|
ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE Lettera aperta del dott. Tito Puntillo ai giovani di Bagnara Giuseppe: ho letto anche io quel pezzo sulla Questione Meridionale pubblicato sulla stampa nazionale. I concetti coincidono con quelli che ho porto più volte ai lettori, non ultimo il “trivuliamento” nostro su noi stessi. Ma più volte abbiamo anche scritto qui da te e da Gianni Saffioti di Terremoto, contestando i superfatalisti che scrivevamo (mi pare su Strill?) che sarebbe ora di smetterla di fare i “catastrofisti”. Bene. Parliamone ancora così quando si verificherà il “nostro” Grande Terremoto, nessun moralista di turno potrà asserire che non s’era detto, ammonito, minacciato. Cari ragazzi e giovanotti Bagnaroti. Adesso vedete cosa è un “Grande Terremoto” che prende il cemento armato “artigianale” e lo grattugia come il formaggio parmigiano. Adesso, cari giovani Bagnaroti, sapete. Sapete anche, perché l’intero mondo scientifico internazionale lo ripete da sempre, che il Canale e fino a Melicuccà e oltre, è la sede di eventi sismici fra i maggiori che l’Umanità conosca. Riepilogo qui, affinché voi giovani meditiate, cosa sarà il Grande Terremoto di Bagnara. E mi rivolgo a voi perché la mia fiducia e le mie aspettative verso la Classe Dirigente, i Benestanti e Magnati, i professionisti e gli Amministratori locali che si susseguono Amministrative dopo Amministrative, sono NULLE. Considero Borghesia e Classe Dirigente Bagnarota sciatta, corrotta, imbelle e soprattutto pervasa da ignoranza globale. Pronta a elemosinare e vendersi per trenta denari, grande nocumento per la Bagnara che ha lavorato e lavora, a Bagnara e fuori Bagnara. Della Classe Politica calabrese reggina, “serva dei servi” di Quelli di Roma, ho scritto e basta così. Ecco perché mi rivolgo solo a voi giovani e solo con voi intendo dialogare. Non voglio scrivere un comizio né stilare discorsi moralistici da saputello. Vi scrivo come la penso, come secondo me stanno le cose e vi invito a riflettere; a comprendere chi siete là dove state e cosa realmente vi fanno fare per contrastare l’oscurantismo economico gestito da inetti e incompetenti, o meglio, come si dice in ambiente goliardico (e così rende calzante a tutti l’idea) “dalla pisciata corta”. Basta così con i convenevoli di rito e parliamo di cose molto più serie. I Terremoti irpini, sannitici e delle Marche in generale, avvengono con una frequenza variabile e la media di settore è tracciata dai trenta ai sessant’anni circa. I riferimenti più noti sono Ancona e appunto L’Aquila con Pesaro. Più radi quelli del Principato e quelli Giuliani, anche se qui, quando avvengono, si tratta di Terremoti potenti: Sequals, Spilimbergo e Udine ne sono gli esempi. La caratteristica del Terremoto appena verificatosi è riconducibile allo “scivolamento” della faglia asiatica sopra quella europea. Insomma due ciclopici mattoni uno dei quali poggia sull’altro e, quest’ultimo, spinto dal retrostante materiale che fa forza per spostarsi, scivola sopra l’altro. Questo spostamento provoca il Terremoto. Che non si può prevedere. Sia chiaro. Che sia stato distruttivo sta nella elevata Magnitudo (oltre il gradiente 5) ma soprattutto nel fatto che l’evento s’è verificato in superficie, cioè a 5 chilometri di profondità, per cui il sovrastante terreno non è stato in grado di assorbire parzialmente il parossismo, trasmettendolo con tutta la sua potenza in superficie sottoforma di onde d’urto. Sono crollate principalmente le costruzioni moderne in calcestruzzo e cemento armato, oltre ai soliti campanili e volte a cupola delle chiese e soprattutto si sono lesionati ponti autostradali e acquedotti. E questo è l’aspetto più grave. I soccorsi sono