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ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE Per la salvaguardia della cultura popolare La cultura popolare è un insieme di elementi che intrecciati tra di loro ci raccontano la vita del popolo. Storicamente, per quanto tale, essa viene considerata subalterna alla cultura classica. Ritenuta inopportuna e perseguitata dal potere, tanto che da questo, in certi periodi storici fu combattuta. La storia ci narra di roghi di strumenti musicali che suonavano la musica del popolo, come ci narra di stermini e persecuzioni di interi popoli che vivevano da millenni delle loro tradizioni e che furono scacciati dalle loro terre. Quello degli indiani d’America fu uno dei più grandi stermini umani e culturali. Ogni popolazione ha la sua cultura, che si evolve e si trasforma a contatto con le altre, anche se per una questione di pura sopravvivenza del popolo stesso ogni una di essa cerca di difendersi da un abbraccio troppo forte delle altre. Oggi la difesa della cultura popolare è una necessità di primaria importanza. In un mondo dove i nemici di essa vogliono tutto uniformato, imponendo a qualsiasi livello e costo la loro di cultura, demolendo e disintegrando secoli di civiltà nel tentativo di globalizzare il mondo. Le popolazioni mondiali hanno il loro sacrosanto diritto di difendersi e valorizzare le loro culture locali contrapponendole alle imposizioni che giungono da chi vuol farci bere, mangiare, ascoltare, leggere e vedere i prodotti che gli fanno comodo; gestendo il nostro tempo ed imperando sulla nostra stessa vita. Penso che una salvaguardia della cultura popolare deve partire da quello che è il solo e vero punto di partenza: formare una coscienza sociale civile e popolare. E’ cretino e velleitario chi individualmente sfrutta la cultura popolare per interessi propri. Il danno che l’individualismo, mirato al lucro ed alla carriera, crea sfruttando in malo modo la cultura popolare è deleterio in quanto la società stessa si ferma, si blocca, si paralizza sotto l’influsso di questa gente che soppianta i veri cantastorie di una volta che ci raccontavano la storia del popolo, contandoci invece quello che vogliono loro. Contastorie al posto dei cantastorie, che per mere questioni di mercato ( vendita di un certo numero di libri, giornali, dischi, o cassette), o di altri interessi personali, svendono e deformano la cultura popolare per confezionarla a richiesta. La cultura popolare oggi viene deturpata da personaggi che inventano e scrivono e suonano e cantano di storie che nulla hanno a che vedere con essa ma con le bancarelle di libri e di dischi. Ogni individuo può vendersi l’anima come meglio gli pare, ma in danno che compie vendendo anche quella della società in cui vive è immenso. Questo avviene nel nostro piccolo a Bagnara, in provincia e nella Calabria tutta; avviene in ogni angolo del mondo dove oramai la velleità di diventare ricco e potente salta tutti i crismi dell’etica e della morale, rispondendo al richiamo dei media che ci impongono violentemente questi valori. Questa è la cultura barbara ed isolente del più becero mercenarismo, che non ha nulla a che spartire con la cultura cattolica in cui poi ipocritamente ci si rifugia. Il recupero e la salvaguardia della cultura subalterna passa obbligatoriamente per la cruna di un ago; cruna fatta di etica e morale come prevenzione in modo che l’impegno di una società civile che prende coscienza, non si trovi in balia di persone che la beffino sfruttando ignobilmente i suoi costumi, la sua storia, mettendo a rischio la sua stessa esistenza. 26 settembre 2004 Gianni Saffioti
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