, ma degli stessi arabi Tripolini, che gli danno il soprannome di "shara machina", mentre i fans italiani, a Milano lo soprannominano " Leo Vandalo" , quanto i commentatori sportivi lo elogiano per la potenza dei suoi ko e per l'eleganza, abilitą, velocitą e stamina nel boxare. Artisti come Diego Manolli gli hanno dedicato alcuni ritratti con la scritta " Sante De Leo qui sta, italico campione, sul ring in veritą si batte da leone" , altri artisti ne hanno raffigurato le effige atleticamente perfette in 4 sculture poste nell'anfiteatro del Foro Italico a Roma.
Sante, persona naturalmente modesta e schiva, dopo il ritiro dalla carriera pugilistica, per una improvvisa e grave miopia, tornato a Tripoli ha ripreso l'attivitą imprenditoriale della famiglia e aperto nuove attivitą , gestendo a Tripoli la Torrefazione "esperia" , andata distrutta in un incendio doloso nei disordini anti semiti degli anni 60. Rimane nell'ambito del pugilato, come arbitro e come allenatore : vengono a Tripoli per allenamenti con Sante i campioni Mitri e Benvenuti ed altri, legati a lui da stima ed amicizia.
Fidanzato e sposato nel 35 con Maria Di Maio, la quale ne ha condiviso la passione sportiva quanto coadiuvato ed affiancato nel lavoro e nella vita con amore , ha avuto una vita alacre e densa di relazionali sociali , ovunque circondato da stima per la sua onestą, lealtą , parsimonia , saggezza, giovialitą.
Costretto dalle circostanze libiche , a rientrare in Italia come profugo della Libia in etą ormai di pensione, si trasferisce per seguire i figli Germana e Sergio, a Torino ; qui collabora con il CONI prima come arbitro poi come segretario della Federazione Pugilistica di Torino , e svolge attivitą di interprete arabo-italiano-inglese e di mediatore culturale presso il tribunale civile di Torino. Dopo due anni di malattia che lo provano nel fisico ma ne fanno emergere la forza di carattere e il pensiero sempre rivolto con affetto ai suoi cari, roso da un tumore al polmone, si spegne, scegliendo la sospensione dell'accanimento terapeutico, circondato dall'affetto della famiglia, dei medici e del personale del rep. di medicina e cardiologia dell'ospedale Mauriziano di Torino. E' stato tumulato con gli onori della Federazione Pugilistica e del Coni a Torino il 20 ottobre 1996.
In suo ricordo e per onorarne gli insegnamenti e le volontą , la famiglia ha disposto un lascito per opere sociali di prevenzione del disagio e di formazione a favore di giovani.
dal libro storia della boxe italiana di M. Salsedo - il suo curriculum agonistico