stati immediati e agevoli lungo le strade larghe, ma notevoli sono ancora le difficoltà nei vicoli, perché il materiale crollato ha impedito l’afflusso dei soccorsi. A séguito dei crolli delle nuove costruzioni, la Magistratura “ha aperto un’inchiesta” per stabilire se vi sono responsabilità private (materiale scarso in barba alla legge e per risparmiare) e pubbliche (licenze edilizie “gaudiose”) sulle costruzioni. E adesso parliamo di Bagnara. A Bagnara la tettonica è differente rispetto a quella de L’Aquila. La faglia sottomarina del Canale vede due ciclopici blocchi parzialmente contrapposti e non uno scivolante sull’altro. Dunque i Terremoti sono meno frequenti (la media non centrata è di circa 100 anni) ma la forza che si accumula in contrapposizione, è immensa. Quando viene rilasciata perché finalmente un blocco prevale sull’altro, si alza verso la superficie un parossismo che allarga onde sismiche di magnitudo superiore al gradiente 6 della Scala Richter, il massimo. Nel 1783 le montagne si spostarono su una simultanea fra due epicentri: Oppido e quello al largo di Bagnara. Le onde sismiche si mescolarono sopra il Sant’Elia, “spostando” il promontorio delle Pietre Nere verso Nord e quello del Monte Sant’Elia verso Sud. Insomma: un divaricamento a forbice. In tutti i Grandi Terremoti del Canale, al parossismo sismico, mai inferiore ai 45 secondi per scossa principale, sussegue un Maremoto di tipo Tsunami. Quello del 1783 distrusse Scilla. Quello del 1908 annientò il litorale di Messina. Lo sciame sismico dei Grandi Terremoti del Canale, si ripete per settimane, addirittura per mesi, con scosse tutte di elevata Magnitudo. E ora osserviamo la nostra Bagnara che, tra l’altro, si ostina a credersi “turistica”. Lo scempio edilizio s’avverte da ogni parte la si osservi: dall’Affacciata prima del Malopasso, dall’ex Belvedere, dal mare, dall’aereo. Si sono costruite case a ridosso di Maturano dal lato Borgo e da quello di Marinella di P.S. Se osservare il costone del Promontorio, vedrete che la roccia non è compatta, tutta frustata da spaccature dall’altro verso il basso e segmenti orizzontali. E’ dovuto ai precedenti Grandi Terremoti e sarebbe stato bene monitorare l’intero Promontorio per verificarne la stabilità. Dalla parte della Marinella di P.S., le costruzioni più recenti stanno sopra alti pilastri che affondano nel Promontorio. Forse la base di essi è stata scavata nella roccia, o forse la base è stata allargata su terreni morbidi. I pilastri sono molto alti e sopra di essi sono state costruite le abitazioni. Simili costruzioni recenti si notano anche osservando la mezza costa del Borgo, oltre alla drammaticissima situazione del Pinno. Se state su un terrazzo del Centro e osservate, a giro, dalle Scale di Pavia fino al Carmine, noterete molte di queste costruzioni su palafitte in cemento. Come si comporterà il Grande Terremoto con queste costruzioni? Se i pilastri poggiano su terreno morbido, non è nemmeno il caso di parlarne, perché le costruzioni verranno giù in blocco. Se invece i pilastri poggiano sulla roccia, l’effetto del parossismo trasformerà quei pilastri in una specie di punta di martello pneumatico che triturerà l’abitazione sovrastante. L’intera costruzione si sbriciolerà. Il problema susseguente è che queste costruzioni, come le altre circostanti meno recenti ma tutte post 1908, “incombono” sull’abitato sottostante, per cui la valanga che si scatenerà, provocherà un effetto-domino. Adesso, sempre stando sul terrazzo, osservate il promontorio che, partendo dalle ville dei De Leo, gira intorno al promontorio della Chiesa, l’ex Orfanotrofio e prosegue “salendo” lungo il vallone. Sono stati costruiti palazzi sul limitare del Promontorio