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ARCHIVIO STORICO
FOTOGRAFICO BAGNARESE
" La mia Bagnara e dintorni
"
rubrica a cura del Dott.
Tito Puntillo

SCRITTI
SU FACEBOOK E VARIE

7 febbraio 2010
Ragazzi!
Voi dovete reagire!
Dovete appropriarvi di ciò che vi appartiene: la libertà di fare e di dire e
dovete soprattutto dare piena fiducia alla vostra intelligenza, ai vostri sogni.
Non crescete come dei sottomessi!
Bagnara vi appartiene ed è vostra! Non lasciate che l'inetta classe dirigente
indigena, continui a tenerla addormentata e gestita con la legge della
raccomandazione, della superstizione sociale, delle prediche che vi drogano con
argomenti disfattisti e fatalisti! La vostra Cittadina è stata grande e aspetta
di ridivenirlo se solo voi troverete il coraggio dii farvi valere. Non
ascoltateli! Sono loro che dovranno ascoltare voi!
Coraggio ragazzi! Alzate la testa!
"... Non vogliate negar l'esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI
MA PER SEGUIR VIRTUTE E CONOSCENZA"
(Canto di Ulisse , Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)
Un abbraccio.
Tito P.
6
febbraio 2010
Messaggio per niente criptico per Silvana Ruggiero.
Silvy,
pro memoria per te:
« Fama
di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non
ragioniam di lor, ma guarda e passa. »
(Virgilio a Dante, canto III dell'Inferno: Gli IGNAVI)
Non ti
curare di loro, ma guarda e passa! Un abbraccio. Tito
6 febbraio 2010
Carissimi amici: fra gli argomenti che sono lasciati sotto tono dai potenti
Media, vi è quello dell'ex Dittatore/Tiranno di Haiti, Monsieur Duvalier prima
il padre e a seguire il figlio.
A parte la circostanza che la Comunità Internazionale ha lasciato che questi due
personaggi imperversassero in tutti i modi sulla povera gente haitiana fino a
dieci anni fa (tutto dimenticato! Per la serie "Per non dimenticare" (quando
conviene)) qualche povero disperato che ancora ha la forza di gestire quelle
rovine, s'è rivolto al Governo della civilissima Svizzera (con tutto il rispetto
e l'affettuoso amore che porto sempre nel cuore per quella superba Bagnarota che
gestiva una cantina a Bagnara) per chiedere il rientro in Patria haitiana degli
oltre 4,5 milioni di dollari USA che il Tiranno e la sua famiglia avevano
trafugato e depositato nelle Banche della Federazione Svizzera.
La risposta delle banche svizzere è stata telegrafica. "non possumus" perché il
ricorso a suo trempo presentato dalle autorità governative dell'Isola si era
trasformato in causa civile che, per le lungaggini dei locali tribunali
svizzeri, è poi caduta in prescrizione!
Quindi: il denaro così utile per la povera gente di Haiti, rubato dai Tiranni,
resta al sicuro, mentre quello che si sta raccogliendo a mezzo delle
Associazioni Umanitarie, pare sia in parte caduto in mano ai Clans locali, ma
questa è una prassi consolidata un pò ovunque.
Per non dimenticare, appunto. Tito Puntillo
5 febbraio 2010
Amici carissimi:
l'A.D. Fiat Marchionne ha dichiarato che degli incentivi statali può farne a
meno. Il che significa che se la settimana passata il Governo, anziché fiutare
la beffa, avesse ceduto, la Fiat si sarebbe beccato l'ennesimo contributo
statale senza averne bisogno. Fiat che "socializza" i suoi guai e che
distribuisce in famiglia gli utili. Temo però di non sbagliare se guardo più
avanti: l'italo-canadese in realtà mirava a ben altro: acchiappare gli incentivi
statali provenienti da noi italiani e incamerarli per poi dirottarli sugli
investimenti che sta operando in Serbia per l'impianto di produzione della nuova
"Topolino". Perché ne sono convinto? Perché "in ogni caso" va chiuso Termini
Imerese e proprio a favore della nuova attività in Serbia.
