LA QUESTIONE MERIDIONALE
Piccolissima guida bibliografica

A Natale Zappalà in omaggio alla sua “curiosità storica” che riempie il mio cuore di gioia.
 

 

Carissimo Natale

La QUESTIONE MERIDIONALE si situa alle origini dell’Unità, quando l’invasione piemontese, favorita dalle bande garibaldine, si impossessò del nostro Regno e ne aggregò le Province nella gestione della Burocrazia Sabauda, sostenuta dal Capitale Finanziario padano e dall’Industria pedemontana. Tutte le attività manifatturiere, siderurgiche, meccaniche e di trasformazione dell’ex Regno Meridionale, vennero chiuse o trasferite al settentrione e nelle Province Meridionali restò un’agricoltura di sussistenza e un regime fiscale importato dal Nord, talmente esasperato da provocare rivolte di contadini ovunque, fatte passare dai Piemontesi come “Brigantaggio” per giustificare una repressione violenta e barbara.
Su quel periodo triste e sfortunato della storia nostra, cfr.: GIUSEPPE F. DE TIBERIIS, Le ragioni del Sud, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1969, anche come introduzione alla vastissima bibliografia sul Brigantaggio, che è argomento a parte di questa discussione.
Per meglio focalizzare la raccolta di scritti curata da De Tiberiis, vi è il fondamentale lavoro di una grande meridionale: MICHELANGELO SCHIPA, Il Regno di Napoli sotto i Borboni. Cinque lezioni date alla Società Napoletana per la diffusione della cultura (marzo-aprile 1899), L.Pierro ed., Napoli 1900 (ristampa Brenner, Cosenza 1994).
Da quell’epoca in avanti si assistette a una sempre più netta demarcazione fra Nord Industriale (con aggregata un’attività agricola evoluta, basata sulla coltura e la trasformazione dei prodotti) e Sud agricolo di tipo coloniale e latifondista.
Nella seconda parte dell’Ottocento, la demarcazione interessò perfino i Sindacati, spaccati fra interessi “operaisti” del Centro-Nord e necessità contadine al Sud. Durante i Ministeri Giolitti, la polemica fu enorme e accesa, soprattutto alimentata da Turati, Rosa Luxembourg e Salvemini, ma vi partecipò praticamente tutta l’Elite socialista e liberale dell’epoca, quest’ultima identificata in Giustino Fortunato e Pasquale Villari, due dei padri sacri della Questione Meridionale.
I principali testi di riferimento sono quelli di Gaetano Salvemini:
GAETANO SALVEMINI: Il Ministro della mala vita e altri scritti sull’Italia giolittiana; il Mezzogiorno e la democrazia italiana, a cura di Elio Apih, Opere di G.S., vol. IV, tomo I, Feltrinelli ed., Milano 1966 (2);
GAETANO SALVEMINI: Movimento socialista e Questione Meridionale; il Mezzogiorno e la democrazia italiana, a cura di Gaetano Arfé, Opere di G.S., vol. IV, tomo II, Feltrinelli ed., Milano 1973 (2);
Su Giustino Fortunato, cfr.: AA.VV., Giustino Fortunato e la Questione Meridionale, Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, anno I (MCMXXXI), pp. 515-721.
Un testo non molto studiato ma di grande spessore letterario, politico e storico è: FRANCESCO DE SANCTIS, Il Mezzogiorno e lo Stato Unitario, vol. XV delle “Opere di Francesco De Sanctis” a cura di Carlo Muscetta, Einaudi ed., Torino 1960.
Nel 1900 venne dalla Calabria uno stimolo molto forte per tentare di riepilogare e nel contempo concretizzare gli studi, gli interventi, le prese di posizione e le polemiche che oramai da tempo ruotavano intorno alla Questione Meridionale. Fu così che il Direttore del giornale “Pensiero Contemporaneo” che si pubblicava a Catanzaro, dette vita a un’iniziativa che fece epoca e storia e che oggi resta purtroppo circoscritta nell’ambiente degli studiosi meridionalisti, un faro imprescindibile per chi intenda approfondire il tema della Q.M.
Il merito di questa iniziativa è ascrivibile a Antonio Renda, grande intellettuale e Direttore del giornale catanzarese. Nella sostanza, Renda si rivolgeva ai maggiori esponenti della Vita Nazionale, pregandoli di rispondere a un “Questionario” proposto dal Pensiero Contemporaneo, sulla base di concetti ben definiti che egli poi illustrò, in modo calzante, nell’introduzione al volume riepilogativo che raccolse tutti gli interventi e quindi le proposte di soluzione della Q.M. Si tratta del mitico volume:
ANTONIO RENDA, La Questione Meridionale. Inchiesta, R.Sandron ed., Milano-Palermo 1900, con interventi fra gli altri di: C.Lombroso, A.Loria, G.Salvemini, G.Marchesini, S.Sighele, N.Colajanni, V.Giuffrida, E,Ciccotti, e tanti altri.
Non si può affrontare lo studio della Questione Meridionale senza aver prima consultato questo testo fondamentale.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il problema della Questione Meridionale fu oggetto di una revisione di giudizio, maturata di riflesso al problema della Ricostruzione Italiana. Ci si rese conto in quel momento che la diversità fra Nord e Sud non poteva più e solamente circoscriversi ai processi dell’Unificazione Nazionale, e andava ricercata in altre cause la difficoltà a fare decollare il Mezzogiorno verso un processo di sviluppo.
Merito di questa revisione fu:
CORRADO BARBAGALLO, La Questione Meridionale, Garzanti ed., Milano 1948.
Barbagallo focalizza il problema del Mezzogiorno nella enorme inferiorità di sviluppo della sua economia agraria e industriale. Il problema risiede non tanto nel latifondo, quanto nella eccessiva polverizzazione delle propietà e delle aziende rurali. Gli ostacoli maggiori all’espansione del Mezzogiorno sono per Barbagallo la mancanza cronica di comunicazioni e la scarsità della capacità di industrializzare le attività economiche. Oltre a ciò, vi è il problema di Napoli, una vera e propria metropoli tuffata nel degrado economico del suo territorio. Scarsi aiuti può attendersi il Mezzogiorno dallo Stato e invece occorrerebbe maggior collaborazione fra Industria del Nord e occasioni di investimento al Sud. Barbagallo conclude enunciando il principio della libertà di emigrazione come fattore di riequilibrio delle aree. Un’opera fondamentale anche se nelle conclusioni, manca il fattore Mafia-Ndrangheta-Camorra-Sacra Corona Unita come elemento frenante al richiamo di capitali stranieri al Sud e alla libertà di iniziativa e, concatenata a questo fattore frenante, l’assoluta mancanza dello Stato, con la sua autorità di controllo. Temi questi che, nel 1948 certamente non erano ancora stati sottoposti a un’attenta focalizzazione.
La negazione che l’intervento dello Stato come elemento determinate, potesse risolvere la Q.M. era stata messa in discussione precedentemente già da:
GUIDO DORSO, La Rivoluzione Meridionale, Torino 1925, edito da Piero Gobetti nell’ambito del suo prestigioso progetto editoriale de “La Rivoluzione Liberale”.
E’ vero, sosteneva Dorso, che il Sud fu sottoposto a una “conquista regia” attuata con un compromesso fra Monarchia e Classi Conservatrici, ma è ora necessario formare una élite rivoluzionaria animata da “ferma volontà politica, chiarezza di idee, unità d’intenti, che facesse tesoro degli errori passati e si votasse allo sviluppo “possibile” del Sud.
Nel 1955 si aggiunse un altro formidabile tassello al progresso degli Studi sulla Q.M. Si trattò di:
BRUNO CAIZZI, Antologia della Questione Meridionale con una prefazione di Gaetano Salvemini, Edizioni di Comunità, Milano 1955.
Si tratta di un’opera sublime sia per la scelta dei testi ospitati, sia per il commento prefattivo a ognuno del Caizzi, oltre alla prefazione di Salvemini. L’Antologia fece epoca e ancora oggi è un passo obbligato nello studio della Q.M.
Sulla scia di Caizzi, apparvero tre importanti antologie sulla Q.M.:
ROSARIO VILLARI, Il Sud nella Storia d’Italia, Laterza ed., Bari 1977 (2 vol.)
con documentatissime prefazioni a ogni Saggio ospitato nell’Antologia;
GIAMPAOLO FISSORE – GIANCARLO MEINARDI, La Questione Meridionale, Documenti della Storia, Loescher ed., Torino 1976
con una bellissima prefazione storica e di approfondimento;
MASSIMO L. SALVADORI, Il mito del Buongoverno. La Questione Meridionale da Cavour a Gramsci, Einaudi ed., Torino 1976 (4)
