La barberia di “mastru” Melu Musumeci, oltre 100 anni di vita. La bottega artigiana più longeva.

Il salone della barberia in via don Minzoni numero 14 nasce oltre cento anni fa con il “Mastro” barbiere De Leo Giuseppe detto “u Papazzu”, il quale non riuscendo a sbarcare il lunario solo con la barberia, arrotondava il guadagno lavorando durante il periodo del torrone nelle fabbriche paesane come “’nnaspratore” di cui è rinomata ancor oggi la sua abilità. All’epoca quasi tutti gli artigiani erano costretti ad un secondo lavoro, tipico era quello di rematore di notte durante il periodo della pesca al pescespada e alle “alalonghe”.

Il celebre a antico salone nasce in un magazzino di proprietà dei Parisio, famiglia benestante, che avevano dato il locale gratuitamente al De Leo in cambio di qualche servizio ai capelli alla famiglia. Cosi a richiesta egli si recava a casa della famiglia per qualche taglio di capelli senza pagare affitto, acqua e corrente elettrica. Dopo oltre cinquant’anni di carriera De Leo lascia il salone al suo discepolo Musumeci Carmelo, “mastru Melu” che a oggi sono 53 anni che ne gestisce le sorti. Con lui chiacchieriamo cordialmente ricordando i vecchi barbieri bagnaresi e qualche episodio tipico delle  barberie del meridione. Sicuramente è la bottega artigiana più antica del paese che Musumeci porta avanti con la sua professionalità e bravura sottolineando che fortunatamente oggi i barbieri non sono costretti più a fare altri mestieri per vivere dignitosamente. E’ evidente che un salone come questo in via don Minzoni è un salone classico e non uno di quei locali ultramoderni dove oramai i parrucchieri servono indistintamente sua uomini che donne. Dal presupposto antico che il cliente ha sempre ragione e che decide lui il taglio in stile e quantità, il “mastro” Melo ci racconta di quando, lui ancora garzone, le richieste più impegnative erano quelle dei clienti che entravano dicendo “tagghiatimi i capii per maritati”.

Ricorda il Musumeci che quando è entrato in bottega come apprendista, in quel salone non c’era nemmeno l’acqua potabile ed andava lui a riempirla alla fontana. L’illuminazione era data da due piccoli neon che illuminavano solo una parte del capo del cliente che poi bisognava girare dalla parte opposta. Una delle prime tecniche innovative arrivò in paese da alcuni artigiani tornati da Torino: “cosi imparai bene il taglio lungo e pettinato con il fon che era tipo la messa in piega per le donne. Ero tra i pochi a trattare i capelli in quel modo. Oggi questo mondo è diventato un arte e la qualità indubbiamente si è molto migliorata ed in giro si vedono tagli sempre belli e innovativi”.

Il primo “mastro” di Musumeci fu Giuseppe Bagnato che aveva il salone al rione Valletta in via Pavia vicino all’ex carcere. Il “mastro” era esigente è pretendeva che i garzoni rimanessero sempre in piedi a guardare e imparare bene le sue mosse. Egli, molto giovane e abituato a portare i pantaloni corti, si fece fare dei pantaloni lunghi in modo da potersi tenere con le mani dalla stoffa vicino al ginocchio, un poco da un lato e un poco dall’altro per vincere la stanchezza. Dopo tre anni cambiò “mastro” è andò a bottega da Ciccio Caruso e i fratelli D’agostino che nonostante lavorassero tanto, il guadagno era sempre poco, furono costretti a emigrare. Fortunatamente i tempi lentamente sono cambiati e cosi “mastro” Melo è riuscito a continuare a lavorare in paese senza dover emigrare.

“Mastro Virgore Parisi” è il primo dei Barbieri che “mastru” Melu nomina alla domanda di ricordare i vecchi Barbieri, lo ricorda con stima in quanto a richiesta andava anche nelle case dei malati per tagliere i capelli. Don Sarino Savoia oltre che come barbiere è noto anche per le giocate all’enalotto e il totocalcio con le famose schedine che si giocavano nella sua barberia dove c’era anche una ricevitoria della Sisal, con lui suo figlio Pino. Benedetto Barbàra e suo cognato Paolo avevano il salone sul corso Vittorio Emanuele II dove poi si trasferì Savoia Domenico detto Micu u Barbericchiu. In piazza Morello il salone del bravo Denaro famoso per il soprannome “Pipetto” A Porelli c’erano “mastro” Ciccio e “mastro” Saro, a Marinella Giannino Musicò che poi lascio l’attività al figlio, al Canneto “mastro” Bombelli soprannominato Carrarmato, al Rione inglese “mastro” Pietro Oriana che aveva il salone sotto la stazione ferroviaria. Sul corso Garibaldi al rione Valletta c’era u “parmisanu”, marito i Mela a “Matura”. Sul corso Vittorio Emanuele vicino a De Forte c’era Spampinato detto “bicicletta”.

Di altri colleghi ancora poteva ricordare Musumeci, ma tra un cliente e l’altro io e Nando Fazzari che lo abbiamo intervistato avevamo già disturbato abbastanza.

Si ringrazia per la gentilezza il sig. Musumeci e il sig. Morello.

Da un’idea di Nando Fazzari.

Foto di Nando Fazzari.

Post Author: Gianni Saffioti