Il volume del ricercatore e glottologo Michele De Luca affronta in modo inedito il tema della “caccia” del Pescespada.

Etimologie del pesce spada

I Greci iniziarono a chiamarlo κων, κυνός  (cúon, cunós) ‘cane, cane di mare’. Ed è probabile che la voce greca fosse, in origine, ξιφίας  (xifías) κων ‘pescecane con la spada’, accorciato forse per ragioni metriche! Ma, in seguito, si diffuse il nome di ξιφίας  ‘pesce spada’, e, un po’ meno, quello di γαλεώτης  (galeótes) ‘galeota, o galeotta’, come attesta Strabóne (7 a. C.)  γαλεώτας, οὓ καὶ  ξιφίας e vale  ‘pescespada’. In italiano la parola è stata trascritta con galeota  o galeotta, voce desueta, dal gr. γαλεος  ‘pescecane’. Oppure ϑυριανος, o θυριανος  (turianos),  in lat. thurianus  ‘turiano’. La voce θυριανος  è dello scrittore greco Atenèo di Naucrati (II sec. d. C.), che scrive τοῦ θυριανοῦ καλουμένου·, ma nel Cinquecento Ermolao Bàrbaro attribuì il lemma a Plinio Secondo: Tomus Thurianus, quem alij xiphiam vocant (Naturalis historia, Lib. XXII, cap. 11). Questo falso storico fu poi ripreso da altri autori: Belon du Mans (tomus thurianus, 1551), Guglielmo Rondelet (Tomus thurianus, 1554), Conrad Gessner (Tomus Thurianus, 1558), Placido Reina (Plinius lib. XXII. cap. XI.” Tomus Thurianus, quem alij xiphiam vocant, 1658), ecc. Ed infine fu chiamato dai greci col nome di ϑρανίς, o θρανίς, in lat. thrănis,  o meglio ϑρανίς e θρανίς, che è voce greca, usata, per prima, da Senòcrate (IV sec. a. C.), per indicare il pesce spada. Plinio la riporta con lo stesso significato (thrănis, quem alii xiphiam vocant…, Naturalis Historia, Lib. XXXII, cap. 53) e così altri autori succedutigli. Sembrerebbe, di primo acchito, che θρανίς  sia, per sìncope e metàtesi, derivata da θυριανος. Forse una forma successiva!

Dai Romani, invece, fu chiamato glădĭus  ed ēnsis  ‘spada’. La distinzione tra glădĭus ed ēnsis è riportata, nel libro Etimologie o origini (V d. C.), da Isidoro di Siviglia, che scrive: Il “gladio” è detto generalmente “ensis” quando usato in battaglia. Tuttavia per essere esatti, “ensis” è nome soltanto della parte di ferro, mentre “gladio” lo è dell’arma intera. Propriamente, il “gladio” è stato così chiamato in quanto “gulam dividit”, ossia “divide la gola”, vale a dire taglia la testa. E proprio a tal fine fu inventato: di fatto, le altre membra sono tagliate generalmente con una scure, mentre il collo unicamente con il “gladio”.

Dal Cinquecento in poi anche con i nomi di cane, sífio (prestito linguistico dal gr. ξίφος (xífos) ‘spada’), oppure gru marinus, per la somiglianza con l’uccello dei gruidi, come attesta Wolfgango Franzio, nella Historia Animalium Sacra in qua plerorumque animalium præcipuæ proprietates in gratiam studiosorum theologiæ (1613). Ma fu anche nominato milite, guerriero, imperadore.

Solo nel 1758 gli fu attribuito da Carlo Linneo, medico e naturalista svedese, nella nota classificazione dei pesci, il nome di Xiphias gladius  (classe degli Actinopterygii, ord. dei Perciformes, fam. degli Xiphiidae, di cui è l’unico membro), felice connubio tra le voci greche e latine!

L’etnologo Serge Collet, autore del più esaustivo libro sul pesce spada, Uomini e pesce (1989) – frutto di una ricerca decennale sul campo, condotta a partire dagli anni Ottanta –, attribuisce alle denominazioni date nel passato a questo pesce, un significato preciso: nel sistema di rappresentazione di questi pescatori, il pesce spada non è un pesce come gli altri: e il Pesce. E del resto, è mai stato il pesce spada un pesce come gli altri? In greco antico ha almeno tre nomi: “galeotes”, “xiphias” e, stranamente, “thranis”. Questo elemento da solo basterebbe a sottolineare l’eccezionale posizione, per non dire prestigio, di cui esso gode nella cultura greca antica e perfino in quella della Grecia arcaica. Forse “Pisci” potrebbe essere l’altra faccia dell’uomo, fra la bestia e l’eroe.

 

Michele De Luca

Post Author: Gianni Saffioti