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ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE
LA SAGRA DEL PESCESPADA 2010
A due giorni dalla fine della manifestazione, non mi pare vi siano stati commenti da parte nostra; solo quelli di maniera da parte delle Istituzioni e Media ad esse collegati e questo non è un atteggiamento costruttivo, soprattutto quando molti di noi scrivono e invocano “partecipazione” come panacea di tutti i mali. L’ideale partecipativo è sublime, va poi attuato sul serio, senza farsi condizionare da situazioni contingenti o remore di qualsiasi tipo. Quest’anno finalmente la manifestazione ha mostrata una vivacità che l’anno passato non ebbe e si prova soddisfazione nel verificare che alcune osservazioni avanzate l’anno passato, siano state recepite (direttamente o per parto spontaneo, non importa). Così, ad esempio, l’associazione dell’intrattenimento musicale con la distribuzione del pesce-spada, ha consentito di elevare di tono il momento topico della manifestazione. Anche le iniziative collaterali, con la piccola mostra-mercato di prodotti tipici, fu auspicata ed è stata interessante,ancorché ridotta al minimo, ma va potenziata e di molto, perché è la visibilità efficace del rapporto fattivo fra Bagnara, il suo territorio e le Comunità vicine. E’ stato un momento molto forte l’angolo dedicato a Mino Reitano, verso il quale l’affetto della Comunità Meridionale, soprattutto quella che vive e lavora in Settentrione, prova un affetto intimo e sentito. Non è errato asserire che tutti noi vogliamo veramente bene a questa splendida figura di Meridionale e di Artista. Un altro aspetto recepito (o felicemente intuito, non importa) è stato inserire nell’agenda artistica la musica popolare e tutti hanno potuto constatare che in effetti essa è risultata trascinante perché coinvolgente, quasi un retaggio recuperato. E’ a mio modesto parere, una via da perseguire con aumentata convinzione, magari inserendo una vera e propria Rassegna della musica popolare calabrese. Non sarebbe male peraltro, integrarla con l’esibizione di Madonnari e di qualche cantastorie: ai bambini risulterebbe certamente affascinante, a noi il recupero di antichi e mai sopiti ricordi. Qualche spezzone in meno dei pur apprezzati fuochi d’artificio, potrebbe almeno in parte compensare la spesa. Un finale di manifestazione insomma, gradito e promettente di ulteriori miglioramenti e potenziamenti. Le note negative, le apposterei alle prime due giornate. Ho constatato con rammarico che quest’anno il balletto ha mostrato qualche limite. Oso asserire questo perché negli anni passati non è stato così. Va migliorata la sincronia di squadra, le gestualità delle braccia, i passaggi di fila fra un estremo e l’altro, eliminando così quella sensazione di parziale convinzione nei propri mezzi che le allieve hanno, a mio modesto avviso, mostrata sul palcoscenico. Meglio non fare esibire bambine che non sono ancora in confidenza con la danza a tal punto. Ciò non significa che le bambine debbano essere delle ballerine già professioniste, anzi! Significa essere alle prime armi mostrando però di stare bene recependo i fondamentali, che è diverso da vedere bambine che, sul palcoscenico, paiono ancora insicure. Poiché, come cennato, la Scuola di Danza s’è mostrata sempre all’altezza della situazione, certamente quest’anno si sarà trattato di una carenza di tono da considerarsi come fatto spot, attesi anche i notevoli sacrifici che Insegnanti e Preparatori fisici debbono profondere per formare i giovani a un’arte difficile come quella della danza. E certamente non aiuta la scarsità di supporti che queste Scuole accusano, nel generale abbandono nel quale le Istituzioni stanno gettando il nostro mondo dell’Arte. Attendiamo dunque per l’anno prossimo, una manifestazione sull’onda della buona tradizione della Scuola di Danza Bagnarese. Terribile invece il mio modestissimo giudizio sulla seconda serata. Un presentatore che ha passato la maggior parte del suo tempo sul palco a chiedere, nel continuo, “un applauso” – “facciamo un applauso”, ha presentato bambini/cantanti come fossero bruscolotti. Nessuno pretendeva che fosse