ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE

 


Risposta di Puntillo ai commenti sui suoi interventi a proposito dell' ing. Musella

 

 

 

Da Tito Puntillo ricevo e pubblico
Non so quanti a Bagnara avranno il coraggio di giudicare su questi fatti. 

Comunque preciso quanto del resto ho già scritto. I lavori di costruzione del villaggio turistico erano stati previsti in diversi step. 

Il primo step consisteva nello sbancamento del costone antistante Cacilì, peraltro composto da terreno instabile e quindi soggetto a movimenti franosi. Il materiale sbancato, anziché essere riversato in depositi più o meno funzionali, come sta avvenendo con lo sfregio creato dai lavori autostradali nell'ex paradiso terrestre dei contrafforti del Sant'Elia, è stato tutto riciclato o riutilizzato per lavori di costruzioni edili o infrastrutturali. Questa la prima fase ultimata quasi completamente. I lavori poi subirono uno stop in attesa dell'inizio dei lavori per la costruzione del Porto e sarebbero ripresi in sintonia, contando sulla sinergia della logistica, quindi una logistica integrata e potenziata con mezzi e uomini di Bagnara. 
La seconda fase prevedeva la costruzione di "terrazzamenti" con funzione bipolare. 
La terza fase prevedeva la valorizzazione dei terrazzamenti, cioé utili alla costruzione del villaggio turistico che a questo punto sarebbe sorto
con al centro un bellissimo Hotel, e sarebbe stato composto da casette di tipo tradizionale mediterraneo, perfettamente armonizzate col territorio e nel contempo efficaci per il compattamento del costone anche perché come quarta e ultima fase, il progretto prevedeva la messa a dimora di un amplissimo sistema arborato e fiorito lungo tutta l'area. 
L'Ingegnere è stato ucciso dopo l'ultimazione della sola prima fase. La base del luogo è adesso un immondo deposito di risulta ove i Bagnaroti (anzi i Bagnaresi) vi lasciano di tutto e sdivacano di tutto anche nel sottostante piccolo ex gioiello del Cacilì, con quel bellissimo incavo naturale oggi deposito di rifiuti a ciel sereno. E questo è il varo scandalo: lo stato di abbandono di quella che dovrebbe essere la vera e bella zona turistica di questa Cittadina. Per quanto attiene la cava Musella della Statale, con l'ingegnere in vita sarebbero proseguiti i lavori di estrazione del materiale utile alle opere edili, fino ad ottenere un amplissimo spiazzo da utilizzare in un secondo momento. L'idea era anche qui grandiosa, tant'è che sotto la statale, l'Ingegnere costruì un vero e proprio cantiere con spogliatoio, docce, sala ristorante, uffici. Cosa ne sarebbe potuto sortire è difficile dirlo adesso, fatto sta che l'Ingegnere non sbagliò mai una mossa imprenditoriale e posso testimoniare che nella sua testa mai albergò il concetto di sfruttamento, ma solo e soltanto quello di valorizzazione. Se così non fosse stato, se di sfruttamento e speculazione si volesse parlare citando l'Ingegnere, ebbene: egli allora e certamente NON SAREBBE STATO AMMAZZATO, ANZI! 
Non credo comunque, caro Giuseppe, che ai Bagnaresi interessi più di tanto questa discussione. I Bagnaresi sono persone che vincono «a giochi fatti» e quindi è perfettamente inutile, come dicono in molti, contare sulle loro coscienze.

Pubblicato da Giuseppe Barilà a 12:41 http://img2.blogblog.com/img/icon18_edit_allbkg.gif

Etichette: gennaro musella, tito puntillo

1 commenti:

Adone ha detto...

... leggo con interesse tutti gli scritti del concittadino-amico-cugino Tito Puntillo , l'unica cosa che ad oggi non riesco a capire se tutte queste conoscenze ( NON mi RIFERISCO alla CRONACA VILE BARBARA CRIMINOSA e SENZA PERDONO , dove venne ucciso G.Musella ) provengono solo da fonti piu'o meno attentibili a prescindere o se sono dirette esperienze di lavoro e vita vissuta nella nostra realta' ed in quella specifica dell'intraprendere e del " misero " mondo del fare impresa quì giu' nei nostri contesti . A questo l'unica domanda che mi permetto di fare e farmi se nelle nostre realta' , aggiudicarsi e realizzare in precisi contesti e territori appalti in "esclusiva" sia il SOLO frutto di abilita' imprenditoriale , se sia SOLO un "miracolo" statistico o se comunque lasci ... "turbative" e dubbi a prescindere .Io Tito per questo da un decennio NON partecipo piu' ad ASTE PUBBLICHE !/? , perche' NON CREDO alla ... STATISTICA !!! AP

Adone: ti ringrazio.

