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ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE 4.2- La chiusura dell’Asilo. Nel 1984, come ricordato, morì il Commendatore Don Vincenzino De Leo, persona apertissima e molto attenta alla salute pubblica dei contadini che operavano sulle sue terre. Don Vincenzino e la sua Consorte, la Signora Donna Giovanna Villari, prestarono sempre attenzione alla conduzione dell’Asilo anche perché per loro significava perpetuare la volontà dell’illustre Antenato al quale l’intera Famiglia De Leo ancora oggi si sente molto legata. Nella sostanza, la vita e vitalità dell’Asilo, erano considerate come anello di congiunzione fra un passato magnifico e rigoglioso e un presente che, se pur più contenuto, era gestito secondo il principio del mantenimento del decoro di una Famiglia attrice primaria nella storia della nostra Cittadina. In questo senso, l’Asilo era ed è per la Famiglia De Leo, “la continuità” di un valore familiare fondamentale inserito nei canoni che costituiscono, da sempre, il loro modo di essere e proporsi nel quotidiano. Nei susseguenti anni, mutarono anche le condizioni che assicuravano la presenza delle monache sul territorio. Ognuno ha potuto constatare che il fenomeno più evidente, così come percepito dall’esterno, fu il ritiro del personale religioso dagli Ospedali e in effetti oggi loro operano nelle strutture sanitarie a matrice e gestione religiosa. L’Istituto delle Immacolatine, così come accadeva generalmente ovunque in organizzazioni similari, soffrì la carenza di vocazioni unita all’espansione dell’attività all’estero. Inoltre a Bagnara la crisi del legno e l’epidemia di peronospora che bruciò tutte le rasole della Costera, da ‘U Munti a Favazzina, aumentò massicciamente l’emigrazione, sicché anche la numerosità dei bambini andò scemando. Può dunque essere stata questa serie di concause a condurre le Immacolatine alla decisione di dismettere l’attività a Bagnara e quindi di chiudere fisicamente i battenti. Questa circostanza può essere datata intorno al 1994. Della decisione di dismettere l’attività e la conseguente amministrazione dell’Asilo, le Suore di Bagnara ne diedero comunicazione indiretta, recepita dalla Famiglia De Leo con sentito dispiacere. Su questo evento la Famiglia De Leo decise successivamente di non intervenire con la rivendicazione delle clausole contenute nell’Atto di Fondazione e ribadite nello Statuto dell’Ente Morale. Aveva infatti certezza che in tempi meno conflittuali che quei primi Anni Novanta, si sarebbe trovata la via per ridare impulso ad attività benefiche. C’era poi, vincolante (e partecipato) per la stessa Famiglia, il ricordo degli Avi e della Beata Madre Brigida che, sempre venne accolta nella loro abitazione con deferenza e rispetto, ogni qualvolta veniva a Bagnara. E sempre lasciava Casa De Leo con un gesto benedicente accompagnato da un fulgido sorriso. Donna Giovanna Villari-De Leo dunque, come sintesi unitaria dei tre Rami diretti della Famiglia originaria, espresse il desiderio di non escutere l’Atto di Fondazione incamerando nei beni familiari il Palazzo sede dell’ex Asilo. Si sarebbero attese proposte di iniziative di gestione; esse sarebbero certamente arrivate. E queste iniziative in effetti maturarono poiché quell’Asilo chiuso, non molto tempo dopo fu al centro dell’interesse sociale e benefico di un gruppo di Signore di Bagnara, desiderose di potersi offrire ai meno fortunati e agli infelici con azioni di supporto appositamente congegnate. Poiché a Bagnara non era noto nei suoi aspetti significativi e peculiari, quanto fin qui da me narrato, queste Associazioni di volontarie non contattarono la Famiglia De Leo, si formò invece una delegazione femminile che si recò in visita presso la Madre Generale delle Immacolatine. Ella venne informata del piano di intervento benefico che le Volontarie intendevano porre in atto, con particolare riguardo verso i portatori di handicap, con esercizio continuativo diurno per i residenti al quale aggiungersi l’ospitalità estiva 24/h per un nucleo forestiero, recepito attraverso le Organizzazioni Umanitarie facenti capo alla nostra Regione. Fu in quella occasione che emerse la circostanza, sconosciuta a tutti, che l’Asilo era stato concesso in comodato d’uso gratuito alla Reale Abbazia di Bagnara, con durata decennale e quindi scaduta a Gennaio del 2009.