ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE
ISTITUTO SUPERIORE SERVIZIO SOCIALE LIBERA
FACOLTA' DI SCIENZE SOCIALI Corso Garibaldi n. 527 -
REGGIO
CALABRIA
dott.ssa
Donatella Ramondino
IL MANDORLO
una
coltura per la Costa Viola
anno
accademico 1995-96
Introduzione
Lo scopo di questa
pubblicazione è quello di fornire agli agricoltori di Bagnara
Calabra e della Costa Viola alcune informazioni e nozioni
fondamentali su una coltura che potrebbe costituire una
sorprendente meraviglia per le nostre coste ed una inesauribile
ricchezza per la nostra terra.
La coltura del
mandorlo, infatti, potrebbe consentire la rimessa in produzione
di vaste superfici del territorio della Costa Viola, che in atto
si ritrovano in assoluto stato di abbondano e di degrado e
rivitalizzare, anche sotto l'aspetto paesaggistico, gli antichi
meravigliosi terrazzamenti.
Questa pianta fornisce
un prodotto ("i mmenduli") che è l'ingrediente
basilare per la produzione dolciaria artigianale della cittadina
tirrenica, il torrone.A Bagnara Calabra, fino a qualche anno
addietro, si notavano solo alcune piante di mandorlo, con un
ottimo sviluppo vegeto-produttivo, nella contrada Lena-Oliveto.
Suscitatanta meraviglia che l'aspetto rigoglioso di quelle piante
non abbia indirizzato gli agricoltori bagnaresi verso la coltura
del mandorlo, attesa anche la consapevolezza che le mandorle sono
di facile smercio nel mercato cittadino.
Gli
artigiani dolciari di Bagnara Calabra ~~
legano la loro notorietà internazionale, oramai da secoli,
soprattutto, alla produzione dei torroni di mandorla. Ogni anno,
a partire dal mese di ottobre, i torroni di Bagnara vengono
prodotti in grande abbondanza. II torrone oltre ad essere venduto
direttamente sul posto, dove convengono molti compratori di tutta
la Regione Calabria, viene spedito verso il centro e nord Europa,
le Americhe e l'Australia, dove risiedono diecine di migliaia di
connazionali di origine calabrese ed, in particolare, bagnaresi,
assai legati al "turruni `i Bagnara".
Sorprende, altrettanto
che nemmeno l'altro ingrediente del torrone, il miele, venga
prodotto nella cittadina della Costa Viola. II clima e
l'abbonante flora, rappresentata principalmente dagli agrumeti,
consentirebbe all'apicoltura risultati economicamente positivi.
Da alcuni anni, un
tecnico locale, che da più tempo consigliava la coltura del
mandorlo, è riuscito a convincere tanti agricoltori di Bagnara a
introdurre,nei loro piccoli appezzamenti, questa pianta. Un
numero considerevole di mandorli sono stati impiantati, in
idonee contrade, e gli agricoltori locali si sono resi conto
della convenienza della coltivazione dei mandorlo. Essi avranno
certamente redditi,in quei terreni che avevano abbandonato
all'incoltura. La cottura della vite, che copriva l'intero
territorio della Costa Viola, necessita, come è notorio, di
onerose e costanti attenzioni tecnico-agronomiche, che,
purtroppo, non sono supportate da un ritomo positivo dalle
produzioni. Gli agricoltori si sono anche resi conto che le
pratiche colturali necessarie per il mandorlo sono meno
impegnative e, soprattutto, che il prodotto che otterranno darà
loro un sicuro ritorno positivo e nello stesso luogo di
produzione. Hanno comunque la consapevolezza che l'introduzione
della coltura del mandorlo ha, al momento, come alternativa, lo
stato di abbandono e I'ìmproduttività di terreni fertili e ben
strutturati (i terrazzamenti).
Queste superfici
originariamente inaccessibili, realizzate in strutture produttive,
con grandi sacrifici di generazioni contadine, in momenti di
miseria, hanno espresso per l'economia locale momenti positivi,
perché hanno garantito lavoro ed una certa agiatezza alle
famiglie proprietarie.
La coltivazione del
mandorlo a 8agnara, in atto, è favorita dalla Legge Regionale 11
agosto 1986 n. 34, che eroga contributi agli agricoltori della
Costa Viola, che rimettano in coltura, nel rispetto
paesaggistico, quei meravigliosi terrazzi (rasole),contenuti da
secolari, stupende opere murarie (armacie o macere) .
