ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE


LA ‘NDRANGHETA, QUESTA SCONOSCIUTA

 

Credo sia utile estendere a tutti gli amici lettori un piccolo dibattito che s’è

instaurato con Giuseppe Di Biasi e Maria Carmela Gioffré.

Riporto in calce il loro pensiero.

Innanzitutto: ‘Ndrangheta invece di ‘ndrangheta è una mia distorsione professionale.

Io adopero lo stile che si usa negli Stati Uniti per il semplice motivo che mi pare più calzante e convincente.

Tutto qua.

Quello che sta in coda alla sua osservazione, Giuseppe, del minuscolo invece del maiuscolo, te lo rimando al mittente insieme alla mia assicurazione che ti capisco, visto che siete bastonati da tutte le parti, come le cronache proprio di ieri e oggi stanno nuovamente dimostrando.

 

Poi il luogo comune: viene espresso come il “paesano” che “sputa” contro chi colà in Calabria ci sta 365 giorni all’anno e la mia Corrispondente lo esprime con “che ne sai tu?”. Quindi non si “ha il diritto di giudicare” perché noi Bagnaroti del mondo, non siamo a Bagnara.

E’ un male antico questo di ritorcersi contro chi esprime una osservazione dura sulla realtà, così come la vive indirettamente. Manca cioè il senso di autocritica, di corretto e fattivo esame di coscienza perché tutto si percepisce passivamente e istintivamente si reagisce.

 

Va bene. Vediamo se riusciamo a discutere ragionando invece che per “ismi” e preconcetti.

 

Innanzitutto inquadro il personaggio al mio Corrispondente, così se intenderà farmi l’onore di rispondere, lo farà con merito.

Mio padre era Tenente ed è morto durante la Guerra. Io ho svolto il mio servizio di leva come Tenente in Alto Adige, durante la crisi terroristica tirolese. Facevamo la guardia di notte col colpo in canna e per il freddo tagliente, ci spalmavamo il grasso delle scarpe sulla punta delle dita e intorno alle orecchie. Mio figlio è stato Allievo Carabiniere in servizio lungo le Valli del Biellese, zona considerata strategica per il consistente numero di fabbriche tessili.

Sono stato molto vicino ai miei soldati condividendo i loro problemi, talvolta umanamente gravi. So cosa significa. Ma sarebbe un troppo lungo discorso.

 

Sono stato vicino alla Calabria, la Sicilia e la Campania per oltre trent’anni di durissima vita di lavoro. Una Concessionaria è una struttura polivalente ove convivono Impiegati, Addetti al Commercio e Operai. Svolgere questo lavoro in Italia Meridionale è come stare lungo la vecchia Frontiera dell’Arizona.

Trent’anni passati in Calabria: Siderno, Gioiosa Jonica, Catanzaro, Cosenza, Paola, Gioia Tauro, Reggio.

Il problema della Redditività Aziendale era sempre un dettaglio, mai è stato l’

argomento principale che era invece la rischiosità di stare sul territorio e il rapporto che avrebbe dovuto essere concorrenziale (…) con le altre Aziende.

Non posso purtroppo svelare fatti aziendali, ma per esempio non riuscimmo a trovare un nuovo Concessionario su Crotone per moltissimo tempo, malgrado le enormi opportunità… Una volta terminai a Siderno molto tardi e quindi sarei dovuto tornare a Gioia Tauro viaggiando di notte sullo Zomaro. Mi diedero una scorta a mò di lasciapassare… fino a dopo il Passo.

A Catanzaro un giorno che faceva un caldo allucinante, chiesi a Don … che era il Titolare di … se potevamo andare a prenderci una bella granita di gelsi e lui non se lo fece ripetere due volte: aprì il cassetto, prese una rivoltella, se la mise alla cintola, si abbottonò la giacca e andammo al bar.

In Provincia di Reggio (omissis) svolgemmo un esame accurato della competitività in Zona. Bisognava trovare un accordo per non farsi male commercialmente fra colleghi, adottando una condivisa politica di vendita.