[3] Forte di questa concessione, il Referente dell’Abbazia portò successivamente a termine fino al corso di questi ultimi anni, importanti lavori di riconversione dell’edificio. Riconversione e non ristrutturazione, poiché l’Asilo, nella sua qualità di tale, era, al momento dell’intrapresa dei lavori, perfettamente operativo e ricettivo. Molta manovalanza, anche altamente professionale, si adoperò per dare una mano in forma quasi sempre volontaria e alla fine l’ex Asilo si ripresentò agli occhi della Cittadina in una nuova veste interna. All’esterno, fu eliminato il parapetto costruito per cingere il tetto, pensato secondo un raffinatissimo concetto architettonico di assoluto privilegio per la visione complessiva del corpo dell’edificio, parapetto che riportava scolpita l’antica dedicazione dell’Asilo e dell’edificio, voluta dal Fondatore e accettata di slancio dalla Beata Madre Brigida Maria Postorino, sicché l’edificio dell’Asilo ri ritrovò immeritatamente anonimo nella sua denominazione. Ho saputo, raccogliendo testimonianze qualificate, che in effetti un tentativo di avviare una qualche attività di assistenza fu successivamente tentato. A settembre 2008 per esempio, dalla Reale Abbazia fu spedita ai parroci una lettera-circolare per avvisare che l’impianto era pronto all’apertura se ci fossero stati anziani che ne avessero accettato il ricovero. Circolare rimasta inesitata. Certamente non poteva ritenersi possibile una gestione con tre, quattro anziani a 500 euro al mese di retta ciascuno e spese per oltre 2000 euro, sempre ciascuno, per gestire in modo peraltro esemplare la loro degenza e permanenza nell’edificio. Non sono noti molti passaggi di questa vicenda nel suo ultimo evolversi e sempre le stesse testimonianze che mi narravano quanto sopra, facevano menzione con profondo e sentito rammarico in chi s’è adoperato per iniziare una attività di benefico aiuto ai bisognosi, perché nel momento del bisogno operativo, è mancata al Referente della Reale Abbazia, la generosità e l’impegno da vicino dei Bagnaroti. Il risultato attuale è che adesso l’ex Asilo De Leo è chiuso, considerando gli spot assolutamente poco significativi. 4.3- L’Appello. Fu a questo punto che decisi di rivolgermi alla Famiglia De Leo, forte della mia antica amicizia con tutti i membri che la costituiscono. Illustrai loro le vicende e mostrai le mie perplessità sull’ultima fase tortuosa nella quale l’Asilo pareva precipitato, e la preoccupazione che ciò si potesse configurare, agli occhi dell’esterno, come un volano negativo che pareva senza via d’uscita. La Famiglia mi parve perfettamente informata e documentata soggiungendo a quanto da me relazionato, che il 27 aprile 2009 fu inviata agli interessati una nota con la quale si chiedevano chiarimenti sui lavori eseguiti senza che si informasse la Presidenza dell’Ente Morale. Questi lavori trascendevano addirittura l’eventualità della “manutenzione straordinaria” che, pure, in termini di Statuto era regolata in modo severo e attento. In quella nota si pose anche l’accento sul fatto, giudicato grave dalla Famiglia De Leo, che fossero state stravolte le destinazioni morali e benefiche, oggetto della primaria assegnazione e che l’eliminazione dell’intestazione dalla facciata dell’edificio, costituiva un grave nocumento alla memoria e alla volontà dell’illustre Avo. Al termine della lunga discussione, la Famiglia mi volle precisare che, così come in passato accadde, non era ed è intenzione loro escutere l’Atto di Fondazione e lo Statuto, quanto ripristinare l’indirizzo in antico, e cioè l’attività di assistenza ai bisognosi. E laddove fosse risultata impraticabile la via dell’assistenza ai bambini, per mancanza di iscrizioni o perché altre strutture sono adesso operanti, si era disponibili al cambio di destinazione purché:
· Si preservi il fine originario, sancito dal Benefattore in uno colla Veneranda e Beata Madre Brigida Maria Postorino: assistere facendo del bene e senza nessuna finalità di lucro. Questo principio mi venne ribadito seccamente e io ne convenni perché diffuso in praticamente tutte le pagine dei Documenti originali; · Si recuperi l’organizzazione composta di tre membri che bellamente gestì l’Asilo nel suo fulgore, riconsiderando, se del caso, la composizione del Consiglio di Amministrazione. Qui esposi loro l’idea di modificare il “Rappresentante dell’Arcivescovo” con il Reggente della Reale Abbazia, confermato nella carica dall’Arcivescovo e nella sua qualità di sintesi di tutte le Organizzazioni Religiose cittadine e, se le Immacolatine non fossero state disponibili a rientrare nell’antica funzione, inserire un Rappresentante del Consiglio Comunale. I compiti amministrativi si sarebbero potuti demandare, all’ASL, se quest’ultima fosse stata possibile coinvolgere; · Si ripristini la dedicazione dell’Asilo sulla facciata principale Nella sostanza, la famiglia niente altro mi parve evincere se non che doveva recuperarsi il principio di carità e amore insito nello scopo dell’Asilo e, in conseguenza, il ricordo del Benefattore e della Beata Madre fondatrice delle Immacolatine. Se in effetti ci fosse da discutere sulla identificazione di una nuova attività da svolgervi, la Famiglia era pronta a prendere in considerazione proposte che non trascendessero dalle linee come sopra cennate. E qui, come preannunciato nel Preambolo, mi fermo, invocando i lettori a considerazioni che siano costruttive in ordine all’obiettivo che si vuole raggiungere da parte della Comunità Bagnarese che qui chiamo a raccolta. Guai a noi se dovesse verificarsi anche su questi fatti, l’ignavia, la pavidità o anche solo lo scoramento. Guai a noi se il tornaconto egoistico che ci costringe, a Bagnara, nel claustro domestico rifiutando di interagire socialmente, ci prendesse sospingendoci verso il defilamento e la fatalità dello stellone. Bisogna ripristinate la presenza di una Istituzione Morale di livello superiore, di una Istituzione, ritengo, unica in Calabria perché può vantare l’approccio in uno di un grande e illuminato Benefattore, che per il suo impegno civile fu decorato da S.M. il Re Vittorio Emanuele III e dalla Santa Sede Apostolica per il suo impegno pervaso di cristiana umanità, e di una Suora, all’epoca portatrice inconsapevole di un altissimo messaggio divino e per questo baciata dal Signore. Ella venne a Bagnara nel momento del suo splendore di Madre e di Santa. Nell’abbraccio con Don Antonio, Ella abbracciò tutta Bagnara che amò sinceramente. Tutte le numerose volte che volle venire a constatare come bella e fulgente si stava sviluppando la sua creatura, non mancò alla Famiglia De Leo e a Bagnara tutta, la sua benedizione.
La memoria del Comm.re Antonio De Leo non può e non deve perdersi perché è una dei baluardi della Storia Civile, Sociale e Religiosa della nostra Cittadina. La memoria della Beatissima Madre Suor Brigida Maria Postorino, non può essere dissociata dall’edificio nel quale, per volontà del Fondatore, impiantò una delle sue prime “Case” spirituali. La memoria di entrambi, è per Bagnara una questione di onore e un trampolino di riscatto civile, morale, sociale, spirituale. Che il Popolo di Bagnara sappia e intervenga dunque, ritorni ad essere l’antico difensore dei sacri principi che hanno governato il suo lavoro sui campi e sul mare, e gestito le famiglie sotto la cercata protezione del Manto della Vergine.
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