Distribuzione
geografica
II mandorlo è presente nei paesi caldo-aridi
della regione mediterranea, dove si coltiva da oltre tre millenni.
Sembra che abbia avuto come patria di origine l'Asia Centrale od
Occidentale e i paesi caldi nel bacino del mediterraneo. Molti
Autori affermano che sono stati i Greci ad introdurlo nelle
regioni dell'Italia; altri precisano che in Sicilia, prima
dell'arrivo dei Greci, vi erano talune specie amare spontanee.
All'epoca romana, i georgici distinguevano alcune varietà di
mandorli. Attualmente si coltiva nelle zone temperate calde degli
emisferi boreale ed australe. Nel continente Europeo la coltura
si estende fra il 36° ed il 45° parallelo. Di solito si trova
consociato con l'olivo, col carrubo, con il fico, avendo esigenze
climatiche simili. Comunque il mandorlo si può ritrovare a
latitudine, anche, leggermente più a nord di queste colture. Lo
troviamo, infatti, fino a 600 metri di altitudine nelle Marche e
sulle pendici delle Alpi, nel Veronese. Esempi di coltura li
troviamo pure nelle prealpi.
Oltre che in Italia, sempre in Europa, il
mandorlo ha estese coltivazioni in Spagna (prov.di Valencia,
Murcia, Catalogna), nel Portogallo; con minore intensità in
Provenza (Francia), in Corsica e in Grecia . Superfici coltivate
a mandorlo si hanno in Turchia ed in Persia, nonchè nelle coste
settentrionali e mediterranee dell'Africa, di cui l'Italia è
diventata tributaria per un'abbondante importazione.
Sviluppi colturali notevoli ed in progresso si
rilevano nelle Americhe, con alte punte produttive in California
ed in altri paesi del mondo, che un tempo importavano produzioni
dall'Italia.
Le Regioni d'Italia, maggiormente interessate
alla coltura del mandorlo sono la Sicilia e la Puglia, che
forniscono più dei quattro quinti della produzione nazionale.
Altre Regioni sono la Calabria, l'Abruzzo, il Lazio, il Molise,
le Marche e la Sardegna.
In Calabria la coltivazione si estende,
soprattutto, nella Costa Jonica, fino a punta Cavallo, nello
Stretto di Messina. A Bagnara Calabra, come si è detto nelle
note introduttive, fino aqualche anno addietro vi erano solo
poche piante in qualche contrada.
Notizie
botaniche
il mandorlo (Prunus
communis o Amygdalus communis L. o Prunus amygdalus Stokes) è un
albero che appartiene all'ordine delle Rosales, famiglia delle
Rosacee prunoidee, drupacee, genere Amygdalus, di sviluppo
vegetativo superiore al pesco e notevolmente longeva (supera
spesso il secolo di vita). Può raggiungere m.8-10 di altezza ed
il tronco, talvolta con diametro di alcuni decimetri, sostiene
una vegetazione con portamento vario: dalla forma a rami aperti e
quasi pendenti a quella a rami eretti. Le foglie sono di un
intenso verde, lanceolate, seghettate, lucide sulla pagina
superiore e di colore più cenerognolo nell'inferiore. Il frutto
è una drupa ovoidale od allungata, carnosa in cui l'epicarpo,
verde pallido e peloso, ed il mesocarpo costituiscono il mallo,
il quale si distacca a maturità. L'endocarpo (guscio) è
legnoso, di varia consistenza ed è formato di due lamine:
l'esterna ricca di strie e di pori, l'interna più sottile,
compatta e levigata internamente. Di solito il seme è solitario,
ma in alcune varietà i semi sono spesso due (mandorle gemelle).
II seme è ricoperto da una membrana semicoriacea, molto aderente
a completa maturazione; contiene sostanze oleose (olio di
mandorle) ed un glucoside (l'amygdalina). Lafioritura è precoce,
prima di quella dell'albicocco, e precede l'emissione delle
foglie. In Italia l'epoca dell'inizio della fioritura varia dalla
seconda decade di gennaio ai primi giorni di aprile, a seconda
della latitudine, altitudine ed esposizione. I fiori sono
solitari o riuniti a gruppi da due a quattro, grandi, sessili,
ermafroditi (bisessuali), ma con fecondazione dicogama, ciò con
accoppiamento reciproco fra organi opposti di individui diversi.
