Il rione Melarosa prima della sua edificazione. Cartoline d’epoca che raccontano storie

Le prime due foto, quelle in bianco e nero, sono degli anni 30, probabilmente verso la fine. Scattate dalla stessa abitazione, entrambe durante la bella stagione in tardissima mattinata ma in anni diversi, a uno o due di distanza sicuramente, vedi lavori tra spiaggia e strada, scali e muretto in costruzione subito dopo il Malopasso. Terrazzamenti perfettamente coltivati, sentieri che collegavano le varie vigne che permettevano di passare facilmente da Cacilì a Gramà attraversando l’appendice collinare che finisce in faccia alla torre aragonese. Curiosa all’assaggio era la stessa qualità dell’uva coltivata nello stesso lembo di terra divisa in due facciate e quindi baciate in modo differente dal sole che la faceva maturare in modi e tempi diversi. Cosi succedeva in tutta la costiera, ma di questo ne parleremo un’altra volta. I sentieri, che servivano ai contadini per raggiungere le vigne, e non come si vorrebbe fare adesso per speculare sul territorio e poi lasciar morire tutto come è successo recentemente con esperimenti di sentieri in miniatura attorno alla rupe di Marturano, collegavano san Luca a Palmi con molteplici deviazioni che permettevano di rendere fruttuoso ogni centimetro di terra, ma anche di questo ne parleremo in altre occasioni. La ferrovia aveva già violato il territorio con la prima galleria sotto la costiera, la seconda si vede nella foto a colori sotto dei primi anni 60. A spezzare una lancia a favore delle ferrovie, diciamo che i muri di contenimento a protezione della strada ferrata, sono molto più capaci e sicuri di quelli dell’ANAS, basta vedere e capire il perché delle frane sulla SS.18, sono sempre lontane dalla ferrovia e le protezioni create a sua difesa e invece sempre vicine alla strada statale.

Nelle foto in alto c’è ancora intatta la collina di Rosci, non era ancora stato pensato lo scellerato progetto di rovinare il luogo più bello e caratteristico della cittadina, non era ancora cominciata la sistematica distruzione del territorio e si vedono ancora lussureggiare i grandi giardini che poi verranno ignobilmente distrutti da una selvaggia speculazione edilizia che sicuramente non ha favorito lo sviluppo turistico che invece poteva dare una sapiente rivalutazione del territorio con la costruzione di strutture poco invasive. Diversamente si è fatto nel vibonese tra Pizzo e Tropea, oggi realtà turistica organizzata e redditizia che dà lavoro e reddito reale a molti operatori del settore lasciando intatta la bellezza del territorio. Stesso discorso lo potremmo fare per la parte sud del paese, dallo Sfalassà e fino alla galleria dei treni. Ma si sa l’egoismo è la piaga universale che pervade il mondo e della quale l’uomo pare non ne possa fare a meno. Nella prima foto si notano inoltre la grande spiaggia con le imbarcazioni per la pesca in riva al mare e le prime case popolari costruite durante il ventennio, mentre nella foto a colori si vedono le nuove case popolari del rione chiamato poi Melarosa, si notano i merli del terrazzo del Palazzo ducale che affaccia verso Marinella da dove è stata scattata la foto.

Post Author: Gianni Saffioti