Sulla storia di Bagnara

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Sulla storia di Bagnara

Gianni Saffioti

18 febbraio 2005

 

La storia di Bagnara basa tutta la sua importanza e verità sui documenti fino ad oggi ritrovati ed interpretati. La mole di questi documenti è enorme, grazie soprattutto alle ricerche e di alcuni avvocati e pubblicata nel XVIII secolo come appendice della famosa causa che il clero di Bagnara intentò contro i RR.PP. Domenicani. Gli avvocati del clero Stefano Patrizi e Francesco Peccheneda, Giuseppe Pasquale Cirillo da parte del governo e Sorge e Picardi per i Domenicani, hanno lasciato una mole di documenti che negli anni seguenti costituirono causa di discussione e di contestazioni, e lo sono ancora oggi, fra i vari studiosi che seguono la storia di Bagnara.

Il primo a scrivere la storia di Bagnara è Rosario Cardone “Notizie storiche di Bagnara del 1873” il quale sfrutta parte di quei documenti o copie di documentazione per dimostrare le sue tesi. Quella del Cardone resta ancor oggi la pubblicazione più razionale a livello generale.

Nel 1884 il prof. Gerolamo Fiumanò pubblicò “Monografia storica di Bagnara“, dove dibatte le sue tesi in maniera logica però molto astratta. E’ anche questa una scrittura che lascia molto riflettere il lettore ed invoglia ad investigare, a saperne di più.

Nel 1905 ben due scritti vengono messi alla luce, prima un giovane canonico di Bagnara,  Francesco Macrì “La collegiata della Regia Abadial Chiesa di Bagnara Calabra” la quale è una memoria storica di quella che fù la Reale Abazia di Bagnara, che sposa molto le tesi del Cardone. Sempre il quell’anno ancora un canonico, il Minasi fa stampare un libro “L’abbazia Normanna in Bagnara Calabra” nel quale dall’inizio alla fine con un metodo, a mio giudizio poco etico ed educato, spara fuoco e fiamme sia sul Cardone che sul Macrì, rei di aver consultato documenti non originali e quindi falsi, e poi, secondo il Minasi stesso, incapaci di leggere i vecchi documenti, e quindi scrivendo e deducendo cose diverse da quelle vere, non portando però prove tangibili delle sue ragioni a parte l’autoconvincimento. Almeno questa è la mia impressione.

Comunque ho trascritto i quattro testi e presto verranno stampati in unico libro, previa autorizzazione, se occorrerĂ , cosi tutti potranno confrontare le diversitĂ  di vedute tra i vari scrittori e le varie tendenze di pensiero, molto vicine alle chiesa Pontificia quelle del Minasi, legate al suo pensiero massone, cosi si dice, ma non possiamo confermarlo, quelle del Cardone.

Documenti molto validi sulla storia di Bagnara, ignorati dagli autori sopra citati, in particolar modo dal Cardone, li troviamo citati da parecchi studiosi dell’epoca, in particolare da quelli siciliani tra i quali i piĂą conosciuti sono Rosario Gregorio e il De Blasis, di cui citiamo la celeberrima “L´insurrezione pugliese e la conquista normanna nel secolo XI, 3 Bde., Napoli 1984-1873.”

Ai giorni nostri nonostante la raccolta di notizie del 1983 del canonico Antonino Gioffrè dal titolo “Storia di Bagnara”, pubblicato postumo, altrimenti pensò avrebbe avuto tutt’altra stesura e qualità, il libro che più  ci fa capire che dei ricercatori seri hanno avuto in mano una mole di documenti molto interessanti  che possono far luce su molti temi, è “Il Caso Bagnara” di Puntillo-Barilà, anni 90.

Studi molto seri confortati dalla visione di documenti autentici  concessi dagli archi vaticani, ancora però non resi pubblici, sono stati e vengono ancor oggi approfonditi da Alessandro Carati, a mio giudizio al giorno d’oggi uno dei  massimi esperti di storia locale del periodo normanno nell’Italia meridionale,  particolarmente in Calabria e Sicilia. Il massimo certamente in riguardo alla nostra Abazia.

Grazie all’interessamento e soprattutto alla passione e lo studio approfondito della storia e nel nostro territorio,del compianto Nino Raneri, esperto conoscitore del territorio e sovraintendente archeologico onorario, varie universitĂ  qualificate hanno potuto fare rilievi e verifiche sul territorio nel tentativo di dare risposte in riguardo a quelle ere di cui si congettura tanto ma non si hanno documenti per poter provare niente. E chiaro che le uniche risposte sull’era pre normanna possono venir fuori solo dal lavoro archeologico.