Le produzioni legnose e fiorifere sono analoghe a quelle del
pesco. L'apparato radicale dei mandorlo, in terreni fertili e
ricchi digheletro, riesce a raggiungere notevole profondità e
grande espansione.
Dal punto
di vista dell'utilizzo del frutto, il prof. Savastano ha
suddiviso le varietà in tre gruppi:
A.
Mandorle da tavola fresche.
Di
esse si utilizza il frutto immaturo, compreso il mallo. Le
mandorle si consumano acerbe, avendo il mallo, in quello stadio,
un sapore acidulo abbastanza gradevole. Sono a frutto grosso,
primaticce ed a mandorla premice (che si rompe con le dita).
B.
Mandorle da tavola secche. Di esse si utilizza soltanto il seme.
II guscio deve essere premice o semipremice (rompibili facilmente
con lo schiaccianoci). Il seme deve essere unico e grosso.
C.
Mandorle da dolcerle. Sono quelle mandorle che si utilizzano per
la confezione di dolcerie molto varie. Queste sono le più
coltivate.
dure
di 1° e di 2° grado dolci semidure
MANDORLE
fragili amare
dure e semidure
Non sono
comprese quelle fresche da tavola.
Le
varietà amare hanno un importanza limitata in confronto alle
dolci, si usano poco per dolceria o per l'estrazione
dell'essenza, utilizzata anche in farmacia. Le varietà (cultivar)
del mandorlo sono assai numerose. II Bianca ne aveva descritte più
di 400, solo in Sicilia. Fra le varietà fresche da tavola è
raccomandabile la Santa Caterina a frutto grosso ovoidale, con
endocarpo sottile tenero.
Fra
le varietà tradizionali, a frutto dolce, molte utilizzate in
dolceria : I'Avola scelta (o Pizzuta d'Avola) con il frutto quasi
sempre ad un solo seme grande, schiacciato e liscio; la Romana,
caratteristica per il colore biondo chiaro dei semi e per la
superficie perfettamente levigata, che è conosciuta, sul mercato
internazionale, come Avola corrente. Buone pure, soprattutto in
provincia di Agrigento, la Rinaldi, l'Aragonese, la Pesca, la
Pollara e la Rachele, che è originariadella provinciadi Bari.
Altre sono: l'Etna, la Serradifalco (o Bellaceto) dal seme lungo
e piatto di forma triangolare e di colore caratteristico che
ricorda quello del legno di noce, la Catuccia a frutto grosso,
rotondo, quasi sempre a due semi.
Fra
le mandorle amare: la Comune, che è dura e la Coratina, che è
semidura. Fra le mandorle da tavola premici: la Santoro, la
Mollese e la Fragile di Terlizzi. Nei nuovi impianti. oltre
ad un'oculata scelta parietale. è bene porre a dimora sooaetti
di varietà diverse allo scopo di assicurare la fecondazione
incrociata a causa della necessità dell'accoppiamento reciproco.
Corre
l'obbligo, quindi, di dare alcune indicazioni per sapere
scegliere fra le cultivar di mandorlo che al momento sono
raccomandate e di cui dispongono, facilmente, tutti i vivaisti.
Tuono.
autofertile, interfertile con le cultivar Filippo Ceo e Genco.
Buona mandorla, ma con molti semi gemelli.
Fll/Qdo Ceo. autofertile,
interfertile con Genco e Tuono. Apprezzata per la fioritura
tardiva, ma meno per il frutto.
Genco. è una cultivar molto
produttiva, con fioritura tardiva, autofertile, interfertile con
Filippo Ceo e Tuono. Mandorla assai apprezzata. Fra Glullo
Grande. autosterile, impollinata da Ferragnes. Ottima la
mandorla,
Ferraanes. autosterile,
impollinata da Filippo Ceo e Tuono. Mandorla allungata e di
buon sapore.
Esigenze
climatiche e di terreno.
Come
si di già accennato, il clima più adatto per la coltivazione
del mandorlo è il temperato-caldo. Essendo una pianta abbastanza
rustica resiste anche al freddo, giungendo alla latitudine di 45°
ed oltre. La precocità della fioritura e la sensibilità dei
suoi fiori agli sbalzi termici e soprattutto ai freddi ed alle
brinate, limitano l'area di coltura al bacino del Mediterraneo.
