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ARCHIVIO STORICO
FOTOGRAFICO BAGNARESE

Un’interessante spunto su Omero e lo Stretto di
Messina di Natale Zappalà, pubblicato su Facebook e ripreso da Tito Puntillo con
le osservazioni implementative.
La verità su Omero e lo Stretto
Ai membri di
Rhegion Calcidese
Qualche tempo fa ho avuto modo di apprendere, grazie ad un noto programma
televisivo in onda sulla rete pubblica, le disgraziate teorie di un emerito
incompetente che pretendeva di identificare i luoghi dell'Odissea (e
dell'Iliade) presso i pur sempre incantevoli fiordi della penisola Scandinava.
Siamo alle solite: ingegneri malriusciti col pallino del successo editoriale
che, emuli del paradosso di Dan Brown - "chi la spara più grossa, vende libri e
si arricchisce"- non si preoccupano di scrivere e sostenere delle baggianate
colossali; il problema è che poi il pubblico, pericolosamente disinformato, le
recita a memoria come se fossero olio colato, con tanti saluti alla divulgazione
e ad un proficuo processo conoscitivo del nostro passato. Chiedete ad un
campione di cattolici praticanti che abbiano letto "Il Codice da Vinci" se Gesù
Cristo era sposato ed attendete la risposta: vi assicuro che rimarrete sorpresi
(l'indagine è stata già effettuata da un altro noto programma televisivo, per
questo mi permetto di citarla).
I luoghi descritti nell'Odissea -Scheria, Ogigia, Scilla e Cariddi e tutti gli
altri- furono inizialmente ambientati intorno alla penisola greca, nel mar Egeo.
La ripresa dei lunghi viaggi marittimi di esplorazione, nel corso dell'VIII
secolo a.C., coincise con un processo di ri-ambientazione delle località,
cantate da aedi e rapsodi della madrepatria, nel selvaggio e lontano Occidente
tirrenico: così, per esorcizzare i timori di correnti marine e di popoli
inospitali, i marinai greci ambientarono miti, leggende e celebri episodi
letterari fra la Sicilia e l'Italia Meridionale.
I navigatori provenienti da Calcide ed Eretria, due città situate l'una di
fronte all'altra presso l'isola greca di Eubea, non soltanto localizzarono fra
il Capo Peloro e la costa calabra le dimore di Scilla e Cariddi, ma, ricreando
gli scenari e l'atmosfera delle loro patrie, fonderanno le poleis di Rhegion e
Zancle (Messina), separate da un incantevole stretto che così tanto ricordava i
lidi di partenza. Lo stesso Colombo, molti secoli dopo, avrebbe tentato di
descrivere gli animali sconosciuti del Nuovo Mondo paragonandoli alla fauna
della penisola iberica: l'ignoto spaventa di meno se viene ricondotto a cose e
luoghi familiari.
Alla fine del V secolo a.C., lo storico ateniese Tucidide era già al corrente
della suddetta ri-ambientazione, smentendo così categoricamente le idiozie di
qualche ignorante scrittore a tempo perso dei nostri giorni. Scrittore a tempo
perso che, per altro, fondava le sue argomentazioni persino sulle affinità
toponomastiche fra le località menzionate da Omero e alcuni odierni paesi della
regione Scandinava: così Troij ricordava Troia; peccato che il toponimo omerico
corretto della mitica città sia Ilio e non Troia.
Ma lasciamo che siano le parole dell'antico storico greco a chiudere in bellezza
questo articolo, sperando che i lettori più attenti non cadano nelle grossolane
idiozie di qualche altro cacciatore di gloria mediatica, pronto a farsi
pubblicità alle spalle della conoscenza.
" Questo Stretto è costituito dal braccio di mare che separa Reggio da Messene,
dove la distanza fra la Sicilia e il continente è più breve; è questa la
cosiddetta Cariddi; dove la tradizione segna il passaggio di Odisseo. Data
l'angustia del canale, poiché vi si confondono le acque di due mari, il Mare
Tirreno e il Mare Siciliano, e poiché vi si formano correnti, è facile spiegarsi
come sia nata la fama che il tratto sia pericoloso. "
Tucidide, La Guerra del Peloponneso, IV, 24,5
Clemente Puntillo
07 settembre alle ore 12.36
Ciao Natale.
Ho letto. Sapevo della nuova ambientazione dell'Odissea. Lo sforzo per
sostenerla è ciclopico e non regge sui fatti, i calcoli delle rotte, le località
coi relativi popoli.
Le tue osservazioni sono interessanti per questo motivo:
in realtà Omero si prese carico di un problema gravissimo per la Grecia, quello
delle rotte attraverso il Canale, rotte che nessun navigante voleva seguire per
via dei noti miti: Scilla divoratrice, Cariddi succhiatrice, e soprattutto le
violente correnti, all'epoca capaci di fare ritornare le navi al punto di
partenza dopo una giornata di navigazione.
Ma quelle rotte infracanale, consentivano di risparmiare mesi di navigazione,
necessari per circumnavigare la Sicilia. Come ci scrivemmo la volta passata, una
cabula fu trovata sbarcando a Kaulonia, Bovalino, ecc., e trasportando via
terra, attraverso i passi, il materiale fino ai porti tirrenici, soprattutto
Medma. Ma l'antieconomicità rimaneva.
Perché questo interesse per Atene per le rotte infracanale? Perché il punto di
riferimento era lo stagno del Circeo e il piombo toscano, ma soprattutto lo
stagno, strategicamente vitale per l'esercito e le fabbriche della Madrepatria.
Bisognava duqnue convincere i marinai che una rotta attraverso il Canale era
possibile e bisognava tracciarla per loro, indicando esattamente come affrontare
le correnti e come evitare i "mostri" e le insidie.
Le numerose "tappe" che si toccavano navigando «ripa, ripa ò remu», proprio per
evitare le reme terribili del Canale, avrebbero poi consentito ai marinai di
scambiare merce con gli abitanti delle coste calabre, secondo l'antichissimo
uso: i marinai lasciavano la merce da scambiare sulla riva e si ritiravano sulle
navi e poi gli indigeni prelevavano (in genere di notte - bisogna tenere
presente l'atmosfera di sospetto e terrore di tutti verso tutto che aleggiava
all'epoca! - la merce e lasciavano al posto di questa, i loro prodotti e
manufatti, soprattutto era gradito il vettovagliamento (alimenti e bevande).
Funzionava, e bene.
L'Odissea è in sostanza il tracciamento, la definizione di una rotta sicura
nello Stretto di Messina, da raggiungere seguendo un percorso mediterraneo ben
delimitato e indicato.
L'Odissea venne cantata nelle taverne dei porti, sui litorali, sulle navi in
viaggio. Tutti ascoltarono e appresero e tutto funzionò alla grande.
Resta la certezza assoluta: mentre tutto questo si svolgeva, mentre l'Odissea
rafforzava i viaggi degli Argonauti lungo il Canale, con Teseo, Ercole, Orfeo,
alla caccia del vello d'oro, e Atene dialogava colla Magna Grecia Calabrese, coi
suoi filosofi e le teorie del migliore governo democratico e sviluppava i
commerci e i contatti coi popoli italici, gli scandinavi ancora saltavano da un
ramo all'altro, coperti di pelli di cinghiale e sgrufando mentre si cibavano di
ghiande.
Ti abbraccio.
Tito P.
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