Paradossalmente ma anche realisticamente, bisogna anche dire che, a
tempo-traffico totale, la Serbia e la Polonia sono più vicini della Sicilia a
Torino e Milano. E siccome l'agguerrita minoranza protestante meridionale non
vuole in Ponte sullo Stretto, questa distanza rimarrà incolmabile. E vuole anche
dire che, Ponte o non Ponte, per noi calabresi del Sud (non considero i
Cosentini "calabresi") e per i cugini siciliani, dovrebbe contare molto di più
il Mediterraneo che la lontana Padania, porta di un'Europa quasi allo sfascio e
distante dalla realtà solare della nostra terra. Tito Puntillo
4 febbraio 2010
Amici carissimi:
nell'imminenza della pubblicazione della seconda edizione di "Cronache Bagnaresi"
in Archivio Storico Fotografico Bagnarese, anticipo qui un capitolo di
particolare coinvolgimento e significato. Come tale e per gli argomenti
trattati, lo dedico con tutto il cuore e l'affetto al caro Avvocato Romano,
recentemente scomparso.
Con stima. Tito Puntillo
Bruno Scataleo
Verso la fine del 1850, un giovanissimo contadino di Pellegrina, per una di
quelle dannate circostanze che ogni tanto capitano in natura, rimase, in
sequenza, orfano di padre e di madre.
Si chiama Bruno Gramuglia e tutti lo conoscevano come “’U Scataleju”, Bruno
Scataleo.
Frastornato, privo di mezzi di sussistenza, ormai al livello della disperazione,
Scataleo fu accolto da D. Carmine Romano e per suo conto, mandato a sorvegliare
i pascoli che la famiglia possedeva in Aspromonte.
Nella pace fra le montagne, a contatto con la natura, il ciclo delle stagioni,
la serenità fra le greggi, Scataleo acquisì una sensibilità interiore
straordinaria e tale da fargli percepire i sentimenti con un ardore emozionale
che divenne istintivo.
Nel contempo, le sue frequentazioni in Casa Romano si fecero assidue, sicché
Scataleo visse in prima persona e in presa diretta, le vicende che vi si
svolgevano. L’arresto di D. Carmine, il suo esilio a Marsiglia, il ritorno a
Bagnara dopo la Costituzione Borbonica e la nomina a Sindaco.
Soprattutto, Scataleo assimilò le discussioni che si svolgevano fra i Patrioti
che si ritrovavano dai Romano ogni sera: le aspirazioni, i sogni, gli ideali
mazziniani, le vicende dei garibaldini che sempre più s’avvicinavano allo
Stretto, i piani per una grande vittoria dell’Italia contro il Regime Borbonico
e i sogni per un successivo, felice destino di Bagnara, della Calabria, del Sud
unito all’Italia redenta.
Verso la fine di Giugno del 1860, D. Nicola, nella sua villa di Olivarelli,
iniziò in segreto la preparazione di un’area attrezzata per accogliere lo sbarco
garibaldino, scegliendo una zona strategica aspromontana, i Forestali.
Durante questa fase, Scataleo, stando sempre da presso ai congiurati liberali,
maturò intensi sentimenti patriottici, immaginandosi che con Garibaldi, sarebbe
giunta la redenzione per i contadini, finalmente uniti al padrone in un
abbraccio pieno di affetto e considerazione; come dire: la terra avrebbe unito i
cuori dei proprietari e dei coloni in una abbarco “democratico”, insomma..
Non sapeva Scataleo, che nel centro della Sicilia, qualche giorno prima, le
bande garibaldine guidate da Bixio, avevano massacrato alcune masse di contadini
che, credendo Garibaldi un liberatore, s’apprestavano a occupare i campi di quei
padroni, quasi tutti legati alla Massoneria dei Florio e dei Rubattino e fautori
dello sbarco delle Camicie Rosse a Marsala, dopo la congiura di Cavour e del
“Partito Siciliano” a Torino contro il Re Francesco II° di Borbone e le stesse
aspirazioni mazziniane.