«Bisogna solo trovare a questo punto una regola che tutti seguano per rispettare gli accordi», dissi e la risposta fu: «Dutturi, non ‘ncesti problema, se s’avaffari cusì, cusì esti» e io: «va bbonu, ma se cacchirunu si metti cuntra e magari vi minaccia?», allora lui aprì il tiretto della sua scrivania e mise sul tavolo una cartuccia a pallettoni… Basta, non posso dire altro, ma solo per il motivo di prima.

Anche in Sicilia, che era la seconda Area di mia competenza, ho girato in lungo e in largo: Agrigento, Caltanisetta, Enna, Messina, Capo d’Orlando, Palermo, Trapani. Al Lunedì mi guardo Montalbano e mi ricordo del Faro perché là vicino avevo il mio albergo. Andavamo a colazione in quel ristorantino che si vede proteso sul mare e con i colleghi ci divertivamo a lanciare mollichine di pane ai pesci che passavano di sotto… Problemi enormi anche colà, ma diversi da quelli calabresi.

In Calabria sembrava esservi l’osservanza di una legge consuetudinaria e c’era una fortissima riservatezza e prudenza nel gestire beni e personale; in Sicilia l’aria pareva più palpabile e più che l’osservanza di una legge consuetudinaria, sembrava esservi un rapporto di tipo gerarchico ancorché vi fossero diversità anche accentuate da Provincia a Provincia. Comune era invece la conoscenza e la frequentazione col mondo della Politica.

Diverso ancora in Campania. Le mie Concessionarie erano quasi tutte tuffate nelle zone popolari, affollate e disordinate. E’ stando in quei Quartieri che nacque il mio immenso amore per la Capitale (come io definisco la mia Napoli).

A lungo andare Napoli è però mutata. Rispetto alla Napoli del 1970, dove tutto era vivibile, la Napoli del 2000 mi faceva paura, era difficile camminare da solo al tramonto lungo le vie della Zona Direzionale o attorno alla Stazione.

A latere di questo mondo che si impegnava nel lavoro e tentava disperatamente di “vivere”, stava il mondo della Malavita. A Napoli il controllo era passato di mano dalla vecchia Camorra alla nuova delinquenza minuta. La Camorra è adesso diversa dalla Mafia. E’ viscerale, estroversa e chiassosa. Gestisce l’

attività dei pomodori dell’Agro Campano, i mercati agricoli e alimentari, gli stupefacenti e il contrabbando e “amministra” i Quartieri cittadini come una seconda Amministrazione Comunale. Un atteggiamento uniforme, da Torre del Greco ad Avellino, Pagani, Caserta, Capua, Isernia e così via.

In Sicilia è aumentato lo spazio entro il quale si può muovere l’

Imprenditoria, perché la Mafia si è orientata sull’attività degli appalti, la finanza speculativa, i grandi contratti per l’approvvigionamento soprattutto pubblico, Sanità in testa.

Per potere operare così, la Mafia ha avuta la necessità di stringere i rapporti col Mondo Politico e qui voi sapete perché leggete i giornali.

La ‘Ndrangheta è diversa in assoluto. «La Mala Pianta» la descrive in modo perfetto. E’ una cosa seria davvero, una potenza mondiale gestita con spirito quasi religioso.

 

Bene.

Io vorrei davvero essere vicino al mio Interlocutore, in Caserma perché conosco perfettamente la situazione.

Nei miei scritti mai smetto di segnalare che manca in Calabria la fattiva presenza dello Stato e indico sempre che ciò significa maggiore determinazione nell’attività giudiziaria, controllo finanziario delle attività privare e pubbliche e soprattutto potenziamento delle Forze dell’Ordine: Polizia, Carabinieri e anche Guardia di Finanza, con forte erogazione motivazionale, sia in termini retributivi che e soprattutto di “clima”.