l’incarnazione del Mago Zurlì, ma uno straccio di attenzione qualitativamente superiore alle poche schegge che è riuscito a fornire, avrebbe potuto tirarle fuori e gestirle. Così questi bambini/cantanti entravano e uscivano con Cognome e Nome (tipo lista di coscrizione per la visita militare), qualche battutina banale e basta! Ottimi cantanti peraltro questi bambini. Nessuno ha demeritato e si sono raggiunti livelli di ottimo apprezzamento per le esibizioni, molte delle quali di difficile gestione artistica. Un disastro la parte dedicata alla moda! Una manifestazione promozionale è stata inserita “organicamente” in una manifestazione ufficiale e questo è stato un errore. A molti è parsa la replica di quelle gite sul pullman, organizzate dalle case Venditrici di pentole o materassi. Ti invitano a una gita al lago, tutto gratis, e durante il viaggio ti propinano presentazioni di prodotti che ti sfiancano e alla fine, per disperazione, devi prendere qualcosa. Colorito uno dei passaggi finale del nostro eroico Presentatore, quando mentre la gente già applaudiva convinta per l’esibizione eccellente di un bambino/cantante, esortò: “un applauso! Facciamo un bell’applauso!”. Dunque una manifestazione gradita nel suo complesso, anche se da migliorare, a mio avviso e nei punti cennati. Sulla fase topica, cioè l’erogazione del menu, vorrei cortesemente mostrare alcune piccole osservazioni: ho notato passeggiando fra i tavoli, che molti partecipanti non hanno consumato il primo piatto, taluni totalmente e altri solo in modo parziale. In effetti già alla vista questo “primo” si mostrava poco invitante, per il tipo di pasta ed evidentemente per il condimento. Quando il generale Iracà pensò a una Sagra del Pescespada, volle improntarla come premessa alla stagione turistica e come evidenziazione di una delle maggiori attività caratteristiche della Cittadina (allora, che si pescava con le passerelle e basta). Pensammo quindi di orientarla come “degustazione” del pesce-spada, durante una manifestazione artisticamente organizzata. Così la presentammo alle Autorità per l’approvazione che ci venne concessa senza indugio. “Degustazione” è nettamente diverso che “Menu-Cena” e toglie l’aspettativa di chissà quale sensazione di essere satolli che potrebbe avvincere il partecipante. Inoltre, meglio sarebbe stato «presentare» i pesci-spada, così da procedere al taglio estemporaneo e la messa sulla griglia, con un effetto sul consumatore, certamente impattante. Non a caso, il Generale Iracà mise a calendario la Sagra durante il mese di Giugno, cioè quando l’attività della Caccia al Pesce-Spada nel mare di Bagnara, era in pieno fulgore e il pesce in abbondanza. Ma comprendo le difficoltà, sia quantitative che organizzative. Infine, ribadisco quanto già espressi l’anno passato, e cioè che la manifestazione, a mio avviso, deve vedere e avere il coinvolgimento, anche fattivo, dei pescatori e delle Bagnarote della Marinella, sia sul passaggio per la consegna del pesce ai consumatori, sia lungo i tavoli di degustazione. Meglio infine, evitare il primo piatto e andare su involtini, fettine arrosto e carpione. Più semplice da preparare e sicuramente di migliore riuscita. Ma le aspettative, come scritto, paiono promettenti e dunque si spera che l’anno prossimo si possa assistere a una sagra di ulteriormente migliorata qualità. Un invito cortese ai protagonisti, cioè Rappresentanti delle Istituzioni, Organizzatori, Presidenti vari e altre Autorità convenenti: evitate di ringraziarvi a vicenda e in continuazione. E’ pacchiano e demodé. Concluderei con un sorriso, e spero che così venga accettato, del resto il Bagnaroto è inesorabile e quindi il particolare non poteva sfuggire! Dopo la celeberrima cartolina del carissimo Don Attilio Papalia: “Aqua! Aqua! Aqua! Saluti umidi, Attilio», abbiamo adesso da inserire nella Antologia delle frasi storiche bagnarote quella che ha concluso il Gran Galà: “Desidero ringraziare di cuore tutti gli amici che mi hanno collaborato a questa manifestazione!». Bellissimo, forte, indimenticabile. L’appunto è cortese e sorridente, niente altro. Tito Puntillo
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