ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE
Il pescatore: ( storie di uomini, pescespada e pescecani).
IL PESCATORE. ( un mestiere, una famiglia, una storia. )
Il mestiere del pescatore non si imparava a scuola.
Si diventava pescatori subito appena nati e, volenti o meno, a
questa attività si dedicava tutta una vita intera. Prima di
inoltrarci dentro questo mondo misterioso e rude, è bene
ricordare che al giorno d'oggi tante cose si sono trasformate e
spesso scomparse del tutto. Le trasformazioni si sono velocizzate
nella seconda parte di questo secolo, ma ciò non significa che
per millenni e fino all'avvento dei motori tutto sia rimasto
uguale ed immobile. I bambini, e ci riferiamo alle generazioni di
questo secolo e fino alla seconda guerra mondiale, già in tenera
età cominciavano a collaborare con i più grandi, facendo dei
lavori di manovalanza, tipo: trasferire sulla barca il necessario
per la giornata di pesca, oppure ungere le falanghe e spostarle
in avanti man mano che la barca scivolava su di esse verso il
mare. Spesso stavano tutta la giornata sulla barca ad aiutare e
vedere come si fa il mestiere del pescatore.
Questo
succedeva quando si svolgeva un tipo di pesca leggera che non
richiedeva tanta manodopera. Già a 12-13 anni un ragazzino era
capace di governare una barca di medie dimensioni mentre il padre
o uno più esperto lanciava in mare il conso oppure lo
raccoglieva. Sempre a quell'età, dall'avvento delle passerelle,
il suo compito era di stare vicino alla sagola, a prua
dell'imbarcazione. Il conso consiste in una lenza lunghissima a
cui sono attaccati, tramite braccioli sempre di nailon, dai 50 ai
500 ami. In base alla grossezza del filo e degli ami serve, ancor
oggi, per diversi tipi di pesca. Adoperando il conso si possono
pescare sia gli squisitissimi surici e pettini, con ami piccoli e
lenza corta, sia le alalonghe e pescespada, con ami grossi e
lenza lunga. Naturalmente questa pesca, come tutte le altre
cambia al variare delle stagioni. La tecnica ed i segreti di
essa, come delle altre pesche, si tramanda a via di pratica. Non
ci sono carte scritte ma solo occhi per vedere e mani per provare.
Solo così si diventava grandi ed autonomi. Un forte contributo
al mantenimento del nucleo famigliare lo davano anche le donne ed
in special modo quelle sposate. In tutte le foto in cui le
vediamo protagoniste, sono sempre al lavoro, lavoro faticoso e
duro che le rendeva forti e rappresentative come gli uomini. Ma
ciò non deve trarci in inganno e farci pensare che, come molti
stupidamente vogliono farci credere, a capo della famiglia ci
fossero proprio le mogli e non i mariti oppure che la donna
veniva tenuta in così scarsa considerazione da essere soggetta a
prestazioni di grande fatica. La realtà era tale che tutti,
nessuno escluso, dovevano dare il loro contributo alla famiglia;
altrimenti era la fame. La caccia e la pesca al pescespada nello
stretto di Messina ed a Bagnara in particolare, sono due attività
antichissime che al loro inizio servivano a sfamare gli indigeni
del luogo.
Sig. Pietro Bagalà