Tutto questo deve servire a cominciare a fornire alla gente la sensazione che si è meglio tutelati e che si può cominciare a “osare”.

Questa fase potrà innescarne una successiva, perché fatalmente la conseguita consapevolezza delle opportunità da cogliere, che già avrebbe apportato i primi frutti, spingerebbe la gente a cominciare a “opporsi”.

Nella sostanza: fino a quando la gente non percepisce che si può trovare lavoro e guadagnare per sé e i figli, nulla si muoverà. E, ripeto, affinché questo possa innescarsi, è necessario fare sentire vicino alla gente la presenza dello Stato e delle sue Istituzioni. Sono passi graduali e non li ho inventati io.

Sono stati tanti i Meridionalisti che hanno protestato nel tempo, anche in Parlamento, perché non è vero che i Calabresi non intendono lo Stato e non ne vogliono seguire i provvedimenti, è al contrario: è lo Stato che mai ha voluto intendere le vere esigenze dei Calabresi.

Oggi le Città calabresi assolvono alla sola funzione terziaria. Sono «le necessità insopprimibili dei poveri: burocrazia, giustizia, ospedale» (Corrado Alvaro). La Delinquenza organizzata si muove così con facilità di fronte a una reattività oppositiva praticamente piatta.

Ma focalizziamo ancora meglio, anche se, dopo, visto il TERRORE che domina i Bagnaroti come e più degli altri Calabresi, rischieremo di restare vramente in pochi a discutere. Purtroppo è già accaduto.

L’Unità d’Italia (che adesso si festeggia) ha significato per noi Calabresi che un lontano Dominatore ha sconvolto i Modelli di vita del Dominato, imponendo i propri modelli che il Dominato è stato costretto ad accettare divenendo di fatto un “integrato” col ruolo di sub-alterno e siccome mai accade il processo inverso, il subalterno acquisisce modelli che non gli appartengono e restando sub-alterno, deve per forza avviarsi là dove i modelli dominanti si elaborano, cioè: emigra e chi resta nell’area dominata, forma una struttura sociale piatta, indifferenziata e quindi poco reattiva e per nulla intraprendente.

E adesso è proprio così (A Bagnara non siamo capaci di innescare alcuna iniziativa concreta se perfino l’idea della “Bagnara che vorrei” naufraga nell’

indifferenza dopo l’autorefenziazione di qualcheduno che sente il bisogno di affermare agli altri che è un intellettuale).

I calabresi “emigrano” fin dai tempi della Romanizzazione che asservì la Popolazione dei Bruzii e noi continuiamo a emigrare oggi perché noi siamo ancora come i Romani definirono i Bruzii che non accettarono la sottomissione:

«ignobiles populi», sulla falsariga della definizione “Brigante” che si estende in modo generalizzato al calabrese moderno che da colà discende. Un “ismo”, appunto.

Ho anche scritto ripetutamente che occorre partire da un nuovo tipo di Pedagogia perché la Scuola dell’Unità mai ha cessato di imporre il modello pedagogico dominante e, come tale, unilaterale.

Questo modello è nella sostanza, al SERVIZIO delle necessità della Classe Dominante, nel senso che NON E’ un prodotto della Classe Dominante, che di esso la stessa Classe Dominante si serve per perpetuarsi. E’ un modello che nasce dalla posizione unilaterale delle Città che stanno al vertice del Sistema Italia e dunque la Scuola “non comunica” né al suo interno, né all’esterno.

Occorre dunque una Pedagogia multilaterale, cioè “orientata” in base alle necessità topiche.

La Società calabrese ha perso la propria Sacralità, la propria Spiritualità e si è uniformata alla Società Nazionale che è empia e immorale, oltretutto continuando a restare nella condizione di Società subalterna.

 

Mi pare che adesso vi siano molti elementi per esprimere una osservazione molto dura.

La ‘Ndrangheta e più in evidenza la Mafia, svolgono un’attività che oramai può definirsi secolare.