Né poteva immaginarsi che dopo, lo stesso Garibaldi si sarebbe presentato
davanti a Vittorio Emanuele II°, a Teano, consegnando alle truppe di occupazione
piemontesi, un grande Regno e un gradissimo Popolo.
La successiva invasione piemontese del Regno fu inesorabile e bagnata del sangue
dei patrioti rivoltosi, soprannominati “briganti” e della prosopopea del
Generale Cialdini, il “bombardiere” di Capua e Gaeta, comandante delle truppe
che dal 1861 iniziarono gli eccidi di interi villaggi lucani e calabresi,
massacratore di innocenti contadini rei di aver favorito la fuga e il
nascondiglio dei “briganti”.
Questo fu il Generale Cialdini: senatore del Regno, e luogotenente Generale per
le Due Sicilie, servo della peggiore Massoneria piemontese.
Non poteva saperlo Scataleo come non lo seppero le popolazioni meridionali,
entusiaste durante l’attraversamento del Regno da parte delle bande garibaldine.
Se ne accorsero però dopo quando, dopo il passaggio di Cialdini, le leggi e
l’imposizione fiscale piemontesi, azzerarono l’economia meridionale e
distrussero i fattori produttivi del nostro Regno.
Scataleo dunque, non stette nella pelle e un impeto di felicità lo colse quando
D. Carmine gli passò le istruzioni per recarsi alla marina alla testa di una
squadra di montanari, per accogliere i garibaldini e condurli attraverso
sentieri sicuri, ai Forestali.
Così come i guardacoste borbonici non riuscirono a prendere contatto con le
“Palamatare” pilotate dai valenti contrabbandieri sciglitani e bagnaroti, la
Guardia Borbonica che aveva il suo Quartier Generale a Bagnara, perse il
contatto con la colonna che si dileguava fra gli anfratti della costiera
calabrese, guidata verso la montagna dai pastori di Bruno Scataleo.
Una volta ai Forestali, fu subito decisa un’azione su Bagnara, con l’obiettivo
di:
1. destabilizzare l’organizzazione della Guardia Borbonica;
2. favorire la fase finale dello schieramento garibaldino con lo sbarco della
parte centrale della spedizione (che avverrà poi a Favazzina con De Flotte);
3. alimentare la rivolta popolare contro gli insediamenti militari e civili dei
realisti.
A Bruno Scataleo fu dunque dato l’incarico di «Scout» di una piccola spedizione
che attraverso le gole dello Sfalassà, penetrò a Bagnara prendendo contatto col
reparto borbonico stanziale.
Dopo un paio di scariche di fucileria, e quindi esaurita la sorpresa, la
spedizione si ritirò, sempre guidata da Scataleo, scartando fra sentieri
sconosciuti agli esploratori borbonici e quindi facendo perdere le sue tracce.
Ma Scataleo, nel marasma della breve battaglia, venne riconosciuto e, qualche
giorno dopo sceso egli in paese per rifornimenti, arrestato e mandato alle fosse
di Santo Stefano, la fortezza-prigione di Messina. D. Carmine invece, riuscì a
fuggire scendendo alla Catona ove prese un trasporto traghettando verso il Faro,
al campo dei Garibaldini.
Terminato l’assedio di Messina, una volta che Capua s’arrese a Cialdini,
Scataleo venne liberato e rientrò a Bagnara, sempre al seguito dei Romano con
una fedeltà che s’era ulteriormente rinsaldata.
La Città gli volle dimostrare la sua riconoscenza sicché il Comune lo assunse
alle sue dipendenze come messo e archiviario.
Bruno Scataleo passò gli anni della sua restante gioventù al servizio di Bagnara
e per Bagnara e non ebbe né pretese altro.