Comunque sino al giorno d’oggi niente di nuovo e di concreto sulle origini storiche di Bagnara, ne su quella che è stata la sua storia, che da enorme potenza che era, alla sua nascita, lentamente la chiesa Pontificia ed i Ruffo, hanno ridotto al nulla più assoluto. E questa mia riflessione va oltre le beghe tra clero e domenicani, poco importa chi avesse ragione, fatto sta che questa come qualsiasi altra lungaggine storica fatta solo per impossessarsi del potere ha giocato sempre a favore di chi voleva Bagnara sottomessa e povera. Se la scelta dell’abate Filippo, all’epoca, fosse caduta pro papato invece che verso Federico II, adesso staremmo raccontando altra storia, ma le cose come si sa andarono in favore del papato e cosi da allora Bagnara pagò amaramente, la sua fiducia al grande re Federico II, per moltissimi secoli con conseguenze che si ripercuotono anche nei giorni nostri.

Cosi il Minasi congettura cercando di svilire e di infangare la storia e la potenza che si era creata attorno all’abbazia di Bagnara. E lo fa, sfruttando gli studi a volte imprecisi del Cardone, fin quando gli fa comodo, per poi sminuirlo con asserzioni assurde, come se certe cose fossero accadute solo l’interno della nostra abbazia e tutto  il resto del  sistema che teneva in piedi il pontificato romano fosse lindo e puro. « Intanto nel 1246 Innocenzo IV dopo aver nel concilio di Lione deposto Federico II dall’impero e dai Regni, venuto in conoscenza che Filippo, allora priore di Bagnara, apertamente parteggiava per Federico, con sua lettera inviata ad Ugone cardinale di s. Sabina, ordinavagli di deporre Filippo dalla prepositura di quel monastero: quia Domino Friderico quondam Romano Imperatori potenter ac patenter adherebat, e di conferire quel priorato a Michele abate del monastero di Anagni (p.60).Il cardinale affidava la esecuzione di quel mandato a Giovanni arcivescovo di Messina, a cui né con le buone né colle minacce tornò possibile di ottenere l’intento; giacchè quel priore afforzatosi nel suo castello con buon numero di armigeri, impedì la esecuzione del mandato pontificio. Fu nel 1254, dopo la morte dell’imperatore e sotto il pontificato di Alessandro IV, che Filippo venuto a resipiscenza si sottomise a’ voleri del papa, e prosciolto dalle censure rinunziava al priorato a favore del cennato Michele, riservando per il monastero le sole entrate provenienti dalla possessioni esistenti a Messina, come assicura il Cardone (p.61). Allora lo stesso pontefice univa (1261) l’abazia a quella de’ canonici regolari lateranenzi di Anagni, ed il priorato di Bagnara fu dichiarato di collazione pontificia, e ciò in forza di una convenzione conclusa e sottoscritta dal cardinale di s. Sabina e dal cennato priore, come afferma il Cardone (p.61). Lo stesso scrittore rapporta che nell’archivio del clero di Bagnara si conserva il sommario de’ documenti appartenenti a quella chiesa abaziale (p.58) e soggiunge che nell’istesso archivio si rinviene la lettera del cardinale Ugone diretta all’abate di s. Maria de Gloria di Anagni, con data del primo anno del pontificato di Alessandro IV, mese di agosto, ottava di s. Lorenzo (p.60), documento preziosissimo molto più se sia autografo. Con molta probabilità congetturiamo, che tale unione promossa dal papa, fu allora giudicata necessaria per mettere un freno agli abusi colà introdotti, onde venuta meno in quel monastero la regolare disciplina e l’osservanza delle costituzioni dell’Ordine, era ancor cessata la pietà e al religiosa perfezione; e quando mancassero altri argomenti per provare questa nostra asserzione, con molta chiarezza la conferma di disubidienza del cennato priore agli ordini del papa. »

Quindi l’unico dato di fatto certo è che oggi come ieri Bagnara, nonostante i libri già citati, paga un pegno grande, quello di non sapere quali sono le sue origini, quello di non avere mai avuto una storia post normanna chiara che faccia luce su alcune vicende buie che l’hanno vista anche sottomessa per sfregio al monastero Cistercense di S. Maria della Gloria nella diocesi di Anagni, che altro non era che un rudere decadente e non certamente all’altezza della potenza che era divenuta la nostra cittadina.

A quando un libro chiaro e storicamente onesto che ci parli di come andarono veramente le cose, senza che l’autore tiri l’acqua al suo mulino. Dopo Tanti secoli penso sia veramente l’ora.

 

 

 

Post Author: Gianni Saffioti