I bravi poliziotti, buttano sangue e vivono nel continuo rischio della vita e finalmente catturano un Mafioso/’Ndranghetista.

Va in carcere e ogni tanto poi esce per decorrenza dei termini o abbuoni vari.

Sicché i Polizziotti se lo ritrovano tutto trionfante al bar.

La gente guarda e pensa: non siamo difesi, meglio farci gli affari nostri.

Poi arrestano un Capo Boss con tanto clamore.

Il giorno dopo l’Organizzazione delinquenziale ha già riorganizzato i quadri e continua a gestire il territorio.

La gente guarda e giudica…

E si va avanti così praticamente da sempre. Le cose non cambiano dunque.

Ma perché?

Ogni tanto si levò una voce chiara e denunciante.

Il Generale Dalla Chiesa denunciò la debolezza dello Stato e l’inadeguatezza delle Forze dell’Ordine, prima esortando e poi protestando per l’assenza delle Istituzioni a Palermo.

Fu a quel punto che venne assassinato.

Il Giudice Scopelliti fu uno dei primi Magistrati a denunciare la collusione della ‘Ndrangheta con le organizzazioni internazionali della droga e il condizionamento oppressivo sulle Istituzioni pubbliche locali.

Fu a quel punto che venne assassinato alle porte di Reggio.

Prima il Giudice Falcone e poi il Giudice Borsellino, giunsero alla fase finale delle loro indagini riuscendo a individuare le forti collusioni fra Istituzioni statali e Mafia.

Fu a quel punto che vennero assassinati.

E poi Peppino Impastato e i tanti giornalisti che si avvicinarono a quegli argomenti scabrosi.

L’Ingegnere Gennaro Musella denunciò pubblicamente una scandalosa gestione degli appalti per la costruzione del Porto di Bagnara. Fu a quel punto che venne assassinato. E io so del coraggio dell’Ingegnere, perché ho lavorato per lui a lungo, fra Bagnara, Verbicaro e Belvedere.

Non è casuale che Bagnara si sia dimenticato di lui e della sua grande opera di benefattore del Paese.

Adesso?

Il Procuratore Gratteri ha dichiarato in televisione, nella rubrica di Costanzo che lo ascoltava commosso e ammirato, che in Calabria manca lo Stato, che le Forze dell’Ordine sono inadeguate e che manca la certezza del Diritto.

Nessun clamore mediatico come per Gomorra, per questo eroico Servitore dello Stato che ha avuto il merito di centrare il problema per l’ennesima volta come prima di lui, tutti coloro che sono stati massacrati.

 

E intanto i luoghi comuni invadono l’attenzione dei Dominanti contro gli “ignobiles populi”, quei subalterni che di volta in volta sono deboli e inetti, o collusi, o parassiti, insomma oggi ancora e sempre come al tempo de “L’Italia barbara contemporanea” di Alfredo Niceforo nel 1898.

Poi si ammazzano gli Eroi, ci si commuove e quindi tutto torna come prima, ed ecco il Poliziotto che grida la sua rabbia, sbatacchiato fra l’indifferenza della gente e il mancato supporto delle Istituzioni.

 

Carissimi interlocutori: l’unica possibilità che ha il Bagnaroto (e il

Calabrese) risiede in un’arma potentissima: il voto.

Ma se durante il governo amministrativo comunale ci si lamenta che nulla funziona, che non c’è morale e senso della politica e tutte le altre lagnanze, e poi al momento del voto, i pregressi sono riconfermati e anzi vanno “ad meliorandum”, allora io asserisco che si parla e parla e poi non si fa. Certo che io non so, ma osservo, vedo e giudico, ho il dovere e il diritto di giudicare. E il mio pensiero si sviluppa esattamente come prima mi sono sforzato di esplicitare.

 

Ho sollecitato più volte una discussione sul problema delle Cosche del Comprensorio di Bagnara, puntando sulla consapevolezza della gente e il coraggio di chiedere fortemente più presenza dello Stato nella nostra Cittadina, oltreché offrire un degno omaggio alla memoria dell’Ingegnere Musella.