Il tempo trascorse e con esso gli entusiasmi dei liberali e le gioie della
“Liberazione”.
Bagnara dimenticò.
Un giorno, a 72 anni, Bruno Scataleo fu chiamato in Direzione; gli fu comunicato
che il suo servizio, data l’età, era da considerarsi concluso.
Scataleo era stato dimesso, non era più al servizio del Comune e di Bagnara.
Con sentimenti fra l’incredulo e l’irreale, Bruno Scataleo si ritrovò in mezzo
alla strada e altro non seppe fare che sedersi sulla scalinata del Municipio.
Ogni giorno giungeva in quel luogo esattamente secondo l’orario di lavoro e lo
abbandonava alla fine della giornata.
Cosa faceva? Niente.
Osservava la gente che entrava e usciva e il suo sguardo era di una dolcezza
infinita; non chiedeva l’elemosina ma ossequiava i Signori del Palazzo e poi
tornava a contemplare lontano, verso l’orizzonte, quasi a cercare sulla linea di
demarcazione far il mare e il cielo, la visione di un passato che era stato
carico di promesse e che forse stava adesso per giungere.
Valeva la pena di aspettare, dopo le grandi sofferenze patite, si diceva Bruno
Scataleo, eroe dimenticato di Bagnara.
Una mattina non si presentò sulla scalinata del Municipio.
Fu trovato morto sul suo povero lettino nella decorosa baracca che abitava.
E poi di Bruno Scataleo si perse ogni traccia nella memoria storica di Bagnara.
Qualche ricordo affettuoso fu conservato dai Romano e da qualche signore gentile
che lo incontrava al mattino e riconosceva nel suo sguardo, la dignità e
l’umiltà dell’eroe per davvero. E così lo descrisse in effetti Francesco Spoleti,
in uno dei Ritratti di Provincia più commoventi, dato alle stampe nel 1900.
Così lo ricordano i Romano.
Non dimentichino i giovani di oggi che noi siamo stati un grande Popolo e fummo
capaci di gesta di elevato valore fisico e morale; solo l’ignavia e la codardia
dei Potenti ci oscurò l’orizzonte.
Proprio per questo noi oggi, dobbiamo rivendicare con fierezza e determinazione
la nostra Libertà, la Libertà per la Calabria.
4 febbraio 2010
Amici carissimi:
il cantante Morgan (che non conosco, altro stile, altri tempi per me!) ha
confessato di assumere sostanze stupefacenti per contrastare stress, delusioni e
mancanza di affetti sinceri.
I puritani del Festival di Sanremo lo puniranno non facendolo partecipare al
consesso canoro.
Terry, grande giocatore e capitano-trascinatore della Nazionale Inglese, ha
copulato con la fidanzata di un suo compagno di squadra. La copulatrice in
questione pare si sia concessa abbondantemente a mezza squadra e tuttavia la
qualifica a questa moderna lucciola, di "troione mammellato", non è valsa a
liberare Terry dall'accusa di avere tradito la purezza del calcio britannico.
Bene.
Come dire: da vent'anni a questa parte sono transitati sul palcoscenico di
Sanremo decine e decine di Star internazionali "fatte" fino al midollo e
tuttavia accolti con ovazioni e consensi. Stupisce allora lo scandalo di adesso
che dunque fa pensare a qualche cosa di macchinoso, di congiura, di "retrò"
preoccupante, oltre per implicito, a valutare il pubblico, noi tutti, come delle
pecore, degli impreparati che non sanno stare al mondo per giudicare lo stato
delle cose.
O forse è una guerra fra potenti presentatori trombati, cantanti esclusi,
cordoni di dirigenti RAI superati nella gara degli appalti musicali? In questo
caso Morgan è un capro espiatorio, un povero ragazzo innocente immolato dai
rivendicatori della forza e dell'ingiustizia.