e la consistenza del terreno sottostante a essi, è già visivamente insufficiente. Il destino della Chiesa del Carmine appare così segnato e anche qui, l’effetto-domino sarà diasastroso per tutte le strutture sottostanti. Una circostanza molto di moda da oramai cinquant’anni a questa parte è quella della sopraelevazioni. Un pochino di benessere, qualche cambiale in più e qualche vendita di vigna, aranceto, casolare dei nonni contadini, ha consentito ai proprietari delle vecchie case del Duce, di antiche abitazioni padronali e quant’altro, di sopraelevare. I cubi poggiano su ex terrazzi e sono strati costruiti “giuntando” le strutture portanti antiche con quelle necessarie al cubo. In alcuni casi al primario cubo se n’è aggiunto un altro sopra e così la sopraelevazione nella sostanza, ha raddoppiato l’altezza originaria della costruzione. Il Grande Terremoto in questi casi, letteralmente taglierà i cubi proprio sulle “giunture”, come un apriscatole con la scatoletta della Simmenthal. Se l’opera di “giuntura” quando fu eseguita, aveva poi scoperto l’anima in ferro delle colonne portanti di cemento, è quasi certo che la ruggine avrà divorato i rinforzi del cemento armato e tutte le abitazioni “incubizzate”, imploderanno. Si sono costruite case facendo sparire addirittura vie secondarie e diminuendo la larghezza delle strade. In Borgo, in Purello e in Marinella di P.S., vi sono vineje della larghezza di un metro e mezzo, se tutto va bene. Quando crolleranno le case che affacciano in quelle vineje, una montagna di macerie impedirà ai soccorsi di raggiungere i sepolti vivi per tempo. Adesso parliamo delle strade che tanto stanno a cuore all’eroica Mariacarmela Gioffré. Le frane delle falde montuose indicano l’instabilità del terreno già sotto il solo effetto-pioggia. Per spiegare l’effetto del Grande Terremoto di Bagnara sulle nostre colline, fate un esperimento. Prendete una busta di caffé e versatela in un barattolo di latta. Siccome il contenuto della busta è maggiore della capacità del recipiente, voi eseguite istintivamente un’azione di questo tipo: date dei colpetti sotto la base del barattolo e così il caffè scende di volume liberando spazio marginale per completare il riempimento. Bene: i “colpetti” sono quelli che il nostro Grande Terremoto eseguirà alle nostre colline franose. Crolleranno il Monte Sirena (quasi certamente su sé stesso, data la sua struttura), Rustico, Scirtari, Malarosa e tutte le colline che hanno in sé sorgenti di acqua, quindi tutto l’arco collinoso di Bagnara. Questo è quanto, a mio avviso, avverrà. Ho errato qualche descrizione? Ho errato il dimensionamento del disastro? No, perché ho chiara la forza di un Grande Terremoto. Ma offro le mie osservazioni agli studiosi della materia in modo che, per favore vi prego! io venga corretto, meglio precisato, puntualizzato. Grazie, anche a nome dei giovani Bagnaroti. I nostri nonni e i nostri padri ci hanno lasciato una terrificante eredità. Non so ne saremo noi a pagare le loro colpe o se saranno i nostri figli o i nostri nipoti a pagare le nostre di adesso, che ignoriamo la prudenza e le leggi, continuiamo a comportarci da fatalisti e lasciamo che il tempo trascorra e in molti di noi, replichiamo le loro gesta “edilizie” sconsiderate. I Piani Regolatori non si sono mai rispettati perché gli Amministratori Comunali da un lato hanno concesso le Licenze “in deroga”, per motivi elettorali (molti di loro non saprebbero fare altro o sparirebbero nel nulla se non fossero eletti) e dall’altro non se la sono sentita di affrontare la possibilità di vedere, di fronte a un rifiuto a costruire, la loro automobile incendiata, il portone di casa squarciato dalla bomba, le gambe prese a