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ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE
Intercettazioni, Libertà individuale, Politica
In questi giorni davvero mi capita di avere problemi a stare dietro ai passi della Politica. Se recupero il concetto ideologico che stava alla base del Movimento Socialista, il principio fondamentale sul quale si basa l’azione sociale deve essere la libertà individuale contro ogni tipo di oppressione. Seguendo tale principio dunque: A) la Sinistra nelle sue molteplici sfaccettature (intellettualucci off-shore, piccola borghesia, movimenti giovanili “emancipati”, classe dirigente intermedia, e quant’altro), dovrebbero strenuamente opporsi a qualsiasi tipo di intercettazione telefonica, perché appunto lede la libertà individuale. Se poi vi sono delle indagini da compiere, bene, ma l’intercettazione è eguale alla privazione della libertà, in assoluto. B) sopruso della dignità dell’uomo. Quante lotte in Italia e in Europa sono state combattute per la difesa di questa dignità! Ebbene: dalla Sinistra italiana giungono strilli e chiacchiericci nevrotici perché il Governo in carica vuole togliere la libertà di intercettare, cioè tutelare i Cittadini nella facoltà di essere liberi. C) La Destra e i Conservatori di ogni specie, dovrebbero strenuamente difendere il diritto delle Istituzioni a procedere a un controllo severo sui Cittadini, in nome dell’Ordine e della Disciplina, poiché – come affermava il Duce - «l’Ordine e la Disciplina rendono: onesti gli uomini – prospere le famiglie – potente la Nazione» (Ho esasperato il concetto, ma solo per fare comprendere che l’azione a favore dell’affermazione dello Stato sul Privato, è classico dell’ideologia di Destra). Invece? Dalla Destra italiana giungono strilli e chiacchiericci nevrotici perché il Governo “deve” garantire la libertà dei Cittadini, limitando le intercettazioni. I Poli si sono invertiti! E questo IN LINEA DI PRINCIPIO. Adesso veniamo alla PRATICA. Per comprendere subito come stanno in realtà le circostanze, provate a rileggere l’appunto in giallo che si trova quotidianamente sul giornale La Repubblica. Si parla di “diritto dei Cittadini a essere informati” ecc. ecc. Bene: provate a invertire la sequenza informativa dell’appunto e scoprirete che il soggetto diventa proprio il quotidiano fondato da Barbapapà che teme di non poter più “informare”, cioè fare cassetta. Mi spiego con una sequenza: 1) La procura avvia un’indagine e pone un soggetto sotto intercettazione; 2) Si apre un fascicolo che comincia a essere riempito di appunti; 3) Il fascicolo inizia a divenire interessante; 4) Una “talpa” cattura qualche informazione e la passa ai Redattori di Barbapapà; 5) Riceve un compenso? Non lo sappiamo; 6) I Redattori di Barbapapà gettano in pasto ai Lettori quello che hanno captato, strafottendosene del danno alle indagini e all’immagine di un intercettato che, magari, era marginale o addirittura estraneo al fatto; 7) Si crea un clima di tensione che coinvolge tutti: Magistrati, Giornali, Indagati, Opinione Pubblica. Fate caso ai soggetti: sulle intercettazioni prima una “talpa” che fa uscire la soffiata. Il Giornalista la raccoglie e la Redazione la pubblica. E’ colpa dell’intercettazione o è colpa di una filiera di corrotti e corruttibili che ci marciano? Fate caso: chi inoltre ci ha guadagnato, oltre la tiratura del quotidiano di Barbapapà? Provate a indovinare, ma se volete, vi aiuto e allora continuate a leggere. Un Progetto di Legge che maturò poi in stesura definitiva nel 2008, era simile a quello attuale e ribadiva che le intercettazioni devono essere ammesse purché “non ledano i diritti individuali” e ribadiva il divieto assoluto di pubblicazione della documentazione relativa alle intercettazioni, richieste e ordinanze emesse in materia di misura cautelare e quant’altro. Era una Legge del PD (Partito Democratico). Adesso la Destra presenta una legge simile e asserisce le stesse cose: a) Le intercettazioni sono ammesse senza vincolo alcuno per i delitti con pene da Ergastolo a oltre cinque anni che riguardino: droga, contrabbando, armi, minacce, usura, molestie a minori, diffusione di materiale pedo-pornografico, ecc. b) Le intercettazioni continuano come adesso per i delitti di Mafia, congiure e attentati alla sicurezza dello Stato e delle sue Istituzioni c) Le intersecazioni sono limitate in tutti gli altri casi (autorizzate in presenza di indizi di colpevolezza, autorizzate da un cast di giudici, limitate a 60 giorni e altre – se mi consentite – sciocchezze del genere). d) Ci sono poi le intercettazioni “ambientali” che potrebbero coinvolgere persone estranee ma a questo punto avrete compreso come sta il problema. C’è poi il principio temuto da Barbapapà e cioè che VENGONO PUNITE LE TALPE E LE REDAZIONI MA NON I GIORNALISTI. In mezzo a tutto questo infernale giro di valzer, la posizione della Politica appare chiara e lampante se solo recuperassimo il parere di Magistrati in prima linea. Ma prima: seguitemi un attimo. Nel 1965 Di Pietro presentò un esposto contro la Guardia di Finanza perché le intercettazioni che lo riguardavano, finirono sui giornali (caso Necci). Nel 2004 ci fu la famosa bagarre col Presidente del Consiglio, che paventò brogli elettorali e ricevette da Di Pietro un’accusa per calunnia e omissioni di atti d’ufficio sui presunti brogli (accesso alle indagini in corso). Infine e sempre Di Pietro (ma solo perché è il porta bandiera della cordata a favore delle intercettazioni) nel 2009 quando esplode il caso Boffo, denunciò Il Giornale di Feltri per accesso abusivo al casellario giudiziario. Intercettazioni si? Intercettazioni no? Se permettete un mio parere, io sono a questo punto più che convinto che le affermazioni del dott. Ayala al Salone del Libro di Torino erano più che giuste: “E’ la «Politica» - nel tutto insieme considerata – a considerare la Magistratura come fumo negli occhi” perché la Politica, per sua natura, indole e vocazione, vive i intrallazzi (piccoli e grandi), di accordi sottobanco (piccoli e grandi) non sempre leciti, di trasformismi più o meno mascherati, di opportunità personali che superano il bene di tutti (vedasi Saccher) e di distacco totale dalle necessità e dalla realtà del Paese, che non è un uno, ma sono tante realtà locali, differenti l’una dall’altra. La politica ha lasciato da soli Falcone e Borsellino, ha promesso e non mantenuto il supporto all’attività del Prefetto di Palermo gen. Dalla Chiesa, mentre la Magistratura intercettava e arrestava le “talpe” come Totò Cuffaro e adesso a Reggio la Procura Distrettuale Antimafia, diretta dal dott. Pignatone, dal quale il dott. Gratteri e il dott. Prestpino dipendono, trova difficoltà (insieme al Pubblico Ministero Sabella e al Questore di Reggio, Cortese) a gestire l’emergenza ‘Ndrangheta che minaccia di diramarsi in rivoli ancora più dettagliati. Il 20 marzo 2010, nel corso di una intercettazione, un anonimo interlocutore avvisò il Boss Giuseppe Pelle di San Luca, di essere in grado di poterlo avvertire tranquillamente di tutte le mosse dell’Antimafia Reggina. Ha dichiarato il Procuratore Pignatone che Reggio è una Città “metropolitana” che non ha una sede ANSA, una sede RAI e un quotidiano nazionale ivi rappresentato. Sono difficili le vie di comunicazione, molte di esse antiquate e prive di manutenzione, e l’isolamento è come un “cono d’ombra” informativo. In cittadine con 10 o 15 mila abitanti, vi sono anche oltre 600 affiliati alle cosche, oltre ai parenti, amici e conoscenti. Come si può pensare a gestire catture e processi in una situazione del genere? La realtà è che il “pesce mafioso nuota nell’acqua della politica” e non da adesso, ma da almeno il 1970. Cos’, mentre in Sicilia la gente inizia a ribellarsi a Cosa Nostra, in Calabria appaiono solo sporadiche manifestazioni di intolleranza alla ‘Ndrangheta, come a Locri, ma manca la consapevolezza culturale della gente, la consapevolezza di essere soggetto politico decisionale. Ecco perché la repressione, la cattura del boss, non basta. Occorre “legalizzare” la Pubblica Amministrazione, dare la sensazione alle persone per bene che lo Stato è presente e garantisce la salute pubblica. Reggio è sottoposta a una grave tensione sociale e occorre resistere e andare avanti. Per questo motivo sono necessarie le intercettazioni, così com’è necessario individuare e rendere inoffensive le “talpe” che galleggiano sulla corruzione che trasuda nelle Istituzioni Locali e chi le foraggia. Che poi questo vada a danno delle Redazioni dei Giornali, è circostanza di nessuna importanza, se si instaura davvero un rapporto corretto fra intercettazioni, indagini, positività delle indagini e informazione. Lottiamo tutti per la Libertà nostra e della nostra Calabria. Con coscienza, se veramente abbiamo avuto coscienza del perché abbiamo votato quel Partito e indicato quei nomi, dai quali ci attendiamo risposte alle nostre domande e alle nostre necessità: QUALI? Tito Puntillo
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