Se si dovesse applicare il "principio morale superiore" di Fabio Capello anche
alle altre sfaccettature del vivere moderno, l'opinione pubblica si sarebbe
dovuta rivoltare contro Bill Clinton, Silvio Berlusconi, e quanti ce ne sono
ancora? Chi copula fuori dal letto coniugale, non ha il diritto di essere un
personaggio civilmente inserito nella Società! Un pò come avveniva duemila anni
fa nelle organizzazioni tribali e avviene ancora adesso nei paesi feudali arabi
a matrice religiosa, ove la donna copulatrice infedele viene linciata a sassate.
Oppure si dovrebbe tornare al principio, che vale per i Morgan e i Terry di
tutto il mondo, che una cosa è la vita privata di ciascheduno di noi e un'altra
cosa è quella pubblica per cui: da Morgan si pretende che canti bene e ci
diletti, e da Clinton, Berlusconi & Co. si pretenda che governino secondo le
nostre aspettative e necessità? O devono sempre vincere le apparenze che fanno
tanto comodo ai pochi che sapientemente le sanno strumentalizzare?
Dico: quanti sono coloro che sognalo di copulare con altrui copri e tuttavia
stanno poi tranquilli dove sono? Vale niente il tradimento del desiderio (spesso
morboso) rispetto all'atto in sé del copulare?
Tito Puntillo
4 febbraio 2010
Amici carissimi:
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, on. cav. Silvio Berslusconi, ha tenuto
oggi un commovente e sentitissimo intervento al Parlamento dello Stato di
Israele, la Kneset.
I Deputati rappresentanti delle 12 Tribù, hanno appaludito e lanciato ovazioni,
commosso era Netanyahu e perfino la mitica Tipzi Livni, s'è alzata ed è corsa ad
abbracciare l'uomo che invocava l'ingresso dello Stato di Israele nella CEE.
Tempo fa invocò anche quello dei Turchi e prima ancora "auspicò" una intima
intesa coi Russi. Insomma, la CEE è davvero diventata "la qualunque". Ma questo
è un altro discorso.
Potenza dei Media! Berlusconi che usava un linguaggio cadenzato, è stato fatto
passare per commosso, e non poteva mancare in tal senso, un cenno alla mamma
salvatrice di ebrei. Cadenzato per la commozione e non per favorire la
traduzione simultanea.
Tante frasi pregne di "libertà", "riconoscenza", desiderio di "espiare le colpe"
e poi ancora "difesa" e "diritto" per lo Stato di Israele di esistere e via
dicendo.
Nessun cenno al martirio del Popolo Palestinese, all'infame muro che divide in
due i Territori per impedire non solo ai Terroristi (per gli Arabi "Patrioti")
ma anche alla povera gente araba, cioé alla stragrande moltitudine della
popolazione indigena e non ebrea, di lavorare, stare colle famiglie, vivere
insomma.
Ma questo interessa a nessuno quindi, finisco il breve cenno.
Ho però un dubbio e voglio esprimere alcune mie considerazioni, quindi, come
dubbio: accompagna il Presidente del Consiglio una nutrica delegazione di
Governo con Ministri, Consulenti e Delegati della maggiore Imprenditoria
italiana. E' forse possibile, carissimi amici,che in questo consesso, sia stata
negoziata una mega-fornitura di armi e a quale valore potrebbero ascendere gli
eventuali mega-contratti di armi e munizioni?
Le industrie italiane meritano l'attenzione di Israele, perché l'Italia è una
delle maggiori e geniali costruttrici di armi belliche pesanti, oltre a fucili
automatici e pistole, adottate perfino dalle Polizie Statunitensi. Desiderio di
"Pace" e "Libertà" proveniente da un Paese, l'Italia che è il maggiore
produttore al mondo di mine anti-uomo con meccanismi sofisticatissimi.
Un'industria che in Italia non conosce crisi e cassa integrazione.
