ARCHIVIO STORICO FOTORGRAFICO BAGNARESE


Le bagnarote

narrate da

Luigi Parpagliuolo

P.1930

" Dalle forme giunoniche, statuarie, alte, diritte, vestite di cotonina semplicemente ma pulitissime, forti ed energiche, queste donne rappresentano la parte più viva e direi più utile della popolazione bagnarese. Il piccolo commercio è nelle loro mani, ed in esso sono avvedutissime e infaticabili. La stazione ferroviaria è ogni mattina e con tutti i tempi popolata di queste donne, che pazientemente accoccolate per terra accanto alle loro gerle cariche di frutta, di verdure, di stoviglie, attendono i treni che dovranno trasportarle nei paesi della riviera, donde ritorneranno nel pomeriggio. Altre son li accanto ai vagoni merci, pronte a scaricarli; e per pochi soldi portano sulla testa pesantissimi colli, sacchi di farina, materiali da costruzione, casse di petrolio. Ed eccole diritte, col busto eretto, procedere con passo misurato, quasi ritmico in fila indiana, a inerpicarsi per salite faticose senza mai fermarsi, sino alla meta. E sempre pronte ad assumere altri lavori del genere; di guisa che a Bagnara non si costruisce una strada, non si fabbrica, non si fa uno sgombero, non si caricano di legname i velieri che vengono dall'Oriente, senza che queste donne portentose non siano assoldate. Ma fra esse ce ne sono anche di più infaticabili ed audaci - e son quelle dedicate al piccolo commercio coi paesi di montagna, dove non giunge il treno e talvolta neppure la strada carrozzabile. E si vedono alle due di notte, cariche di pesantissime ceste, partire, piova o faccia sereno, verso Santa Eufemia di Aspromonte,, Sinopoli, Delianova, Cosoleto, Scido, Santa Cristina, paesi ben lontani a decine di chilometri da Bagnara. Appena vi giungono, vendono, barattano, si caricano di altre merci, di quelle che può dare la montagna, e ripartono; ed eccole al ritorno nel pomeriggio fresche e liete come si ritornassero da una passeggiata. Si potrebbe, dopo ciò, supporre ch'esse, nell'indipendenza in cui vivono siano cattive madri. E' invece il contrario, salvo le eccezioni che si riscontrano in ogni comunità. Esse rientrano nelle proprie case, dove gli uomini, che esercitano il mestiere di sarto, calzolaio, di fabbro, ed i figliuoli, spesso numerosi, le attendono. Ed è allora che comincia per esse un altro lavoro, quello di rassettare la casa che, per quanto poveramente arredata, è pulitissima, e di provvedere alla cucina. Queste donne, le bagnarote, sono conosciute in tutta la provincia di Reggio e nei paesi limitrofi di quella di Catanzaro, e rappresentano un tipo specialissimo, che si trova solo a Bagnara: a pochi chilometri di qua e di là, a Scilla come a Seminara, le donne sono del tipo comune, di quelle sedentarie, che tessono, filano, badano alla prole e non hanno l'avvenenza delle bagnarote. Alle quali sembra che il movimento all'aria aperta, lo sforzo fisico, la responsabilità degli affari sviluppino le forme e illuminino il volto di vivace bellezza. Il che fu notato da molti scrittori, dal Mazzarella, dal Nicolosi, dal Fiore, dall'Amato: - (Castrum Balneariae, (scrisse quest'ultimo)locupletatum hominibus, sed maxime que puellis vultus amenitate decoratis)

 

Luigi Parpagliolo

Tratto da: Le vie d'Italia n.6 del giugno 1930 da p. 455 a p. 463

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