L’industria della prostituzione imposta come modello culturale

Quello che penso

16 ottobre 2011

Premesso che per non cascare in tranelli ed ingannevoli vie di fuga sarebbe necessario leggere la prefazione a questo articolo scritta qualche giorno fa. Per una questione di linearità con quello che penso, per spiegarmi, scriverò quanto accade in campo locale e nazionale a livello sociale e politico. Naturalmente lo faccio per come la vedo io partendo da una posizione di assoluta libertà di pensiero (ecco perché è doveroso leggere l’articolo precedente) e di trasparenza mostrando in ogni istante della mia vita le mani aperte con i palmi tesi e lindi, distante dal porcile politico odierno.

Qualcuno in passato ha scritto che nel mio modo di fare e rendere pubbliche le mie idee offendevo la classe politica, secondo queste persone probabilmente lo faccio ancor oggi. Ma scusate se la politica è serva del capitale e va contro gli interessi delle gente e la nostra nazione è piena di processi per abusi di potere dei politici, che offesa è parlare di cose che sui giornali vengono costantemente riportati con tanto di documentazione? Chi fa parte del sistema, obbligatoriamente ha le mani sporche, non importa quanto, conseguentemente sentendosi protetto difende il sistema di cui è servo e che prima o poi lo abbandonerà appena non sarà in grado di portare un minimo di utilità al carrozzone. Oramai troppi “caicchi” a zavorrare la barca che sta colando a picco e quindi la selezione è semplicemente naturale, pentirsi solo perché si è stati sbalzati fuori dal sistema non basta, la fase di prostituzione prestata in passato non può essere dimenticata.

Tra le persone che mi piace di più ascoltare da una decina d’anni a questa parte c’è don Gallo, prete Genovese molto simile ad un altro grande amico prete locale scomparso tra la metà e la fine degli anni 90. Don Gallo non dice nulla di nuovo sui contenuti essenziali di quello che penso, ma avere conferme e specificazioni su quello che già ho dentro, da un uomo di chiesa è per me importante quanto sentire parlare e vedere agire un altro prete “moderno” don Ciotti.

Veniamo dunque alla prostituzione e coloro che si prostituiscono, uomini e donne, alimentando il debito pubblico. E si, perché quanti in questi ultimi decenni hanno contribuito , prostituendosi, al dilapidamento delle casse dello stato, sono anche responsabili della voragine del debito pubblico che noi poveri cittadini adesso saremo costretti a pagare.

Partiamo da lontano: naturalmente racconto per come ho vissuto io la trasformazione della società italiana dal monopolio democristiano al regime berlusconiano.

Ricordo alla fine degli anni settanta, quando tornavo a casa da scuola dopo le 14.30, che mia madre a quell’ora era incollata davanti al televisore a guardare DALLAS e poi in seguito altre telenovele sempre più soap, sempre più stupide e prive di contenuto. Non ero ancora maggiorenne ma grazie ai miei genitori ho sempre avuto con loro un rapporto aperto e quindi da subito ho esternato a mia madre quello che pensavo sulle idiozie che vedeva mentre io le subito in quei pochi minuti che restavo in cucina mentre affamato mangiavo la minestra di fagioli oramai “ ‘ntoppata “ ma buonissima. Per me erano cose che impedivano alla gente di pensare. Entravi in quel mondo ovattato di cerone e tradimenti e ti immedesimavi giorno dopo giorno e ti sembrava, nel periodo della durata della puntata, di vivere una seconda vita.  Cominciò da li la politica di mutamento del modo di pensare degli italiani. Chi aveva capito che la televisione era l’arma migliore per educare le menti e portarle dove volevano loro, lentamente riuscì a trasformare intellettualmente milioni di massaie, che di colpo si videro moltiplicare i canali, di cui alcuni, quelli del biscione, specializzati al rincoglionimento delle menti. Tra una telenovela e l’altra i vari drive in e ruote delle fortuna completarono un lavoro di occupazione delle menti che ebbe i suoi frutti con la famosa scesa in campo di Silvio e dei suoi amici a difendere l’Italia dall’avanzata comunista. Un successo straordinario per i post fascisti (li ho chiamati cosi da sempre) alla faccia dell’imbecillita di Segni ed Occhetto che gli presentarono una legge elettorale perfetta per i suoi piani. La ricchezza di Berlusconi da allora è in costante crescita smisurata come quella dei suoi amici, naturalmente nelle dovute proporzioni.

Ci cascarono e cominciarono a prostituirsi in tanti, da noti presentatori televisivi a calciatori famosi, da attrici ed attricette a registi e produttori. La classe politica fu quella più numerosa, anche in campo locale ancor oggi possiamo toccare con mano i vari Bondi della situazione, che per sopravvivere in terra natia si sono assoggettati senza ritegno alla prostituzione ed al berlusconismo. Qualcuno si accorse subito della trappola e tornò indietro, altri capirono che quello era il loro mondo e ne approfittarono alla grande, ancor oggi lo fanno.

