ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE


Il sole spacca le pietre

di Alessandro Carati

Ricordo che ero un ragazzino e frequentavo le scuole elementari Vincenzo Morello di Bagnara.Come tempo eravamo pressappoco agli inizi; degli anni sessanta. Un giorno il maestro, che veniva impropriamente chiamato professore, ci diede bel tema un svolgere in classe.Il titolo concerneva l’estate che andava avvicinandosi, anzi, bussava cosi forte alle finestre della nostra aula, che ogni nostro pensiero correva per essa. Il titolo dunque era quanto di più adatto per noi perché ci permetteva di scorrazzare liberi con la fantasia lungo le calmissime sponde del mare, accarezzati dal suo respiro, sotto un cielo infinito. Questo per dire che il tema fu un successo, e ognuno di noi ne ebbe una fetta Ma non è vero; sto mentendo? uno di noi, il brutto anatroccolo( perché ogni classe ne possiedi uno ), quel giorno rimase scottato. Egli, ingenuamente tra le altre cose. ebbe a scrivere che; ( il sole spaccava le pietre ); e il “professore” parafrasando e quasi con scherno gli disse: ” il sole spacca le pietre? Vieni qua e te lo dico  io “ Ed invitandolo con ampi gesti, quando lo ebbe davanti a sé, gli fece stendere la mano e gli scaricò dieci belle e robuste nervate. In quegli anni la bacchetta era d’uso nelle nostre scuole, ogni maestro oprofessore diveniva famoso anche per la cura che dimostrava nella sua scelta, e per l’aIone di reverente paura coi cui sapeva circondarla.I ruffiani della classe erano quelli che il più delle volte, a gara. provvedevano a procurargli la migliore bacchetta, naturalmente erano i  “più bravi” e meno colpiti da essa. Tanti sventurati asinelli, all’opposto, rimanevano stupiti a guardare facendo finta di niente, mentre invece speravano in una cattiva scelta: cosa impossibile!Nessuna meraviglia, da questo punto di vista, che la bacchetta facesse tremare, se non  addirittura  paralizzare anche mentalmente, i più deboli e meno preparati. Ma torniamo al nostro caso specifico.Fu giusto averla usata, oppure no?! L’espressione “u suli spacca i petri” era allora molto usuale e in voga tra noi, e diveniva indicativa eAmmonitrice per chi incautamente a piedi scalzi si stesse per avventurare in spiaggia . La sua ragione d’essere, il suo significato in quello scritto era proprio questo. Provate se ci riuscite a racchiudere in  tre parole un significato così genuino e spontaneo: pensate  anche che un tempo, i nostri ragazzi andavano per lo più  scalzi.Credo che il  professore in quell’occasione si sia dimostrato indegno ed incapace. Gli si era offerto uno spunto bellissimo e raro per parlare e discutere delle espressioni popolari e dialettali in genere, o di confrontarle coi significati con la giusta dizione in lingua italiana, e invece come un negriero  ha badato solo a reprimere. Ma purtroppo, bisogna dirlo,  erano anni in cui si credeva che la strada giusta consistesse, e nelle maniere forti, e nel caso specifico, in un accanimento cieco e ostinato contro le forme e le espressioni dialettali e popolari in genere. In tal modo noi buttamo via una gran fetta delnostro patrimonio culturale. noi quasi non ne avessimo bisogno! E forse abbiamo appreso troppo tardi che se un bambino parla dialetto, giunto a scuola,  non deve essere oppresso con una seconda lingua, l’italiano, a lui meno familiare. Viceversa essa gli andrà insegnata tramite la coscienza stessa che il bambino deve prendere del suo dialetto, ovvero,  l’italiano non deve ergersi ad esclusivo scapito di quello. Dunque fin dalle elementari la responsabilità degli insegnanti è  immensa, e costoro non devono nascondere la propria ignoranza e incapacità tramite una facile e scontata condanna verso una lingua che, tra l’altro, può considerarsi la vera  “lingua madre” di chi l’apprese fin dalla nascita, quale eredita di non pochi secoli della nostra storia.

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