ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE
La fedeltà della chiesa a normanni e svevi preludio della decadenza in Calabria

di
Alessandro Carati
Da tutti i confronti eseguiti, donde si parte dai documenti più antichi e autorevoli (diploma di fondazione e bolla di Celestino III in special modo), per giungere alla "Tavola dei fondi dotali" (riportata in appendice alla "Nuova difesa...- del Peccheneda, da collocare pure essa tra i documenti più autorevoli in nostro possesso, anche se databile al 1754), noi rileviamo un aspetto fondamentale che caratterizza tali possessi in terra di Sicilia e nella parte peninsulare: la loro staticità, apparente o reale che sia. In effetti, dall'anno 1192, allorché Celestino III ratifica e fa il punto dei beni in possesso della chiesa e del suo feudo che ad essa partiene 1754, allorché viene pubblicata la famosa "Tavola dei fondi dotali", non credo tali beni non subiscono alcuna variazione"' degna di nota, in sostanza essi restano inalterati nella loro generalità. Se ne potrebbe dedurre che la famosa "Tavola dei,fondi... " .si limiti a citare dotazione più antiche, e però ciò non soddisfa! Tra i fondi in dote alla nostra chiesa, non ritengo che quì si operi entro limiti cronologici ben definiti, e ciò in quanto qualsiasi sovrano venuto appresso ai due Ruggero, a Federico ll, e a qualunque altro, può dotare, se lo desidera, la chiesa e il feudo di nuovi beni, dei quali a rigor di logica, la suddetta "Tavola dei fondi dotali" avrebbe dovuto tenere debito conto. Premesso questo c'è da chiedersi come mai non assistiamo nel tempo a quegli sviluppi territoriali, che talora in maniera così varia e ricca specie a partire dal XIV secolo anno ad impinguare gli averi della emergente feudalità laica. Non vorrei sbagliare, ma alla base di tutto questo mi sembra di dover porre e considerazioni di carattere storico-geografico; e, chiamamolo così, un vizio di fondo, risalente alle origini: l'essere stato quello di Bagnara un feudo dato in mano a uomini dediti alla religione.
Agli inizi della sua istituzione, ciò costituì senz'altro una delle ragioni che contribuirono a porre le basi delle sue fortune, e senza riserve possiamo affermare che tale feudo, sorto per espressa volontà del gran conte Ruggero (il nostro diploma di fondazione risale all'anno 1085), fu il frutto di una intuizione geniale e quanto mai opportuna, in un contesto dalle accentuate diversità e discordanze tecniche e storiche, oltre che religiose, che se non impedivano certo rendevano ardui e complessi, nonché talora pericolosamente competitivi i rapporti tra i laici, mentre al contrario le .soluzioni a livello religioso una volta avviate in maniera opportuna, riservavano spesso incognite minori. Dunque bisogna affermare che quando i normanni si trovarono a gestire, qui nelle nostre contrade del versante tirrenico del reggino, tale difficile eredità, accaparrata per diritto di conquista, agirono con avvedutezza e genialità politica, e, nel caso nostro specifico con un margine di successo non indifferente. E riservandosi, come in tante altre istituzioni religiose da loro create o arricchite, il diritto di approvare il superiore designato a governarle, come appunto nel caso di Bagnara, se ne assicurano ancor più una fedeltà che non aveva di per sé alcuna ragione di essere posta in dubbio. La nostra chiesa, anzi, rimarrà .sempre ostinatamente e con cieca dedizione ,fedele ai suoi sovrani e benefattori normanni e ai loro successori svevi: e questa fedeltà, anteposta finanche a quella dovuta alla Chiesa di Roma, ne segnerà le sorti. La caduta e lo sterminio della dinastia sveva segna dunque il preludio alla .sua decadenza, nonché a quella di tante altre simili istituzioni, decadenza in diversi casi irreversibile e fatale, e che ci è dato constatare ovunque nel territorio del Regno, ma in particolar modo in terra di Calabria. Quì, anzi, l'inserimento del regime angioino con i moti rivoluzionari sorti nella vicina Sicilia (Guerra del Vespro), viene subito fortemente intaccato con il risultato di rendere le già affratellate sponde dello Stretto, teste di ponte per gli opposti schieramenti.
E con l'intervento degli aragonesi, subito assunti al ruolo di nuovi padroni dell'Isola, l'evolversi del conflitto assumerà tinte e tonalità sempre più accentuatamente endemiche e perniciose, a far le spese delle quali, anche specie per il loro iniziale atteggiamento filo.siciliano, sono per primi i centri calabresi dello Stretto. E come ,fenomeno collegato all'avvento angioino e al disordine in cui il Regno piomba a seguito della guerra del vespro, vediamo emergere in maniera sempre più disordinata e prorompente una ---nuovafeudalità: accentuatamente laica, avida, rapace e opportunista, a .scapito di un potere regio sempre più debole e periferico, non di rado costretto a compromessi destabilizzanti e letali, a far le spese dei quali, le popolazioni che assistono impotenti sono le prime. Sono così tracciate le tappe più, fosche e deleterie che, in particolare, conducono alla rovina e al decadimento le contrade tutte della nostra Calabria, ma specie quella del reggino, già forti e avvantaggiate dalla vicinanza con la Sicilia; ora all'opposto, vitalmente compromesse.
E, nel caso specifico del feudo di Bagnara, che fin dalle origini era stato proiettato sul mare e verso l'isola, ormai terranemica. Esso per svariati decenni si barcamenerà alla menopeggio, non potendo evitare,assieme alla pressocché completa perdita delle rendite prove-menti dai beni siti in terra sicula, la drastica diminuizione delle entrate in terra di Calabria. Quindi un inesorabile declino, che per l'odio cieco e irriducibile della Chiesa di Roma, inizia con la progressiva, inarrestabile perdita di ogni autonomia nella gestione feudale, fino a che i potenti Ruffo, loro infidi vicini, non ne usurperanno il feudo nella quasi totalità. Dopo .secoli e secoli, non resterà altro, nell'alternarsi di alterne fortune, che il ricordo di un antico .splendore, ingigantitosi al punto che dalla storia sembrò addirittura correre verso la leggenda, tanto è vero che nel XVIII secolo, quando si sollevò la causa tra i religiosi di Bagnara (successori ed eredi dei primi religiosi normanni beneficiati dal gran conte Ruggero), ed i Domenicani, si assistette meravigliati e commossi alle prove che i documenti, uno appresso all'altro, andavano fornendo di quella antica grandezza.