La
fioritura dura 10-15 giorni, durante i quale la temperatura deve
mantenersi pressocchè costante; fra 8°-10° avviene l'apertura
dei fiori, e quando la temperatura raggiunge i 15° si ha la
fioritura.
Per
la coltivazione del mandorlo si devono scartare le posizioni
basse ed umide, in quanto la pianta preferisce le esposizioni
bene arieggiate, non eccessivamente ventose, delle colline e
degli altipiani. Nelle località esposte a brinate tardive,
bisogna piantare solo con esposizione verso ponente. Comunque, se
non esistono condizioni sfavorevoli, tutte le posizioni sono
buone.
Il mandorlo è
una pianta che esalta facilmente la fertilità dei terreni.
Questa pianta riesce a valorizzare anche i terreni che avrebbero
ben scarso valore agrario. Difatti il mandorlo prospera in zone
ciottolose, calcaree, sabbiose, profonde, quindi permeabili, dove
le sue forti e numerose radici possono espandersi. Bisogna solo
scartare terreni umidi e fortemente argillosi. Non teme l'aridità
ed i terreni calcarei, anzi in quest'ultimi trova condizioni
propizie al suo sviluppo.
Propagazione
II mandorlo si può
moltiplicare per talea e margotta, ma non è una pratica seguita,
nè raccomandata. Si preferisce riprodurlo'per seme e dalla
pianta ottenuta, col successivo innesto, si avrà la varietà
desiderata. Per ottenere soggetti da innestare sono da preferire
le mandorle raccolte da piante vigorose, preferibilmente a seme
amaro, poiché hanno una maggiore rusticità. Si consiglia
comunque di procurarsi le piante da porre a dimora rivolgendosi,
sempre, a vivaisti specialisti e rinomati, che garantiscono la
varietà e la sanità dei soggetti. II mandorlo, oltre che su sè
stesso, si può innestare sull'albicocco, sul pesco e sul
susino. Quando sono innestate sull'albicocco e sul pesco le
piante fruttificano presto ed abbondantemente ed hanno, però,
maggiori necessità di acque di soccorso. La loro esistenza è di
durata più breve. Molti comunque sono gli agricoltori che
preferiscono un'anticipata produzione anche se il periodo di vita
della pianta sarà minore.
Preparazione
del terreno e piantagione
Per la preparazione del terreno e per la
piantagione del mandorlo, valgono le attenzioni da porre per
tutte le altre piante da frutto.
E' necessario lo
scasso del terreno generale o parziale a seconda che il
mandorleto è specializzato o consociato. Nei terreni terrazzati
di Bagnara Calabra è preferibile lo scasso parziale, limitato
alle buche dove si porranno a dimora le piante. Le buche possono
avere dimensioni di m. 0,80x0,80x0,80. Le piante da porre a
dimora dovranno essere, preferibilmente, di un anno dall'innesto,
su soggetti che avevano almeno due anni. La distanza migliore,
nei terreni in pianura, è quella di m.6,00-7,00, con un numero
di piante che, in un ettaro di superficie (mq. 10.000) oscilla
attorno ai 250 alberi, in sesto a quadrato. La distanza, fra le
piante, si può ridurre nei terreni in declivio e, certamente, in
quelli terrazzati della Costa Viola, dove è preferibile disporre
i mandorli in modo da formare, con tre piante, un triangolo
isoscele che abbia l'angolo opposto alla base nel terrazzo
superiore, allargando o restringendo la distanza nel ripiano in
relazione alla larghezza di esso. Considerato il dislivello che
esiste, nella zona, fra i ripiani, contenuti da muri paraterra di
pietrame murato a
secco, generalmente non minori di m.2,00 di altezza, la distanza
più frequente sarà di m.4,00 tra i filari dei due ripiani. In
un ettaro si possono porre a dimora n. 500 piante. Nei terreni
terrazzati è inoltre preferibile un'impalcatura media-bassa
della pianta, tra m.0,60 e m.0,80, mentre nei terreni in piano la
pianta s'impalca a m.1,30-1,50. E' preferibile adottare
l'allevamento a vaso basso o medio-alto a seconda della giacitura
del terreno. Nei terrazzamenti di Bagnara si è anche attuata
laforma di allevamento a vaso cespugliato. Per l'impianto
necessitano, pure, paletti tutori di éguale numero delle piante
da porre a dimora, in modo da garantire un ordinato sviluppo del
fusto.