Bisognava, in questo universo irreale, tipo fattoria del mulino bianco, conquistare i giovani ed imporre loro delle idee semplici e maliziose senza impegno alcuno. Dare loro un’apparenza di mondo da bere e da mangiare senza fatica. Non è la Rai fu l’inizio di una serie di programmi antipensiero che manipolò i cervelli di milioni di adolescenti che naturalmente pretesero tutto e subito. Gli fu dato quello che volevano, la RAI oramai in mano al berlusconismo, (a parte telekabul) si adeguò alla situazione facendo a gara con la concorrenza a proporre programmi sempre più idioti e privi di contenuti che potessero dare una crescita sana e critica ai giovani di allora. Praticamente si accantonarono i libri e si preferì rete 4 ed italia 1. Dai cartoni animati sempre più violenti e volgari agli show televisivi con i bambini ammaestrati il passo fu breve. E quando la rai non ebbe più il monopolio dei diritti televisivi sul calcio, fu indecente guardare anche le partite, sia per le tonnellate di pubblicità che uno doveva sorbirsi e sia per la stupidità dei telecronisti, sempre in cerca delle frasi ad effetto ma senza contenuto. I film non si potevano più guardare per le continue interruzioni pubblicitarie tanto che Fellini ( che non era comunista ) impiegò tutte le su forze per salvaguardare la sua arte dall’assassinio della pubblicità, che aveva il solo scopo di incrementare le casse di mediaset ai danni della rai. Intanto la prostituzione a livello sociale aumentava a dismisura e toccava i giudici benevoli, gli avvocati corrotti, gli impresari dello spettacolo, la finanza e quanto si può sapere leggendo i giornali dell’epoca. Decine di migliaia di persone all’assalto del carrozzone senza un minimo di dignità di etica e di morale.

Ma quanto poteva durare tutto questo? Una macchina che per funzionare ha sempre più bisogno di carburante se non si alimenta a dovere rischia di rompersi in malo modo. Il modo di fare politica di berlusconi e di quelli che Gianni Agnelli chiamò sin dall’inizio “ i berluschini” contaminò anche quelli che impauriti dal lupo decisero di adottare la stessa strategia dimenticandosi di non avere le stesse armi. Povero P.C.I., quante ne ha passate da Berliguer in poi. In pochi anni i grandi geni, eredi di Enrico, cambiarono più volte nome al partito snaturandolo e praticamente tenendo in piedi solo la nomenclatura che di esso di nutriva. Si amplificò il vizietto delle mazzette coinvolgendo anche i rimasugli della gerarchia di sinistra che praticamente senza accorgersene si era prostituita al berlusconismo.

Potrei dire le esperienze indirette che mi hanno raccontato di Fininvest e delle grandi illusioni che davano ai giovani che partecipavano a quei corsi. Educazione sociale esemplare. Un mondo spietato che per arrivare bisognava vendersi. In poco tempo quei poveri ragazzi passavano dall’illusione di avere ville e fuori serie e dover pagare per quello che non potevano mai realizzare. La stragrande maggioranza ci rimise bei soldi ed a guadagnarci erano solo i vertici. Naturalmente i conti sono semplici: se la raccolta di svolge in un campo limitato, non tutti, anzi pochi possono fare un buon raccolto, gli altri devono però lo stesso pagarsi i debiti per i vestiti, i viaggi, la macchina e tutto il resto.

Oggi, da qualche tempo anche i giornali parlano di prostituzione di stato, raccolta di ragazze compiacenti che si vendono per qualche migliaia di euro, in cambio di appalti pubblici per il magnaccia. Sicuramente verrà fuori ancora qualcosa di più grave, ma quando Montanelli e poi Bocca (anche loro non comunisti) cominciarono ad inquietarsi la politica cosa faceva?

Assistiamo oggi ad una prostituzione molto più spiccia tra una chiama e l’altra di un voto di fiducia, dove si vendono e si comprano posti di vice ministro o si staccano assegni. Assistiamo oggi ad una classe dirigente che gioca al massacro della nazione approfittando della scelta di prostituirsi delle migliaia di persone di venti anni fa. Uno scenario sociale dove oramai qualcuno ha anche ipotizzato di legalizzare il lavoro nero, almeno per lo straordinario, dove si vuole imporre, a costo di una guerra civile, l’abbassamento del costo del lavoro e dove anche alcuni vertici sindacali purtroppo oramai si sono prostituiti.

La prostituzione è un danno che si fa alla società, è illegale e va punita. Non si può continuare a far finta di niente e vendersi anima e voto per un piccolo vantaggio personale. Di questo piccolo vantaggio, il politico, dopo averne raccolti tanti va dal suo referente superiore e li espone come voti e quindi come plusvalore per avere più potere, e cosi via dalle piccole circoscrizioni ai piccoli comuni come Bagnara, alle gradi città, province, regioni, parlamenti. Di questo giochino apparentemente soddisfacente per tutti a rimetterci è il territorio, l’ambiente, la terra. La prostituzione violenta il mondo.

Per concludere, talmente è grande il panorama che uno non la smetterebbe più di ricordare, vorrei parlare di una parte della prostituzione bagnarese, quella peggiore, quella politica. Forse è ancora presto tirare conclusioni ma credo che il processo di prostituzione più imbecille lo ha subito il PD appoggiando un esponente berlusconiano alle passate elezioni, se non va bene berlusconiano diciamo che faceva parte della lista Zappalà. Perché secondo me è stata prostituzione senza frutti, nel senso che in cambio non ha avuto nulla a parte l’elezione del suo candidato alla provincia che sinceramente conta come il due a briscola considerato che è all’opposizione. Questo saggio di prostituzione al berlusconismo ha disintegrato quel partito, fatto scappare molte personalità di grande qualità che si erano avvicinate, lasciato il consiglio comunale in balia del 90% di consiglieri di area berlusconiana e lasciato un baratro incolmabile con la società civile. A Bagnara si fanno sempre le cose in grande. Tutti coinvolti, anche quelli che oggi dicono e scrivono cose diverse rispetto a prima del voto. Nessuna scusa, indignarsi contro questa gente è poco, certamente Bagnara non ha mai avuto bisogno di loro e penso non ne avrà mai bisogno.

Viva BOCCA DI ROSA e viva MOANA POZZI, abbasso i prostituti del berlusconismo, oltre a quelli che si dicono di sinistra, naturalmente anche quelli di destra.

Gianni Saffioti

 

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