Musella. 3. Considerazioni sospese tra passato e presente

Da Claudio Careri ricevo e pubblico


L'instancabile vizio della memoria di Tito è un esercizio di grande valore sociale e civile. Serve a ricordare ai più giovani una pagina buia, dolorosa, estinta. Gennaro  Musella è stato assassinato dal patto tra cosche reggine e catanesi, ma anche, metaforicamente, ex post, da noi cittadini distratti, pavidi e ignari. Ovviamente da storico e appassionato di cose bagnaresi, Tito rimarca giustamente, a 28 anni di distanza come l'imprenditore sia stato ucciso due volte.

Sarebbe davvero meritorio risarcire simbolicamente e tardivamente la memoria di un uomo innocente che si è speso tanto per una comunità ormai derelitta. Avrebbe senso intitolare un luogo, magari dopo un convegno partecipato o in presenza di una sottoscrizione condivisa, di una riflessione in cui si fa il punto sulla complessa vicenda che ha portato soltanto nel 2008 al riconoscimento dello status di vittima di mafia. Un momento in cui si articola un percorso, si edifica qualcosa di duraturo e significativo. Certo occorrerebbe costruire intorno un ragionamento e analizzare serenamente l'attualità per scoprire senza paraocchi le persistenze in loco di opacità e zone d'ombra, contiguità al malaffare, specie a pochi mesi dalla nuova tornata elettorale. 

Il contesto bagnarese è immunizzato rispetto alla penetrazione di organizzazioni criminali o è pesantemente sotto schiaffo rispetto alla presenza malavitosa? Chiedere è lecito e la domanda sorge spontanea.

Tra i faldoni dell'inchiesta "Meta" portata avanti dalla Procura di Reggio Calabria, è spuntata un'intercettazione tra un avvocato e un imprenditore edile, poi arrestato. Si parla di difficoltà a entrare nel circuito truccato di assegnazione degli appalti, organizzato negli uffici comunali di Bagnara. Sono atti documentati di oggi, non del 1982, anche se in mancanza di concreti riferimenti temporali la magistratura non è riuscita a individuare il periodo in cui si sono svolti tali illeciti. 

Rimanendo nell'ambito della legalità, se  si dà un'occhiata a un altro aspetto, è imprescindibile fare un breve cenno alla questione delle reti derivanti, di cui vi siete occupati ampiamente. "Bagnara Calabra è un caso limite, sebbene

abbondantemente conosciuto e indagato, ma che comunque racconta del Malpaese, delle illegalità che si sviluppano lungo le nostre coste (questo scrive il Rapporto Mare Monstrum 2010 di Legambiente)".

In un sito (www.fishsubsidy.org) si può perfino venire a conoscenza anche delle imbarcazioni che tra il 2005 hanno intascato cospicui finanziameni per la demolizione, modernizzazione e fuoriuscita.

Ecco, sollevando lo sguardo e rovistando in giro per il web, emerge il volto oscuro di Bagnara, che diventa non tanto il posto dell'anima illuminato di rimbalzo, ma un territorio popolato da ciechi, strabici e miopi consapevoli che non vogliono vedere quello che fuori sta diventando palese agli occhi di tanti esuli in contumacia.

 

Breve sitografia:

http://www.stopndrangheta.it/stopndr/ricerca.aspx?s=A,gennaro musella

http://www.legambiente.eu/documenti/2010/dossier_vari/mareUltimo.pdf

http://robertogalullo

 

Avevo già avvisato Giuseppe che avremmo trattato argomenti riferiti alla fine degli Anni Settanta e quindi inseriti in una realtà diversa da quella d'oggi e interpretare quel contesto adoperando i parametri a noi contemporanei, condurrebbe a un forte errore.

Andai a lavorare dall'ingegnere Musella, come apprendista d'ufficio, appena finito il servizio miliatre e con i buoni auspici dello zio Edmondo.