Concimazioni
La
concimazione deve tenere conto di un buon apporto di materia
organica oltre che di quella minerale. La pratica del sovescio è
una buona norma. Considerato che è frequente che fra i mandorli
si coltivano piante erbacee, queste sono determinanti nella
scelta delle concimazioni e dell'epoca in cui si praticano. Una
normale concimazione annuale del mandorlo si deve attuare alla
fine dell'estate o in autunno, prima delle piogge, spargendola su
tutta superficie ed interrando il concime a 15-20 cm. di
profondità.
Si
ribadisce, comunque, che la concimazione letamica, in ragione di
Kg. 5000 per ettaro, sarebbe l'ideale. Però data la scarsezza di
disponibilità, nella zona, di questo concime organico, la
concimazione chimica che dovrà essere pratica dovrà apportare,
sempre per ettaro, almeno:
Kg.
70 di azoto
»
45 di fosforo
»
70 di potassio.
Quando
si attua la pratica del sovescio, è bene somministrare, anche
gli apporti minerali suddetti, escludendo l'azoto ed aumentando
fino al 20% il fosforo ed il potassio.
Lavorazioni
dei terreno
II terreno deve
essere lavorato in autunno, profondamente; durante questa
operazione si interrerà il concime. Altre lavorazioni
superficiali vanno effettuate dopo la fioritura ed in estate
per il controllo delle erbe infestanti e per pulire il terreno in
modo da rendersi più agevole la raccolta dei frutti che a
completa maturazione, cadono per terra.
Potature
Oltre
alla potatura di formazione che si pratica al momento che si
piantano i mandorli, quella annuale, fatta nel rispetto della
forma di allevamento, consiste in operazioni assai facili. Questo
in quanto la pianta soffre assai per i tagli. La potatura deve
quindi effettuarsi solo con le forbici, ed è prudente sapere
praticare una buona potatura verde sopprimendo i succhioni che si
sviluppano sui rami vecchi, per evitare eccesso di rami che
infoltirebbero la chioma. Durante la potatura invernale bisogna
elimimare i rami che si sono seccati e tagliare quelli che hanno
fruttificato, a volte al disopra dei ramoscello che si è
sviluppato nell'annata. E' facile il riconoscimento delle gemme
in quanto quelle a legno sono appuntite e lunghe e quelle a fiore
sono più corte e tondeggianti.
Irrigazioni
Nei mandorleti
italiani la pratica della irrigazione non è frequente anche se
si capisce la sua importanza. L'irrigazione, normalmente
effettuata in California, consente buoni risultati produttivi.
L'agricoltore
nostrano si fida molto del notevole approfondimento e sviluppo
dell'apparato radicale del mandorlo ed ad esso affida il
rifornimento idrico della pianta. Pratica delle zappettature
durante il periodo primaverile-estivo, onde eliminare le erbe
infestanti che sottrarrebbero umidità utile per la
vegetazione del
mandorlo.
Avversità
II freddo, le gelate e le brinate
danneggiano in modo notevole la coltura dei mandorlo. In special
modo il freddo durante la fioritura e I'allegagione. Una
manifestazione di freddi tardivi può danneggiare i frutti
allegati. Anche il caldo eccessivo, durante la maturazione, può
provocare una forte cascola. L'eccesso di calcare o le carenze di
zinco, manganese e rame vanno
controllati.
Le
avversità parassitarie più frequenti nel mandorlo sono quelle
che si manifestano sulle drupacee. Ricordiamo, fra i parassiti
vegetali, la ruggine
La difesa dagli attacchi parassitari si deve
effettuare con i prodotti che vengono utilizzati per le altre
drupacee. In particolare contro la ruggine è bene eseguire
trattamenti, nel tardo pomeriggio allo scopo di evitare ustioni,
con zolfi bagnabili o con zineb allo 0,2%. I frutti mummificati
vanno raccolti e distrutti per evitare la permanenza della
infezione. Eopportuno, comunque, che sul mandorlo, in ottobre, si
effettui una lotta preventiva contro il corineo e la batteriosi
con prodotti rameici (ossicloruro di rame, con captano 50% o con
zineb. Questo trattamento, se è necessario, può essere ripetuto
in gennaio-febbraio. Un trattamento con insetticidi a base di
azinfos-metilene 25%, o di dinocap 25%, che agisce per contatto e
ingestione ed è anche fungicida, è opportuno che venga eseguito
in maggio.