L'Italia sta in mezzo fra: (a) Ebrei, ai quali fornisce di tutto, compreso
materiale bellico, ed essi, produttori di pompelmi e gestori del turismo verso
le contrade di Cristo, al quale loro non credono, pagano col denaro proveniente
dai grandi finanzieri ebrei che detengono tutto il capitale finanziario e
bancario degli Stati Uniti, (b) i Paesi del Petrolio (ad iniziare dall'Arabia
Saudita) a governi feudali e negatori dei diritti più elementari alle donne,
nonché finanziatori degli Arabi ribelli (o patrioti). Il risultato di questa
tensione è lo stallo delle popolazioni arabe e la fuga verso l'Italia di
clandestini, accolti con commozione e umanità da gente che ignora di essere
connazionale di produttori di morte. Da una parte, la florida produzione di armi
e dall'altra la commozione per i clandestini colla florida attività delle
Associazioni Umanitarie.
Ieri il Parlamento ha approvato definitivamente il prolungamento della stagione
venatoria in Italia. Il battaglione di Assassini della Natura che si atteggiano
a difensori ecologici, potrà così sparare ancora e ancora a passeri, poiane,
orri, lepri e tutto ciò che si muove, libero e indipendente, fra i boschi e nel
cielo. La potenza delle fabbriche di armi in Italia, è in grado di sopravanzare
le crisi di coscienza della maggioranza degli italiani. Vinse un referendum,
vince ancora. Continuerà a vincere per l'untuoso comportamento dei governanti e
l'indifferenza dei governati. E così continuerà l'equivoco italiano secondo il
mai sorpassato detto di Dante:
"Ahi! serva Italia di dolore ostello,
nave senza nocchier in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello"!
( Sordello da Goito a Dante nel canto VI del Purgatorio).
3 febbraio 2010
Amici carissimi:
questa mattina andrò a lavorare dopo aver ripensato alle parole contenute nella
splendida canzone di Jannacci "Ho visto un Re" che in questo momento bene
riescono a fotografare la condizione della nostra Calabria.
E dunque: che diritto abbiamo noi, poveri abitatori di questa variegata Regione,
di non dico protestare, ma solo parlare chiedendo magari permesso?
Nessun diritto perché:
"E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam,
e sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam!"
Con affetto.
Tito Puntillo
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(Costaviolaonline)
BAGNARA. Puntillo: Turismo, stanchi di attivare tavoli
06/02/2010
07:26 |
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Caro Direttore:
Nino Romeo
suggerisce che "occorrono idee e progetti" per lo sviluppo turistico del nostro
territorio. Il problema, grave, gravissimo, di Bagnara, è che non si assimila
quello che si produce, si propone, si incita a fare, si scrive in continuazione
un pò dappertutto. Il problema del turismo a Bagnara è stato trattato
compiutamente decine e decine di volte, praticamente su tutti i siti. Le
proposte sono state diversissime e tutte "business oriented". Come accade un po’
per tutti gli altri argomenti, sono tutte cadute nel vuoto perché il problema è
sempre lo stesso: di fronte alla concretezza indiscussa delle proposte, c'è
nessuno che si avanza per candidarsi ad accendere la locomotiva. Manca il
coraggio e la forza di credere in sé stessi, oltre ovviamente alla TOTALE
MANCANZA DI FIDUCIA in "tutti gli altri". Bagnara è una Cittadina di "singoli",
non di una popolazione socialmente coesa. Per tale motivo, si continua a
proporre di "occorre", "bisogna che", "attiviamo un tavolo di discussione". E
quante attivazioni di "tavoli" di discussione bisogna attivare e per ottenere
che cosa? L'adesione della gente? Ma se la gente crede appena appena a sé
stessa, come si può pretendere che dia retta a coloro che, anziché proporsi per
avviare una iniziativa, "propongono di proporre qualcheduno che proponga"? Lode
notevolissima a Ninuzzo Romeo che ha avuto il coraggio di portare avanti una