In realtà mi sono occupato di tantissime cose: andavo a fare i veramenti in banca a Reggio, portavo documenti e mesate al cantiere che era co-impegnato nella costruzione del ponte autostradale (ricordo che si prendeva una stradina subito dopo il cimitero di Solano. La stradina portava giù, giù fino al costone sud (Cucuzzo) dove stava il villaggio degli operai. Una discesa che mi impressionava un poco e sempre).

Diverse volte andavo anche a Verbicaro, dove l'Ingegnere aveva un cantiere per la posa di massi e anche a casa sua a Reggio ed è lì che ho conosciuto Adriana e siamo divenuti giovanissimi amici.

Non è stato facile, tutt'altro (ed è così che ho imparato tante cose).

L'Ingegnere aveva comperato diversi mezzi di cantiere tutti nuovi, per potenziare l'attività cominciata da poco e subito divenuta promettente. I nostri rapporti erano con Poclain e Horestenstein & Koppel. Comprò anche un magnifico Deutz e tutti questi mezzi, insieme agli altri che già possedeva, furono utilizzati durante la laga di Bagnara, coordinandosi col Generale Iracà.

Se c'erano tanti lavori da aggiudicarsi, era pur vero che soprattutto gli uffici pubblici appaltanti mai erano puntuali nel versamento delle quote e dunque erano frequenti i momenti di mancanza di liquidità ai quali l'Ingegnere faceva fronte con accordi coi direttori di Banca per ottenere anticipazioni a breve, e qualche volta (dopo così tanto tempo posso svelarlo!) ricorrendo a qualcuno dei suoi veri amici Bagnaroti. Il migliore di questi fu il ragioniere Santino Marchese e i due si volevano veramente bene. L'Ingegnere telefonava e il Ragioniere dava il via libera. Allora io scendevo per andare in via Pietraliscia e consegnavo un assegno dell'Ingegnere al Ragioniere Marchese e il Ragioniere me ne dava uno dei suoi, pari importo. Così l'Ingegnere incassava subito e pagava gli operai e il Ragioniere versava quello dell'Ingegnere dopo circa una settimana, il tempo cioé che all'Ingegnere arrivassero i fondi degli appaltanti.

Capitava spesso che egli ricevesse delle forzature alle quali non poteva dire di no, e questo per il quieto vivere. Così una volta, per esempio, assunse su raccomandazione "spinta" di un homu ri berritta, un operaio sulla quarantina e questo qua mi ricordo che già dopo una settimana cominciò a mettersi in mutua. All'epoca a Bagnara c'era un medico che passava le giornate a staccare certificati e ordinare medicine ...

Stava a casa venti-venticinque giorni, si presentava poi al lavoro e due giorni dopo ristava a casa stesso periodo di prima e via così.

L'Ingegnere alla fine lo affrontò di petto in ufficio e lo cacciò via di brutto.

Aveva tanto coraggio. E disse anche di no qualche volta. E una di queste volte gli successe che gli rubarono, per ritorsione, un Esagamma bellissimo, praticamente nuovo.

Andò su tutte le furie perché sapeva chi era stato e chi proteggeva costui. Scese allora un personaggio importante di Solano e in ufficio ci fu una riunione tempestosa. Io che ero ragazzino, sentivo le urla dell'Ingegnere che invocava rispetto della persona e rivendicava la sua azione a favore dei lavoratori di Bagnara e della stessa Solano.

Il ladro fece trovare il camion al mattino di due giorni dopo in cantiere ma non so quanto ciò sia costato all'Ingegnere.

Le gare erano sempre al ribasso e allora si andava avanti a gomitate al Genio Civile. Per ingraziarsi i funzionari si faceva di tutto e l'Ingegnere spesso non aveva la forza dei cani sciolti della Provincia, ma contava sempre sulla stima dei Funzionari e così otteneva quanto serviva per andare avanti.

