ARCHIVIO STORICO FOTOGRAFICO BAGNARESE
ottobre 2002
A grande richiesta, è con piacere che ospitiamo questa breve descrizione
della bagnarota
di Vincenzo Spinoso
del 1949
La similitudine virgiliana tra gli uomini di Enea che, nell' ansia di lasciare 1' Africa, depredano i boschi e spingono in mare le loro navi e le formiche, pensose dell'inverno, si precipitano fuori dalla loro tana alla ricerca del necessario, non perderebbe la sua intima bellezza, se accoppiata alla quotidiana fatica delle operose femmine di Bagnara, le ormai celebri Bagnarote che, chiuse nel loro caratteristico costume, si spingono al di la del pugno di colline che rinserra le loro case, al di la della provincia, al di la della regione, nella ricerca del pane pei loro figli, uomini senza lavoro.
Migrantes cernas totaque ex urbe ruentes
E' basta sostare all' alba sul piazzale della nostra stazione, per vederle arrivare da ogni strada, da ogni vicolo, da ogni sentiero, portanti in bilico sul capo le ceste caratteristiche, ricolme delta roba, che anche qui assume la valenza tragica verghiana, e che e la fonte dei loro commerci, ora leciti ora illeciti; dei loro guadagni, ora grandi ora meschini. E di qua si partono nelle due direzioni. Opposte per sventagliarsi da ogni stazione, fin nelle contrade lontane, irraggiungibili. E in borgate, in paesi, in città restano inconfondibili, con la parlata viva, pronta, sonora; per il passo lungo e 1'incedere, quasi ieratico; per i costumi che fasciano i loro corpi dai lineamenti forti, un po' duri, un po' patiti, ma segnati dai piu puri canoni della femminilita.Intorno a queste femmine, al loro lavoro e fiorita una letteratura, in certo senso stupida, in quanto tende a mettere in evidenza i lati cattivi e amorali di esse, facendole apparire come creature impossibili.La causa di ciò va ricercata innegabilmente in quel guardarle, vederle, giudicarle quando, in lotta contro tutto e contro tutti, per la difesa della loro roba, che e pane per i tanti della loro casa, sono portate ad assumere atteggiamenti di lotta, che fanno dimenticare tutto cio the e segno di educazione; ignorandole, di contro, quando nelle loro case vivono la loro vita di madri, di donne che può trasfigurarle agli occhi di un osservatore obiettivo.Neghiamo che la loro invadenza rumorosa, la loro spregiudicatezza, la loro rozzezza siano qualita innate. Emergono in esse questi valori negativi perche una lotta è aperta e, di fronte alla legge della foresta, queste creature si fanno tigri per non soccombere. Considerazioni superficiali fanno risalire al fenomeno intrallazzistico l' intraprendenza commerciale delle forti e volitive donne di Bagnara, per afferrare i motivi veri, basta considerare, nella sostanza sociale e psicologica, cio che e stato il lavoro di queste donne prima, cio che è divenuto dopo che il progresso dei trasporti e le crisi commerciali le spodestassero miseramente, le immiserissero.E innegabile che la guerra, potente generatrice di ricchezze e di miserie, di spregiudicatezza e di eroismi, ha contribuito ad allargare, a rendere a volte antiumana questa migrazione quotidiana. Ma in verità è sempre esistito fra le nostre donne quel bisogno di evasione, che è anche bisogno di vita: ieri, verso i centri vicini, portate dalle loro gambe robuste, verso le rovinose strade d' Aspromonte; oggi, in numero grande su tutti i possibili e impossibili mezzi di locomozione, per le vie del meridione tutto ed oltre.Queste donne tenaci, anche quando dimenticano i limiti della convenienza e del rispetto, amiamo immedesimarle alla tragica terra ballerina sulla quale abbiamo la nostra casa, sotto la quale riposano i nostri morti: terra che frana, travolge, rovina, ma, al di sopra di ogni distruzione, afferma la vita nel trionfo di un fiore, il piu semplice.
E noi, che conosciamo le bellezze e le brutture della loro vita di faticatrici, non possiamo, nonostante tutto, non ammirarle; non possiamo non esigere per esse il rispetto massimo di chi conosce come esperienza quotidiana il lavoro che stanca, logora, sfinisce.
tratto da
EPISTOLARIO E DIARIO
a cura
del circolo Rhegium Julii
maggio 2002