un’opera considerata una pietra miliare per lo studio della Q.M., tant’è che è stata rieditata numerose volte. Presenta la sintesi, esposta in modo esemplare, l'evolversi dai primi concetti cavouriani sul Mezzogiorno, fal concetto del Buon Governo dei “forti” cioè dei Borghesi, auspicato da Pasquale Villari, Giustino Fortunato, Franchetti e Sonnino. Un Mito che ricevette un primo scossone da Nitti e Colajanni, per poi essere progressivamente smontato da Ciccotti e Salvemini, Per entrambi (e per Dorso) la Q.M. sarà risolta da un processo rivoluzionario che soprattutto in Salvemini, sarà provocato dall’alleanza fra Operai del Nord e Contadini del Sud, in contrapposizione alla reazione Nazionale conservatrice. Infine Gramsci, col suo concetto di unità rivoluzionaria Operai/Contadini ma non più come contrapposizione alla struttura conservatrice, ma come Rivoluzione Nazionale: la Rivoluzione Meridionale sarà la Rivoluzione Nazionale, la Rivoluzione Italiana.
Un fascicoletto snello, di facile lettura e piacevole, venne pubblicato da: GIOVANNI PAPAPIETRO, La Questione Meridionale ieri e oggi, note di orientamento e studio, a cura della Sezione Scuole di Partito del Partito Comunista Italiano, tip. Salemi, Roma 1974. Può essere un ottimo strumento di guida allo studio, complesso, della Q.M.
Più in generale, è consigliabile ampliare il tema della Q.M. con, per esempio:
A.DEL MONTE – A.GIANOLA, Il Mezzogiorno nell’economia italiana, Il Mulino ed., Bologna 1978
che bene illustra il “condizionamento” dell’economia meridionale e il suo subordine alle scelte della Classe Dirigente Nazionale che raramente si sono conciliate colle necessità e gli obiettivi di sviluppo del Mezzogiorno;
GIOVANNI RUSSO, Baroni e Contadini, Laterza ed., Bari 1979
che apre lo scenario sui rapporti fra Classi nel Sud, cioè sulla Q.M. così come si configura dagli anni Ottanta del XX secolo in avanti. Un filone questo, che vide in prima linea anche Rocco Scotellaro (I Contadini del Sud) e molte delle opere di Sciascia.
Un’opera che si può affiancare a quella di Russo è certamente
RENATO ZANGHERI, Catasti e storia della proprietà terriera, Einaudi ed., Torino 1980
con un esame approfondito sul problema del Catasto in Italia, soprattutto nel Settecento, per comprendere, per quanto attiene il Mezzogiorno, il grave ritardo delle campagne meridionali rispetto a quelle padane, ma anche
ROSARIO VILLARI, Mezzogiorno e Contadini nell’Età Moderna, Laterza ed., Bari 1977
si tratta di uno studio sistematico che consentì la cennata revisione sulla Q.M. negli anni Ottanta, in questo caso determinata da una messa a punto storico-sociologica della Società Feudale meridionale nel XVIII secolo.
Nel 1960 uno studioso francese pubblicò a Parigi uno studio geografico-sociologico-economico sulla Calabria. Si tratta di
JEAN MEYRAT (a cura di), La Calabre. Une région sous-développée de l’Europe méditerranéenne, libreria Armando Colin, Parigi 1960.
Si tratta di un’opera che si pone in linea temporale al centro di una vastissima produzione letteraria sulla Calabria come visione appunto geografica, storica, sociologia, economica per la quale la pietra miliare fu e resta:
GIUSEPPE ISNARDI, Frontiera Calabrese, prefazione di Umberto Caldora, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1965.
Un’opera a tutto campo, bellissima, entusiasmante e commovente. Sulla scia di questo classico della Storia dell’Italia Meridionale e della Calabria in particolare, si apre il vastissimo scenario dei viaggiatori che visitarono nel tempo la Calabria, ma si tratta di argomento troppo vasto davvero, per poterlo anche solo qui sintetizzare. Peraltro, quanto suggerito contiene tutti i rimandi bibliografici che consentono di ampliare a ventaglio la ricerca sulla Questione Meridionale e sulla Calabria che in essa s’inserisce e giunge fino alla Q.M. dei giorni nostri, cioè al governo delle Cosche e la corruzione come mezzo predominate dei rapporti fra le Classi del Sud in generale e della Calabria in particolare.
 

Tito Puntillo

 

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