Celebre cartolina del municipio e di piazza Giacomo Matteotti. Leggere una foto cercando quello che non è stato.

Osservando questa foto, l’occhio cade subito sulla didascalia dove c’è scritto, come se le indicazioni stradali cittadine non bastassero, che si tratta di piazza Matteotti, Giacomo Matteotti e non piazza municipio come viene volgarmente chiamata e riscritta da ignoranti e nostalgici. La foto è degli anni cinquanta, credo fatta a poco tempo dall’inaugurazione del nuovo municipio che qui vediamo nella sua magnificenza primordiale, realizzato dalla ditta Pistolesi.

Leggendo da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, si notato le colline lussureggianti di vigne, senza violenza alcuna del cemento dei ponti dell’autostrada o altre costruzioni, il ponte Caravilla, i palazzi De Leo e le due chiese di Porelli. Per chi sa distinguere si vede la facciata della chiesa di San. Nicola e un poco più a destra il campanile, provvisorio, di quella di S. Maria degli Angeli. Sotto la chiesa del Carmine, l’unica con la facciata a mezzogiorno come la vecchia abazia, giardini con orti e aranceti. L’attuale via generale Porpora lastricata di pietra lavica come lo era tutto il corso Garibaldi, la piazza Matteotti con le palme ancora giovani e sopra il municipio a trequarti foto si intravede la chiesa del Rosario, a fianco la chiesa madre con la discesa don Minzoni sapientemente lastricata con ciotoli di varie dimensioni come lo era quella del Rosario.

Dalla posizione privilegiata dell’autore dello scatto quindi si vedono ben cinque chiese della cittadina. A destra si nota lo scorcio di un terrazzino della casa dei Capomolla, costruzione moderna ed elegante, stile Charles-Edouard Jeanneret-Gris, architetto svizzero meglio conosciuto come Le Corbusier. Sotto una macchina parcheggiata mentre alcune biciclette attraversano il corso Vittorio E. II ancora in sterrato.

Il turista, vuole queste cose e le va cercando dove non le hanno distrutte, dove hanno saputo rinunciare all’egoismo di speculare sul territorio e hanno saputo mantenere i centri storici valorizzandoli come zone di arte e di cultura, di storia, di sapore antico.

Post Author: Gianni Saffioti