Raccolta
e quantita' di prodotto
Le
varietà di mandorle da consumare fresche devono raccogliersi
quando il frutto ha raggiunto il volume adeguato ed il mallo è
tenero con gusto saporito. La raccolta di tutte le altre varietà
ha inizio quando il mallo si apre naturalmente e fa cadere la
mandorla. Di norma, in Italia, avviene fra la seconda metà di
luglio e la prima metà di settembre, raccogliendo le mandorle
mano a mano che cadono al suolo. In genere, le prime a staccarsi
sono le mandorle più grosse.
Sotto
le piante vengono stese delle reti di plastica è quindi la
raccolta viene assai facilitata. Lo scuotimento delle piante è
anche una attività molto praticata.
Una
volta raccolte, le mandorle si privano del mallo e si lasciano
asciugare completamente al sole: così diventano idonee ad essere
conservate in magazzini asciutti. E' buona norma, rivoltare e
tenere ben ventilate le mandorle ammassate nei magazzini. La
quantità di produzione ed il periodo in cui inizia dipende molto
dagli ambienti pedoclimatici, dalle attenzione colturali che si
prestano alla coltura del mandorlo e dal metodo di allevamento.
Già al terzo o quarto anno si ottiene una quantità di mandorle
apprezzabile, ma per avere produzioni quantitativamente
soddisfacenti bisogna che la pianta abba raggiunto almeno i sei
anni. La produzione successivamente sale fino a raggiungere verso
i diciotto anni quella massima che si mantiene per molti decenni.
Nel periodo di piena produzione la quantità media ottenibile
oscilla tra i 75 ed i 90 quintali di mandorle con mallo e guscio,
per ettaro.Una volta sgusciate, si ottengono da 9 a 11 quintali
di semi.
La
produzione media annua ottenibile da un ettaro di buon
mandorleto, durante tutto il ciclo produttivo, che è abbastanza
lungo, si aggira attorno ai 12-15 quintali di mandorle col
guscio, pari a q.3,5-4,5.
Le percentuali in peso dei vari componenti
del frutto del mandorlo sono le seguenti: mallo 43%, guscio 45%,
seme 12%.
Tolto il mallo,
le proporzioni sono: guscio 72%, seme 28%. II mallo ed il guscio
sono buoni combustibili.
Consumo
di mandorle a Bagnara
Le
tredici industrie dolciarie artigianali che operano a Bagnara
Calabra consumano in media annualmente circa 1350 quintali di
mandorle, sgusciate e spellate per la quasi totalità. La maggior
parte di queste mandorle è impiegata per la produzione delle
tante specialità locali di torrone, ma Bagnara è rinomata pure
per le paste di mandorla da dessert. Qualche industria produce la
pasta di mandorla destinata alla preparazione del latte, dei
gelati e delle granite.
Per
la produzione di un Kg. di torrone necessitano mediamente 600-650
g. di mandorle sgusciate (o spellate) a seconda che la specialità
sia ricoperta o meno di cioccolato.
Ai
dolcieri di Bagnara le mandorle arrivano dalla Sicilia, dalla
Puglia ed, in piccole quantità, anche dalla costa Jonica reggina.
II grosso delle partite è fornito da commercianti siciliani. Si
è accertato pure che l'Italia, esportatrice di mandorle nei
decenni passati, oggi importa tante mandorle dalla Turchia, dalla
Grecia, dalla Spagna, dalle coste nord africane ed, anche, dalla
California.
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Dizionario agricoltura.
Indice
3
Introduzione
5
Distribuzione geografica
6
Notizie botaniche
9
Esigenze climatiche e di terreno 10 Propagazione
10
Preparazione del terreno e piantagione 11 Concimazioni
11
Lavorazioni del terreno 12 Potature
12
Irrigazioni 12 Avversità 14 Raccolta
e quantità di prodotto
15
Prezzi medi delle mandorle