Ma in una Comunità appiattita come prima definita, ciò è impossibile.

Ed è impossibile anche perché lo Stato, come s’è comportato dall’Unità ad oggi, non interverrebbe.

Voi continuerete a rischiare la vita e arrestare delinquenti che poi vengono liberati o sostituiti nel comando delle Cosche, i magistrati che denunceranno le collusioni verranno assassinati come i predecessori e la gente continuerà a emigrare là dove si distribuiscono i beni di consumo.

Tito Puntillo

 

Questi i link.

 

"Credo sia inutile discutere... Mescolare troppi ambiti di riflessione crea confusione e rende impossibile capirsi.

Il mio post voleva solo stigmatizzare l'atteggiamento di chi agisce come il "giornalista" del tg4. Tutto qui.

Poi, perdonami, non capisco a chi ti rivolgi con quel "Continuate pure così: a parlare tante parole e a non fare". Ma tu che ne sai? Chi ti da il diritto di giudicare?"

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"perdonatemi se mi intrometto... ma aggiungo solo alcune cose; la prima: si è di un paese, città, provincia, regione, stato... SEMPRE e non a convenienza.... sopratutto è fastidiosissimo leggere di qualcuno che si professa "paesano" ma alla prima occasione non fa altro che sputare veleno su chi ci abita 365 giorni all'anno... ma di fatto questo "paesano" che cosa fa di diverso da noi???

la seconda: a chiacchiere siamo tutti bravi ma vorrei vedere Lei, caro Dottore, venire con me in caserma per farle vedere chi siamo, in che condizioni lavoriamo, con quale contratto o incentivo lavoriamo... (specifico che ho detto "lavoriamo" perchè non vorrei turbare la Sua sensibilità nel dire "muoriamo"

... ebbene sì!!! perche noi difendiamo tutti e per tutti mettiamo in gioco la nostra vita... indipendentemente dal colore politico, credo religioso, stato sociale etc. anche se non si è d'accordo o senza che si stimi chi si sta

difendendo...) quindi Le farei indossare una divisa e Le farei fare un solo turno di sei ore insieme a noi...

la terza, e per ora l'ultima, anche se ne potrebbero seguire molte altre (e perdonatemi la preterizione): è solo da ammirare chiunque ha gli attributi al posto giusto e per lavoro (mi riferisco a Gratteri o a qualunque appartenente alle FF.PP.) o per divulgazione (un giornalista come Saviano... ma le assicuro che solo in provincia di Reggio Calabria c'è ne sono diversi sottoposti a tutela perchè in pericolo di vita) HA IL CORAGGIO DI SCRIVERE NERO SU BIANCO quello che è la 'ndrangheta mentre sono,invece, da biasimare tutti quelli che dicono di "sapere" ma GLI ATTRIBUTI per venire in caserma a mettere nero su bianco non li hanno mai avuti e si nascondono dietro maschere subdole di uomini perfetti ed irreprensibili....

 

Il vero problema è che ancora NESSUNO ha capito veramente cos'è la 'ndrangheta (fino a prima di Gratteri ed a volte anche dopo, vista semplicemente come una versione casalinga della mafia...) ... anche Lei Dottore scrive 'ndrangheta con la "N" maiuscola... forse perchè intimamente sa che è parte anche Lei del sistema 'ndrangheta come ormai quasi tutti (politici, magistrati, appartenenti alle FF.PP., giornalisti, etc. etc.)anche se di certo non lo è in modo "attivo"...

 

Concludo scrivendo che è sempre, purtroppo, utile per il nostro animo e per la nostra "vista" che ogni tanto qualcuno punti un nuovo faro su quella che è la realtà di queste terre... a volte un Gratteri... a volte un Saviano... a volte uno di "noi servi dello stato" che muore in servizio...

 

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