bella iniziativa e, io lo so, lotta a denti stretti con i mille problemi
organizzativi, finanziari, umani, per definire e varare, anno dopo anno, il suo
programma artistico. Ma è l'eccezione che conferma la regola: a Bagnara niente
iniziativa e tanta "élite" tipo "armiamoci e partite". Ho provato a stimolare,
talvolta provocare i nostri ragazzi, ho additato la vigliaccheria serpeggiante,
lo stato sociale della nostra gente schiavizzata dal ricatto: "raccomandazione
do ut des" che ha portato i nostri ragazzi ad essere TERRORIZZATI ad esprimersi
e chi non lo fosse, non sa cosa dire, cosa fare, come fare, in un contesto ove
la gente per bene NON SI FIDA degli altri, di nessuno. Ecco perché continuo a
protestare contro le iniziative che propongono "tavoli di lavoro", "incontri per
parlarci", "incontro per cercare di capire" e soprattutto il paradossale e
ripetitivo invito ai cosiddetti "intellettuali" e alla cosiddetta "classe
dirigente" Bagnarota, a "trovare il modo" per sensibilizzare la gente alle cose
politiche, alle iniziative politiche e altre sciocchezze del genere. Si continua
a considerare la gente come un sacco di patate che non sa, non ha sensibilità,
dorme il sonno dei giusti, è incosciente ecc. E invece non è così. La gente non
crede perché non ha guide e non le intravede nella classe dirigente, politica,
imprenditoriale e intellettuale di Bagnara. Ognuno di costoro, una volta che ha
scritto un bell'articolo, magari passando qualche ora per cercare nello
Zingarelli qualche parolona difficile da inframmettere per sembrare ancora più
intellettuale, dico, un bell'articolo "proponendo" un "parliamoci,
incontriamoci, discutiamo" ha risolto il problema! Si è esposto, s'è fatto
avanti indicando come un cardinale benedicente i "guai" della gente, e fine
della trasmissione! Ecco perché ho contestato, contesto e mi rifiuterò di
aderire a sceneggiate del genere. Ritengo l'attuale Classe Dirigente Bagnarota,
quasi tutta desunta dalla Piccola Borghesia locale inetta, oziosa, parassita,
incapace di gestire i problemi di Bagnara e superatissima nelle idee e nei
fatti. Ho detto e ripeto che bisogna puntare tutto sui giovani, NON cercando di
capire COME GESTIRLI, ma dando loro spazio, libertà e tutela e che bisogna
costruire da ZERO, la nuova società Bagnarota il che significa che bisogna
iniziare dalle scuole elementari e nel contempo, attivare ciò che occorre per
ottenere più didattica orientata alla formazione delle arti e dei mestieri,
della preparazione scientifica applicata al territorio e alla società civile e
una dinamica di gestione della cosa pubblica capace di gestire il territorio e
predisporlo agli investimenti esterni attraverso agevolazioni e incentivi e il
tutto in coordinamento con la fortissima pressione affinché le infrastrutture
pubbliche siano migliorate, potenziate, orientate alle attività commerciali.
Turismo? Si se c'è una legge rigida sul rispetto del piano regolatore, la
sorveglianza sui prezzi e la qualità, la tutela dell'ordine e della tranquillità
pubblica, la costituita Associazione fra i Commercianti e gli Operatori
Commerciali che si siano dati un regolamento e siano pronti a finanziare la
campagna turistica. Abbiamo tutto questo? Bene e allora diamo il via ai
negoziati con le agenzie internazionali che gestiscono il turismo. Altrimenti
fermiamoci e proviamo a capire che ci dobbiamo fare da parte perché non siamo in
grado e non lo siamo per esempio, perché il nostro Asilo da adibirsi a
istituzione per l'assistenza alle persone anziane, è e resta chiuso!. Che si
abbia almeno il coraggio di guardarsi allo specchio e fare autocritica. Poi, per
la tutela singola di fronte alla totale valutazione negativa del resto della
società Bagnarota, ognuno continuerà a defilarsi, imboscarsi, desensibilizzarsi.
SAGGI SULLA STORIA DI BAGNARA
A CURA DEL DOTT. TITO
PUNTILLO
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