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 LETTERINA A BERLUSCONI

16 maggio 2010

pubblicato su Calabriaora di martedì 18 maggio 2010

 

Egregio Presidente:

Oggi ella ha dichiarato che nel suo programma prossimo venturo uno dei pounti cardini sarà la "rinascita del Sud" che passa "attraverso la lotta alla Mafia".

Gli arresti di questi ultimi tempi sono stati eclatanti e l'attuale Ministro dell'interno offre ampie garanzie di moralità.

Ma la lotta alla Mafia non si esaurisce cogli arresti eccellenti, perché la nostra 'Ndrangheta è capace di riprodursi all'infinito.

La lotta contro il nostro Male passa attraverso la rifondazione dello Stato in Calabria, rifondazione orientata alla protezione della Libertà di ognuno di noi e delle nostre iniziative di lavoro. Passa attraverso una nuova Scuola orientata ai reali bisogni della nostra gente e passa dalla certezza del diritto, con l'efficienza delle Forze dell'Ordine e il potenziamento della Magistratura.

Tutti elementi che Ella, così come i suoi predecessori, mai sono riusciti a garantire per innescare un vero nuovo Risorgimento Calabrese.

Ella adesso persegue la limitazione delle intercettazioni telefoniche con una proposta di legge simile a quella che quindici anni fa propose il Governo di Centro-Sinistra, e ciò per impedire l'efficienza della Magistratura, che è cosa diversa dalla corruzione di chi le notizie vende ai media prostituendosi per trenta denari.

Perché, egregio signor Presidente, la Magistratura è trasversale allo Stato ed è per questo che frange delle Istituzioni, la considerano il loro peggior nemico.

Per tutto questo, per le botte da orbi che questa mia amatissima Calabria ha ricevuto da Quelli di Roma, con la servile subalternità delle Istituzionni locali, io, signor Presidente, non Le credo, perché quand'anche Ella fosse sincera, sarà incapace di operare.

 

«...il delitto si dovrebbe combattere in queste regioni a preferenza dove la povertà delle classi lavoratrici raggiunge l'estremo limite, col migliorare illoro stato economico, accrescendo la produzione e questa con norme giuste e razionali. (...) E' interesse della società che sia redenta la terra e che fruttifichi ed alimenti i lavoratori. Se a tanto si oppone il proprietario, alla sua inerzia, turpe risultato di egoismo, di ignoranza e di secolari pregiudizi, deve subentrare l'energia dello Staro». CESARE LOMBROSO, In Calabria 1862-1897, Giannotta ed., Catania 1898. .

«...oggi, come ai tempi del Prefetto Mori, esistono uomini pubblici che esibiscono a parole il loro impegno contro le cosche e trascurano i propri doveri amministrativi. Insomma, c'è sempre chi trae personale profitto dalla stessa lotta contro le cosche...» LEONARDO SCIASCIA, I professionisti dell'antimafia, Corriere della Sera 10 gennaio 1987.

 

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