ROCCO
DE NICOLA
Mi
chiamo Rocco De Nicola e sono nato a Bagnara Calabra il14
giugno 1915, quarto di sette fratelli, tutti educati fin da
piccoli all'amore per le arti, soprattutto quella figurative, e
due miei fratelli, che ancora risiedono in Calabria, hanno
ricevuto premi per le loro opere di cultura e di scultura. Anche
in campo musicale la mia famiglia ha dato prova del suo valore: i
miei tre fratelli più grandi hanno militato nel complesso
bandistico Banda di Calabria, diretta dal maestro Giuseppe .4lati,
vincitore del primo premio al concorso bandistico di Firenze nel
1922; il gruppo successivamente venne sciolto d'autorità in
quanto non accettò di incorporarsi come banda della milizia
fascista. Proprio in quel periodo comincia la mia storia di
emigrante in quanto seguii nel 1926 i Miei genitori in Argentina,
per il mio primo soggiorno nel Paese sudamericano. Frequentai le
scuole italiane di Buenos Aires, proseguendogli studi artistici
già avviati in lialia, finché nel 1930 rimpatriammo a causa
delle cattive condizioni di salute di mia madre. Ritornai in
Argentina circa due anni dopo, nel 1932, e ripresi gli studi
artistici frequentando le scuole superiori (l'arte, avendo la .fortuna
di avere fra i miei docenti due cosentini, i professori Pugliese
ed Orlando. Anche se lontano non ho Mai dimenticato
Nel
1948 nacque mia figlia Ninetta e nel 1949 decisi di rientrare in
Argentina, oramai diventata
In
Argentina, dove nacquero 3 miei figli ( Rocco Nunzio,
Aurora ed Enrico), ho continuato a decorare e restaurare chiese,
tra cui quella dedicata a San Nicola di Bari di grande
importanza storica poiché sul suo campanile il generale Belgrano
fece issare la prima bandiera dell'Argentina indipendente, e la
cappella di San Francesco di Paola dell Associazione
Calabrese in Argentina. Debbo, però dire che questo paese,ricco
di materie prime e con grandi potenzialità agricole, dorrebbe
essere meglio governato, e Se il suo ricco patrimonio venisse
sfruttato la crisi economica attuale troverebbe almeno una
parziale soluzione. Non si assisterebbe così al fallimento di
numerose imprese di incalcolabile valore a bellissime città
lasciate in uno squallido abbandono, a famiglie costrette a
vendere la casa frutto di anni di duro sacrificio, così come è
capitato o me.
La,
anche in mezzo a tante difficoltà, non ho mai dimenticato l'Italia
e
Ma
intanto, era il 1976, mio figlio doveva contrarre matrimonio in
Australia e tanto lui quanto i parenti della sposa pretesero la
presenza mia e di mia moglie alla cerimonia nuziale. Dopo che
assistetti alla celebrazione del matrimonio mi apprestavo a
ritornare in Argentina, mio figlio mi invitò a rimanere in
Australia, Paese pacifico e senza grossi problemi sociali ed
economici. Non mi fu molto difficile accettare questa offerta: la
situazione in Argentina era ulteriormente peggiorata, sia in
campo economico, sia in quello politico, e le sparatorie in
strada erano ormai una consuetudine a Buenos Aires. Dopo aver
salvato la pelle durante la seconda guerra Mondiale non avevo
nessuna intenzione di perderla, innocente, in un Paese straniero
e quindi accettai l'invito trasferendo anche il resto della
famiglia in Australia.
Debbo
dire che, malgrado tutto, ho lasciato con un po' di rimpianto l'Argentina,
nazione dove ho trascorso 43 anni della mia vita, dove ho
maturato le mie esperienze di lavoro, dove sono cresciuti i miei
figli. Ma debbo anche essere riconoscente alla terra australiana,
dove i miei figli hanno trovato quella sistemazione che forse in
Argentina non avrebbero avuto. Oggi, infatti, tutti si sono ben
inseriti nella vita sociale e professionale australiana e hanno
formato una loro famiglia, dandomi anche 13 nipoti. Anch'io mi
sono inserito nella società australiana. Infatti, ho continuato
a dipingere, partecipando a varie mostre con buon successo di
critica, di pubblico e anche di vendite Grazie a questa attività
ho acquisito il diritto a percepire una pensione australiana,
diritto non riconosciutami ne dall'Argentina, ne dall'Italia,
malgrado gli Otto anni di servizio militare.
Anche
nel Nuovissimo continente ho avuto modo di ricordare i
combattenti, non solo presenziando alle manifestazioni
commemorative, ad esempio il 4 novembre, ma anche .fondando
associazioni di reduci. Subito dopo il mio trasferimento dall'Argentina
mi giunse dall'Italia la nomina a delegato per le associazioni
combattenti e reduci in Australia. Non persi tempo e in breve,
grazie anche all'aiuto dei reduci già residenti, fondai tre
sezioni dell'Associazione sottoufficiali in congedo a Melbourne,
Sidney e Adelaide, successivamente ho ,fondato l'Associazione
bersaglieri reduci con due sezioni, una a Sidney e l'altra a
Melbourne. Come si può notare, malgrado abbia trascorso molta
parte della mia vita lontano dall'Italia, ma non l'ho mai
dimenticata, proprio come un figlio non dimentica mai la madre.
Ho
anche fondato l'Associazione pensionati italiani di Srdner di cui
sono nato presidente per tre anni durante i quali da quindici
soci fondatori che eravamo, oggi siamo diventati tremila.
Qualche
anno fa ho incontrato il signor Frank Labbozzetta, rappresentante
della Regione Calabria in Australia, che mi fece conoscere il
«Circolo Calabrese Tommaso Campanella» e, anche a nome del
direttivo, mi invitò a presiederlo. Lasciai ad altri la
responsabilità direttiva dell'Associazione pensionati e decisi
di dedicarmi a questo nuovo circolo, diretta espressione della
mai dimenticata Calabria.
Malgrado
gli anni trascorsi ho sempre la mia Bagnara negli occhi e nel
cuore, e ovunque sia stato ho sempre cercato di far vedere come i
calabresi non sono quelli che arrivano sporchi e laceri con la
valigia di cartone legata con lo spago, ma provengono da una
terra che ha saputo dare al mondo numerosi uomini illustri,
esempio di moralità e di ingegno.
Auguro,
pertanto, a tutti gli emigrati italiani, soprattutto a quelli
calabresi, buona salute, gridando «Viva l'Italia!» (che è
anche l'antico nome della Calabria).
Tratta
dal periodico Calabria Emigrazione dellAgosto Settembre
1990