fucilate. Questa è la realtà. Quando ero bambino c’era più sensibilità verso i fatti naturali. Mi ricordo che nel 1950 e 1952 facemmo due prove di evacuazione dalla scuola elementare e il Maestro Dato ci spiegò più volte come ci dovevamo comportare in casi di Terremoto: mai prendere le scale (all’epoca non c’erano ascensori), mai stare al centro delle camere ma portarsi a ridosso delle colonne portanti o degli architravi (e ci spiegava bene cos’erano queste cose!) o al meglio sotto le porte. Ci spiegò anche che caso mai fossimo all’aperto, bisognava stazionale al centro delle piazze o delle vie e, appena ce ne fosse la possibilità, portarsi più in alto possibile. “Maestro, va bene per me la Matrice?” chiedevo ansioso. “Si, va bene”. “Maestro, ma perché bisogna salire le scale verso la Matrice?”, “Perché il mare potrebbe gonfiarsi, diventare grosso, quindi è meglio scappare prima”. Caro Maestro Dato del mio cuore! Si insegna nelle scuole la prevenzione, oggi? Cosa fare? Chiedere alla Protezione Civile di fare monitorare le montagne e le abitazioni della Cittadina. Preparare un piano d’intervento immediato e di soccorso a ridosso del Grande Terremoto e portarlo a conoscenza di tutta la popolazione. Impedire assolutamente che si continui a sopraelevare e costruire in siti pericolosi. Controllare che il materiale adoperato risponda ai criteri antisismici ESTREMI. Costerà molto di più costruire. Ma così deve essere. Fare abbattere le abitazioni che la Protezione Civile riterrà, una volta eseguita l’ispezione, assolutamente pericolose per l’incolumità dei proprietari e della comunità circostante. Fare monitorare i ponti, gli elettrodotti e gli acquedotti. Verrà fatto? Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di mettersi contro la gente, proprio perché ama perdutamente quella gente, per tentare di salvare il salvabile? Io che posso dire infine? Che se il Grande Terremoto del Canale avverrà di notte, ci saranno migliaia e migliaia di vittime a Bagnara. E asserisco: la Magistratura de L’Aquila “ha aperto un’inchiesta” sui crolli. Bene. La Magistratura di Reggio la può tranquillamente aprire già adesso un’inchiesta a Bagnara. Lo farà? Poi: ci sarà certamente qualcuno che quanto prima dirà: ecco! Vedete! E noi pensiamo al Ponte sullo Stretto! Già: il Ponte. Come si può rispondere? Con il pensiero pacato e giudizioso di molti intellettuali meridionali che stanno adesso affrontando in modo costruttivo il problema del Terremoto. Che è un problema civile e sociale e non di costruzioni che crollano, che è un problema di comportamento, di stare nella comunità interagendo colla comunità. Che è un problema di non opportunismo, di lotta alla delinquenza organizzata e del singolo. Il pensiero che adesso sta tagliando come una spada affilata il sentimento dei Meridionali puri è che se il Terremoto de L’Aquila fosse avvenuto a Tokyo, tuttalpiù ci sarebbe stato qualche ferito e non quasi trecento morti e un’intera Città con suo grande Circondario, rasi al suolo. A Bagnara ci sarà il Grande Terremoto. Crolleranno abitazioni costruite in modo illegale, per risparmiare, fuori dal piano regolatore e magari nemmanco condonate pagando l’imposta. A Bagnara la gente si trivulierà attendendo il sussidio statale per ricostruire le case “illegali” e noi pagheremo per dare ai Bagnaroti questa possibilità. Il terrore che pervade il mio cuore è che, ottenuto il sussidio, il Bagnaroto ricostruirà la casa esattamente nel modo e nella consistenza precedente. Perché così è la testa del bagnaroto che sta a Bagnara. Vi prego: correggetemi dove ho sbagliato ma, vi prego davvero, chi ne sa di più intervenga. E’ strategico, fondamentale. In nome della Calabria: Libertà! Tito Puntillo.
|