Fino a quando la competizione si manteneva su questi livelli, l'Ingegnere accettava la realtà e quindi il gioco. Ma non sopportava assolutamente le prevaricazioni, il gioco sporco eseguito per estromettere gli altri a priori, pur facendoli partecipare alle gare. Purtroppo era una realtà durissima e per fronteggiarla, si recava spesso a Catanzaro essendo a Reggio di casa, per trattare, dare assicurazioni. Tornava sempre, dico sempre, con una faccia disgustata e col morale affranto. E dopo dieci minuti di silenzio, informava che "ce l'abbiamo fatta". Dei suoi progetti per Bagnara ho scritto. Il piano di costruzione del grande villaggio era bellissimo. Lui era certo che fra fondi propri, le anticipazioni bancarie e i contributi di sviluppo erogati dallo Stato e dalla Regione, noi ce l'avremmo fatta alla grande perché l'area turistica avrebbe interagito col porto.

Era dunque un Imprenditore inserito nel Sistema e non poteva che essere così, se si voleva lavorare. Accettava dunque le sconfitte e faceva di tutto per vincerrle le competizioni, e talvolta ce la faceva.

Ripeto ancora che stare nel Sistema, per lui significava giocare ad armi pari facendo sempre privilegiare la qualità del progetto e l'attendibilità dei lavori e in questa maniera, ripeto, ogni tanto la spuntava.

Io lasciai l'Ingegnere dopo due anni per andare a lavorare dal Ragioniere Marchese che apprezzava il mio modo di lavorare e la dedizione all'ufficio.

Seguivo a distanza l'attività dell'Ingegnere ma gli impegni del Magazzino del Ragioniere alla fine mi presero pressoché totalmente.

Fino a quando, quasi improvvisamente, l'attività del Ragioniere entrò in crisi per effetto della forte concorrenza dei grandi magazzini che si andavano aprendo soprattutto sulla Piana. Stava cambiando il modo di approvvigionarsi dei negozi, i quali tra l'altro, diminuivano gli ordini, pressati dalla concorrenza dei grandi magazzini. E così il Ragioniere un giorno mi disse, con un pò di groppo alla gola, che non aveva più la possibilità di tenermi come impiegato.

E così mi trovai senza lavoro perché intanto l'Ingegnere aveva trasferito l'ufficio a Reggio e assunto un contabile.

Scrissi allora una lettera al Presidente dell'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia di Bolzano, ove avevo svolto il servizio militare e così mi trovarono un posto di operaio carrelllista alla Lancia Veicoli Industriali, sempre di Bolzano.

E così dovetti lasciare il mio Paese.

Quando seppi dell'attentato, devo confessare che non mi stupii, ancorché mi colse un forte impeto di commozione. Mi chiesi sempre se si fosse veramente trattato di coraggio o se non fosse stato invece imprudenza sconsiderata. Si era lasciato prendere la mano su un'iniziativa che era molto grossa, troppo grossa e quella volta non trovò santi in paradiso, ovviamente, e l'appello alla Giustizia si concretizzò per lui in una grande vittoria della legittimità, una vittoria che gli venne messa nel conto e che lo uccise.

Poi pensai anche al Ragioniere Marchese al quale andò male l'attività e dovette chiudere. E vidi due Imprenditori incapaci di cedere completamente alle logice della corruzione. L'Ingegnere aveva conoscenze di alto livello un pò ovunque, soprattutto al Genio Civile e nelle Banche. Il Ragioniere era un importante tassello dell'Amministrazione Comunale e uno stimato e ascoltato funzionario del Patito della Democrazia Cristiana.

Entrambi non approfittarono delle loro potenzialità per entrare facilmente nel mondo dei corruttibili e dello scambio di favori sporchi. Non furono per questo degli stinchi di santo, in una Calabria che era (ed ancora è) un oggetto di proprietà della 'Ndrangheta, che però all'epoca non era ancora impegnata nel traffico di armi, droga, prostituzione, ma si dedicava ai sequestri di persona e a vincere i grandi appalti per la costruzione dell'A3.

Ma non è il caso di allargare il discorso.

L'Ingegnere è stato per me un ottimo Maestro di vita e di lavoro, e lo è stato anche per i suoi operai che lo rispettavano e capivano come lui si desse da fare oltre ogni limite per assicurare loro la paga. E non è una considerazione basata su enfasi e retorica. E' la realtà.

Non sarebbe male se il Progetto per la costruzione del grande villaggio turistico di Bagnara, potesse essere ritrovato e pubblicato affinché i giovani di oggi possano valutare come vollero bene a Bagnara i Giusti.

Con stima e affetto.

Tito P.

 

 

TORNA A PAGINA PRINCIPALE

 

                  

 

free counters